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Materia di Bretagna....San Galgano

MessaggioInviato: lunedì 31 luglio 2006, 0:56
da Armari
Chiarissimi Signori
cosa ne pensate delle opinioni esposte dall'autore del libro "L'ENIGMA DI SAN GALGANO", Ing. Mario Moiraghi, inerenti la "Materia di Bretagna"..
Cordiali Saluti

MessaggioInviato: lunedì 31 luglio 2006, 8:17
da Franz Joseph von Trotta
Non conosco il testo da Lei segnalato. Tuttavia qualche anno fa in visita al bellissimo santuario ed abbazia avevo acquistato in loco il volume di Franco Cardini sull'eremita ed il suo cenobio che mi era parso magistrale nella trattazione storica del personaggio e nell'analisi documentaria della vicenda.
Mi pare di ricordare che la materia di Bretagna centrasse un po' poco se non per gli influssi onomastici e culturali che la letteratura arturiana aveva portato si lì nella classe basso cavalleresca a cui apparteneva la stirpe del Nostro ed intuibili dal suo stesso nome.
FJVT

MessaggioInviato: lunedì 31 luglio 2006, 11:07
da Armari
...l'autore del libro da me citato, sostiene che è la materia di Bretagna ad essere stata influenzata dalle gesta del Santo... e non il contrario.

MessaggioInviato: lunedì 31 luglio 2006, 15:40
da Franz Joseph von Trotta
Addirittura! :D :D :D

FJVT

MessaggioInviato: domenica 10 settembre 2006, 22:51
da Andrea Conti
Purtroppo l'Ing. Moiraghi ha preso un solenne granchio: la vicenda arturiana precede di un bel po' la vita di San Galgano. Su Re Artù infatti troviamo delle tracce -pur tenui - già nella letteratura celtica del VI secolo, già sei secoli prima di San Galgano, dunque. Il primo autore che si è occupato dell’epoca il cui sarebbe vissuto il grande Re è San Gildas, anche se è vero che nelle opere di questo scrittore invano cercheremo il nome del celebre Re. Il nome di Artù invece compare per la prima volta nella “Historia Brittonum” di Nennio, del IX secolo; Nennio si basò sui monumenti e sulle storie della Britannia e dell’Irlanda, sugli annali romani, sulle cronache dei santi. Successivi a Nennio sono gli “Annales Cambriae”, scritti in latino da autore anonimo verso il 950 o ‘55 o comunque prima della fine del X secolo, che copre oltre quattrocento anni di storia inglese a partire probabilmente dal 447 d. C.; essi parlano della battaglia di Mount Badon, datata intorno al 518 o ‘19, “in cui Artù portò sulle spalle per tre giorni e per tre notti la croce di Nostro Signore Gesù Cristo ed i Britanni furono i vincitori” e della battaglia di Camlann, avvenuta verso il 539 “in cui Arthur e Medraut perirono”. Fra il 1125 ed il 1140 si colloca l’opera “Gesta Regum Anglorum” di Guglielmo di Malmesbury. Il lavoro di Guglielmo è uno dei più seri su questo argomento: egli menziona due volte il nome di Artù, accanto al condottiero britannico Vortigern ed al capo di origine romana Ambrosio Aureliano, affermando che Artù aiutò quest’ultimo contro i Sassoni (che tuttavia chiama erroneamente Angli) e che partecipò alla battaglia di Badon e quando dice che la tomba del Re alla sua epoca non era stata ancora scoperta. Ma ecco un interessante brano di Guglielmo. “Questo è l’Arturo su cui i britanni più frivoli raccontano oggi cose senza senso; un uomo di chiaro valore del quale non bisogna sognare con favole ingannevoli, ma che si dovrebbe proclamare in storie veridiche”. Dopo di lui si colloca l'opera di Goffredo di Monmouth, monaco ed insegnante ad Oxford fra il 1129 ed il 1151 e successivamente Vescovo di Saint Asaph nel Galles, morto verso il 1154 o ’55; egli completò nel 1135 o ‘36 la “Historia Regum Britanniae”, traendo molto materiale da San Gildas, da Nennio, da Beda il Venerabile e dagli “Annales Cambriae” e da un “libro molto antico donato (a lui) dall’Arcidiacono Walter”. Nella “Historia” di Goffredo compare per la prima volta anche il tema della spada di Re Artù e ciò circa quaranta/cinquanta anni prima del gesto compiuto da San Galgano di infiggere la sua spada nella roccia di Montesiepi. La vita di San Galgano – nato a Chiusdino verso il 1148 o poco dopo – morto il 30 Novembre o forse il 3 Dicembre 1181, la sua conversione alla vita eremitica – avvenuta nel dicembre del 1180, non possono aver influenzato la produzione della « Materia di Bretagna », il cui inizio è avvenuto a partire dal 1160 – ’65.

