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Il Regno di Santa Maria Redonda

MessaggioInviato: venerdì 5 dicembre 2003, 19:01
da Franz Joseph von Trotta
Gentili Signori,

Incuriosito da una nota biografica del noto scrittore britannico Matthew Philipps Shiell - definito “sovrano in esilio di Santa Maria di Redonda” - ho svolto una veloce ricerca i cui curiosi risultati espongo brevemente alla Vs. attenzione.

Matthew Philipps Shiell nasce il 21 luglio 1865 a Montserrat nelle Indie Orientali, figlio di Matthew Dowdy Shiell navigatore e pastore metodista irlandese e di Priscilla Ann Blake creola. Il padre vantava la sovranità personale di Santa Maria di Redonda un isolotto dimenticato e disabitato al largo di Antigua e, contestando l’annessione britannica dell’esotico scoglio avvenuta nel 1872, fece incoronare dal vescovo metodista di Antigua il figlio quindicenne come Filippo I Re di Santa Maria la Redonda.

Il “giovane sovrano” formatosi dapprima all’Harrison College, Barbados e in seguito al King's College, di Londra divenne come detto un celebre scrittore britannico con una produzione letteraria di elevato livello narrativo e poetico, (il suo capolavoro riconosciuto è “La nube purpurea”) e stabilì la sua residenza a Horsham nel Sussex, dove morì nel 1947.

Curiosi per noi possono essere i “doveri regali” di Filippo I che non rinunciò mai al suo ruolo di sovrano attribuendo al suo regno una sorta di idealità letteraria - concezione metafisica e visionaria che forse solo un irlandese poteva concepire - concesse quindi titoli nobiliari a numerosi ed eminenti scrittori moderni creando letteralmente un “Gotha letterario”. Tra i nobilitati incontriamo grandi nomi della letteratura contemporanea (per lo più inglese) come Henry Miller, creato Duca di Thuana, Lawrence Durrell, Duca di Cervantes Pequeña, Carl Van Vechten Gran Duca di Nera Rocca.
Non ho rintracciato stemmi reali, se non una specie di badge formato da una corona reale “simil inglese” sormontato, né poteva essere diversamente visti gli ideali del regno, da una civetta.

Il primo re di S. Maria Redonda ha avuto dei successori in altri due scrittori inglesi (il cui valore mi è del tutto ignoto): nel 1947 John Gawsworth, (pseudonimo di Terence Ian Fytton Armstrong) salito al trono come “Giovanni I” (1912-1970), indi “Giovanni II”, alias Jon Wynne-Tyson (già Duca di Dulce Immaculato nel 1954): l’ideale dinastia letteraria del regno di Redonda quindi continua, immagino con la tradizionale prodigalità nobiliare: scrittori in erba siete avvertiti.
Per chi volesse saperne di più sul regno suddetto suggerisco una visita
allo: http://www.javiermarias.es/REDONDIANA/l ... uenin.html

Un saluto cordiale, Vostro
Franz Joseph von Trotta

MessaggioInviato: venerdì 5 dicembre 2003, 19:27
da fra' Eusanio da Ocre
Egregio collega,
grazie dell'interessante e "letterario" resoconto: meno male che il Regno di Santa Maria Redonda pare non disporre (al momento) di un Ufficio Araldico...

Bene :D vale

MessaggioInviato: venerdì 5 dicembre 2003, 20:24
da MMT
già peccato, sarei stato curioso di dare un occhiata a questi stemmi esotici di regno favoloso... :shock:

Michele Tuccimei di Sezze

MessaggioInviato: venerdì 5 dicembre 2003, 20:25
da omero
Egregi colleghi,

stupito ed interessato mi unisco al commento di Michele :wink: ...

MessaggioInviato: sabato 6 dicembre 2003, 13:18
da Franz Joseph von Trotta
Gentili Signori,

si non credo che le concessioni nobiliari di Redonda siano state associate a lettere patenti con stemmi, tuttavia si può guardare con una certa indulgenza a tali nobilitazioni che idealmente volevano essere un riconoscimento al talento poetico e letterario degli insigniti (un surreale alterego del Nobel?).

