Saro' impegnato non le rispondero' per alcuni giorni, non per maleducazione
Diamoci del tu mi torna meglio se non ti spiace
Hai ragione stiamo scivolando sui termini
Come lei stesso mi dice appunto i duchi, marchesi e conti di epoca carolingia erano solo funzionari, aristocratici, non nobili. Dare inizio al concetto di nobiltà è,
secondo me, ma anche secondo molti storici del calibro di Chris Wickham, molto difficile. Lo stesso Wickham ha ipotizzato il formarsi di una vera e propria nobiltà
solo verso i secoli XV-XVI d.C. Io su questo non sono pienamente d'accordo e come lei tendo a postdatare la formazione della nobiltà di alcuni secoli ma comunque
non prima del XI-XII sec.
qui siamo tutti e due d'accordo ed in disaccordo con Wickham
in età contemporanea. Già in età moderna, per non parlare di quella medievale, credo ci sia un certo margine per parlare "di nobiltà di fatto" o "proto-nobiltà",
ovvero indipendente dal riconoscimento statale.
e anche qui stiamo dicendo la stessa cosa. Vedo in questa aristocrazia di feudo EREDITARIA almeno una protonobilta .
Mi riferisco alle famiglie che costituivano poteri locali autonomamente al tempo dell'incastellamento (verso il X sec. d.C.), così come a tutte quelle famiglie di borghi
infeudati che di fatto hanno vissuto per secoli "more nobilium" (attestate dal basso medioevo fino al XX sec.), oppure ai gruppi egemoni di realtà urbane che si
ritagliarono uno spazio per operare in autonomia in ambito cittadino al di sotto delle Alpi sotto gli Ottoni (cosa che non rappresentava un non riconoscimento
dell'autorità imperiale, in sostanza si chiedeva solo un'autonomia particolare, accordata con alterne vicende, dove però vediamo che i membri di questi gruppi si
definiscono "tra di loro" e non vengono identificati caso per caso dall'Imperatore del S.R.I.), oppure ancora ai gruppi egemoni di realtà cittadine o borghesi che
seppero ritagliarsi uno spazio d'azione nel contesto del Mezzogiorno sia precedentemente al arrivo dei Normanni (es. Napoli e i ducati costieri campani) sia dopo (si
pensi alla trasformazione da città feudale a regia di Manfredonia/Siponto).
in linea di massima siamo ancora d'accordo
Anche se qui si aprono un mondo di ulteriori considerazioni ...............
Di vescovi bellatores ne abbiamo infatti parecchi casi. Allo stesso modo anche da parte laica ci sono tentativi di ingabbiare (quindi è un fenomeno in un certo senso
"opposto", se vogliamo) il contesto ecclesia...
Pensa a Guglielmino degli Ubertini è stato non solo il vescovo ma anche il signore di Arezzo, Il condottiero alla testa dell'esercito aretino nella battaglia di Campaldino.
E siamo d'accordo,Anche ovviamente sulla reprocita' di coercizione e di coinvolgimento
alle "Costituzioni di Melfi" dove Federico II nel proemio fa scrivere una teologia politica a lui funzionale (poi ripresa da molti sovrani) dove i principi hanno un
contatto diretto con Dio, sono chiamati a mettere ordine tra le genti direttamente da Dio e inoltre sono chiamati a difendere la Chiesa, insomma si ha un
paternalismo che in modo criptico dice "la Chiesa è sotto la protezione dei principi, che prendono ordini solo da Dio, quindi i principi sono sopra le gerarchie
ecclesiastiche". Alla luce di quanto scritto ribadisco quindi la mia tesi iniziale, ovvero nobiltà e cristianesimo concetti separati che agiscono a livelli diversi
dell'uomo. Poi con lo strutturarsi di una gerarchia ecclesiastica si ha una compresenza di uomini nell'ambito di Chiesa e nobiltà che però non tocca gli aspetti della
"Fede" ma solo quelli del "potere".
La Chiesa pero' in quel momento e' piu' potere che fede. Non per niente siamo intorno alla lotta per le investiture..............Sulla semplificazione di aree a nord delle Alpi e a Sud non mi trova d'accordo affatto. La penisola era ricca di zone non urbane, così come in tutto lo spazio europeo
pre e post carolingio esisteva una rete di città e traffici commerciali non indifferenti che toccava addirittura la Gran Bretagna.
su questo mi permetto di essere in disaccordo ( vedi appendice )
Tornando al concetto di "nobiltà, concetto anticristiano?", quello che dice è perfettamente in linea con le fonti.
