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Ordinato o consacrato?

MessaggioInviato: mercoledì 14 maggio 2008, 13:34
da Morello
Gentili Amici,
scusate la sincera ignoranza in materia, ma, correggetemi se sbaglio, il sacerdote viene ordinato mente il vescovo o l'arcivescovo vengono consacrati. E' così? Perchè sulla rete ho trovato un po' di confusione. Grazie in anticipo e cordialità.

Nicola Serafini

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IN IVSTITIA ET PACE PROBITAS

Re: Ordinato o consacrato?

MessaggioInviato: mercoledì 14 maggio 2008, 14:09
da marcoluca
Credo, invece, che in questo caso siano sinonimi in quanto sia il sacerdote che il vescovo ricevono la consacrazione.
Verosimilmente, per il sacerdote il termine è più appropiato in quanto il nuovo candidato viene incardinato nell'Ordine Sacro.

Re: Ordinato o consacrato?

MessaggioInviato: mercoledì 14 maggio 2008, 15:36
da FML
Gentilissimo Nicola,
ad integrazione di quanto accennato dall'amico Marco, ti consiglio di dare uno sguardo a wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_sacro .

In parole semplici sembra di capire che si acceda all'Ordine Sacro tramite l'atto di consacrazione.

Cordialmente,
Ferrante

Re: Ordinato o consacrato?

MessaggioInviato: mercoledì 14 maggio 2008, 16:42
da Guido5
Cari amici,
per parte mia farei qualche ulteriore precisazione, rifacendomi al Catechismo della Cihiesa cattolica che trovate in rete nella sua versione integrale a http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_INDEX.HTM. Ne riporto due affermazioni:
1536 L'Ordine è il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi: è, dunque, il sacramento del ministero apostolico. Comporta tre gradi: l'episcopato, il presbiterato e il diaconato.
1672 Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare delle persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all'uso liturgico. Fra quelle che sono destinate a persone - da non confondere con l'ordinazione sacramentale - figurano la benedizione dell'abate o dell'abbadessa di un monastero, la consacrazione delle vergini e delle vedove, il rito della professione religiosa e le benedizioni per alcuni ministeri ecclesiastici (lettori, accoliti, catechisti, ecc). Come esempio delle benedizioni che riguardano oggetti, si può segnalare la dedicazione o la benedizione di una chiesa o di un altare, la benedizione degli olii santi, dei vasi e delle vesti sacre, delle campane, ecc.

Dunque, prescindendo dall’Eucaristia: ordinazione per il sacramento, consacrazione per i “sacramentali” anche se: 1556 Per adempiere alla loro alta missione, “gli Apostoli sono stati arricchiti da Cristo con una speciale effusione dello Spirito Santo discendente su loro, ed essi stessi, con l'imposizione delle mani, hanno trasmesso questo dono dello Spirito ai loro collaboratori, dono che è stato trasmesso fino a noi nella consacrazione episcopale” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 20].

Ciao a tutti!
Guido5

Re: Ordinato o consacrato?

MessaggioInviato: mercoledì 14 maggio 2008, 17:41
da Andrea Conti
Il Codice di Diritto Canonico distingue i tre gradi del sacramento dell'Ordine: diaconato, presbiterato ed episcopato (can. 1009) e, benchè parli di "imposizione delle mani" e di "preghiera consacratoria" per tutti e tre (can. 1009 § 2), tuttavia nei vari canoni successivi referisce i termini "ordinare", "ordinato", "ordinanzione" ecc. ... al diaconato ed al presbiterato ed il termine "consacrare", "consacrato" "consacrazione" ecc. ... all' episcopato.

Andrea Conti
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FULGOR NON TERRET

Re: Ordinato o consacrato?