Cordialmente
Andrea Conti
__________________
FULGOR NON TERRET

MessaggioInviato: domenica 10 settembre 2006, 23:11
da Alessio Bruno Bedini
Andrea Conti ha scritto:Purtroppo l'Ing. Moiraghi ha preso un solenne granchio: la vicenda arturiana precede di un bel po' la vita di San Galgano. Su Re Artù infatti troviamo delle tracce -pur tenui - già nella letteratura celtica del VI secolo, già sei secoli prima di San Galgano, dunque. Il primo autore che si è occupato dell’epoca il cui sarebbe vissuto il grande Re è San Gildas, anche se è vero che nelle opere di questo scrittore invano cercheremo il nome del celebre Re. Il nome di Artù invece compare per la prima volta nella “Historia Brittonum” di Nennio, del IX secolo; Nennio si basò sui monumenti e sulle storie della Britannia e dell’Irlanda, sugli annali romani, sulle cronache dei santi. Successivi a Nennio sono gli “Annales Cambriae”, scritti in latino da autore anonimo verso il 950 o ‘55 o comunque prima della fine del X secolo, che copre oltre quattrocento anni di storia inglese a partire probabilmente dal 447 d. C.; essi parlano della battaglia di Mount Badon, datata intorno al 518 o ‘19, “in cui Artù portò sulle spalle per tre giorni e per tre notti la croce di Nostro Signore Gesù Cristo ed i Britanni furono i vincitori” e della battaglia di Camlann, avvenuta verso il 539 “in cui Arthur e Medraut perirono”. Fra il 1125 ed il 1140 si colloca l’opera “Gesta Regum Anglorum” di Guglielmo di Malmesbury. Il lavoro di Guglielmo è uno dei più seri su questo argomento: egli menziona due volte il nome di Artù, accanto al condottiero britannico Vortigern ed al capo di origine romana Ambrosio Aureliano, affermando che Artù aiutò quest’ultimo contro i Sassoni (che tuttavia chiama erroneamente Angli) e che partecipò alla battaglia di Badon e quando dice che la tomba del Re alla sua epoca non era stata ancora scoperta. Ma ecco un interessante brano di Guglielmo. “Questo è l’Arturo su cui i britanni più frivoli raccontano oggi cose senza senso; un uomo di chiaro valore del quale non bisogna sognare con favole ingannevoli, ma che si dovrebbe proclamare in storie veridiche”. Dopo di lui si colloca l'opera di Goffredo di Monmouth, monaco ed insegnante ad Oxford fra il 1129 ed il 1151 e successivamente Vescovo di Saint Asaph nel Galles, morto verso il 1154 o ’55; egli completò nel 1135 o ‘36 la “Historia Regum Britanniae”, traendo molto materiale da San Gildas, da Nennio, da Beda il Venerabile e dagli “Annales Cambriae” e da un “libro molto antico donato (a lui) dall’Arcidiacono Walter”. Nella “Historia” di Goffredo compare per la prima volta anche il tema della spada di Re Artù e ciò circa quaranta/cinquanta anni prima del gesto compiuto da San Galgano di infiggere la sua spada nella roccia di Montesiepi. La vita di San Galgano – nato a Chiusdino verso il 1148 o poco dopo – morto il 30 Novembre o forse il 3 Dicembre 1181, la sua conversione alla vita eremitica – avvenuta nel dicembre del 1180, non possono aver influenzato la produzione della « Materia di Bretagna », il cui inizio è avvenuto a partire dal 1160 – ’65.

Cordialmente
Andrea Conti


Ho studiato per molti anni la "questione arturiana" ed è molto complessa. Come affermato da Andrea Conti gli scritti sul leggendario Artù sono di molto precedenti la vita terrena di Galgano ma essi non giunsero ad un definitivo compimento che alla fine del '400.