A proposito di araldica di "regni favolosi", consiglio di leggere un interesante studio di Jhon Campbell Kease in AA VV., "Tribute to an armorist. Essays for John Brooke-Little to mark the Golden Jubilee of the Coat of Arms", London 2000, sugli stemmi della nobiltà del Regno di Haiti durante il regno di Enrico I, l'ex schiavo di colore Henry Christophe salito al trono dell'isola dal 1811, incoronato nel 1812 e deceduto nel 1820 (e con lui il suo regno).

L'eterogenea aristocrazia che il sovrano haitiano creò - sulla cui validita formale in teoria non vi sarebbe nulla da eccepire - durante il suo regno portò infatti una serie di stemmi davvero singolari sia per emblemi che per supporti. Il più curioso è forse quello del "Siniscalco dei Giardini Reali" creato Barone de Beliard distinto da uno stemma con un innaffiatoio ed un rastrello in banda. Julien Prevost Conte de Limonade segretario de re e maresciallo di campo portava una penna d'oca ed una spada poste in croce di S. Andrea.
Un po' eccessivo forse anche il motto nello stemma del Principe Noel, colonnello delle guardie haitiane che recitava "Il est beau de mourir pour son Roi"

Un saluto cordiale, Vostro

Franz Joseph von Trotta

MessaggioInviato: domenica 7 dicembre 2003, 0:54
da fra' Eusanio da Ocre
Egregio collega,
in tema di inventività araldica, noto una curiosa (e forse non casuale) contiguità temporale fra il regno haitiano di Henry I e l'Impero Napoleonico, anch'esso (sebbene in scala incommensurabilmente diversa) creatore di un nuovo e proprio sistema araldico, a sua volta destinato ad un rapido oblio.

Circa le qualità del motto "Il est beau de mourir pour son Roi" è da osservare che, senza entrare nel merito della diversa :wink: finezza nel tono, si tratta in fondo dell'erede dei classici motti ad analogo contenuto noti da secoli al nostro Occidente...

Bene :D vale

MessaggioInviato: domenica 7 dicembre 2003, 1:34
da pierfe
Franz Joseph von Trotta ha scritto:... A proposito di araldica di "regni favolosi", consiglio di leggere un interesante studio di Jhon Campbell Kease in AA VV., "Tribute to an armorist. Essays for John Brooke-Little to mark the Golden Jubilee of the Coat of Arms", London 2000, sugli stemmi della nobiltà del Regno di Haiti durante il regno di Enrico I, l'ex schiavo di colore Henry Christophe salito al trono dell'isola dal 1811, incoronato nel 1812 e deceduto nel 1820 (e con lui il suo regno).

L'eterogenea aristocrazia che il sovrano haitiano creò - sulla cui validita formale in teoria non vi sarebbe nulla da eccepire - durante il suo regno portò infatti una serie di stemmi davvero singolari sia per emblemi che per supporti. Il più curioso è forse quello del "Siniscalco dei Giardini Reali" creato Barone de Beliard distinto da uno stemma con un innaffiatoio ed un rastrello in banda. Julien Prevost Conte de Limonade segretario de re e maresciallo di campo portava una penna d'oca ed una spada poste in croce di S. Andrea.
Un po' eccessivo forse anche il motto nello stemma del Principe Noel, colonnello delle guardie haitiane che recitava "Il est beau de mourir pour son Roi"

Un saluto cordiale, Vostro

Franz Joseph von Trotta


... la regina Maria Luisa (moglie di Enrico I) morì in Italia a Pisa l'11 marzo 1851 all'età di 72 anni e 10 mesi, ed è inumata nella cripta reale di Haiti nel convento dei Cappuccini; oltre alla regina sono si trovano le spoglie delle figlie le principesse Amethisse e Athenaire.
Questa regina visse gli ultimi anni con la sorella Genoveffa Codovic facendo opere di carità.
Pier Felice degli Uberti

MessaggioInviato: domenica 7 dicembre 2003, 12:02
da Franz Joseph von Trotta
Si, indubbiamente il motto "il est beau de mourir pour son roi" ricalca i motti di "fedeltà sino alla morte" che spesso incontriamo nei gridi di guerra ecc. dell'aristocrazia europea, il nobile haitiano eccedeva forse per una propensione quasi estetica (o estatica) per questo tipo di fine…

Sono anch'io del parere che il sovrano haitiano ricalcò il modello napoleonico non solo politicamente ma anche araldicamente. Ho descritto i modelli più bizzarri ma altri stemmi della aristocrazia di corte non erano configurati in modo così pessimo: il Duca de l'Artibonite, ad esempio, portava uno scudo di vaio all'aquila bicipite di rosso con il motto "Il s'eleve par sa valeur". Lo stesso stemma reale di Haiti in fondo era araldicamente ineccepibile.

