contadini e galantuomini
Ill.mi Studiosi, Carissimi forumisti,
apro questo topic raccogliendo alcuni brevi appunti circa la storia del Ceto contadino e dei galantuomini in Puglia, desidererei sapere come sono andate le cose nelle altre Regioni al fine di raccogliere significative testimonianze del mondo rurale, ringrazio tutti coloro che vorranno contribuire con un loro segno.
In Provincia di Bari, ma anche in Puglia il ceto contadino fu rappresentato da gli Ummene de fore,ceto agricolo consolidatosi a partire dagli anni della dominazione francese,vedendo nel vigneto una attività primaria e non una forma di redddito integrativo.
Questo ceto si contrappose e assorbì quello più antico dei Comunanzieri. Questi ultimi erano concessionari senza assoluto dominio di Terre appartenenti all’Universitas Civium,che usavano pratiche zootecniche,esercitando i diritti civili sul demanio comunale e gli usi civici su quello feudale o regio.
Dopo l’appadronamento delle Terre Universali,il termine comunanziere passò poi ad indicare un lavoratore agricolo sottoposto a contratto stagionale e che veniva pagato con i prodotti della terra.
Il termine fore,in dialetto locale,indica sia la qualifica del lavoratore agricolo di un fondo appoderato,che la terra sul quale esercita il proprio diritto di trasformazione, fore o mi, per me esso certamente deriva da un contratto di affitto di origine medioevale tipico della Galizia, detto Fuero ,oggi invece, erroneamente si crede voglia dire fuori,extra-moenia,terre fuori la città.
A questo contratto ben definito nel diritto spagnolo ricorreva la Chiesa che concedeva ben definiti lotti di terreno,in possesso a piccoli coltivatori diretti, in una forma di enfiteusi ereditaria.
Anche i nostri foreros, ebbero in concessione dalle Enti ecclesiastici e dagli Ordini cavallereschi,la Terra,solo successivamente, nei secoli stipularono contratti ad meliorandum con i Galantuomini ,obligandosi a pagare l’annuo estaglio,quest’ultimi non disponevano di capitali da investire nelle trasformazioni colturali, poi nel tempo si passò alla mezzadria.In merito ai Galantuomini una precisazione, essi venivano divisi dal popolino in vecchie sciammerghe e prime sciammerghe, detti così perchè indossavano un abito caratteristico della nobiltà locale detto giamberga, i primi rappresentavano la nobiltà antica i secondi la gente nuova fornita di capacità imprenditoriali che aveva scalato i primi gradini della scala sociale.
I Braccianti agricoli o bracciali, ovvero i giornalieri o avventizi, in Puglia nei tempi antichi furono anche detti villani, termine derivato dalla antica villa rustica, di romana memoria,poi appellati cafoni ovvero operai agricoli che si reggevano i pantaloni ca'-fune( con la fune o spago)e in ultimo in periodo spagnolo vennero anche detti in dialetto barese cozzali, non perché mangiassero... le ottime cozze, ma perché questi lavoratori della terra portavano un caratteristico copricapo dell'epoca detto in spagnolo cociales.
All'interno della classe bracciantile c'erano delle specificità legate al lavoro u r'mnatore( potatore )u vignarul ( vignarolo),u zappator ecc
Sottoposti a questi ancora c’erano i ualani ,ovvero mozzi di stalla addetti al governo del bestiame, e le donne dette in dialetto locale i femene, ragazze o donne adulte sottopagate, adoperate in campagna per la raccolta del grano ,delle olive e dell'uva, invece sopra tutti la figura du 'Massar, ovvero il fiduciario del padrone ed amministratore della proprietà avita, in seguito furono questi ad acquistare i fondi rustici dai Galantuomi e a costituire la nuova borghesia rurale.
Lorenzo Longo de Bellis
apro questo topic raccogliendo alcuni brevi appunti circa la storia del Ceto contadino e dei galantuomini in Puglia, desidererei sapere come sono andate le cose nelle altre Regioni al fine di raccogliere significative testimonianze del mondo rurale, ringrazio tutti coloro che vorranno contribuire con un loro segno.
In Provincia di Bari, ma anche in Puglia il ceto contadino fu rappresentato da gli Ummene de fore,ceto agricolo consolidatosi a partire dagli anni della dominazione francese,vedendo nel vigneto una attività primaria e non una forma di redddito integrativo.
Questo ceto si contrappose e assorbì quello più antico dei Comunanzieri. Questi ultimi erano concessionari senza assoluto dominio di Terre appartenenti all’Universitas Civium,che usavano pratiche zootecniche,esercitando i diritti civili sul demanio comunale e gli usi civici su quello feudale o regio.
Dopo l’appadronamento delle Terre Universali,il termine comunanziere passò poi ad indicare un lavoratore agricolo sottoposto a contratto stagionale e che veniva pagato con i prodotti della terra.
Il termine fore,in dialetto locale,indica sia la qualifica del lavoratore agricolo di un fondo appoderato,che la terra sul quale esercita il proprio diritto di trasformazione, fore o mi, per me esso certamente deriva da un contratto di affitto di origine medioevale tipico della Galizia, detto Fuero ,oggi invece, erroneamente si crede voglia dire fuori,extra-moenia,terre fuori la città.
A questo contratto ben definito nel diritto spagnolo ricorreva la Chiesa che concedeva ben definiti lotti di terreno,in possesso a piccoli coltivatori diretti, in una forma di enfiteusi ereditaria.
Anche i nostri foreros, ebbero in concessione dalle Enti ecclesiastici e dagli Ordini cavallereschi,la Terra,solo successivamente, nei secoli stipularono contratti ad meliorandum con i Galantuomini ,obligandosi a pagare l’annuo estaglio,quest’ultimi non disponevano di capitali da investire nelle trasformazioni colturali, poi nel tempo si passò alla mezzadria.In merito ai Galantuomini una precisazione, essi venivano divisi dal popolino in vecchie sciammerghe e prime sciammerghe, detti così perchè indossavano un abito caratteristico della nobiltà locale detto giamberga, i primi rappresentavano la nobiltà antica i secondi la gente nuova fornita di capacità imprenditoriali che aveva scalato i primi gradini della scala sociale.
I Braccianti agricoli o bracciali, ovvero i giornalieri o avventizi, in Puglia nei tempi antichi furono anche detti villani, termine derivato dalla antica villa rustica, di romana memoria,poi appellati cafoni ovvero operai agricoli che si reggevano i pantaloni ca'-fune( con la fune o spago)e in ultimo in periodo spagnolo vennero anche detti in dialetto barese cozzali, non perché mangiassero... le ottime cozze, ma perché questi lavoratori della terra portavano un caratteristico copricapo dell'epoca detto in spagnolo cociales.
All'interno della classe bracciantile c'erano delle specificità legate al lavoro u r'mnatore( potatore )u vignarul ( vignarolo),u zappator ecc
Sottoposti a questi ancora c’erano i ualani ,ovvero mozzi di stalla addetti al governo del bestiame, e le donne dette in dialetto locale i femene, ragazze o donne adulte sottopagate, adoperate in campagna per la raccolta del grano ,delle olive e dell'uva, invece sopra tutti la figura du 'Massar, ovvero il fiduciario del padrone ed amministratore della proprietà avita, in seguito furono questi ad acquistare i fondi rustici dai Galantuomi e a costituire la nuova borghesia rurale.
Lorenzo Longo de Bellis