La leggenda della "spada nella roccia", in questo caso, non è affrontata nè naturalmente negli scritti storici del venerabile Beda o Nennio nè nei romanzi cortesi di Chrètien de Troyes o von Eschenbach ma si fa strada con il "Merlin" di Robert de Boron o "Le Morte d'Arthur" di sir Thomas Malory, sicuramente in un periodo posteriore a San Galgano.

Dunque, questo mito potrebbe anche aver preso dei riferimenti dal Santo in questione :wink:

MessaggioInviato: domenica 10 settembre 2006, 23:28
da Andrea Conti
A quanto mi consta la spada di Artù è già presente negli scritti di Goffredo di Monmouth: secondo questo "storico” (... più o meno!) Artù avrebbe sconfitto i Sassoni a Bath (Mount Badon) combattendo proprio con la celebre spada che egli chiama “Caliburn”, forse dal latino “chalybs”, "acciaio" o forse dal celtico “caladbolg”, “spada fiammeggiante”.

Cordialmente
Andrea Conti

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FULGOR NON TERRET

Re: Materia di Bretagna....San Galgano

MessaggioInviato: sabato 7 novembre 2009, 21:10
da Galahad
Ripesco questa vecchia discussione, per segnalare un nuovo libro su questo argomento: "La spada e la roccia. San Galgano: la storia, le leggende" di Andrea Conti e Mario Arturo Iannaccone, in cui si negano i collegamenti diretti tra San Galgano e tutto il ciclo di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda.

ecco la recensione che ne ha scritto Roberto Beretta su "Avvenire", il 11/09/2007

Quella spada non è di re Artù
Un nuovo studio sulla «spada nella roccia» conservata a San Galgano, presso Siena, contesta l'ipotesi di un rapporto con la famosa Excalibur del «ciclo bretone»

di Roberto Beretta

Troppe differenze tra i due episodi: l’arma della Tavola Rotonda viene estratta da un’incudine e non dalla pietra, mentre il cavaliere toscano la pianta in terra; atti di senso opposto

