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Nobiltà e fascismo

MessaggioInviato: lunedì 29 gennaio 2007, 14:44
da Batman
Autorevoli forumisti, vorrei porvi alcune domanda che, almeno io, credo rappresentino uno dei capitoli più interessanti e sicuramente fra i meno trattati della storia del nostro Paese. Come reagi la Nobiltà italiana di fronte all'ascesa ed all'avvento del Fascismo?
L'Aristocrazia fece per caso lo stesso errore dell'alta borhesia che, cercando di frenare i movimenti del social-comunisti, si servi del Fascismo pensando di poterlo liquidare facilmente in un secondo momento?
I nobili come consideravano Mussolini, dati i suoi trascosrsi da socialista massimalista anticlericale e a tratti filoanarchico?

MessaggioInviato: lunedì 29 gennaio 2007, 16:10
da Tommaso NMS
Credo sinceramente sia impossibile generalizzare e trovare una linea generale di condotta della categoria "Aristocrazia", come se si trattasse di un esclusivo club tenuto a prendere posizione.
Ognuno ha reagito a modo suo e penso che vi siano stati casi di tutte le specie.
Rapidi esempi?

Il mio bisnonno Gian Giacomo Gallarati Scotti, pur non essendo un fascista sfegatato, era iscritto al partito come chiunque avesse un ruolo istituzionale. Fu Senatore del Regno e fu Podestà di Milano a cavallo del crollo di Mussolini. Nominato durante la fine del fascismo('38 ), una volta passato il 25 Luglio e caduto Mussolini, fu lasciato provvisoriamente al suo posto quasi un mese da Badoglio, nonostante avesse offerto le sue dimissioni, dato che il nuovo capo del governo, che aveva già lavorato con lui nelle colonie, sapeva di non avere a che fare con un fedelissimo del Duce.

Contemporaneamente il fratello maggiore di GianGiacomo, Tommaso, che era un noto intellettuale antifascista, ha vissuto all'estero per buona parte della guerra ed era ricercato dal Duce assieme a molti altri. Finita la guerra, Tommaso sarà Ambasciatore italiano a Madrid e a Londra.

Sull'altro versante, la cognata di Gian Giacomo, Maria Carolina Medici del Vascello (nata Mocenigo Soranzo, sorella della moglie di Gian Giacomo, Ida) era invece una convintissima fascista, amica personale e politica di Farinacci (infatti risiedeva a Cremona) e fu uccisa(anche se non era lei l'obiettivo) proprio mentre cercava di rifugiarsi dai miei bisnonni, nei pressi di Vimercate. I partigiani sparavano contro la vettura, e, colpita alla testa, Maria Carolina morì in ospedale qualche tempo dopo a seguito delle ferite. Farinacci fu giustiziato il giorno successivo.

A prescindere dalla relativa importanza di questi tre personaggi, credo possa essere esemplare di come, tra l'Aristocrazia, vi fossero persone che credevano davvero nel fascismo, persone che se ne disinteressavano e continuavano la loro vita e persone che vi si opponevano in maniera decisa, come ritengo ve ne fossero in tutte le altre "categorie" di persone.

Ma perché queste domande proprio in questo forum?

MessaggioInviato: lunedì 29 gennaio 2007, 16:32
da Guido5
Cari amici,
penso che alla risposta di Tommaso NMS non si possa aggiungere altro se non il detto latino "tot capita, tot sententiae" e, in relazione a questo, chiudo il "topic" perché non si trasformi in un inutile "referendum".

Ciao a tutti!
Guido5