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Tutti abbiamo dei "grandi" fra i nostri avi

Inviato:
lunedì 26 giugno 2006, 19:55
da pierfe
Siamo nel 2006 in un mondo multimediale dove le persone hanno sempre più la propria identità specifica, ma allo stesso tempo dispersa in miliardi di bit; a differenza del passato dove erano rispettate le famiglie per quanto rappresentavano, oggi noi (individui) siamo rispettati ed invidiati per quanto riusciamo a fare da soli nella vita, per la posizione sociale raggiunta, per la cultura; oggi tutti (o quasi) siamo stati all'università, quasi più nessuno sputa per terra, ci laviamo le mani prima di mangiare e... oggi il figlio di un elettricista si permette magari di pontificare su argomenti che erano ignoti solo 50 anni fa al suo ambiente sociale, allo stesso tempo un principe porta agli utenti i libri in biblioteca come fanno i suoi colleghi commessi... quindi cosa ci rimane della nostra storia, cosa ci rende diversi dagli altri della massa che non ha radici? Ma oggi i diritti storici cosa sono, cosa ci danno e cosa rappresentano?
Ci sono gran maestri di ordini cattolici che si proclamano sessuomani, altri vendono personal computer, altri sposano così bene che hanno una posizione equivalente a quella dei sovrani rimasti, non grazie alla loro "dinastia" ma alla posizione della moglie...
e allora? Cosa possiamo fare per dire che siamo ancora diversi???
Oppure siamo solo dei paranoici che credono alle favole di biancaneve e cenerentola, buttando via il loro tempo ad inseguire un sogno, che non esisteva neppure a quei tempi?
Indicate una strada da seguire...
Pier Felice degli Uberti

Inviato:
lunedì 26 giugno 2006, 20:08
da FP
La nostra è una
passione, caro Pier Felice; la via da seguire è solo quella del piacere di scoprire. Ma se devo dirtela tutta non è con la rilevanza sociale dei nostri avi che possiamo "distinguerci dalla massa"...Alle favole non ci crediamo, ma amiamo solo raccontarle per amor del sapere


Inviato:
lunedì 26 giugno 2006, 20:08
da aristarco
Caro degli Uberti,
la condotta dei principi ha nociuto alla loro causa ben più della Revolution...
Questo vale per tutti e non v'e alcun riferimento a recenti fatti di cronaca.

Inviato:
lunedì 26 giugno 2006, 20:11
da Alessio Bruno Bedini
La strada è sempre la stessa .. la nobiltà deve seguire la strada delle Virtù: Fortezza, Prudenza, Temperanza, Fede, Speranza e Carità ..
Senza Virtù non c'è nobiltà e solo le Virtù danno la Gloria
VIRTUS GLORIAM PARIT!

Inviato:
martedì 27 giugno 2006, 9:08
da Mic
Dott. Degli Uberti,
ritengo che lei abbia ragione. La mia ricetta è la stessa che hanno insegnato a me e che io insegnerò un giorno ai miei eredi a Dio piacendo.
Dio, Patria, Famiglia, Solidarietà, Rispetto
da questi valori discendono tutti gli altri che ogni giorno ci danno la forza di essere "diversi" dai più.
Un saluto

