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Aita, soccorso: la battaglia di San Romano

MessaggioInviato: domenica 26 novembre 2006, 14:51
da Reginella
Il primo giugno 1432 si combattè la battaglia di San Romano tra fiorentini e senesi (poi battuti, ahimè).
Nel trittico di Paolo Uccello che ne raffigura alcuni eventi salienti c'è in particolare l'episodio del disarcionamento di Bernardino della Ciarda che mi interessa da un punto di vista prettamente equestre, come potrete immaginare :roll: .
Ma non so come sia andato il fatto quindi non riesco a trovare smentite o conferme a certe mie supposizioni.
Qualcuno tra Voi, gentilissimi signori, è in grado di aiutarmi?
Nello specifico, mi servirebbe sapere come mai venne disarcionato Bernardino.
La mia ipotesi è che sia stato messo in difficoltà dal sauro dietro di lui, alla destra del quadro e che sta facendo quella che potrebbe sembrare una cabriole...ma non ho modo di sapere al momento se fosse intenzionale o accidentale.
Son dubbi atroci, non trovate :roll: ???

MessaggioInviato: venerdì 8 dicembre 2006, 21:46
da Alessio Bruno Bedini
Questa è l'immagine

Immagine

Nel dipinto, ho trovato notizia, che si raffigura lo scontro finale tra i capitani dei due eserciti, con Niccolò da Tolentino che disarciona Bernardino della Ciarda.

Non credo dunque che sia colpa del sauro dietro di lui ma solo merito della perizia di Niccolò da Tolentino :wink:

MessaggioInviato: domenica 10 dicembre 2006, 18:25
da Reginella
Grazie Alessio, sei stato gentilissimo!

MessaggioInviato: lunedì 11 dicembre 2006, 11:16
da antonio_conti
Permettetemi una puntualizzazione, Bernardino fu della Carda, non della Ciarda.
Carda è un castello che domina la valle del Biscubio (attualmente nella provincia di Pesaro e Urbino). Sorveglia uno dei passi appenninici verso l'Umbria, la Bocca Serriola, nei pressi di Apecchio.
Carda fu proprietà dei Brancaleoni, poi dei marchesi del Monte Santa Maria, poi del Comune di Cagli ed in fine (per metà) del vescovo di Città di Castello, e per metà del vescovo di Cagli che concesse la sua quota a Francesco Brancaleoni.
Nel 1269 il cardinale Ottaviano Ubaldini acquistò metà del castello della Carda dal vescovo tifernate per donarlo a suo nipote Ottaviano di Azzone detto Tano da Castello, e nello stesso anno Francesco Brancaleoni (titolare dell'altra metà del dominio) diede una sua figlio in moglie a Tano Ubaldini. Con questo matrimonio passarono a Tano anche i diritti sulla Carda. Con ciò il castello della Carda divenne interamente dominio degli Ubaldini.
Nel corso del XIV secolo il castello fu oggetto di contrasti tra gli Ubaldini e Città di castello che ne rivendicava la giurisdizione. Ma gli Ubaldini tennero il dominio sulla Carda fino al 1752.
Bernardino fu un valente capitano e in società col conte di Urbino Guidantonio da Montefeltro mise su una compagnia d'arme molto apprezzata. Alla sua morte, nel 1437, la sua quota di Compagnia passò al figlio Ottaviano ed a Federico da Montefeltro, figlio naturale del conte di Urbino. Quest’ultimo prese anche il comando della compagnia a soli sedici anni.
In fine va ricordato che secondo una parte della storiografia (ed ovviamente secondo la casa degli Ubaldini) Federico da Montefeltro non fu figlio naturale di Guidantonio da Montefeltro, ma bensì figlio di Bernardino della Carda e della moglie di questi Aura da Montefeltro a sua volta figlia naturale del conte Giudandonio. Federico sarebbe stato fatto passare per figlio di suo nonno materno per supplire alla carenza di un erede maschio. Sulla vicenda esistono solo indizi e nessuna prova certa.

Antonio Conti :wink:

Sui resti del castello:
http://www.serravalledicarda.it/ruderi.html

Immagine

MessaggioInviato: martedì 12 dicembre 2006, 11:18
da Reginella
Grazie per la precisazione, evidentemente il refuso è di vecchia data vien da pensare, visto che quel dipinto è conosciuto a quella maniera errata!

MessaggioInviato: martedì 12 dicembre 2006, 11:40
da Alessio Bruno Bedini
Facendo una ricerca su google "Bernardino della Carda" ha 69 risultati mentre "Bernardino della Ciarda" 436.

Credo di capire che sia corretto in entrambi i modi. Infatti io ricordavo "della Ciarda".

Si sa comunque che in quel periodo i "cognomi" erano molto "mutevoli" :wink:

MessaggioInviato: martedì 12 dicembre 2006, 13:23
da antonio_conti
Carissimi, il refuso è probabilmente antico, ma resta un refuso... non è gravissimo, ma ho pensato fosse il caso di segnalarlo :wink:
Per quel che ho potuto leggere sugli Ubaldini -questo è il cognome della famiglia- ho sempre letto Carda.
Luigi Michelini Tocci riporta anche una versione latina "Bernardinus Cardensis", e ipotizza che il toponimo divenuto predicato nobiliare possa derivare "con ogni probabilità, da 'cardo', la comune pianta fornita di aculei, che in antico serviva per pettinare la lana, cardarla appunto."

Nella rete Ciarda batte Carda 436 a 69? Visto questo risultato forse è il caso che intervenga capo dell'Ufficio indagini Borelli :lol:

Antonio :wink:

MessaggioInviato: mercoledì 13 dicembre 2006, 13:25
da Reginella
Trovo giustissimo segnalare il refuso, caro Antonio!
E non sarò certo io a segnalare a voi l'importanza della correttezza di un dato del genere :roll:
Ovviamente i contenuti della rete sono troppo parziali si argomenti del genere, dipendenti dalle fonti bibliografiche prime che possono essere corrette o meno ma che poi vengono copieincollate con troppa acritica frequenza per poter dare una base statistica affidabile.
Comunque cercando nell'Archivio Medici non mi salta fuori nessun Ciarda, ma un Fino da Carda attivo nel 1539 sì.

MessaggioInviato: mercoledì 13 dicembre 2006, 19:57
da eugubino
Ero stato tentato anch'io alla correzione, ma poi mi sembrava impossibile che si potesse esere fatta simile "confusione".

Aggiungo solo che Bernardino della Carda ebbe la cittadinanza eugubina.

Segnalo infine che sia Ottaviano, sia Federico (forse fratelli) nacquero a Gubbio.

Gli Ubaldini della Carda di Gubbio si estinsero nel XVII-XVIII secolo.

Furono loro a cedere una parte delle loro case a mastro Giorgio Andreoli, celebre lustratore di ceramica.