Il valore delle certificazioni dei Re d'Armi di Spagna
Mi scuso se devo trattare ancora una volta un argomento già sviscerato e che ritenevo concluso, ma a causa di recenti discussioni apparse su altri forum che presentano l'argomento in maniera non completa ed imprecisa sono costretto a pubblicare la discussione e le mie risposte.
Ricordo che il problema "spagnolo" riferito all'araldica e ai titoli nobiliari sia durante il Regno d'Italia sia da parte di organizzazioni private dopo l'entrata in vigore della nostra Costituzione, è sempre stato un contenzioso difficilemente risolvibile per la diversità di interpretazioni, successioni e legislazione (l'Italia stessa più volte si intromise per sanzionare riconoscimenti a famiglie italiane di trattamenti spagnoli).
Sul sito del CGCNI alla discussione http://www.cnicg.net/forum/subject.asp? ... eid=2#8218 Certificazioni di nobiltà in Spagna firmato da Lucullus si legge:
Mi vien da aprire con un motto latino che ben si attaglia:
“Quod est,est
Quod non est, non est”
Questione interessante, già dibattuta su Rivista Araldica sin dal 1929 e poi ripresa ancora nel 1988 dal conte delle Pastene..
Ripesco dal mio archivio alcune vecchie pagine.
Da Rivista Araldica, anno 1929 – Risposta n. 725 – Traduco dal francese – Testuale
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I Re d’Armi di Spagna non hanno la facoltà che di rilasciare esclusivamente dei certificati d’armi.Essi possono anche registrare dei documenti nobiliari nei loro archivi.
Nei loro certificati, l’unica cosa che possono autorizzare è l’uso dell’arma, scrivendo:
“Di detta arma, conforme a quella descritta e miniata, potrà usarla liberamente il detto Signore…”
La certificazione della genealogia fatta da un Re d’Armi di Spagna non ha alcun valore come prova della genealogia.
Anche in Spagna esse non sono ammesse come prova dei quarti per l’ammissione negli ordini di SantJago,Calatrava,Alcantara e Montesa.
Non solo la genealogia deve essere verificata dalla Consulta Araldica in base a documenti autentici ma, è inutile presentare le certificazioni d’armi alla Consulta Araldica la quale non li prende affatto in considerazione.
Questi certificati non danno a assolutamente il diritto al titolo di nabile di Spagna.
Non solo..i Re d’Armi non hanno la facoltà di riconoscere o di registrare dei titoli, ma ciò è stato loro espressamente proibito dal governo una decina d’anni or sono, visti gli abusi avvenuti nella redazione dei certificati d’armi e nella registrazione dei documenti.
La lista di tutti i titoli riconosciuti in Spagna è pubblicata annualmente nella Guia Oficial de Espana.
Infine, per ciò che concerne l’ultima domanda dell’abbonato, l’effetto del certificato è assolutamente nullo per l’autenticità dei titoli, della nobiltà e della genealogia.
Uno Spagnolo.
Esisteva altra lettera, immagino “pro”, che è mancante, alla quale un Grande di Spagna risponde:
Rivista Araldica, anno 1929 – idem –
IL mio contradditore, Mr. Di Brolio, è d’accordo con me che i Re d’Armi hanno, come i notai, la facoltà di registrare nei loro archivi dei documenti e rilasciarne estratti.
Nessuno discute il valore delle loro dichiarazioni sul fatto che un certo documento è depositato nei loro archivi.
Ma Mr. Di Brolio si sbaglia quando dice…”nessuno ha mai messo in dubbio il valore degli atti depositati…”
Ma è proprio questo che si mette in dubbio !
I Re d’Armi accettano tutti gli atti che vengono loro sottoposti: diplomi, genealogie,ecc. Essi non controllano nulla, e d’altra parte non potrebbero nemmeno controllare il valore e l’autenticità dei documenti presentati quando questi documenti siano stranieri.
IL trucco è semplicissimo: l’istante compila una genealogia di fantasia, o produce dei diplomi o certificati di titoli, li fa autenticare da un qualsiasi studio araldico, che per qualche centinaio di migliaia di lire certifica che l’istante discende da CArlomagno, lo fa vistare dal Consolato del suo paese, facendo fare la traduzione in spagnolo, legalizza la firma del Console al Ministero Affari Esteri e il documento è pronto.
L’istante lo presenta al Re d’Armi il quale lo deposita nei suoi archivi e rilascia un certificato nel quale egli dichiara che dai documenti presentati e depositati risulta la tal genealogia e la descrive.