Inviato:
martedì 27 giugno 2006, 12:39
da g.iaia
Caro Pier Felice,
credo che l'unica strada da seguire sia espressa in un "motto" che suppongo tutti possiamo sposare:
"Numquam Serbavi".
Normalmente viene tradotto con "non ho mai risparmiato", ma anche "non mi sono mai risparmiato", ossia non sono mai venuto meno alla mia responsabilità di "custodia" di una Tradizione (volutamente uso la maiuscola) che, pur nel mutarsi dei tempi, può ancora "dire" e "dare" qualcosa.
Sono convinto che il nostro essere "diversi" sta proprio nell’impegno che mettiamo (o dovremmo mettere) per stupirci ancora e per meravigliarci (e non certo per stupire o meravigliare qualcuno) dinanzi al "Bello" (del fatto storico? Della forma artistica? Io intendo tale termine "sostanzialmente", in senso assoluto) ed al “Buon Gusto” (di cui il mondo ormai è pressoché privo).
Siamo diversi perché amiamo sì l'ordine, la misura e la rigorosa corrispondenza tra le parti dell’insieme (in altre parole, perché amiamo le cose "fatte bene"), ma al tempo stesso perché siamo o dovremmo essere disponibili ed aperti a quell'imponderabile, alogico ed indeterminato esprimibile solo attraverso la valorizzazione di quel “certo-non-so-che” indicibile ed indefinibile ma certo percepibile (quando mi parlavi di don Vicente, nel corso della mia visita a Bologna qualche tempo fa, confesso di aver avvertito questi sentimenti), che "applichiamo" nelle nostre ricerche.
Siamo "diversi" non perché appassionati di "cose vecchie" o desuete, o perché "collezionisti" o amanti di "metalliche bardature", ma perché ci sforziamo di "rivelare" (nella doppia accezione del termine: di "mostrare" quindi, ma anche di permettere il loro ri-velamento, il loro nuovo nascondimento) dei contenuti (bada bene, contenuti, non forme) dell'agire umano ancora validi, tirandoli fuori dall’oscurità di contesti civili talvolta caotici o banali ed indicandoli come ancora perseguibili.
Spero di non apparire troppo "filosofico" (ma la tua domanda d'altronde mi invita a praticare tale "arte"), ma siamo quindi diversi perché ci piace andare “oltre” il sensibile; proprio per questo sono convinto che il nostro “buon combattimento” (non dimentichiamo che “bello” mantiene un legame fonetico e sostanziale con il latino “bellus”...) per conservare il tesoro della Tradizione non sia vano.
Ne vale ancora la pena...
"Numquam Serbavi"!!!!!!
In amicizia e condivisione di sentimenti (solo per questo mi sono permesso di darti del "tu")
Gaetano

Inviato:
martedì 27 giugno 2006, 12:43
da Maria Giulia
Quando si affrontano argomenti di questo tipo si rischia sempre di scadere inevitabilmente sull'ovvio e sullo scontato, ma così appare solo in superficie.
Lei dottor Degli Uberti dice che ormai ci siamo per così dire livellati, ma a mio modesto avviso ci siamo livellati verso il basso; dice giustamente che nessuno, o quasi, sputa più per terra, ebbene io le chiedo in quanti usano ancora il baciamano, in quanti usano ancora aprire lo sportello della vettura alla loro signora, in quanti tengono conto del luogo per decidere l'abbigliamento, si conoscono le più elementari regole della buona educazione?
Personalmente vedo solo maleducazione, prevaricazione ed arroganza, a volte purtroppo anche da chi, quanto meno, la tradizione familiare dovrebbe diversamente indirizzare.
La nobiltà giuridicamente non esiste più, ma pensiamo forse che il giorno dopo l'entrata in vigore della costituzione italiana di colpo i comportamenti sono cambiati in funzione solo di questo evento?
La nobiltà giuridica spesso non aveva nulla in comune con la Nobiltà fattuale, ma almeno ne era sprone, contribuiva a che i comportamenti fossero misurati, e soprattutto era custode delle tradizioni e del loro perpetuarsi.
Oggi poche persone guardano al passato come ad un valore, coma al riconoscimento di noi stessi attraverso di esso; noi siamo quello che i nostri genitori ci hanno tramandato e dobbiamo esserne orgogliosi.
Chi non conosce il proprio passato non vedrà il proprio futuro; personalmente non ho mai visto la ricerca nel passato come intento di vanagloria, ma come affermazione di se attraverso di esso.
Affermare mio nonno era...., non significa vantarsi di fronte agli altri, ma solo affermare la propria provenienza, mostrare i propri valori, sbandierarli a coloro che ritengono superato e deridono tutto ciò.
Soprattutto tra i giovani (ed io mi pregio di appartenere a questa categoria) noto la mancanza di questi valori, ma per fortuna ci sono ancora persone che utilizzano carta da lettera con lo stemma di famiglia, che indicano con un R.S.V.P. la cortesia di rispondere in un invito, che amano cambiarsi d'abito durante la giornata, che ti fanno sentire forse sì, un po' principessa Sissi, ma che allo stesso tempo amano sottolineare come loro attraverso la loro famiglia abbiano fatto parte della storia e continuino a farne parte.
Scusate la retorica, ma era difficile non cadervi.
Maria Giulia.

