Quale futuro c'è in queste memorie?
Ho letto molte pagine di questo forum. Quasi tutto è molto interessante ma, mi è venuto un grande dubbio e vorrei sottoporlo all'attenzione di chi vorrà leggere queste mie parole.
Noto, da una parte, la volontà di rendere le discipline araldiche e genealogiche a "portata di tutti": tutti possono ricostruire il proprio passato e la propria appartenenza con tecniche semplici ma scientifiche.
E' ben noto, infatti, che queste discipline nemmeno ben studiate nei corsi di Paleografia e Diplomatica presso gli Archivi di Stato italiani, sono da sempre discipline "per pochi": una sorta di scienze "di nicchia" che, invece, a mio avviso, sono importanti e necessarie come tutte quelle altre discipline che fino a qualche tempo fa erano nominate "ausiliarie della storia". Malamente nominate perchè l'insieme di tutte queste scienze può regalare quadri storici precisi e scientificamente validi.
Dicevo, appunto, che mentre da una parte c'è la volontà di allargare il bacino di utenza di queste scienze, dall'altra io noto l'uso di un linguaggio e di una nomenclatura di classificazione descrittiva che è poco accessibile.
Io stessa che "mastico" da oltre vent'anni argomenti affini, ho difficoltà a comprendere alcune descrizioni: il linguaggio è troppo tecnico e solo coloro che davvero sono "dentro" queste discipline lo comprendono appieno.
So bene che ogni scienza ha il suo linguaggio tecnico ma in questo caso la faccenda è più complessa.
E mi spiego con un esempio: se leggo una ricetta medica e trovo dei termini a me ignoti, prendo un dizionario, li cerco e più o meno riesco a capire di che patologia si parla. Lo stesso con termini di geologia o, comunque, termini giuridici e così via.
E in vulgata posso dire che ho l'influenza o che c'è stato un terremoto o che sono accusata di omicidio e furto.
Lo stesso per l'archeologia che spesso per alcuni termini è misteriosissima: se ci fate caso nei musei i cartellini esplicativi riposti sotto l'oggetto esposto riportano a volte termini molto misteriosi e noti solo agli archeologi ma, in fin dei conti, se vediamo un vaso con una qualsiasi forma, comunque, sappiamo chiamarlo vaso e sappiamo spiegare ciò che abbiamo visto.
Nel caso dell'araldica, nella descrizione di stemmi, scudi esiste una nomenclatura inaccessibile: e non basta il vocabolario anzi non serve il vocabolario.
Poichè i termini usati sono termini semplici ma messi in tali sequenze diventano incomprensibili.
Capisco che c'è bisogno del linguaggio tecnico e scientifico ma, mi chiedo, se una qualsiasi persona, di cultura media, vede uno stemma su un palazzo e vuole sapere a chi appartiene e cosa descrive, deve prima studiare 20 anni o ritenete che sia giusto che più o meno con qualche lettura riesca a capire?
Questo è un discorso che ci riporta ad un argomento molto più importante e cioè il riconoscimento della propria identità: anche lo stemma meno conosciuto in un paesino di pochi abitanti ha il suo valore per quegli abitanti che in quel piccolo stemma possono ritrovare il senso della loro memoria e del proprio passato. Insomma, in una parola, l'appartenenza.
E cos'altro è la genealogia se non appartenenza?
Ho letto su un topic che si vuole insegnare questa disciplina nelle scuole elementari e ciò è meraviglioso.
Ma ve lo immaginate un bambino di nove anni che vede uno stemma e dice: "lambello a tre pendenti verdi troncato nel 1° d'argento etc etc...." (ho inventato non vi spaventate!)????
A me farebbe ridere poichè sarebbe innaturale!!!!
Con questo non voglio certo dire che tutti potremmo diventare degli esperti: in ogni disciplina ci sono degli esperti ben sicuri che sono gli unici in grado di dare certezze.
Tutti gli altri dilettanti allo sbaraglio ma almeno con una minima capacità di comprensione.
Insomma una nomenclatura da svecchiare poiché una scienza è scienza se va avanti, con nuove ricerche, con nuove metodologie d’indagine, con progressi scientifici. Se, invece, resta ferma sempre allo stesso punto, scienza non è!
Diventa troppo autoreferenziale e, quindi, priva di scientificità.
Se io passeggiando con il mio fidanzato passo davanti ad un palazzo con sopra uno stemma, forse lo guardo ma non mi lascio incuriosire poiché, anche avvicinandomi, non saprei di cosa si tratta, non capirei da cosa è formato, non riconoscerei un bel niente: e così quello stemma, in una sperduta cittadina di provincia, posto su un palazzo in disuso, e se mai in rovina, crollerà insieme al palazzo davanti all’incuria di tutti.
Quei tutti che, in casi del genere, non hanno grandi colpe poiché non sanno che cosa sia.
Proteggere la nostra appartenenza significa anche questo: avere capacità di riconoscerla in ogni aspetto, uno scudo, una pergamena, un palazzo, un quadro, una piccola chiesetta rurale, una croce, una colonna, un capitello, una meridiana, ovviamente riconoscendo anche nella memoria immateriale la stessa importanza.
Vi chiedo, allora, quale può essere una soluzione? O, forse, soluzione non se ne vuole dare poichè si vuole far rimanere tale disciplina in mano di pochi a vantaggio di pochissimi?
In tal caso tutte queste iniziative sarebbero insignificanti! Anche questo forum che, invece, io trovo fantastico: qui si può imparare qualcosa, ottimo punto di partenza, luogo di diffusione di cultura. E ciò è fantastico!
