Discendenza e appartenenza
Gentili Amici,
desidero segnalarvi il video che trovate al link che segue: https://www.youtube.com/watch?v=jn5E73umV7A.
Ritengo possa rappresentare interessante argomento di discussione il tema trattato dal minuto 7:05 al minuto 7:56.
In sostanza, un discendente della Famiglia Medici (linea mascolina ininterrotta), Ottaviano de' Medici di Toscana di Ottajano, contesta la partecipazione a un programma televisivo di un altro discendente della stessa famiglia (ex foemina e adottivo, così pare) in quanto il secondo non sarebbe legittimato ad assumere posizioni a nome della famiglia.
Si pongono due problemi di diverso ordine:
1) Tema secondario. Lorenzo de' Medici Tornaquinci Foscari (la puntata di Porta a Porta cui ci si riferiva è al link seguente https://www.raiplay.it/video/2016/10/Porta-a-Porta-811bca94-c059-4452-a707-6fa2204997b4.html, min 17) è veramente discendente ex foemina dei Medici Tornaquinci? Non ne trovo traccia nel web.
2) Tema principale. Suppongo sia pacifico che, alla luce dell'attuale diritto di famiglia, ogni discendente (in senso ampio: legittimo, legittimato, naturale riconosciuto e adottivo) di una famiglia, per linea mascolina o femminile, abbia il diritto di esprimersi a nome di essa. Tuttavia la contestazione mossa dal primo Medici al secondo, ispirata ai concetti antichi di appartenenza e rappresentanza familiare, viene espressa con forza, decisione e, direi quasi, altero senso di superiorità.
Non nascondo di essere combattuto tra le due possibilità. Da un lato aggiungere o sostituire un cognome al proprio, per quanto appartenuto all'ava materna, è evidentemente e generalmente non identificativo dell'identità familiare della persona - e ciò a sostegno della tesi di Don Ottaviano. Dall'altro invece il possedere, anteponendolo o sostituendolo, il cognome di coloro i quali hanno formato indelebilmente il senso di appartenenza familiare e, in un certo senso, "messo al mondo" la persona, appare molto sensato.
Sebbene il tema sia stato più volte sviscerato in questo forum, mi piacerebbe segnalare alla vostra attenzione i seguenti potenziali argomenti di dibattito:
a) quanto oggigiorno il possesso di un cognome possa essere identificativo di una appartenenza familiare;
b) quanto si sia modificato, rispetto al passato, il concetto stesso di appartenenza familiare.
Tutto il nuovo diritto di famiglia in fin dei conti attua quanto nella società è già largamente accettato (anzi, direi: inteso), e cioè che si appartiene in modo perfettamente identico tanto alla famiglia paterna quanto a quella materna. E inoltre che la trasmissione del cognome dovrebbe in linea teorica legarsi al nuovo principio appena esposto.
Quando dico "largamente accettato" penso a una lunga serie di casi concreti vissuti direttamente in cui ho potuto constatare di persona che, soprattutto tra le nuove generazioni, è questo il modo unico di intendere i rapporti famigliari. Che ciò sia un bene o un male non sta a me dirlo, ma tant'è.
Ringrazio in anticipo quanti vorranno aggiungere le proprie a queste mie riflessioni.
Cordialmente,
desidero segnalarvi il video che trovate al link che segue: https://www.youtube.com/watch?v=jn5E73umV7A.
Ritengo possa rappresentare interessante argomento di discussione il tema trattato dal minuto 7:05 al minuto 7:56.
In sostanza, un discendente della Famiglia Medici (linea mascolina ininterrotta), Ottaviano de' Medici di Toscana di Ottajano, contesta la partecipazione a un programma televisivo di un altro discendente della stessa famiglia (ex foemina e adottivo, così pare) in quanto il secondo non sarebbe legittimato ad assumere posizioni a nome della famiglia.
Si pongono due problemi di diverso ordine:
1) Tema secondario. Lorenzo de' Medici Tornaquinci Foscari (la puntata di Porta a Porta cui ci si riferiva è al link seguente https://www.raiplay.it/video/2016/10/Porta-a-Porta-811bca94-c059-4452-a707-6fa2204997b4.html, min 17) è veramente discendente ex foemina dei Medici Tornaquinci? Non ne trovo traccia nel web.
2) Tema principale. Suppongo sia pacifico che, alla luce dell'attuale diritto di famiglia, ogni discendente (in senso ampio: legittimo, legittimato, naturale riconosciuto e adottivo) di una famiglia, per linea mascolina o femminile, abbia il diritto di esprimersi a nome di essa. Tuttavia la contestazione mossa dal primo Medici al secondo, ispirata ai concetti antichi di appartenenza e rappresentanza familiare, viene espressa con forza, decisione e, direi quasi, altero senso di superiorità.
Non nascondo di essere combattuto tra le due possibilità. Da un lato aggiungere o sostituire un cognome al proprio, per quanto appartenuto all'ava materna, è evidentemente e generalmente non identificativo dell'identità familiare della persona - e ciò a sostegno della tesi di Don Ottaviano. Dall'altro invece il possedere, anteponendolo o sostituendolo, il cognome di coloro i quali hanno formato indelebilmente il senso di appartenenza familiare e, in un certo senso, "messo al mondo" la persona, appare molto sensato.
Sebbene il tema sia stato più volte sviscerato in questo forum, mi piacerebbe segnalare alla vostra attenzione i seguenti potenziali argomenti di dibattito:
a) quanto oggigiorno il possesso di un cognome possa essere identificativo di una appartenenza familiare;
b) quanto si sia modificato, rispetto al passato, il concetto stesso di appartenenza familiare.
Tutto il nuovo diritto di famiglia in fin dei conti attua quanto nella società è già largamente accettato (anzi, direi: inteso), e cioè che si appartiene in modo perfettamente identico tanto alla famiglia paterna quanto a quella materna. E inoltre che la trasmissione del cognome dovrebbe in linea teorica legarsi al nuovo principio appena esposto.
Quando dico "largamente accettato" penso a una lunga serie di casi concreti vissuti direttamente in cui ho potuto constatare di persona che, soprattutto tra le nuove generazioni, è questo il modo unico di intendere i rapporti famigliari. Che ciò sia un bene o un male non sta a me dirlo, ma tant'è.
Ringrazio in anticipo quanti vorranno aggiungere le proprie a queste mie riflessioni.
Cordialmente,