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Plebeo

MessaggioInviato: giovedì 28 dicembre 2006, 13:21
da Morello
Scusate amici forumisti se Vi pongo questo quesito sotto le feste Natalizie, forse l'argomento è già stato dibattuto. Giorni addietro ho visitato un forum a cui non partecipo in cui un signore riferendosi ai non nobili ha scritto la parola plebeo. Io sono un rappresentante del ceto un tempo definito popolano. Io da diversi anni conduco, durante le pause di lavoro, ricerche sulle famiglie nobili ortonesi, pensando alla nobiltà come classe dirigente del passato con le sue mele buone e le sue mele marce. Ma non ho mai utilizzato parole volgari nei confronti di quel ceto a cui i miei antenati non sono appartenuti, anzi, probabilmente, ne hanno subito le vessazioni. Ma erano i tempi! Trovo, quindi, oggi, che il concetto di nobiltà è un po' difficile da definire o circoscrivere, peggio ancora la distinta civiltà, un po' antiquato se non maleducato definire chi non ha avuto antenati nobili un plebeo. Viviamo nella Repubblica Italiana, che, a mio avviso giustamente (essendo una Repubblica!), non riconosce i titoli nobiliari (altro discorso per me è il macato riconoscimento degli stemmi), quindi è nobile chi, pur non essendolo originariamente, lo manifesta palesemente con l'animo e le azioni. Un vero nobile è colui che pur vantando antenati blasonati, parla con un "popolano" senza definirlo un "plebeo", dimostrando di essere nobile d'animo, anzi per lui dovrebbe essere un imperativo. Ammesso che oggi si possa ancora parlare di nobiltà, plebe e popolo grasso e magro. Scusate amici, ma con qualcuno dovevo pure sfogarmi, grazie per la sopportazione. Sempre Vostro,

Serafini

MessaggioInviato: giovedì 28 dicembre 2006, 14:30
da Reginella
Condivido in pieno i tuoi sentimenti.
Però credo che una persona che chiami qualcuno "plebeo" abbia forse diritto ad esibire un blasone:
ma certamente non è nobile, e tantomeno signore.

Immagine

MessaggioInviato: venerdì 29 dicembre 2006, 3:55
da Guido5
Cari amici,
andare all’origine delle parole a volte aiuta a dare un senso più preciso al ragionamento. E’ ben vero che “plebeo” era – già nella lingua latina – usato anche in senso spregiativo; il suo significato vero tuttavia era “non patrizio”. E "patrizio" - almeno fino ai tempi di Costantino, quando la parola divenne un titolo onorifico – era semplicemente chi aveva degli antenati, dei "patres", alle spalle.
Oggi, con l’introduzione dei cognomi e con la possibilità che quasi tutti hanno di costruirsi una genealogia “seria”, la parola “plebeo” mi sembra che possa dirsi sostanzialmente superata o, quantomeno, da riservare alla mediocrità morale, a prescindere dal censo e dai titoli.

Ciao a tutti!
Guido5

MessaggioInviato: venerdì 29 dicembre 2006, 14:33
da aristarco
Ho avuto modo di leggere l'intervento che ha suscitato la lecita, comprensibile e dovuta reazione di indignazione dell'utente Serafini.
Il mio parere a riguardo del contesto in cui tale affermazione occorre è noto e, rammentandolo (e precisandolo), susciterei solo ulteriori polemiche.
Devo, sommessamente, notare che se c'è qualcosa di plebeo (non nell'accezione originaria del termine, ma nella posteriore deriva semantica) è il linguaggio utilizzato da questo vaniloquente forumista, che forse avrebbe potuto (e dovuto) esprimere i suoi concetti ricorrendo a frasi urbane e non scomposte (anche grammaticalmente).
Nell'antica Roma, l'appartenenza al ceto dei populares non impediva affatto il cursus honorum: un esempio per tutti, Caio Giulio Cesare, popularis, che ha scalato ogni gradino della gerarchia militare e politica romana. L'ascesa sociale era funzione non tanto della storicità di una famiglia quanto, piuttosto, del censo, ossia della situazione economica contingente di un individuo o di una casata. Non mi soffermo oltre sulla stratificazione sociale nell'antica Roma, precisando - tuttavia - che la dicotomia "patrizio vs. plebeo" è una semplificazione scolastica, che non rende affatto giustizia della complessità della struttura sociale romana, assai più mobile di quanto talune elaborazioni storiografiche di taglio scolastico descrivano.
Si potrebbe aprire un apposito topic sulla figura del patrizio nell'antica Roma, anche allo scopo di comprendere in quale misura l'uso recenziore del sostantivo sia aderente al significato originario latino: uno spunto di riflessione è stato offerto da Guido, che ha citato la riforma costantiniana.