Andrea Conti ha scritto:Purtroppo l'Ing. Moiraghi ha preso un solenne granchio: la vicenda arturiana precede di un bel po' la vita di San Galgano. Su Re Artù infatti troviamo delle tracce -pur tenui - già nella letteratura celtica del VI secolo, già sei secoli prima di San Galgano, dunque. Il primo autore che si è occupato dell’epoca il cui sarebbe vissuto il grande Re è San Gildas, anche se è vero che nelle opere di questo scrittore invano cercheremo il nome del celebre Re. Il nome di Artù invece compare per la prima volta nella “Historia Brittonum” di Nennio, del IX secolo; Nennio si basò sui monumenti e sulle storie della Britannia e dell’Irlanda, sugli annali romani, sulle cronache dei santi. Successivi a Nennio sono gli “Annales Cambriae”, scritti in latino da autore anonimo verso il 950 o ‘55 o comunque prima della fine del X secolo, che copre oltre quattrocento anni di storia inglese a partire probabilmente dal 447 d. C.; essi parlano della battaglia di Mount Badon, datata intorno al 518 o ‘19, “in cui Artù portò sulle spalle per tre giorni e per tre notti la croce di Nostro Signore Gesù Cristo ed i Britanni furono i vincitori” e della battaglia di Camlann, avvenuta verso il 539 “in cui Arthur e Medraut perirono”. Fra il 1125 ed il 1140 si colloca l’opera “Gesta Regum Anglorum” di Guglielmo di Malmesbury. Il lavoro di Guglielmo è uno dei più seri su questo argomento: egli menziona due volte il nome di Artù, accanto al condottiero britannico Vortigern ed al capo di origine romana Ambrosio Aureliano, affermando che Artù aiutò quest’ultimo contro i Sassoni (che tuttavia chiama erroneamente Angli) e che partecipò alla battaglia di Badon e quando dice che la tomba del Re alla sua epoca non era stata ancora scoperta. Ma ecco un interessante brano di Guglielmo. “Questo è l’Arturo su cui i britanni più frivoli raccontano oggi cose senza senso; un uomo di chiaro valore del quale non bisogna sognare con favole ingannevoli, ma che si dovrebbe proclamare in storie veridiche”. Dopo di lui si colloca l'opera di Goffredo di Monmouth, monaco ed insegnante ad Oxford fra il 1129 ed il 1151 e successivamente Vescovo di Saint Asaph nel Galles, morto verso il 1154 o ’55; egli completò nel 1135 o ‘36 la “Historia Regum Britanniae”, traendo molto materiale da San Gildas, da Nennio, da Beda il Venerabile e dagli “Annales Cambriae” e da un “libro molto antico donato (a lui) dall’Arcidiacono Walter”. Nella “Historia” di Goffredo compare per la prima volta anche il tema della spada di Re Artù e ciò circa quaranta/cinquanta anni prima del gesto compiuto da San Galgano di infiggere la sua spada nella roccia di Montesiepi. La vita di San Galgano – nato a Chiusdino verso il 1148 o poco dopo – morto il 30 Novembre o forse il 3 Dicembre 1181, la sua conversione alla vita eremitica – avvenuta nel dicembre del 1180, non possono aver influenzato la produzione della « Materia di Bretagna », il cui inizio è avvenuto a partire dal 1160 – ’65.
Cordialmente
Andrea Conti
Ho studiato per molti anni la "questione arturiana" ed è molto complessa. Come affermato da Andrea Conti gli scritti sul leggendario Artù sono di molto precedenti la vita terrena di Galgano ma essi non giunsero ad un definitivo compimento che alla fine del '400.
La leggenda della "spada nella roccia", in questo caso, non è affrontata nè naturalmente negli scritti storici del venerabile Beda o Nennio nè nei romanzi cortesi di Chrètien de Troyes o von Eschenbach ma si fa strada con il "Merlin" di Robert de Boron o "Le Morte d'Arthur" di sir Thomas Malory, sicuramente in un periodo posteriore a San Galgano.
Dunque, questo mito potrebbe anche aver preso dei riferimenti dal Santo in questione