Come è ovvio, dico tutto questo senza nessuna vena polemica ma solo con il desiderio di capire: quale futuro c’è in queste memorie?.
Noto, da una parte, la volontà di rendere le discipline araldiche e genealogiche a "portata di tutti": tutti possono ricostruire il proprio passato e la propria appartenenza con tecniche semplici ma scientifiche.
E' ben noto, infatti, che queste discipline nemmeno ben studiate nei corsi di Paleografia e Diplomatica presso gli Archivi di Stato italiani, sono da sempre discipline "per pochi": una sorta di scienze "di nicchia" che, invece, a mio avviso, sono importanti e necessarie come tutte quelle altre discipline che fino a qualche tempo fa erano nominate "ausiliarie della storia". Malamente nominate perchè l'insieme di tutte queste scienze può regalare quadri storici precisi e scientificamente validi.
Dicevo, appunto, che mentre da una parte c'è la volontà di allargare il bacino di utenza di queste scienze, dall'altra io noto l'uso di un linguaggio e di una nomenclatura di classificazione descrittiva che è poco accessibile.
Io stessa che "mastico" da oltre vent'anni argomenti affini, ho difficoltà a comprendere alcune descrizioni: il linguaggio è troppo tecnico e solo coloro che davvero sono "dentro" queste discipline lo comprendono appieno.
So bene che ogni scienza ha il suo linguaggio tecnico ma in questo caso la faccenda è più complessa.
E mi spiego con un esempio: se leggo una ricetta medica e trovo dei termini a me ignoti, prendo un dizionario, li cerco e più o meno riesco a capire di che patologia si parla. Lo stesso con termini di geologia o, comunque, termini giuridici e così via.
E in vulgata posso dire che ho l'influenza o che c'è stato un terremoto o che sono accusata di omicidio e furto.
Lo stesso per l'archeologia che spesso per alcuni termini è misteriosissima: se ci fate caso nei musei i cartellini esplicativi riposti sotto l'oggetto esposto riportano a volte termini molto misteriosi e noti solo agli archeologi ma, in fin dei conti, se vediamo un vaso con una qualsiasi forma, comunque, sappiamo chiamarlo vaso e sappiamo spiegare ciò che abbiamo visto.
Nel caso dell'araldica, nella descrizione di stemmi, scudi esiste una nomenclatura inaccessibile: e non basta il vocabolario anzi non serve il vocabolario.
Poichè i termini usati sono termini semplici ma messi in tali sequenze diventano incomprensibili.
Capisco che c'è bisogno del linguaggio tecnico e scientifico ma, mi chiedo, se una qualsiasi persona, di cultura media, vede uno stemma su un palazzo e vuole sapere a chi appartiene e cosa descrive, deve prima studiare 20 anni o ritenete che sia giusto che più o meno con qualche lettura riesca a capire?
Questo è un discorso che ci riporta ad un argomento molto più importante e cioè il riconoscimento della propria identità: anche lo stemma meno conosciuto in un paesino di pochi abitanti ha il suo valore per quegli abitanti che in quel piccolo stemma possono ritrovare il senso della loro memoria e del proprio passato. Insomma, in una parola, l'appartenenza.
E cos'altro è la genealogia se non appartenenza?
Ho letto su un topic che si vuole insegnare questa disciplina nelle scuole elementari e ciò è meraviglioso.
Ma ve lo immaginate un bambino di nove anni che vede uno stemma e dice: "lambello a tre pendenti verdi troncato nel 1° d'argento etc etc...." (ho inventato non vi spaventate!)????
A me farebbe ridere poichè sarebbe innaturale!!!!
Con questo non voglio certo dire che tutti potremmo diventare degli esperti: in ogni disciplina ci sono degli esperti ben sicuri che sono gli unici in grado di dare certezze.
Tutti gli altri dilettanti allo sbaraglio ma almeno con una minima capacità di comprensione.
Insomma una nomenclatura da svecchiare poiché una scienza è scienza se va avanti, con nuove ricerche, con nuove metodologie d’indagine, con progressi scientifici. Se, invece, resta ferma sempre allo stesso punto, scienza non è!
Diventa troppo autoreferenziale e, quindi, priva di scientificità.
Se io passeggiando con il mio fidanzato passo davanti ad un palazzo con sopra uno stemma, forse lo guardo ma non mi lascio incuriosire poiché, anche avvicinandomi, non saprei di cosa si tratta, non capirei da cosa è formato, non riconoscerei un bel niente: e così quello stemma, in una sperduta cittadina di provincia, posto su un palazzo in disuso, e se mai in rovina, crollerà insieme al palazzo davanti all’incuria di tutti.
Quei tutti che, in casi del genere, non hanno grandi colpe poiché non sanno che cosa sia.
Proteggere la nostra appartenenza significa anche questo: avere capacità di riconoscerla in ogni aspetto, uno scudo, una pergamena, un palazzo, un quadro, una piccola chiesetta rurale, una croce, una colonna, un capitello, una meridiana, ovviamente riconoscendo anche nella memoria immateriale la stessa importanza.
Vi chiedo, allora, quale può essere una soluzione? O, forse, soluzione non se ne vuole dare poichè si vuole far rimanere tale disciplina in mano di pochi a vantaggio di pochissimi?
In tal caso tutte queste iniziative sarebbero insignificanti! Anche questo forum che, invece, io trovo fantastico: qui si può imparare qualcosa, ottimo punto di partenza, luogo di diffusione di cultura. E ciò è fantastico!
Come è ovvio, dico tutto questo senza nessuna vena polemica ma solo con il desiderio di capire: quale futuro c’è in queste memorie?.
Non omnis moriar multaque pars mei manebit in aeternum