Inviato:
martedì 27 giugno 2006, 13:10
da pierfe
Maria Giulia ha scritto:Quando si affrontano argomenti di questo tipo si rischia sempre di scadere inevitabilmente sull'ovvio e sullo scontato, ma così appare solo in superficie.
Lei dottor Degli Uberti dice che ormai ci siamo per così dire livellati, ma a mio modesto avviso ci siamo livellati verso il basso; dice giustamente che nessuno, o quasi, sputa più per terra, ebbene io le chiedo in quanti usano ancora il baciamano, in quanti usano ancora aprire lo sportello della vettura alla loro signora, in quanti tengono conto del luogo per decidere l'abbigliamento, si conoscono le più elementari regole della buona educazione?
Personalmente vedo solo maleducazione, prevaricazione ed arroganza, a volte purtroppo anche da chi, quanto meno, la tradizione familiare dovrebbe diversamente indirizzare.
La nobiltà giuridicamente non esiste più, ma pensiamo forse che il giorno dopo l'entrata in vigore della costituzione italiana di colpo i comportamenti sono cambiati in funzione solo di questo evento?
La nobiltà giuridica spesso non aveva nulla in comune con la Nobiltà fattuale, ma almeno ne era sprone, contribuiva a che i comportamenti fossero misurati, e soprattutto era custode delle tradizioni e del loro perpetuarsi.
Oggi poche persone guardano al passato come ad un valore, coma al riconoscimento di noi stessi attraverso di esso; noi siamo quello che i nostri genitori ci hanno tramandato e dobbiamo esserne orgogliosi.
Chi non conosce il proprio passato non vedrà il proprio futuro; personalmente non ho mai visto la ricerca nel passato come intento di vanagloria, ma come affermazione di se attraverso di esso.
Affermare mio nonno era...., non significa vantarsi di fronte agli altri, ma solo affermare la propria provenienza, mostrare i propri valori, sbandierarli a coloro che ritengono superato e deridono tutto ciò.
Soprattutto tra i giovani (ed io mi pregio di appartenere a questa categoria) noto la mancanza di questi valori, ma per fortuna ci sono ancora persone che utilizzano carta da lettera con lo stemma di famiglia, che indicano con un R.S.V.P. la cortesia di rispondere in un invito, che amano cambiarsi d'abito durante la giornata, che ti fanno sentire forse sì, un po' principessa Sissi, ma che allo stesso tempo amano sottolineare come loro attraverso la loro famiglia abbiano fatto parte della storia e continuino a farne parte.
Scusate la retorica, ma era difficile non cadervi.
Maria Giulia.
Grazie! La mia provocazione mi ha pagato, Lei ha scritto quanto io volevo sentire, mi creda sono perfettamente d'accordo con Lei su tutto, anche se sono anni che dico che mi faccio stampare un biglietto da visita privato con lo stemma (non lo farei mai stampare in qualunque tipografia-litografia) ma non trovo proprio il tempo, ma applico l'uso del baciamano che considero per quanto ad esso storicamente collegato come un atto di rispetto tra i più profondi e completi che un uomo può fare.
Lei non può neanche immaginare il piacere che ho avuto nel leggere che esistono ancora famiglie storiche come la Sua che sanno ancora cosa vuol dire stare al mondo.
Pier Felice degli Uberti

