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Iscrizione: un aiuto

MessaggioInviato: venerdì 23 novembre 2007, 23:03
da FML
Gentili colleghi,

avrei necessità del Vostro prezioso aiuto per decifrare l'iscrizione numerica che accompagna lo stemma araldico della famiglia Bentivenga di Acquasparta presente sulla lapide ubicata sulle mura medievali di Massa Martana (nei pressi di Todi).

Immagine
Stemma dei Bentivenga, signori di Acquasparta e Massa Martana, nonchè nobili di Todi.

Personalmente ho avanzato :roll: delle ipotesi di lettura....ma, nell'incertezza, :wink: chiedo lumi.

Cordialmente,
Ferrante

MessaggioInviato: venerdì 23 novembre 2007, 23:29
da dpascale
Può essere stata scritta da qualcuno che non conosceva il sistema di numerazione latina e che quindi, volendo scrivere il numero 1537, ha scritto:
M: 1
IIIII: 5
XXX: 3
IIIIIII: 7

Ma lo stile della lapide può portarci a questa datazione? Mi sembra ben più antica del 1537.

La mia è solo un'ipotesi, la prima cosa che mi verrebbe in mente vedendo una lapide del genere.


Daniele

MessaggioInviato: venerdì 23 novembre 2007, 23:44
da Guido5
Caro Ferrante,
mai visto scrivere così ma direi MIIIIIXX, cioè 1020 - 4 = 1016 e MIIIII, ovviamente 1005. Saremmo però in epoca prearaldica!

Ciao a tutti!
Guido5

MessaggioInviato: sabato 24 novembre 2007, 0:00
da FML
Cari Daniele e Guido,

concordo con entrambe le ipotesi da Voi avanzate che, se pur con risultati :roll: differenti, sono animate da una chiave interpretativa più che plausibile.
Un solo particolare: lo stemma in questione sembrerebbe, per stile e fattura, databile in un arco temporale che va dal secolo XIV al XV.

Preciso che i Bentivenga vissero nel territorio limitrofo a Todi dal 1200 circa (si ritiene che discendessero dai conti imperiali Arnolfi) fino ai primi del 1800, periodo in cui si estinsero in una locale famiglia Orsini.

Grazie per le 8) prime ipotesi.

Ferrante

MessaggioInviato: sabato 24 novembre 2007, 10:20
da RFVS
..intanto mi sembra di notare che i numeri siano ben divisi da "punteggiatura", in questo modo:


M-IIIIIXX-X-I-IIII-II (io ho usato le linette ma nella scritta sono punti)

vorrà dire qualcosa questa divisione? :?

Poi...sopra la M sopra la terza I ed a cavallo tra le prime due X ci sono dei segni che non so identificare, credo abbiano un significato..ma quale?! :?

MessaggioInviato: sabato 24 novembre 2007, 10:24
da herald
dunque.... la scritta sembra essere separata da punti in questo modo:

M-IIIIIXX-X-I-IIIIII- (il "punto" che si intravede tra il IIII e il II finale sembra piuttosto un scalpellata malposta).

c'è da dire che il punto posto tra IIIIIX e X potrebbe significare soltanto il termine rigo (a capo) e quindi si avrebbe :

M-IIIIIXXX-I-IIIIII

è se fosse una data? 1025- gennaio- 6 oppure 1025- 1- giugno ?

MessaggioInviato: sabato 24 novembre 2007, 11:29
da FML
Gentili amici,

nel ringraziarVi per gli interventi, desidero far notare un particolare araldico importante: la presenza del capo d'Angiò (peculiare, come si sà, delle famiglie o dei comuni di parte guelfa) impedisce di datare il manufatto ad un'epoca anteriore alla fine del sec. XIII.

Avanti, dunque, con :D nuove ipotesi...

Cordialmente,
Ferrante

MessaggioInviato: sabato 24 novembre 2007, 11:56
da RFVS
io son convinto che i segni sopra i numeri possano voler dire qualcosa....

MessaggioInviato: sabato 24 novembre 2007, 15:33
da L.A.S.
RFVS ha scritto:io son convinto che i segni sopra i numeri possano voler dire qualcosa....


Anch'io la penso così; ad esempio, per quanto riguarda la prima parte, senza entrare nel merito della datazione, vedrei l'abbrevazione NIH.....Nihil??

L.A.S.

MessaggioInviato: sabato 24 novembre 2007, 17:45
da eugubino
l'anno potrebbe essere il 1318

M (millesimo) III (trecentesimo) IIXX (diciottesimo)

ognunoi dei tre gruppi ha un simbolo in "apice" che potrebbe essere abbreviato in questo modo

lo stile della lapide rientrerebbe perfettamente in questa data


per il resto potrebbe essere
decima mensis iunii (ma, sul mese, ho forti dubbi)

10 giugno 1318

MessaggioInviato: sabato 24 novembre 2007, 18:34
da RFVS
sulla data 1318 concordo in pieno!

