Problema del capostipite unico: un approccio scientifico
Parte prima
Avendo una formazione scientifica, e stimolato da un topic letto nei giorni scorsi (viewtopic.php?f=46&t=17792&p=215309&hilit=ashkenazi&sid=5d7574c6d2b8bafc006d37cadcb600be#p215309) e dall'ipotesi, ventilata nella discussione sul mio cognome, che tutti gli attuali portatori possano discendere da un unico capostipite (che ha un indubbio fascino), ho deciso di tentare un approccio matematico alla questione.
Premetto subito che, in termini rigorosamente matematici, da un unico individuo può derivare una discendenza numerosa quanto si vuole (con effetti esponenziali dirompenti). Non è dunque un limite massimo che va ricercato.
Il quesito va correttamente posto nei seguenti termini: a partire da un unico individuo, trascorse x generazioni, qual è la probabilità che derivi una discendenza di y persone?
E, anzi, poiché la mia ricerca è orientata alle dinamiche di diffusione (ed estinzione) di un cognome, il quesito va così riformulato: a partire da un unico individuo, trascorse x generazioni, qual è la probabilità che derivi una discendenza di y persone con il cognome originario?
Che è questione ben diversa, dal momento che i rami femminili vanno immediatamente esclusi dal calcolo, in quanto estintivi del cognome.
È chiaro che un'analisi del genere su cognomi diffusissimi restituirebbe valori probabilistici così bassi da escludere a priori l'ipotesi del capostipite unico, senza ulteriori considerazioni. Del resto anche la logica, prima ancora delle ricerche genealogiche, ci suggerisce che l'idea di chiamare "Rossi" una persona e la sua famiglia possa essere venuta in tempi e luoghi diversi a una pluralità di soggetti e che, dunque, gli attuali portatori di questo cognome discendano da un discreto numero di capostipiti (e anche che alcuni ceppi si siano estinti, senza che se ne sia avuta evidenza).
Su numeri più piccoli, invece, indicazioni matematiche correlate agli studi genealogici veri e propri ed alla diffusione geografica potrebbero aiutare a capire se sia realistica l'ipotesi della derivazione unica.
(segue)
Avendo una formazione scientifica, e stimolato da un topic letto nei giorni scorsi (viewtopic.php?f=46&t=17792&p=215309&hilit=ashkenazi&sid=5d7574c6d2b8bafc006d37cadcb600be#p215309) e dall'ipotesi, ventilata nella discussione sul mio cognome, che tutti gli attuali portatori possano discendere da un unico capostipite (che ha un indubbio fascino), ho deciso di tentare un approccio matematico alla questione.
Premetto subito che, in termini rigorosamente matematici, da un unico individuo può derivare una discendenza numerosa quanto si vuole (con effetti esponenziali dirompenti). Non è dunque un limite massimo che va ricercato.
Il quesito va correttamente posto nei seguenti termini: a partire da un unico individuo, trascorse x generazioni, qual è la probabilità che derivi una discendenza di y persone?
E, anzi, poiché la mia ricerca è orientata alle dinamiche di diffusione (ed estinzione) di un cognome, il quesito va così riformulato: a partire da un unico individuo, trascorse x generazioni, qual è la probabilità che derivi una discendenza di y persone con il cognome originario?
Che è questione ben diversa, dal momento che i rami femminili vanno immediatamente esclusi dal calcolo, in quanto estintivi del cognome.
È chiaro che un'analisi del genere su cognomi diffusissimi restituirebbe valori probabilistici così bassi da escludere a priori l'ipotesi del capostipite unico, senza ulteriori considerazioni. Del resto anche la logica, prima ancora delle ricerche genealogiche, ci suggerisce che l'idea di chiamare "Rossi" una persona e la sua famiglia possa essere venuta in tempi e luoghi diversi a una pluralità di soggetti e che, dunque, gli attuali portatori di questo cognome discendano da un discreto numero di capostipiti (e anche che alcuni ceppi si siano estinti, senza che se ne sia avuta evidenza).
Su numeri più piccoli, invece, indicazioni matematiche correlate agli studi genealogici veri e propri ed alla diffusione geografica potrebbero aiutare a capire se sia realistica l'ipotesi della derivazione unica.
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