Inviato:
martedì 27 giugno 2006, 19:45
da Mario Volpe
La provocazione del Dr. degli Uberti è stimolante, e le risposte fornite dai frequentatori sono pienamente condivisibili. E’ senz’altro giusto e bello voler conservare e tramandare la storia e le tradizioni della propria famiglia, soprattutto se nobiliari, anche se nel 2006, in una Repubblica che non riconosce titoli, parlare di “diritti storici” può sembrare superato e anacronistico.
Ma ora vorrei provare, se gli amici frequentatori me lo permettono, a spostare la provocazione su un altro settore, a me più familiare, e cioè quello delle investiture cavalleresche.
Se è giusto e bello conservare e tramandare la storia e le tradizioni della propria famiglia, e quindi, in un certo senso, voler perpetuare la nobiltà (sia essa giuridica o fattuale) ed i suoi significati, è altrettanto giusto – nel 2006 e in un regime repubblicano - voler conservare le tradizioni ed i significati delle investiture cavalleresche “storiche” ?
Naturalmente mi riferisco a quegli ordini cavallereschi di origine pre-unitaria che ancora oggi vengono conferiti in Italia da eredi (più o meno diretti) di sovrani che li avevano istituiti mentre sedevano su di un trono, e che oggi - dato che quel trono non lo posseggono più e dato che il loro stesso regno non esiste più - sono considerabili come degli “onori virtuali” conferiti da “comuni cittadini” di un altro stato (benché abbiano conservato una fons honorum e una discendenza dinastica).
Queste istituzioni, oggi definite come “ordini non nazionali”, sono ancora per varie ragioni molto ambite e ricercate nel nostro Paese e, grazie al contorno storico-tradizionale, cerimoniale ed elitario che normalmente le accompagna, continuano a suscitare una forte attrazione e suggestione in ampie fasce della comunità (nonostante gli innegabili cambiamenti “materialistici” imposti dall’era moderna alla nostra società).
Queste investiture dovrebbero oggi aver perso gran parte del loro significato, essendo effettuate da persone che non hanno più alcun potere sovrano e che in gran parte sono considerati degli stranieri nel nostro Paese. Alcuni poi, tendono a sminuire l’importanza di questi Gran Maestri senza trono che, grazie alle rendite ed ai privilegi che la loro discendenza principesca (o i ricchi matrimoni) gli consentono di conservare (soprattutto all’estero), possono anche permettersi di non dover “lavorare per campare”.
Eppure la “caccia al titolo” da parte di molti italiani per conquistare una o più d’una di queste investiture è ancora oggi assai assidua e diffusa.
Che non sia un segnale dell’ambizione, della vanità o della voglia di primeggiare, che una certa parte degli italiani continua a sentire come un bisogno personale ?
Non parliamo poi degli “ordini cavallereschi fasulli”, che fin dalla proclamazione della Repubblica nel 1946 hanno cominciato a proliferare e moltiplicarsi nel nostro Paese, approfittando del “vuoto” lasciato dalle istituzioni cavalleresche monarchiche che nel frattempo la Repubblica stessa aveva soppresso (e della fine del controllo fino ad allora esercitato dalla Consulta Araldica del Regno).
Anche in questo settore – nonostante le limitazioni imposte dall’attuale normativa italiana (vedi la legge n. 178/51) - la caccia all’investitura è molto diffusa, sia da parte degli ignari cittadini che, in buona fede, si lasciano convincere (leggi ingannare) dalla validità e dalla legittimità di questi conferimenti, sia da parte di coloro che, senza andare troppo per il sottile, non potendo ambire a quelli “seri”, pur di esibire nastri di seta multicolori e luccicanti decorazioni smaltate, si accontentano più o meno consapevolmente anche di questi “surrogati”.
La cosa più strana, tra l’altro, e lo dico purtroppo per esperienza professionale, è che tra i tanti che ci cascano ci sono molti rappresentanti delle nostre Forze dell’Ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza), ossia proprio di quei soggetti che non solo non dovrebbero lasciarsi adescare da queste nomine false e truffaldine, ma dovrebbero invece perseguire e denunciare i responsabili di questi illeciti…
Nella bilancia degli attuali “valori onorifici” italiani, un cavalierato di un nostro ordine nazionale (OMRI, OSSI, OMI, OML) dovrebbe avere un maggior peso rispetto a queste investiture “storiche”, dato che, se non altro, esso viene conferito da un legittimo Capo di Stato (e, generalmente, non a mero titolo onorifico [o dietro una tassa di iscrizione], ma per meriti effettivamente acquisiti dal destinatario).
Paradossalmente invece, nelle ambizioni comuni più diffuse, si tende a considerare maggiormente prestigiosa l’investitura “storica”, magari solo perché questa permette, oltre che di portare la rosetta all’occhiello della giacca o il nastrino sulla divisa, anche di indossare un paio di volte l’anno il traslucido mantello crociato dell’ordine.
(parafrasando il Dr. degli Uberti) "Indicate una strada da seguire..."
Cordialmente
Mario Volpe