Oppure l’istante presenta un diploma nobiliare rilasciato o da una autorità incompetente o da un sovrano immaginario ….o infine l’istante presenta semplicemente dei documenti falsificati: nei tre casi il risultato è il medesimo.
La persona ha ottenuto il certificato che comincia così:
Don Alfonso XII, per Grazia di Dio e della Costituzione Re di Spagna
E nel Suo Nome Noi…Re d’Armi…ecc
Lo fa vedere agli incompetenti e dichiara che questo titolo e questa genealogia sono riconosciuti dalla corona di Spagna.
E chi contesta l’autenticità d’un certificato del Re d’Armi ?
E forse il fatto che un Re d’Armi ha rilasciato un certificato, dà forse più valore ai titoli ed alla genealogia falsa che risulta dai documenti senza valore depositati negli archivi dei Re d’Armi ?
LA risposta mi pare indiscutibile.
Un Grande di Spagna
Lvcvllvs - continua -
La mia risposta è la seguente:
La situazione in Spagna dopo il 1951 è cambiata totalmente, come vedrà alla fine della mia esposizione.
Conoscevo i testi che lei cita riferiti agli allora Re d'Armi di Spagna. Mi spiace tuttavia che lei presenti l'argomento non nella sua interezza non spiegando i motivi per cui ci furono questi interventi (fra l'altro non firmati anche se tuttavia i nomi degli autori sono noti agli studiosi). In quell'epoca in Spagna i Re d'Armi vissero un periodo di grande discredito perchè il regno di Alfonso XIII è caratterizzato da una grande attività del Corpo, e allo stesso tempo da scandali come quello riferito alla supposta certificazione d’arma spedita il 10 agosto 1913 dal Re d’Armi Luis Vilar y Vilar, nella quale era contenuto il riconoscimento di un titolo nobiliare, vistosamente messo in risalto dalla stampa francese. Questo Re d’Armi soffriva di una malattia celebrale che lo privava della coscienza, ed un cittadino straniero che sapeva di questa infermità si approfittò, sorprendendo la sua buona fede per ottenere una certificazione errata sia nella forma che nella sostanza. La quale, nel momento in cui fu presentata con noncuranza al Ministero di Stato per il visto, richiamò l’attenzione delle autorità che sollecitarono quello che fu il Real Orden del 29 gennaio 1915, ove si dichiarava: “le Certificazioni e gli altri documenti spediti dai Cronisti Re d’Armi non hanno più autorità che quella privata di chi la spedisce, senza che in alcun modo possa darsi carattere ufficiale, ne equipararla a documenti ufficiali.”
Tuttavia questa punizione del prestigioso Corpo dei Re d’Armi ebbe scarsa applicazione, ma sortì l’effetto di riformulare i decreti relativi alle loro specifiche funzioni. Con il decreto 29 luglio 1915 pubblicato su “Gaceta de Madrid” numero 212 del 31 luglio 1915 venne definita perfettamente la funzione dei Re d'Armi nel loro doppio aspetto; quali funzionari palatini in nome e per conto del re erano abilitati a spedire certificazioni di nobiltà, genealogia e stemmi, e nello stesso tempo dovevano provare davanti ad un tribunale la loro attitudine all'esercizio del carico a cui erano preposti, e - fatto nuovo - dovevano far sì che tutte le certificazioni rilasciate fossero autorizzate dal Ministero di Grazia e Giustizia, divenendo così anche dei funzionari del Ministero di Giustizia. Da questo momento l’ufficio del Corpo dei Re d’Armi provvide a darsi un regolamento divenendo così legalmente e definitivamente stabilito e strutturato.
Un altro scandalo dovuto a Luis Rubio y Ganga, costrinse il Palazzo a prendere la decisione di controllare gli atti del Corpo, e mediante Real Orden del 22 dicembre 1928, venne imposta la seguente condizione: “tutte le certificazioni che saranno spedite in futuro, vengano vistate e approvate dal Decano del Corpo al quale appartiene, senza il quale il documento sarà assolutamente nullo e senza alcun valore legale; per il qual effetto dovranno rimettersi al detto Decanato, prima di essere autorizzati con la sua firma, tutti i documenti, tutte le domande e gli antecedenti necessari, perché con assoluta garanzia e sotto la sua responsabilità possa approvarli o negarli senza ulteriori ricorsi”. Ecco la vera ragione per cui i due "spagnoli" discussero l'argomento sulla Rivista araldica. Con la caduta della monarchia il 14 aprile 1931, il governo repubblicano con Ordine ministeriale del 16 maggio 1931 all’articolo primo decide di “eliminare dal ruolo tutto il personale che figurava nello stesso per ragione di servizio di carattere meramente suntuario o protocollario, come i maggiordomi, i gentiluomini di corte e i cavallerizzi ecc.”. Così finiva il Corpo dei “Cronistas Reyes de Armas”.