MessaggioInviato: mercoledì 14 maggio 2008, 18:12
da Antonio Pompili
Qui entriamo, al di là dei tentativi lodevoli di Ferrante e Guido, in una raffinatissima questione ecclesiologica. Le sfumature terminologiche, già indicate da Andrea, sono il riflesso della sottigliezza della questione su cui si è espresso il Concilio Vaticano II: quello della sacramentalità dell'episcopato.
La Lumen Gentium al n. 21 afferma la sacramentalità della consacrazione episcopale: "Docet autem Sancta Synodus episcopali consecratione plenitudinem conferri sacramenti Ordinis, quae nimirum et liturgica Ecclesiae consuetudine et voce Sanctorum Patrum summum sacerdotium, sacri ministerii nuncupatur". Lo stesso termine "consacrazione" a proposito dei vescovi è usato dal Codice di Diritto Canonico (cc. 1013. 1382).
La Presbyterorum ordinis, seguita dal CIC, a proposito dei sacerdoti usa invece il termine "ordinazione" presbiterale (nn. 7.8.10).
La duplice scelta terminologica è legata alla differenza tra presbiterato ed episcopato e quindi alla sacramentalità della consacrazione episcopale.
I vescovi e i presbiteri partecipano dello stesso e unico sacerdozio di Cristo (Christus Dominus 15). I presbiteri sono costituiti nella comunione gerarchica con la legittima ordinazione. Data la partecipazione dei presbiteri al munus del ministero episcopale attraverso il sacramento dell'ordine e la missio canonica (PO 2; 7), in virtù dell'ordine e del ministero essi sono associati al Corpo Episcopale e ne sono i collaboratori (LG 28; PO 7; CD 15). I presbiteri così, non possedendo l'apice del sacerdozio, dipendono dai vescovi nell'esercizio della loro potestas. E tuttavia sono veri sacerdoti del Nuovo Testamento, partecipando in virtù dell'ordinazione sacramentale ricevuta, all'unico sacerdozio di Cristo e alla missione apostolica.
Più precisamente, la differenza dell'espiscopato rispetto al presbiterato si pone a livello giuridico di ufficio da svolgere all'interno della Chiesa, ma sulla base di una differenza di pienezza dello stesso sacramento. Quest'ultima tuttavia non si ha con il conferimento di nuove potestà di santificazione sacramentali di ordine (nessuna fuzione cultica può essere considerata di esclusivo esercizio del vescovo per diritto divino: la cresima, di cui il vescovo è definito ministro "originario", può in casi particolari esser amministrata da un prebitero; e anche se il conferimento dell'ordinazione nell'economia attuale è riservato ai vescovi, nella storia non mancano testimonianze del conferimento degli ordini da parte di un presbitero). La differenza si pone, in virtù della (nuova) imposizione delle mani, per una diversità di grado di partecipazione allo stesso munus del ministero apostolico, per la quale il vescovo può esercitare tutta la potestà di ordine già ricevuta nell'ordinazione presbiterale ed è investito della potestà di insegnare e governare che può liberamente esercitare nella chiesa che gli è affidata (oppure in altro ufficio svolto). Il presbitero, in virtù del suo ufficio, limitato rispetto a quello del vescovo, perchè diverso è il grado della sua partecipazione al munus del ministero apostolico, non può esercitare tutta la potestà sacramentale di santificazione ricevuta nell'ordinazione, e tramite la missione canonica riceve la potestà di governare che gli è necessaria per espletare il suo ministero.
Il sacerdozio ministeriale (o gerarchico) è unico e ne sono investiti sia i vescovi che i presbiteri, come partecipazione all'unico sacerdozio e ministero di Cristo (PO 1; 5; 7; 10; LG 28). Per esso e per la missione canonica i presbiteri partecipano alla missione del ministero del vescovo ("munus ministerii episcopi"; LG 28; 41; PO 2; 7) e alla missione apostolica, in grado subordinato.
Non deve meravigliare l'uso (preferenziale) di due termini diversi per indicare il rito della consacrazione episcopale e quello della ordinazione presbiterale.
Scusandomi per la lunghezza della mia esposizione oltre che per l'inevitabile uso di termini troppo tecnicamente teologici e giuridici, spero di aver chiarito la questione.