Di chi è Excalibur? Di un re o di un santo, di Artù o di Galgano? Italia e Francia, - anzi: Bretagna e Toscana - sembrano affrontarsi in singolar tenzone giostrando intorno a uno dei miti più popolari del Medioevo cavalleresco: la spada nella roccia, appunto. E in palio c'è un primato prestigioso: quello di chi ha piantato per primo quell'arma nella pietra.
Fu lo storico Franco Cardini, in un lavoro del 1982 su san Galgano (l'eremita del Senese ai cui luoghi, tra Chiusdino e Monte Siepi, accorrono migliaia di turisti), il primo a notare un'analogia tra la vicenda dell'ex cavaliere toscano e la «materia di Brettagna», secondo cui divenne re d'Inghilterra il solo capace di estrarre un gladio infisso nella pietra. Artù, insomma, potrebbe essere l'antenato (o il successore?) di Galgano, il nobile che piantò la sua arma in un sasso per cambiar vita e dedicarsi alla religione. Il parallelo - che salta all'occhio a qualunque spettatore di Disney - venne poi ripreso e anzi rinsaldato da studiosi e divulgatori successivi, soprattutto italiani, interessati ad accreditare una parentela tra il celeberrimo mito fondativo della Tavola Rotonda e il semi-sconosciuto culto locale toscano.
Ora un altro ricercatore (non medievista, bensì storico della cultura nell'età moderna), interviene a rendere a ognuno la sua legittima spada. Con tale intento Mario Arturo Iannaccone firma gli ultimi capitoli di un recente libro dedicato appunto a La spada e la roccia (Sugarco, pp. 240, euro 18,80), in cui la prima parte - dello storico della Chiesa Andrea Conti, senese - si occupa diffusamente di «San Galgano: la storia, le leggende». Iannaccone dunque, pur riconoscendo che «le due storie, arturiana e galganiana, sono pressocché coeve e presentano qualche tratto comune», non è affatto convinto dei legami o addirittura della dipendenza di una tradizione dall'altra. Per lui, «la storia recente dell'affratellamento di Galgano ad Artù sembra più che altro il prodotto di suggest ioni pop», e cerca di dimostrarlo ricorrendo a una vasta analisi delle fonti e dell'iconografia.
Anzitutto, fin dalla prima apparizione - nel roman medievale Merlino, attribuito a Robert de Boron (secolo XII) -, la durlindana di Artù è confitta in un'incudine, posata su un parallelepipedo di pietra; dunque non è affatto una «spada nella roccia», semmai «nel metallo»... Anche due secoli più tardi, nell'opera del poeta inglese Thomas Malory (dalla quale l'epoca moderna ha mutuato il mito arturiano), si parla di una «bella spada infissa in una sorta d'incudine d'acciaio», posta su un blocco di marmo (immagine, suggerisce Iannaccone, della «mediazione tra il divino - la roccia di Cristo, la Chiesa di Pietro - e l'umano - il lavoro dell'uomo», nonché della concordia tra potere spirituale e temporale).
In effetti, le miniature più antiche mostrano Artù, spesso inginocchiato, mentre estrae la spada da un'incudine, dove è inserita in posizione orizzontale («In questo modo veniva meglio indicato il rapporto d'origine che legava l'arma allo strumento del fabbro»). E l'immagine rimane identica fino a metà dell'Ottocento, quando nelle illustrazioni di libri per ragazzi il gesto arturiano smarrisce la sottigliezza dei significati simbolici precedenti e viene dipinto piuttosto come l'azione di un eroe vincente; di conseguenza l'incudine si trasforma in una pietra, anche per il prevalere della generica espressione idiomatica «spada nella roccia» sul rispetto per il dettato del racconto originale.
Le fonti su san Galgano invece (atti del processo di beatificazione e biografie che, tra l'altro, sono di poco successivi alla morte del protagonista, avvenuta nel 1181) parlano concordemente dell'infissione della spada in verticale nel terreno, a mo' di croce, nel luogo prescelto dall'ex cavaliere per l'eremitaggio. Niente roccia, dunque, neppure qui; o - almeno - fino a quando, durante un'assenza del proprietario, alcuni «invidiosi» spezzano la spada, per cui G algano si trova costretto a piantarla in una base più solida: la stessa dove sta ora, in un macigno del Monte Siepi. Anche qui l'iconografia più antica non sbaglia: la spada figura ritta nelle zolle erbose almeno per 140 anni, fino agli affreschi del XIV secolo e più in generale fino al '500.
Tali differenze - sottolinea Iannaccone - sono sottili ma inequivocabili. Nel ciclo bretone si pone cioè l'accento sul miracolo, come del resto è logico per un cantare «leggendario»; le fonti galganiane invece si vogliono riferire a un fatto storico, simbolico ma per nulla miracoloso. E se per ambedue i protagonisti il gesto della spada segna un cambiamento radicale di vita, per Artù l'arma è strumento dotato di potere divino che trasmette una consacrazione definita dall'alto, mentre nel caso di Galgano è il possessore stesso a conferire un significato religioso all'oggetto, attraverso un atto votivo di tradizione feudale.
I due atti sono opposti: il re conquista il simbolo della «compiutezza della formazione cavalleresca», il santo la rifiuta, «rinunciando ad essere un cavaliere nel mondo». Di più: nel ciclo bretone chi non riesce a impossessarsi della spada dimostra «immaturità spirituale», nel racconto toscano è il contrario. Detto con linguaggio da antropologia culturale: «L'estrazione messa in atto dai cavalieri arturiani e l'infissione esercitata da Galgano sono atti simili per gestualità, ma non omologhi».
Anche altre «presunte analogie» tra Bretagna e Toscana, sottolineate da alcuni studiosi per accreditare il rapporto tra i due «cicli», secondo Iannaccone sono «difficili da ipotizzare per la diversità sostanziale dei codici simbolici utilizzati e per la possibilità di spiegare le somiglianze in modo più semplice ed elegante»: per esempio i palallelismi tra il nome di Galgano e il cavaliere Galvano nipote di Artù, la madre vedova del futuro santo e la «Dama Vedova» genitrice di Parsifal, la «Rotonda» di Montesiepi dove si trova oggi la spada e la Tavola Rotonda, e c osì via.
Insomma, sarebbe inattendibile la pretesa di quanti - esoteristi in primis o addirittura massoni - vogliono trasformare la vicenda di Galgano in una sorta di «ripetizione» simbolica della leggenda di re Artù, sottraendo ogni valore storico alle fonti che testimoniano l'esperienza reale dell'eremita di Chiusdino. D'altra parte risulta improponibile anche il cammino inverso, ovvero la dipendenza dei miti bretoni dalla biografia del santo toscano, come proposto di recente da Mario Moiraghi ne L'enigma di san Galgano (Àncora). Se facciamo pasticci sul vero padrone di Excalibur - conclude Iannaccone - è perché «l'icona pop della spada nella roccia (arturiana, disneyana, hollywoodiana...) ha orientato le interpretazioni, le ha falsate ed esposte ad imbarazzanti malintesi». Potenza di Walt Disney.
È una sottile analisi - davvero «a fil di spada» - quella che Mario Iannaccone conduce sull'iconografia della «spada nella roccia» e le sue variazioni nei secoli. Anzitutto la posizione dell'arma: le miniature dei manoscritti più antichi sul Graal (come questa a sinistra, risalente al secolo XIII) presentano il gladio sempre in orizzontale, accentuando dunque il senso dell'estrazione del manufatto dalla materia in cui è imprigionato. Nel caso di san Galgano, invece, le illustrazioni mostrano la spada in posizione nettamente verticale, con l'elsa in alto a raffigurare una croce; l'immagine è costante in tutta la tradizione, dal reliquiario galganiano del secolo XIII ai successivi dipinti, come la stampa devozionale anonima riprodotta qui a sinistra (secolo XV). Altro differenza tra la presentazione del ciclo bretone e l'agiografia del beato toscano è la superficie in cui è infissa l'arma: per l'ex cavaliere senese si tratta sempre del terreno, preferibilmente raffigurato come una montagnola di zolle e dunque un «fodero» la cui miracolosità non è rappresentata dalla durezza, bensì dal simbolismo del gesto di Galgano. Nel caso di Artù, invece, l'iconografia si adegua ai testi più antichi, dove si parla di spada conficcata in un'incudine; solo nelle illustrazioni di libri per ragazzi dell'Ottocento compare la roccia, salvo però tornare all'originale con Walt Disney nel 1963.