Inviato:
martedì 27 giugno 2006, 23:24
da pierfe
Mario Volpe ha scritto:La provocazione del Dr. degli Uberti è stimolante, e le risposte fornite dai frequentatori sono pienamente condivisibili. E’ senz’altro giusto e bello voler conservare e tramandare la storia e le tradizioni della propria famiglia, soprattutto se nobiliari, anche se nel 2006, in una Repubblica che non riconosce titoli, parlare di “diritti storici” può sembrare superato e anacronistico.
Ma ora vorrei provare, se gli amici frequentatori me lo permettono, a spostare la provocazione su un altro settore, a me più familiare, e cioè quello delle investiture cavalleresche.
Se è giusto e bello conservare e tramandare la storia e le tradizioni della propria famiglia, e quindi, in un certo senso, voler perpetuare la nobiltà (sia essa giuridica o fattuale) ed i suoi significati, è altrettanto giusto – nel 2006 e in un regime repubblicano - voler conservare le tradizioni ed i significati delle investiture cavalleresche “storiche” ?
Naturalmente mi riferisco a quegli ordini cavallereschi di origine pre-unitaria che ancora oggi vengono conferiti in Italia da eredi (più o meno diretti) di sovrani che li avevano istituiti mentre sedevano su di un trono, e che oggi - dato che quel trono non lo posseggono più e dato che il loro stesso regno non esiste più - sono considerabili come degli “onori virtuali” conferiti da “comuni cittadini” di un altro stato (benché abbiano conservato una fons honorum e una discendenza dinastica).
Queste istituzioni, oggi definite come “ordini non nazionali”, sono ancora per varie ragioni molto ambite e ricercate nel nostro Paese e, grazie al contorno storico-tradizionale, cerimoniale ed elitario che normalmente le accompagna, continuano a suscitare una forte attrazione e suggestione in ampie fasce della comunità (nonostante gli innegabili cambiamenti “materialistici” imposti dall’era moderna alla nostra società).
Queste investiture dovrebbero oggi aver perso gran parte del loro significato, essendo effettuate da persone che non hanno più alcun potere sovrano e che in gran parte sono considerati degli stranieri nel nostro Paese. Alcuni poi, tendono a sminuire l’importanza di questi Gran Maestri senza trono che, grazie alle rendite ed ai privilegi che la loro discendenza principesca (o i ricchi matrimoni) gli consentono di conservare (soprattutto all’estero), possono anche permettersi di non dover “lavorare per campare”.
Eppure la “caccia al titolo” da parte di molti italiani per conquistare una o più d’una di queste investiture è ancora oggi assai assidua e diffusa.
Che non sia un segnale dell’ambizione, della vanità o della voglia di primeggiare, che una certa parte degli italiani continua a sentire come un bisogno personale ?
Non parliamo poi degli “ordini cavallereschi fasulli”, che fin dalla proclamazione della Repubblica nel 1946 hanno cominciato a proliferare e moltiplicarsi nel nostro Paese, approfittando del “vuoto” lasciato dalle istituzioni cavalleresche monarchiche che nel frattempo la Repubblica stessa aveva soppresso (e della fine del controllo fino ad allora esercitato dalla Consulta Araldica del Regno).
Anche in questo settore – nonostante le limitazioni imposte dall’attuale normativa italiana (vedi la legge n. 178/51) - la caccia all’investitura è molto diffusa, sia da parte degli ignari cittadini che, in buona fede, si lasciano convincere (leggi ingannare) dalla validità e dalla legittimità di questi conferimenti, sia da parte di coloro che, senza andare troppo per il sottile, non potendo ambire a quelli “seri”, pur di esibire nastri di seta multicolori e luccicanti decorazioni smaltate, si accontentano più o meno consapevolmente anche di questi “surrogati”.
La cosa più strana, tra l’altro, e lo dico purtroppo per esperienza professionale, è che tra i tanti che ci cascano ci sono molti rappresentanti delle nostre Forze dell’Ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza), ossia proprio di quei soggetti che non solo non dovrebbero lasciarsi adescare da queste nomine false e truffaldine, ma dovrebbero invece perseguire e denunciare i responsabili di questi illeciti…
Nella bilancia degli attuali “valori onorifici” italiani, un cavalierato di un nostro ordine nazionale (OMRI, OSSI, OMI, OML) dovrebbe avere un maggior peso rispetto a queste investiture “storiche”, dato che, se non altro, esso viene conferito da un legittimo Capo di Stato (e, generalmente, non a mero titolo onorifico [o dietro una tassa di iscrizione], ma per meriti effettivamente acquisiti dal destinatario).
Paradossalmente invece, nelle ambizioni comuni più diffuse, si tende a considerare maggiormente prestigiosa l’investitura “storica”, magari solo perché questa permette, oltre che di portare la rosetta all’occhiello della giacca o il nastrino sulla divisa, anche di indossare un paio di volte l’anno il traslucido mantello crociato dell’ordine.
(parafrasando il Dr. degli Uberti) "Indicate una strada da seguire..."
Cordialmente
Mario Volpe
Condivido in toto è una lezione magistrale!
Pier Felice degli Uberti