Ma nel 1947 a mezzo di referendum la Spagna diviene nuovamente regno ed il Governo promulga il 4 maggio 1948 la restaurazione della legislazione nobiliare. Con il decreto del 13 aprile 1951 pubblicato su "Boletin Oficial del Estado" numero 123 del 3 maggio 1951 viene creata la figura dei “Cronistas de Armas” con specifiche attribuzioni come recita l’articolo quarto: “Compete ai Cronisti d'Armi la spedizione delle certificazioni di Nobiltà, genealogia e scudi d'armi. Le certificazioni dei Cronisti d'Armi con autorizzazione all'uso saranno valide solo se vistate dal Ministero di Giustizia. Inoltre i Cronisti d’Armi saranno personalmente responsabili delle certificazioni spedite nell'esercizio del loro carico". Dal decreto si comprende quale è la profonda riforma degli Ufficiali d’Armi, “liberi professionisti” riconosciuti dallo Stato attraverso il Ministero di Giustizia come competenti a certificare con una “garantía del Estado”. Quindi davanti alla legge non esiste alcuna possibilità di discussione del resto anche durante il Regno d'Italia ci furono alcuni "riconoscimenti" di titoli nobiliari a persone che non ne avevano diritto.
Riprovevole invece sono le false dichiarazioni di italiani che hanno spacciato per riconoscimenti "italiani" provvedimenti validi solo nel Regno di Spagna (una certificazione d'arma è solo uno stemma spagnolo non certo il riconoscimento di uno stemma italiano perchè da noi le leggi di riconoscimento erano diverse) ed hanno millantato riconoscimenti nobiliari che non avevano facendoli passare (come risulta sul Libro d'oro del Collegio Araldico) per "riconoscimenti" in base a certificazioni d'arma rilasciate dall'ultimo Cronista de Armas. La verità è che Don Vicente de Cadenas y Vicent emise molte certificazioni d'arma durante i 53 anni di esercizio, penso circa 1250 (che sono una media di 23 all'anno), ma che nella realtà sono poche. Di queste 1250 circa 300 sono ad italiani, delle quali una decina sono certificazioni di genealogia (o pseudogenalogia intendo dire che sembrano certificazioni di genealogia mentre nella realtà sono solo d'arma), ed infine rilasciò solo 3 certificazioni di nobiltà, genealogia ed arma.
In poche parole le certificazioni in Spagna servono per registrare un marchio di fabbrica di contenuto araldico, per far valere in giudizio i propri diritti araldici, anche come complemento per l’ammissione in ordini o corporazioni che richiedono prove di nobiltà (ma attenzione devono essere accompagnate dai documenti in originale). Le certificazioni di genealogia e nobiltà non sono riconoscimenti di titoli o autorizzazioni all’uso di quei titoli in Spagna perché il Cronista de Armas non ha il potere di riconoscere titoli o autorizzare all’uso gli stessi nel Regno, ma ha il diritto di riconoscere una genealogia e gli eventuali diritti a titoli nobiliari che potrebbero essere riconosciuti od autorizzati in base alla legge spagnola (ad esempio una famiglia che ha diritto ad un titolo nobiliare se non lo usa per 40 anni perde il diritto che torna alla corona…). Tuttavia le certificazioni di genealogia e nobiltà non sono accettate dall’Asociacion de Hidalgos di cui de Cadenas era il segretario generale per evitare il rischio che si potesse supporre un interesse personale. Ma ovviamente senza una certificazione d’arma lo stemma non veniva riconosciuto dall’Asociacion de Hidalgos.
Mi rendo conto che se non si conoscono la materia e le relative norme giuridiche spagnole per capire il tipo di certificazione è facile cadere in fraintendimenti; indiscussa è però l'opera meritoria di Vicente de Cadenas y Vicent che ha tutelato l'araldica anche in Italia permettendo a famiglie storiche di avere certificato il loro stemma (non più autorizzabile in Italia dal 1° gennaio 1948), e a tante famiglie "nuove" di avere finalmente uno stemma che avesse una forma di ufficialità in uno Stato dove ancora la nobiltà e l'araldica sono riconosciute ufficialmente!