Tuttavia va tenuto presente come nel Medioevo, fino a fine età Moderna, praticamente TUTTI, tranne forse la maggior parte degli ecclesiastici, giravano armati o
sapevano usare le armi o menar di mano. I contadini giravano con i coltelli, asce etc...Il tasso di omicidi era, secondo alcuni, simile a quello dei peggiori quartieri
delle attuali città più violente, per non parlare dei femminicidi. Gli stupri nell'ideologia medievale(per signori e contadini) erano un "male" ma erano qualcosa di
"normale" per quanto orrendo appaia a noi contemporanei. Insomma un mondo violento a TUTTI i livelli oggettivamente. La Chiesa tentava di fare il possibile, ma
le stesse fonti dicono chiaramente che oltre un certo punto non ci si poteva spingere. Già per mettere in riga il clero milanese la Chiesa di Roma dovette impegnarsi
parecchio.
qui siamo al noccioloSe sono in linea con le fonti ancora concordiamo
Poi avra' avuto la Chiesa mille giustificazioni ma.......rimane che : quello che dico è perfettamente in linea con le fonti.
ora come dicevo a nord delle Alpi gia' coi Merovingi si era imposta il sistema di controllo vassalatico da parte del capo nei confronti dello "esercito"
in un concetto gerarchico basato sulla fidelitas
che via via ingloba elementi cristiani che rendono la fidelitas elemento sacrale
il problema non sta nella gerarchia che puo' anche essere un valore positivo
il problema sta nella considerazione verso l'ignobile che viene considerato poco piu' di una bestia
il profondo disprezzo..........
l'ideale cavalleresco si esplicita verso il proprio simile.
ma il proprio simile per l'aristocratico non e' il villano che e' subumano
E' questo disprezzo verso l'ignobile che l'aristocrazia europea e dell'Italia meridionale si portera' dietro fino alla rivoluzione francese
Sono le arti vili e meccaniche......
E quando si rafforzera' il connubio Trono--Altare...........
I puntini si riferiscono sempre alla quantita' di considerazioni che si possono sottintendere e che ci porterebbero chissa' doveCome vedi non abbiamo posizioni molto distanti, anzi
a presto
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appendice
Sulla semplificazione di aree a nord delle Alpi e a Sud non mi trova d'accordo affatto. La penisola era ricca di zone non urbane, così come in tutto lo spazio europeo pre e post carolingio esisteva una rete di città e traffici commerciali non indifferenti che toccava addirittura la Gran Bretagna. Certo non siamo ai livelli romani, ma l'aristocrazia franca, la più ricca tra quelle barbare, faceva muovere merci.
E' una questione di quantita' e di dimensioni.
All’inizio del Trecento l’ Europa non arrivava ai 70 milioni di abitanti. Verso la fine del secolo, la penisola italiana era abitata da quasi 8 milioni e mezzo di persone. Nel XIV secolo, Milano era comunque la città più popolosa d’Europa con oltre 150mila abitanti. Più di Parigi, unica città europea a superare i 100mila.
Gabriella Piccinni, autrice di “Medioevo” ( Bruno Mondadori Editore ) parla a ragione di “metropoli italiane”: Firenze e Venezia infatti all’epoca avevano già più di 100mila abitanti. Ma era tutta la penisola a essere urbanizzata più del continente. Sei città del centro nord contavano tra i 40mila e i 50mila abitanti: Bologna, Verona, Brescia, Cremona, Siena e Pisa.
Roma, sede del papato, in quegli anni aveva solo 30mila abitanti. Appena qualche migliaio in più di Perugia, che sfiorava i 25mila. Come Padova, Pavia, Parma, Mantova, Piacenza, Napoli, L’Aquila e Messina, Ancona e Ascoli Piceno.
La bella Ferrara, come Forlì, Reggio nell’Emilia, Ravenna e Rimini non arrivava ai 15mila residenti.
In Andalusia, Cordova e Granada, popolate da arabi, orientali, ebrei, europei e africani, dopo la “reconquista” scesero di colpo sotto i 50mila residenti.
Qualche centinaio di abitanti in meno della prospera città fiamminga di Gand e di Colonia, che allora era la più ricca e popolosa delle città tedesche.
La russa Velikij Novgorod, capitale di un vasto stato tra il Baltico, il mar del Nord e gli Urali, non arrivava ai 50mila abitanti. Salonicco, con 55mila abitanti era il centro più popoloso della Grecia.
All’alba del XIV secolo, Londra era abitata da appena 35mila persone. E in tutta l’Inghilterra soltanto York, Norwich e Bristol superavano i 10mila abitanti.
https://www.festivaldelmedioevo.it/port ... lle-citta/Nel basso Medioevo gran parte delle realtà urbane sono città per statuto giuridico, ma il loro spessore demografico ed economico è assai scarso. Intorno alla metà del XIV secolo nell’Impero germanico si contano circa 3000 città: solo 200 hanno una popolazione superiore ai 1000 abitanti e 20 tra i 10 e i 15 mila abitanti. Una situazione non molto dissimile si riscontra in Inghilterra, in Francia, nella penisola iberica.