MessaggioInviato: domenica 25 novembre 2007, 10:28
da FML
Grazie al gentilissimo eugubino Fabrizio per l'interessante proposta esplicativa dell'iscrizione cronologica incisa sulla lapide in oggetto.
I segni posti in "apice" sui rispettivi gruppi di numeri, effettivamente, lasciano supporre, secondo la consuetudine epigrafica del tempo, quanto da lui detto ed avvalorato dall'amico Riccardo.

L'anno 1318 coinciderebbe benissimo con lo stile generale del manufatto e, soprattutto, con il "capo d'Angiò" dello stemma, nonchè con il periodo di massimo splendora del potente casato Bentivenga che, vale la pena ricordarlo, diede alla Chiesa due celebri cardinali, Bentivenga Bentivenghi e fra' Matteo d'Acquasparta O.F.M. oltre ad un vescovo di Todi e vari governatori e capitani del Popolo.


Immagine
Chiesa S. Maria in Aracoeli (Roma) - Tomba del Card. Matteo Bentivenga d'Acquasparta

Rimarrebbe, tuttavia, da spiegare il significato della punteggiatura posta tra i numeri, come ben osservato dall'amico herald: M-IIIIIXX-X-I-IIIIII.

Buona Domenica e :D grazie a tutti!

Ferrante

MessaggioInviato: giovedì 29 novembre 2007, 11:44
da cipollone
eugubino ha scritto:l'anno potrebbe essere il 1318

M (millesimo) III (trecentesimo) IIXX (diciottesimo)

ognunoi dei tre gruppi ha un simbolo in "apice" che potrebbe essere abbreviato in questo modo

lo stile della lapide rientrerebbe perfettamente in questa data


per il resto potrebbe essere
decima mensis iunii (ma, sul mese, ho forti dubbi)

10 giugno 1318


Concordo. Secondo me la chiave di lettura del manufatto sta tutta nella ignoranza del suo redattore ma anche nella precisione dell'apposizione degli apici sopra ai numeri. Mi spiego:
Quegli apici sono quasi sicuramente delle piccole "o" che stanno per "esimo" e sono poste sopra il numero a cui si riferiscono. Ovvero la "o" sopra M sta per Millesimo. Il problema viene adesso cioè: il piccolo apice è posto nel centro della cifra a cui si riferisce o alla fine? Se fosse posto alla fine si potrebbe decifrare così:
1) M° III° IIX° X X I IIIIII (1308 -???-)
Se poi l'ultima X del rigo superiore si considera attaccata alla prima del rigo inferiore:
2) M° III° IIXXX° I IIIIII (1328 - 1 - 6)

Se invece le piccole "o" sono messe nel centro dei numeri a cui si riferiscono il calcolo diviene sballato (in termini di comparazione con la datazione della targa), ovvero:
3) M° IIIII° XX° X I IIIIII (1520 -???-)
Se poi l'ultima X del rigo superiore si considera attaccata alla prima del rigo inferiore:
4) M° IIIII° XXX° I IIIIII (1530 -???)

Escludendo dunque le ipotesi cinquecentesche per incongruità con l'epoca della lastra ci rimane l'ipotesi n° 2.

...questa ipotesi è stata fatta cosiderando gli apici "più determinanti" della punteggiatura fra i numeri...perchè se si segue quella la matassa si ingarbuglia di nuovo...
M°-III°IIXX°-X-I-IIII-I :shock:

MessaggioInviato: giovedì 29 novembre 2007, 13:48
da L.A.S.
cipollone ha scritto: Concordo. Secondo me la chiave di lettura del manufatto sta tutta nella ignoranza del suo redattore ma anche nella precisione dell'apposizione degli apici sopra ai numeri. Mi spiego:
Quegli apici sono quasi sicuramente delle piccole "o" che stanno per "esimo"
Se invece le piccole "o" sono messe nel centro dei numeri a cui si riferiscono il calcolo diviene sballato


Senza dubbio gli apici rappresentano delle abbreviazioni, retaggio della paleografia, come proseguito nella diplomatica. In esse la velocità della scrittura produceva, frequentemente, la non perfetta coincidenza dell'abbreviazione (apice) rispetto alla parola da abbreviare, "sforando" nella parola successiva. Mi pare che, mutatis mutandis, lo stesso discorso possa valere per la numerazione di cui sopra. Anche se, ovviamente, una cosa è scrivere su pergamena o carta, altra cosa su blocchi di qualsivoglia materiale. In tal senso anche l'incerta conoscenza alfabetica dell'autore materiale può rappresentare un'ipotesi molto plausibile.

MessaggioInviato: martedì 4 dicembre 2007, 22:16
da FML
Gentili amici,

vi ringrazio molto per le uteriori conferme interpretative che mi avete fornito relativamente all'iscrizione di Massa Martana proposta.
Come ho già avuto modo di dire "l'anno 1318 coinciderebbe benissimo con lo stile generale del manufatto e, soprattutto, con il "capo d'Angiò" dello stemma, nonchè con il periodo di massimo splendora del potente casato Bentivenga che diede alla Chiesa due celebri cardinali, Bentivenga Bentivenghi e fra' Matteo d'Acquasparta O.F.M. oltre ad un vescovo di Todi e vari governatori e capitani del Popolo".

Cordialmente,
Ferrante