Pier Felice degli Uberti
Ricordo che il problema "spagnolo" riferito all'araldica e ai titoli nobiliari sia durante il Regno d'Italia sia da parte di organizzazioni private dopo l'entrata in vigore della nostra Costituzione, è sempre stato un contenzioso difficilemente risolvibile per la diversità di interpretazioni, successioni e legislazione (l'Italia stessa più volte si intromise per sanzionare riconoscimenti a famiglie italiane di trattamenti spagnoli).
Sul sito del CGCNI alla discussione http://www.cnicg.net/forum/subject.asp? ... eid=2#8218 Certificazioni di nobiltà in Spagna firmato da Lucullus si legge:
Mi vien da aprire con un motto latino che ben si attaglia:
“Quod est,est
Quod non est, non est”
Questione interessante, già dibattuta su Rivista Araldica sin dal 1929 e poi ripresa ancora nel 1988 dal conte delle Pastene..
Ripesco dal mio archivio alcune vecchie pagine.
Da Rivista Araldica, anno 1929 – Risposta n. 725 – Traduco dal francese – Testuale
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I Re d’Armi di Spagna non hanno la facoltà che di rilasciare esclusivamente dei certificati d’armi.Essi possono anche registrare dei documenti nobiliari nei loro archivi.
Nei loro certificati, l’unica cosa che possono autorizzare è l’uso dell’arma, scrivendo:
“Di detta arma, conforme a quella descritta e miniata, potrà usarla liberamente il detto Signore…”
La certificazione della genealogia fatta da un Re d’Armi di Spagna non ha alcun valore come prova della genealogia.
Anche in Spagna esse non sono ammesse come prova dei quarti per l’ammissione negli ordini di SantJago,Calatrava,Alcantara e Montesa.
Non solo la genealogia deve essere verificata dalla Consulta Araldica in base a documenti autentici ma, è inutile presentare le certificazioni d’armi alla Consulta Araldica la quale non li prende affatto in considerazione.
Questi certificati non danno a assolutamente il diritto al titolo di nabile di Spagna.
Non solo..i Re d’Armi non hanno la facoltà di riconoscere o di registrare dei titoli, ma ciò è stato loro espressamente proibito dal governo una decina d’anni or sono, visti gli abusi avvenuti nella redazione dei certificati d’armi e nella registrazione dei documenti.
La lista di tutti i titoli riconosciuti in Spagna è pubblicata annualmente nella Guia Oficial de Espana.
Infine, per ciò che concerne l’ultima domanda dell’abbonato, l’effetto del certificato è assolutamente nullo per l’autenticità dei titoli, della nobiltà e della genealogia.
Uno Spagnolo.
Esisteva altra lettera, immagino “pro”, che è mancante, alla quale un Grande di Spagna risponde:
Rivista Araldica, anno 1929 – idem –
IL mio contradditore, Mr. Di Brolio, è d’accordo con me che i Re d’Armi hanno, come i notai, la facoltà di registrare nei loro archivi dei documenti e rilasciarne estratti.
Nessuno discute il valore delle loro dichiarazioni sul fatto che un certo documento è depositato nei loro archivi.
Ma Mr. Di Brolio si sbaglia quando dice…”nessuno ha mai messo in dubbio il valore degli atti depositati…”
Ma è proprio questo che si mette in dubbio !
I Re d’Armi accettano tutti gli atti che vengono loro sottoposti: diplomi, genealogie,ecc. Essi non controllano nulla, e d’altra parte non potrebbero nemmeno controllare il valore e l’autenticità dei documenti presentati quando questi documenti siano stranieri.
IL trucco è semplicissimo: l’istante compila una genealogia di fantasia, o produce dei diplomi o certificati di titoli, li fa autenticare da un qualsiasi studio araldico, che per qualche centinaio di migliaia di lire certifica che l’istante discende da CArlomagno, lo fa vistare dal Consolato del suo paese, facendo fare la traduzione in spagnolo, legalizza la firma del Console al Ministero Affari Esteri e il documento è pronto.
L’istante lo presenta al Re d’Armi il quale lo deposita nei suoi archivi e rilascia un certificato nel quale egli dichiara che dai documenti presentati e depositati risulta la tal genealogia e la descrive.