Inviato:
mercoledì 28 giugno 2006, 0:02
da Alessio Bruno Bedini
Mario Volpe ha scritto:Se è giusto e bello conservare e tramandare la storia e le tradizioni della propria famiglia, e quindi, in un certo senso, voler perpetuare la nobiltà (sia essa giuridica o fattuale) ed i suoi significati, è altrettanto giusto – nel 2006 e in un regime repubblicano - voler conservare le tradizioni ed i significati delle investiture cavalleresche “storiche” ?
L'investitura di un ordine non-nazionale ha ragione di essere solo quando l'investito e la sua famiglia si sentono legato da un particolare rapporto d'affetto verso quella casa ex-regnante. Proprio per la particolarità del sentimento al massimo 1 ordine è consentito dal buon gusto. I cacciatori di nastrini che si fanno investire di 2 o 3 ordini dinastici di diversi stati preunitari sono fuori dal mondo e al livello dei fantagenealogisti

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Mario Volpe ha scritto:Eppure la “caccia al titolo” da parte di molti italiani per conquistare una o più d’una di queste investiture è ancora oggi assai assidua e diffusa.
Che non sia un segnale dell’ambizione, della vanità o della voglia di primeggiare, che una certa parte degli italiani continua a sentire come un bisogno personale ?
E' un segnale dell'ignoranza della massa. Ignoranza nel senso che ignorano totalmente di cosa si tratta quello che ricevono e cosa significhi (ma in questo a volte probabilmente sono ignoranti anche i Gran Maestri). Questo forum esiste anche per questo: crescere ed imparare cose nuove attraverso lo scambio di idee e il confronto. Io stesso ho imparato molto ..
Mario Volpe ha scritto:Non parliamo poi degli “ordini cavallereschi fasulli”, che fin dalla proclamazione della Repubblica nel 1946 hanno cominciato a proliferare e moltiplicarsi nel nostro Paese, approfittando del “vuoto” lasciato dalle istituzioni cavalleresche monarchiche che nel frattempo la Repubblica stessa aveva soppresso (e della fine del controllo fino ad allora esercitato dalla Consulta Araldica del Regno).
Anche in questo settore – nonostante le limitazioni imposte dall’attuale normativa italiana (vedi la legge n. 178/51) - la caccia all’investitura è molto diffusa, sia da parte degli ignari cittadini che, in buona fede, si lasciano convincere (leggi ingannare) dalla validità e dalla legittimità di questi conferimenti, sia da parte di coloro che, senza andare troppo per il sottile, non potendo ambire a quelli “seri”, pur di esibire nastri di seta multicolori e luccicanti decorazioni smaltate, si accontentano più o meno consapevolmente anche di questi “surrogati”.
La cosa più strana, tra l’altro, e lo dico purtroppo per esperienza professionale, è che tra i tanti che ci cascano ci sono molti rappresentanti delle nostre Forze dell’Ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza), ossia proprio di quei soggetti che non solo non dovrebbero lasciarsi adescare da queste nomine false e truffaldine, ma dovrebbero invece perseguire e denunciare i responsabili di questi illeciti…
Non colpevolizzo esclusivamente l'ultimo anello della catena. Forse la colpa è anche dello Stato che nel corso degli anni ha chiuso troppo gli occhi su queste situazioni.. quando con la magistratura non le ha addirittura legittimate
Mario Volpe ha scritto:Nella bilancia degli attuali “valori onorifici” italiani, un cavalierato di un nostro ordine nazionale (OMRI, OSSI, OMI, OML) dovrebbe avere un maggior peso rispetto a queste investiture “storiche”, dato che, se non altro, esso viene conferito da un legittimo Capo di Stato (e, generalmente, non a mero titolo onorifico [o dietro una tassa di iscrizione], ma per meriti effettivamente acquisiti dal destinatario).
Paradossalmente invece, nelle ambizioni comuni più diffuse, si tende a considerare maggiormente prestigiosa l’investitura “storica”, magari solo perché questa permette, oltre che di portare la rosetta all’occhiello della giacca o il nastrino sulla divisa, anche di indossare un paio di volte l’anno il traslucido mantello crociato dell’ordine.
Come non essere d'accordo?
Gli ordini nazionali hanno un loro valore riconosciuto universalmente.
Gli ordini non-nazionali hanno valore solo all'interno della casa che ha conferito quell'ordine..
Se almeno la metà di noi capisse questi semplici concetti già saremmo a buon punto ..
Scusate l'OT ma ci tenevo a ribadire questi concetti che pur se a noi possono sembrare banali non fa mai male ripeterli