Molto interessanti le note del Dott. Degli Uberti sull'esilio italiano della ex-regina che non conoscevo. Grazie

L'articolo che citavo sottolineava l'estinzione della Casa Reale di Haiti già con lo stesso sovrano mentre per molte delle famiglie da lui nobilitate si rimarcava il fatto che, ancora oggi, alcune siano fiorenti sull'isola (ignoro se censite in qualche annuario nobiliare locale!).

Cordialmente, F.J. von Trotta

MessaggioInviato: martedì 9 dicembre 2003, 20:51
da omero
Egregi Signori,

forse può esser utile consultare queste pagine inerenti le genealogie di Haiti: posso confermare l'esistenza di una attuale sopravvissuta nobiltà in quanto amico dei Talleyrand, famiglia che vanta un'ascendenza di questa tipologia e che risiedette colà sino agli anni '80.
Questo è tutto ciò che mi ricordo al riguardo: forse consultando (o iscrivendosi) al sito in questione sarebbe possibile comprendere se ci sia un eventuale censimento della nobiltà locale (non ho avuto infatti conferma di ciò, ma non escludo l'ipotesi a priori).

http://www.agh.qc.ca/

Cordiali saluti

MessaggioInviato: martedì 9 dicembre 2003, 21:12
da fra' Eusanio da Ocre
Grazie, Pier Carlo, della sempre puntuale ed interessante precisazione, che in questo caso è arricchita da un pizzico di esotica curiosità...

Bene :D vale

MessaggioInviato: martedì 9 dicembre 2003, 21:28
da omero
Caro fra' Eusanio,

ti ringrazio del gentile commento: la mia infanzia trascorsa a cavallo tra Africa, Europa ed Asia deve aver giocato un ruolo determinante per acuìre questa mia curiosità verso realtà per noi apparentemente lontane :wink: !

MessaggioInviato: mercoledì 10 dicembre 2003, 9:46
da Franz Joseph von Trotta
Gent. Sig. Omero

grazie anche da parte mia per la Sua cortese segnalazione che potrà essere molto utile per conoscere via web queste realtà nobiliari inconsuete.

Un saluto, cordialmente Suo

Franz Joseph von Trotta

MessaggioInviato: mercoledì 10 dicembre 2003, 14:39
da omero
Gent. Sig. Franz Joseph von Trotta,

ricambio con cordialità il Suo saluto e mi complimento ancora per l'interessante argomento che ci ha sottoposto; mi auguro che il mio suggerimento sia utile alla ricerca...

Re: Il Regno di Santa Maria Redonda

MessaggioInviato: giovedì 30 dicembre 2010, 16:16
da Antonio De Battisti
Franz Joseph von Trotta ha scritto:A proposito di araldica di "regni favolosi", consiglio di leggere un interesante studio di Jhon Campbell Kease in AA VV., "Tribute to an armorist. Essays for John Brooke-Little to mark the Golden Jubilee of the Coat of Arms", London 2000, sugli stemmi della nobiltà del Regno di Haiti durante il regno di Enrico I, l'ex schiavo di colore Henry Christophe salito al trono dell'isola dal 1811, incoronato nel 1812 e deceduto nel 1820 (e con lui il suo regno).

L'eterogenea aristocrazia che il sovrano haitiano creò - sulla cui validita formale in teoria non vi sarebbe nulla da eccepire - durante il suo regno portò infatti una serie di stemmi davvero singolari sia per emblemi che per supporti. Il più curioso è forse quello del "Siniscalco dei Giardini Reali" creato Barone de Beliard distinto da uno stemma con un innaffiatoio ed un rastrello in banda. Julien Prevost Conte de Limonade segretario de re e maresciallo di campo portava una penna d'oca ed una spada poste in croce di S. Andrea.
Franz Joseph von Trotta


Qui, la rappresentazione di un insolito e particolarissimo stemma conferito nel corso di tale effimero regno al Barone de Sévelinge.

http://www.college-of-arms.gov.uk/Newsletter/001.pdf