Oppure l’istante presenta un diploma nobiliare rilasciato o da una autorità incompetente o da un sovrano immaginario ….o infine l’istante presenta semplicemente dei documenti falsificati: nei tre casi il risultato è il medesimo.
La persona ha ottenuto il certificato che comincia così:
Don Alfonso XII, per Grazia di Dio e della Costituzione Re di Spagna
E nel Suo Nome Noi…Re d’Armi…ecc
Lo fa vedere agli incompetenti e dichiara che questo titolo e questa genealogia sono riconosciuti dalla corona di Spagna.
E chi contesta l’autenticità d’un certificato del Re d’Armi ?
E forse il fatto che un Re d’Armi ha rilasciato un certificato, dà forse più valore ai titoli ed alla genealogia falsa che risulta dai documenti senza valore depositati negli archivi dei Re d’Armi ?
LA risposta mi pare indiscutibile.
Un Grande di Spagna
Lvcvllvs - continua -
La mia risposta è la seguente:
La situazione in Spagna dopo il 1951 è cambiata totalmente, come vedrà alla fine della mia esposizione.
Conoscevo i testi che lei cita riferiti agli allora Re d'Armi di Spagna. Mi spiace tuttavia che lei presenti l'argomento non nella sua interezza non spiegando i motivi per cui ci furono questi interventi (fra l'altro non firmati anche se tuttavia i nomi degli autori sono noti agli studiosi). In quell'epoca in Spagna i Re d'Armi vissero un periodo di grande discredito perchè il regno di Alfonso XIII è caratterizzato da una grande attività del Corpo, e allo stesso tempo da scandali come quello riferito alla supposta certificazione d’arma spedita il 10 agosto 1913 dal Re d’Armi Luis Vilar y Vilar, nella quale era contenuto il riconoscimento di un titolo nobiliare, vistosamente messo in risalto dalla stampa francese. Questo Re d’Armi soffriva di una malattia celebrale che lo privava della coscienza, ed un cittadino straniero che sapeva di questa infermità si approfittò, sorprendendo la sua buona fede per ottenere una certificazione errata sia nella forma che nella sostanza. La quale, nel momento in cui fu presentata con noncuranza al Ministero di Stato per il visto, richiamò l’attenzione delle autorità che sollecitarono quello che fu il Real Orden del 29 gennaio 1915, ove si dichiarava: “le Certificazioni e gli altri documenti spediti dai Cronisti Re d’Armi non hanno più autorità che quella privata di chi la spedisce, senza che in alcun modo possa darsi carattere ufficiale, ne equipararla a documenti ufficiali.”
Tuttavia questa punizione del prestigioso Corpo dei Re d’Armi ebbe scarsa applicazione, ma sortì l’effetto di riformulare i decreti relativi alle loro specifiche funzioni. Con il decreto 29 luglio 1915 pubblicato su “Gaceta de Madrid” numero 212 del 31 luglio 1915 venne definita perfettamente la funzione dei Re d'Armi nel loro doppio aspetto; quali funzionari palatini in nome e per conto del re erano abilitati a spedire certificazioni di nobiltà, genealogia e stemmi, e nello stesso tempo dovevano provare davanti ad un tribunale la loro attitudine all'esercizio del carico a cui erano preposti, e - fatto nuovo - dovevano far sì che tutte le certificazioni rilasciate fossero autorizzate dal Ministero di Grazia e Giustizia, divenendo così anche dei funzionari del Ministero di Giustizia. Da questo momento l’ufficio del Corpo dei Re d’Armi provvide a darsi un regolamento divenendo così legalmente e definitivamente stabilito e strutturato.
Un altro scandalo dovuto a Luis Rubio y Ganga, costrinse il Palazzo a prendere la decisione di controllare gli atti del Corpo, e mediante Real Orden del 22 dicembre 1928, venne imposta la seguente condizione: “tutte le certificazioni che saranno spedite in futuro, vengano vistate e approvate dal Decano del Corpo al quale appartiene, senza il quale il documento sarà assolutamente nullo e senza alcun valore legale; per il qual effetto dovranno rimettersi al detto Decanato, prima di essere autorizzati con la sua firma, tutti i documenti, tutte le domande e gli antecedenti necessari, perché con assoluta garanzia e sotto la sua responsabilità possa approvarli o negarli senza ulteriori ricorsi”. Ecco la vera ragione per cui i due "spagnoli" discussero l'argomento sulla Rivista araldica. Con la caduta della monarchia il 14 aprile 1931, il governo repubblicano con Ordine ministeriale del 16 maggio 1931 all’articolo primo decide di “eliminare dal ruolo tutto il personale che figurava nello stesso per ragione di servizio di carattere meramente suntuario o protocollario, come i maggiordomi, i gentiluomini di corte e i cavallerizzi ecc.”. Così finiva il Corpo dei “Cronistas Reyes de Armas”.
