Pubblicazioni private che trattano la nobiltà italiana
Ho visto la vostra interessante discussione sull'argomento Albo d'oro delle Famiglie Nobili e Notabili ma deve essere riferito più genericamente alle private attuali pubblicazione che trattano la nobiltà.
Ma i vostri interventi erano arrivati a quello che non dovrebbe essere trattato ovvero il pettegolezzo.
E il pettegolezzo non è una buona presentazione per chiunque vuole trattare un argomento così importante come potrebbe essere un elenco di discendenti di nobili.
Non dimenticate mai che Gesù che è poi il re dei re e secondo la legge ebraica della famiglia reale di Davide, era figlio di un falegname e di una casalinga che aveva lavorato nel Tempio come facevano le donne a quel tempo... ovvero per fare le pulizie...
E se le sanatorie avrebbero potuto coprire il mestiere dei genitori, l'essere ebreo non l'avrebbe mai fatto ricevere in un importante ordine cavalleresco.
Ora che ho finito il paradosso vengo direttamente all'argomento.
Oggi non considero scientifica nessuna pubblicazione che elenchi la nobiltà o i suoi surrogati se non proveniente dall'autorità dello Stato, e il mio pensiero sulla scientificità anche in questo caso risente dei motivi di opportunità che hanno fatto iscrivere quella o quell'altra famiglia.
Partendo dal postulato che si possono considerare nobili in Italia solo quelle famiglie riconosciute tramite il procedimento presso la cessata Consulta Araldica del Regno (e anche qui mi limito a quelli che sono stati realmente iscritti), vi devo informare che non sono tutte quelle che compaiono sugli Elenchi 1922-33-34-36 (perchè quelle che non ottemperarono al riconoscimento oggi 2008 sarebbero state tutte cancellate).
Questo non vuol dire che secondo qualche legge (abolita o di qualche stato preunitario) non siano nobili (come noi intendiamo essere la nobiltà).
L'IAGI cerca di far capire bene il diritto nobiliare concretamente e pragmaticamente senza sognare, vizio che hanno molti di coloro che si occupano di nobiltà.
Oggi comparire su una delle tante pubblicazioni che con criteri diversi trattano questo argomento significa per lo più informare i curiosi di queste materie che chi compare ha una certa storia e certe cariche ed onorificenze.
Non è forse cosi?
Del resto il tempio della cultura ovvero la Biblioteca acquista queste pubblicazioni?
Quante delle biblioteche italiane le comprano? Questo da solo è il parametro dell'interesse in queste materie!
Noi dedicheremo un numero speciale di Nobiltà il numero 87 quello di Novembre-Dicembre 2008 a questo argomento, e coloro che volessero collaborare con studi seri sugli Elenchi sono benvenuti.
Pier Felice degli Uberti
Ma i vostri interventi erano arrivati a quello che non dovrebbe essere trattato ovvero il pettegolezzo.
E il pettegolezzo non è una buona presentazione per chiunque vuole trattare un argomento così importante come potrebbe essere un elenco di discendenti di nobili.
Non dimenticate mai che Gesù che è poi il re dei re e secondo la legge ebraica della famiglia reale di Davide, era figlio di un falegname e di una casalinga che aveva lavorato nel Tempio come facevano le donne a quel tempo... ovvero per fare le pulizie...
E se le sanatorie avrebbero potuto coprire il mestiere dei genitori, l'essere ebreo non l'avrebbe mai fatto ricevere in un importante ordine cavalleresco.
Ora che ho finito il paradosso vengo direttamente all'argomento.
Oggi non considero scientifica nessuna pubblicazione che elenchi la nobiltà o i suoi surrogati se non proveniente dall'autorità dello Stato, e il mio pensiero sulla scientificità anche in questo caso risente dei motivi di opportunità che hanno fatto iscrivere quella o quell'altra famiglia.
Partendo dal postulato che si possono considerare nobili in Italia solo quelle famiglie riconosciute tramite il procedimento presso la cessata Consulta Araldica del Regno (e anche qui mi limito a quelli che sono stati realmente iscritti), vi devo informare che non sono tutte quelle che compaiono sugli Elenchi 1922-33-34-36 (perchè quelle che non ottemperarono al riconoscimento oggi 2008 sarebbero state tutte cancellate).
Questo non vuol dire che secondo qualche legge (abolita o di qualche stato preunitario) non siano nobili (come noi intendiamo essere la nobiltà).
L'IAGI cerca di far capire bene il diritto nobiliare concretamente e pragmaticamente senza sognare, vizio che hanno molti di coloro che si occupano di nobiltà.
Oggi comparire su una delle tante pubblicazioni che con criteri diversi trattano questo argomento significa per lo più informare i curiosi di queste materie che chi compare ha una certa storia e certe cariche ed onorificenze.
Non è forse cosi?
Del resto il tempio della cultura ovvero la Biblioteca acquista queste pubblicazioni?
Quante delle biblioteche italiane le comprano? Questo da solo è il parametro dell'interesse in queste materie!
Noi dedicheremo un numero speciale di Nobiltà il numero 87 quello di Novembre-Dicembre 2008 a questo argomento, e coloro che volessero collaborare con studi seri sugli Elenchi sono benvenuti.
Pier Felice degli Uberti