Inviato:
mercoledì 28 giugno 2006, 10:43
da Maria Giulia
Gentili signori chiedo scusa se per un attimo rientrerò nell'argomento originale del topic, ma corre l'obbligo di ringraziare il dottor Degli Uberti per le parole indirizzatemi, ringrazio anche tutti coloro che privatamente mi hanno fatto sapere di condividere quanto da me detto.
Non tutto è perduto però; per fortuna resistono ancora persone che la pensano come Lei dottore e che come Lei si comportano; mi permetta in particolare di ringraziare una persona, che non citerò, ma che ben capirà trattarsi di lui (è un utente di questo bel forum).
Una persona di altri tempi, quasi anacronistica nel mondo d'oggi, fu il cavaliere che mi accompagnò nel primo ballo per i miei 18 anni, un grande ballerino di valzer (specie ormai estinta), una persona dai modi e dai comportamenti ineccepibili, un bravissimo giocatore di bridge, una persona che quando indossa lo smoking usa solo ed esclusivamente le pump (ma dove lo troviamo un altro); lo ringrazio per tutto quello che ha fatto per me e per la mia famiglia, ora dopo un periodo di lontananza ci siamo riavvicinati, ed è come sempre l'ho ricordato un vero Cavaliere.
Maria Giulia

Inviato:
mercoledì 28 giugno 2006, 11:24
da Alessio Bruno Bedini
Il suo intervento mi stuzzica in modo particolare e mi permetto di replicare in modo piccante
Maria Giulia ha scritto:Quando si affrontano argomenti di questo tipo si rischia sempre di scadere inevitabilmente sull'ovvio e sullo scontato, ma così appare solo in superficie.
Lei dottor Degli Uberti dice che ormai ci siamo per così dire livellati, ma a mio modesto avviso ci siamo livellati verso il basso; dice giustamente che nessuno, o quasi, sputa più per terra, ebbene io le chiedo in quanti usano ancora il baciamano, in quanti usano ancora aprire lo sportello della vettura alla loro signora, in quanti tengono conto del luogo per decidere l'abbigliamento, si conoscono le più elementari regole della buona educazione?
Personalmente vedo solo maleducazione, prevaricazione ed arroganza, a volte purtroppo anche da chi, quanto meno, la tradizione familiare dovrebbe diversamente indirizzare.
La nobiltà giuridicamente non esiste più, ma pensiamo forse che il giorno dopo l'entrata in vigore della costituzione italiana di colpo i comportamenti sono cambiati in funzione solo di questo evento?
La nobiltà giuridica spesso non aveva nulla in comune con la Nobiltà fattuale, ma almeno ne era sprone, contribuiva a che i comportamenti fossero misurati, e soprattutto era custode delle tradizioni e del loro perpetuarsi.
Abbiamo concetti comletamente diveri di cos'è la nobiltà oggi:
Lei parla di comportamenti. Le faccio presente che una persona di animo malvagio o intenti subdoli potrebbe benissimo conoscere ed applicare le regole dell'etichetta. Quella persona è Nobile?
A mio avviso la Nobiltà deve andare ben oltre i comportamenti ma risiedere nello stesso modo di essere di una persona. Per questo ho indicato le Virtù e ritengo che la fortezza può benissimo stare in un poverello di Assisi che non sapeva fare il baciamano cosi come la prudenza o saggezza in una bambina di 13 anni come Teresa di Lisieux.
Non possiamo confondere la gentilezza o la cortesia con la Nobiltà... questa oggi che non è più uno status giuridico può essere solo una virtù ..
