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Nobiltà generica e distinta civiltà

Inviato:
giovedì 2 ottobre 2003, 20:50
da Baronevalmont
Gentili Signori,
che differenza c'è (ammesso che ci sia una differenza...) tra nobiltà generica (la c.d. vita more nobilium) e distinta civiltà?
Ringrazio fin d'ora.
Baronevalmont

Inviato:
giovedì 2 ottobre 2003, 21:24
da fra' Eusanio da Ocre
Egregio collega,
come tutti sappiamo, si può (e anzi si deve) dire che il concetto di
distinta civiltà è stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico, e attraverso di esso nell'universo dell'araldica, dall'articolo 30 del Regio Decreto 7.6.1943 n° 651 concernente l'
Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del seguente 24 luglio, e che qui riportiamo:
"É ammesso il riconoscimento di stemmi di cittadinanza a famiglie non nobili, ma di distinta civiltà, che possano provare con documenti autentici o riproduzioni di monumenti di goderne da un secolo il legittimo possesso"
De hoc satis... 
: cosa sia la distinta civiltà, cosa la differenzi dalla nobiltà, perché la si debba godere da cento anni, perché basti un generico monumento a dimostrarla, perché non definirla
nobiltà cittadina o simile, non è dato sapere dal succitato testo, il quale nacque in un periodo travagliato e non ebbe il tempo di essere meglio precisato da altre leggi, da sentenze o da ulteriori strumenti interpretativi o tecnici.
Caro collega, credo che l'argomento ci impegnerà a lungo...
Bene

vale

Inviato:
venerdì 3 ottobre 2003, 23:55
da Baronevalmont
Gentile Fra Eusanio,
lei è chiarissimo, come sempre.
Una cosa tuttavia non capisco: le famiglie che rientrano in questa categoria possono essere considerate "nobili" oppure no? Stando al dettato legislativo, si dovrebbe propendere per la seconda ipotesi (e in questa direzione, infatti, si muove il CNI, che si limita, in questi casi, a certificare l'uso più che centenario dello stemma, e BASTA!)...tuttavia, da quel che ne so, diverse famiglie di questo tipo sono state accolte in categorie nobiliari dai due rami dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio...
Come risolvere il "busillis"?
Baronevalmont

Inviato:
domenica 28 marzo 2004, 15:27
da FP
Gentili signori,
l'almeno centenario possesso del monumento di famiglia, può valere anche passato? Ad exemplum: una persona che viveva nel 1944, ciè dopo il R.D. anzidetto, avesse accertato il possesso di un palazzo e di uno stemma della sua famiglia (non nobile), per almeno gli anni che vanno dal 1603 al 1703, avrebbe potuto far riconoscere la propria famiglia come di distinta civiltà?
Ringrazio sin d'ora.

Inviato:
domenica 28 marzo 2004, 20:29
da Messanensis
Se il monumento su cui è effigiato lo stemma risale al 1603, il richiedente nel 1944 avrebbe dimostrato non un possesso centenario ma, più logicamente, pluricentenario (perchè mai solo cento anni fino al 1703???).

Inviato:
lunedì 29 marzo 2004, 9:30
da Franz Joseph von Trotta
Egregi Signori,
sull’interessante argomento lanciato da Baronevalmont mi trovo fortemente d’accordo con le considerazioni di fra’ Eusanio. La “distinta civiltà” categoria storico-sociale tutta italiana è davvero una strana creatura. A mio avviso credo che all’interno di questa definizione sia stato raggruppato un insieme molto eterogeneo e che vi siano probabilmente famiglie che potrebbero ben essere più vicine alla condizione nobiliare, e al cosidetto “more nobilum” (considerando anche le “diverse sfumature” legate a condizioni storiche, consuetudini geografiche, ecc.), ed altre invece effettivamente più lontane: insomma, credo che, molto banalmente, si dovrebbe davvero considerare caso per caso.
Sulla specifica segnalazione di Baronvalmont per l’accoglimento in categorie nobiliari di vari Ordini cavallereschi di famiglie di “distinta civiltà” posso solo immaginare che:
a) esista una diversa sensibilità sull’argomento tra i vari Ordini, cosa a mio avviso comprensibile e lecita;
b) che il postulante prima dell’accoglimento nell’Ordine abbia dimostrato che la condizione di “distinta civiltà” riconosciuta alla sua famiglia sia stata effettivamente mal valutata a suo tempo.
Un saluto cordiale, F. J. von Trotta.