Ma Andrea Conti autore del libro è lo stesso che scrive su questo forum? [hmm.gif]

Cordialmente,
Luca Baldi

Re: Materia di Bretagna....San Galgano

MessaggioInviato: sabato 7 novembre 2009, 22:39
da FML
Galahad ha scritto:Ma Andrea Conti autore del libro è lo stesso che scrive su questo forum? [hmm.gif]

Affermativo.

Ferrante M.L.

Re: Materia di Bretagna....San Galgano

MessaggioInviato: lunedì 9 novembre 2009, 12:01
da Andrea Conti
Galahad ha scritto:Ripesco questa vecchia discussione, per segnalare un nuovo libro su questo argomento: "La spada e la roccia. San Galgano: la storia, le leggende" di Andrea Conti e Mario Arturo Iannaccone, in cui si negano i collegamenti diretti tra San Galgano e tutto il ciclo di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda.

Ma Andrea Conti autore del libro è lo stesso che scrive su questo forum? [hmm.gif]

Cordialmente,
Luca Baldi


... ops ... sono stato scoperto ! [cool.gif] ... Sì, io sono l'autore della prima parte, dedicata alla biografia del santo. Grazie per questa inattesa segnalazione.

Con viva cordialità,
Andrea Conti

Re: Materia di Bretagna....San Galgano

MessaggioInviato: martedì 10 novembre 2009, 17:02
da Galahad
Andrea Conti ha scritto:
Galahad ha scritto:Ripesco questa vecchia discussione, per segnalare un nuovo libro su questo argomento: "La spada e la roccia. San Galgano: la storia, le leggende" di Andrea Conti e Mario Arturo Iannaccone, in cui si negano i collegamenti diretti tra San Galgano e tutto il ciclo di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda.

Ma Andrea Conti autore del libro è lo stesso che scrive su questo forum? [hmm.gif]

Cordialmente,
Luca Baldi


... ops ... sono stato scoperto ! [cool.gif] ... Sì, io sono l'autore della prima parte, dedicata alla biografia del santo. Grazie per questa inattesa segnalazione.

Con viva cordialità,
Andrea Conti


Gentilissimo Signor Conti,
in tal caso faccio i miei complimenti a lei ed al Signor Mario Iannaccone per il lavoro che avete fatto sulla vita di questo santo e su ciò che lo riguarda, il libro che avete scritto è finalmente un testo non solo molto serio ma anche molto chiaro sulla figura di questo santo.

Luca Balsi