Oggi poche persone guardano al passato come ad un valore, coma al riconoscimento di noi stessi attraverso di esso; noi siamo quello che i nostri genitori ci hanno tramandato e dobbiamo esserne orgogliosi.
Chi non conosce il proprio passato non vedrà il proprio futuro; personalmente non ho mai visto la ricerca nel passato come intento di vanagloria, ma come affermazione di se attraverso di esso.
Affermare mio nonno era...., non significa vantarsi di fronte agli altri, ma solo affermare la propria provenienza, mostrare i propri valori, sbandierarli a coloro che ritengono superato e deridono tutto ciò.
Beata lei che non ha mai conosciuto nessuno che si riempie la bocca con i suoi antenati perchè non ha argomenti su se stesso
.. purtroppo il mondo è pieno di vanesi e nell'ambito della genealogia come puo immaginare, la densità di tali persone è molto maggiore che in altri ambiti ..
La scoperta dei nostri avi ci deve spronare a fare come loro o meglio non a vantarci di cose che loro hanno fatto e noi non faremo mai
Soprattutto tra i giovani (ed io mi pregio di appartenere a questa categoria) noto la mancanza di questi valori, ma per fortuna ci sono ancora persone che utilizzano carta da lettera con lo stemma di famiglia, che indicano con un R.S.V.P. la cortesia di rispondere in un invito, che amano cambiarsi d'abito durante la giornata, che ti fanno sentire forse sì, un po' principessa Sissi, ma che allo stesso tempo amano sottolineare come loro attraverso la loro famiglia abbiano fatto parte della storia e continuino a farne parte.
Scusate la retorica, ma era difficile non cadervi.
Maria Giulia.
Non si preoccupi nessuna retorica ma forse ha visto giusto: "la sindrome della principessa Sissi" che da giovani colpisce tutte le donne
. Sognare è bello e lo dico io che qualche anno fa avevo il tempo di giocare a Bridge o andare a scuola di Valtzer. La vita purtroppo è altro e spesso non c'è il tempo di redigere tutti i particolari dal bigliettino alla carta intestata. Non avere lo chevalier non significa però non possedere quelle virtu che hanno solo i Nobili fra Nobili...

Inviato:
mercoledì 28 giugno 2006, 11:53
da Venethia
Soprattutto tra i giovani (ed io mi pregio di appartenere a questa categoria) noto la mancanza di questi valori, ma per fortuna ci sono ancora persone che utilizzano carta da lettera con lo stemma di famiglia, che indicano con un R.S.V.P. la cortesia di rispondere in un invito, che amano cambiarsi d'abito durante la giornata, che ti fanno sentire forse sì, un po' principessa Sissi, ma che allo stesso tempo amano sottolineare come loro attraverso la loro famiglia abbiano fatto parte della storia e continuino a farne parte.
Maria Giulia sono molto sincera credo che i valori che rendono una persona nobile di titolo e di fatto siano ben altri...e più profondi...lei sta parlando solo di etichetta...ma questa e' una mia umile opinione...
Gentile Saluti
Veronica

Inviato:
mercoledì 28 giugno 2006, 12:43
da Guido5
Senza dar giudizi - ma chi sono io per farmi giudice del prossimo? - mi permetto di osservare che indice di nobiltà (e di attenzione all'etichetta) è anche l'essere capaci di non far pesare in alcun modo le differenze di ceto.
Ciao a tutti!
Guido5