Inviato:
lunedì 29 marzo 2004, 18:26
da CRFÓB
Cari Signori,
aggiungo la mia in questa splendida giornata di sole per dire che mi trovo molto vicino al pensiero del Signor von Trotta.
Questa nuova categoria comprendeva a mio avviso molte persone che, anche se non di origine famigliare nobile, ricoprivano cariche sociali di posizione elevatissima (deputati, prefetti, generali, notai, magistrati, medici, sindaci, ecc.) che spesso possedevano anche un loro stemma (per i generali e per i notai, come sapete meglio di me, anche durante il Regno d'Italia gli ornamenti per gli stemmi erano codificati).
In alcuni Stati preunitari queste cariche erano considerate nobilitanti e dunque conferivano la nobiltà personale e in certi casi (ad es. ripetizione della stessa carica per tre generazioni di una famiglia) anche quella trasmissiva. Creato il Regno d'Italia e riconosciuti i titoli nobiliari esistenti, la prerogativa di titolare altri nobili era eslusiva del Re e dunque non potevano più esistere le cariche di per se nobilitanti. Ecco forse il perché della nascita del ceto della "distinta civilità".
Questa mia ipotesi può forse aiutare a spiegare perché alcune persone di "distintà civiltà" sono state accolte nei ceti nobiliari di ordini cavallereschi ... resta comunque una semplice ipotesi.
Cordialmente,
Cillian Roberto Fani Ó Broin

Inviato:
martedì 30 marzo 2004, 22:18
da Baronevalmont
Cielo! Avete riesumato una discussione del lontano ottobre 2003 che all'epoca non era stata certo tra le più gettonate, e che consideravo ormai defunta! Meglio tardi che mai...
Ora, il quesito che pongo è il seguente: quali sono i requisiti che debbono sussistere affinche una famiglia possa essere definita di nobiltà generica?
Ringrazio tutti anticipatamente.
Baronevalmont

Inviato:
mercoledì 31 marzo 2004, 13:27
da Franz Joseph von Trotta
Egregio Baronevalmont,
la Sua domanda mi pare più irta di ostacoli di quanto sembri a prima vista; a mio modesto parere il più ostico, forse, è la disparità delle condizioni che l'attribuizione di una “nobiltà generica” richiedeva nelle diverse aree degli stati pre-unitari italiani. Ad esempio attività come quelle notarili o mercantili che in alcune aree dell’Italia settentrionale non pregiudicavano l’appartenza alla piccola nobiltà rurale, ma, al contrario e soprattutto nel notariato, ne fornivano l’occupazione più tipica, in altre aree, specialmente quelle meridionali, non sarebbero state consone alla condizione nobiliare.
Ho osservato inoltre che, vi siano addirittura notevoli sfumature differenti in una stessa zona con il contrasto città/campagna: quando il piccolo nobile rurale sempre considerato tale nella sua comunità, si inurba, si trova talvolta non percepito come "nobile" secondo gli “standard” sociali dei nobili cittadini.
A mio avviso un quesito così ampio andrebbe per lo meno contestualizzato geograficamente e cronologicamente, e anche dopo, temo, si potrebbero incontrare differenze significative in aree molto vicine tra loro.
Un saluto cordiale,
F.J. Von Trotta

Inviato:
giovedì 1 aprile 2004, 18:22
da CRFÓB
Concordo. Anche dopo aver ristretto i margini geografici e chronologici la differenza tra nobiltà feudale, civica, cavalleresca ed onorifica (tanto per citare alcune diverse tipologie) rende l'argomento troppo vasto...
Cillian Roberto Fani Ó Broin