Ma nel 1947 a mezzo di referendum la Spagna diviene nuovamente regno ed il Governo promulga il 4 maggio 1948 la restaurazione della legislazione nobiliare. Con il decreto del 13 aprile 1951 pubblicato su "Boletin Oficial del Estado" numero 123 del 3 maggio 1951 viene creata la figura dei “Cronistas de Armas” con specifiche attribuzioni come recita l’articolo quarto: “Compete ai Cronisti d'Armi la spedizione delle certificazioni di Nobiltà, genealogia e scudi d'armi. Le certificazioni dei Cronisti d'Armi con autorizzazione all'uso saranno valide solo se vistate dal Ministero di Giustizia. Inoltre i Cronisti d’Armi saranno personalmente responsabili delle certificazioni spedite nell'esercizio del loro carico". Dal decreto si comprende quale è la profonda riforma degli Ufficiali d’Armi, “liberi professionisti” riconosciuti dallo Stato attraverso il Ministero di Giustizia come competenti a certificare con una “garantía del Estado”. Quindi davanti alla legge non esiste alcuna possibilità di discussione del resto anche durante il Regno d'Italia ci furono alcuni "riconoscimenti" di titoli nobiliari a persone che non ne avevano diritto.
Riprovevole invece sono le false dichiarazioni di italiani che hanno spacciato per riconoscimenti "italiani" provvedimenti validi solo nel Regno di Spagna (una certificazione d'arma è solo uno stemma spagnolo non certo il riconoscimento di uno stemma italiano perchè da noi le leggi di riconoscimento erano diverse) ed hanno millantato riconoscimenti nobiliari che non avevano facendoli passare (come risulta sul Libro d'oro del Collegio Araldico) per "riconoscimenti" in base a certificazioni d'arma rilasciate dall'ultimo Cronista de Armas. La verità è che Don Vicente de Cadenas y Vicent emise molte certificazioni d'arma durante i 53 anni di esercizio, penso circa 1250 (che sono una media di 23 all'anno), ma che nella realtà sono poche. Di queste 1250 circa 300 sono ad italiani, delle quali una decina sono certificazioni di genealogia (o pseudogenalogia intendo dire che sembrano certificazioni di genealogia mentre nella realtà sono solo d'arma), ed infine rilasciò solo 3 certificazioni di nobiltà, genealogia ed arma.
In poche parole le certificazioni in Spagna servono per registrare un marchio di fabbrica di contenuto araldico, per far valere in giudizio i propri diritti araldici, anche come complemento per l’ammissione in ordini o corporazioni che richiedono prove di nobiltà (ma attenzione devono essere accompagnate dai documenti in originale). Le certificazioni di genealogia e nobiltà non sono riconoscimenti di titoli o autorizzazioni all’uso di quei titoli in Spagna perché il Cronista de Armas non ha il potere di riconoscere titoli o autorizzare all’uso gli stessi nel Regno, ma ha il diritto di riconoscere una genealogia e gli eventuali diritti a titoli nobiliari che potrebbero essere riconosciuti od autorizzati in base alla legge spagnola (ad esempio una famiglia che ha diritto ad un titolo nobiliare se non lo usa per 40 anni perde il diritto che torna alla corona…). Tuttavia le certificazioni di genealogia e nobiltà non sono accettate dall’Asociacion de Hidalgos di cui de Cadenas era il segretario generale per evitare il rischio che si potesse supporre un interesse personale. Ma ovviamente senza una certificazione d’arma lo stemma non veniva riconosciuto dall’Asociacion de Hidalgos.
Mi rendo conto che se non si conoscono la materia e le relative norme giuridiche spagnole per capire il tipo di certificazione è facile cadere in fraintendimenti; indiscussa è però l'opera meritoria di Vicente de Cadenas y Vicent che ha tutelato l'araldica anche in Italia permettendo a famiglie storiche di avere certificato il loro stemma (non più autorizzabile in Italia dal 1° gennaio 1948), e a tante famiglie "nuove" di avere finalmente uno stemma che avesse una forma di ufficialità in uno Stato dove ancora la nobiltà e l'araldica sono riconosciute ufficialmente!
Pier Felice degli Uberti