Nessuno ha scritto:(…) molte persone divanate e con il guardo fisso sul televisore ascoltano la notizia -> gran parte delle medesime persone scopre che il cervello in dotazione permette loro di fare 2+2 -> comprendono che la visita presso un archivio è la scusa che ancora cercavano per uscire di casa (…)
Perdonatemi, ma io giro per gli archivi della mia Diocesi da più di 10 anni e SO quale parte del patrimonio documentario è andata perduta. Io SO che è colpa di persone che dalla sera alla mattina vogliono scoprire gli antenati se alcuni registri adesso non si trovano più nella Parrocchia che li ha prodotti, bensì in qualche abitazione privata... perché sì, è proprio così che dicono: "In quel registro ci sono i miei antenati, adesso me lo porto a casa". Molti ragionano così, purtroppo. E, vorrei che mi credeste, anche molte persone laureate che si sono impegnate come archivisti e ricercatori, purtroppo, colti da improvvisa sete di conoscenza del proprio passato, hanno letteralmente deturpato i registri ponendo segni indelebili a latere degli atti di loro interesse.
Io sono uno di quelli che ha dovuto sudare 70 volte 7 camicie per risolvere un problema di omonimia che, al contrario, sarebbe stato risolto in un batter di ciglio se il registro X non fosse stato rubato da uno di quegli eroi che non conoscono gli archivi. Ancora oggi sono alle prese con quel problema di omonimia e, quasi sicuramente, non lo risolverò mai, grazie alla brava gente di cui sopra.(…)
Siamo seri: c'è gente che arriverebbe a trafiggersi il palmo della mano con un chiodo arrugginito per aver l'opportunità di uscire di casa... Andare in un archivio è indolore.
Mi spiace vedermi costretto ad intervenire nuovamente.
Pare evidente che per Sua fortuna, Ella non è costretto in casa, con innanzi a sè un futuro altamente incerto, a causa della situazione contingente.
La prego di tener presente, che gran parte delle persone che Lei definisce "
divanati e con il guardo fisso sul televisore", in massima parte sono persone che -ripeto- alla fine di questa triste
pantomima saranno senza lavoro e, con ogni probabilità, lo resteranno, nel disastro sociopolitico verso il quale stiamo scivolando molto rapidamente.
Si tratta di persone che meritano rispetto e comprensione. Persone il cui "
cervello in dotazione" (parole Sue), verrebbe usato molto più volentieri non già per lo stereotipo dell' "
uscita di casa" (che ormai pare stigmatizzata peggio dello stupro di minori, e divenuta oggetto di delazione e spionaggio condominiale), quanto per poter degnamente portare a casa il sostentamento per le rispettive famiglie.
Il Suo intervento non è stato né rispettoso, né ironico, bensì profondamente arrogante e pieno di tronfia superbia.
Io, nel mio piccolo, frequento archivi da oltre quarant'anni e, pur con il giustificato pessimismo che ho nella visione della tutela dei Beni Culturali, non vedo il pericolo di orde di "
divanati" (parole Sue) intenti a devastare il patrimonio documentario di Parrocchie, Abbazie ed altri luoghi, ecclesiastici e non, deputati a preservare la memoria storica.
La esorto perciò, prima di vedere la (potenziale e non provata) pagliuzza nell'occhio di un ipotetico, improbabile prossimo, di pensare alla trave nell'occhio di coloro che Lei stesso ha rammentato essere parte degli abituali frequentatori d'archivio.
Direi, in conclusione, che Lei ha perso un'ottima occasione per rimanere in silenzio; quel silenzio che è anche meravigliosa caratteristica degli archivi.
Con ogni augurio per il futuro e per le importanti ricerche che La vedranno protagonista nel dopo-contagio,
E.L.