Inviato:
mercoledì 10 gennaio 2007, 19:24
da Federico B. G.
[quote="CRFÓB"]Cari Signori,
Questa nuova categoria comprendeva a mio avviso molte persone che, anche se non di origine famigliare nobile, ricoprivano cariche sociali di posizione elevatissima (deputati, prefetti, generali, notai, magistrati, medici, sindaci, ecc.) che spesso possedevano anche un loro stemma (per i generali e per i notai, come sapete meglio di me, anche durante il Regno d'Italia gli ornamenti per gli stemmi erano codificati).
Mi riallaccio, anche se dopo moltissimo tempo, a questa discussione ...posso chiedere delle spiegazioni su quanto affermato dal gentile "CRFOB"?
Cosa significa che gli ornamenti degli stemmi erano codificati? Avreste degli esempi?
Inoltre riporto:
"In alcuni Stati preunitari queste cariche erano considerate nobilitanti e dunque conferivano la nobiltà personale e in certi casi (ad es. ripetizione della stessa carica per tre generazioni di una famiglia) anche quella trasmissiva. ".
Citando sempre il Signor Cillian Roberto..potrei avere un, anche a grandi linee, elenco degli stati in cui queste regole valevano?
Questo ve lo chiedo, perchè in Friuli le "professioni nobilitanti" mi sembra esistessero nell'Impero Austriaco, mentre nel dominio della Serenissima non fossero contemplate.
Mi spiego: nella contea di Gorizia, al tempo della dominazione asburgica, vennero nobilitate numerose famiglie per le cariche pubbliche che ricoprivano.
Potreste darmi dei lumi?
Sempre ingarbugliato

nelle mie spiegazioni, vi ringrazio!
Cordialmente

Inviato:
mercoledì 10 gennaio 2007, 19:48
da Paolo Arreghini di Trevi
Non sono così esperto in materia, ma posso aggiungere una piccola curiosità. La protagonista dell' "Arabella" di Richard Strauss, ambientata al tramonto dell'Impero austriaco, é una Grafin proprio perchè il padre, generale dell'Arma, è stato nobilitato in occasione del congedo definitivo.
Poichè il testo è del grande Hugo von Hofmannsthal, aristocratico e coltissimo conoscitore dei costumi viennesi, é da ritenersi che tale prassi fosse di uso comune.
...professioni nobilitanti...

Inviato:
venerdì 19 gennaio 2007, 20:00
da renatocampofreda
Nel Regno delle Due sicilie,le famiglie nobili,anche di piccola noblltà,preferivano vivere con poco ma non lavorare.Studiavano ,i preti ed i mastri notai.Chi voleva e poteva,assumeva un aio per i propri figli,che impartiva loro le nozioni fondamentali.Vi erano ovviamente le debite eccezioni,una per tutte il Principe Raimondo de Sangro.Nel Napoletano gli avvocati erano definiti "Paglietta",anche dallo stesso Ferdinando II.Retaggio, questa mentalità ,della dominazione spagnola.Un piccolo nobile,magari andava in campagna ,cosa che non era considerata disdicevole,come per esempio la mercatura.Nel Napoletano,è vero che alcuni avvocati vennero inseriti nell'elenco dei baroni, per il pagamento dell'adhoa ,ma dopo aver comperato qualche Terra,in seguito al loro arricchimento con la professione, poi magari ottenevano anche un titolo.Diversi esempi di ciò si possono leggere nell'"Effemeride della Provincia di Molise",del Cav.Alfonso Perrella,edita in Isernia nel 1891.Durante il Viceregno austriaco a Napoli,bastava possedere un carato di un feudo, magari anche pochi moggi della porzione feudale,per poter ottenere un titolo,avendo conoscenze a corte.Saluti a tutti.Renato Campofreda.,
testo

Inviato:
giovedì 15 febbraio 2007, 14:37
da loxnotar
oltre ai bellissimi articoli comparsi a più riprese su "Nobiltà" su questo argomento consiglio di leggere "FORMOLARIO PRATICO-LEGALE PER USO DEI NOTAJ "di Antonio Spezzacatena del1789.La pratica notarile era paragonabile alla nobiltà cosidetta di toga.saluti.loxnotar