Alessio Bruno Bedini ha scritto:(...)i nostri compatrioti altoatesini non credo sarebbero contenti di festeggiare la vittoria italiana della prima Guerra mondiale .. dato che i loro avi erano sull'altro fronte. (...)
Se proprio vogliamo, sarebbero anche da aggiungere i Trentini, pur essi sudditi dell'Impero. Molti d'essi, però, a rischio della vita, ma animati da un ideale profondamente sentito, preferirono combattere per l'Italia.
E' vero, una certa -esagerata- retorica, che però è difficile se non sbagliato giudicare con la mentalità d'oggi, riuscì a rendere la vittoria del 1918 una cosa per certuni indigesta. La Prima Guerra Mondiale fu la svolta tra il mondo "di una volta" e quello nel quale viviamo noi oggi; un massacro originato tra l'altro dalla miopia politica d'un monarca all'estremo della sua vita.
Vedo però che gli altri popoli vincitori di quel conflitto, lo celebrano ancora per quello che è, ovvero una vittoria.
E celebrarla, non significa imporla agli sconfitti ora nostri concittadini, ma farne di essa un fatto storico condiviso. Io non considero le armate austroungariche come -ripeto- degli sconfitti, ma come degli eroi che al pari di noi combatterono fino all'estremo per la loro Patria che ormai si andava disgregando, nonostante i disperati tentativi dell'ultimo Imperatore che, pur nella sua giovane età, aveva capito, assai meglio dello zio suo predecessore sul trono, quale fosse la situazione geopolitica.
I soldati, sotto qualunque bandiera si battano, una volta raggiunta la pace, vanno onorati, sempre. Volendo ancora ricordare il mio nonno materno, che fu ufficiale austriaco, vorrei sottolineare che negli anni venti, si vide riconosciute dallo stato italiano le decorazioni ricevute quale militare ex-Austria, così come pure il suo grado.
Guarda caso, Francesco Giuseppe, nel centenario della sua morte che ricorre proprio oggi, viene celebrato a Vienna con una magnifica mostra "
Franz Josef - der ewige Kaiser" (non so se sia ironicamente voluta l'assonanza con l'appellativo di "
Leader Eterno" del primo dittatore nordcoreano); Carlo I, invece, meno celebrato e ricordato ha però l'onore degli altari e non credo sia un caso.
Per l'Italia, quella del '18 fu una vittoria, frutto dell'immane sacrificio di milioni di uomini al fronte, molti dei quali -per costruire quella vittoria- caddero
sul campo dell'onore; considero quindi disonorevole per noi italiani non onorare la loro memoria per quello che contribuirono a realizzare.
Questa omissione, non la vedo come una mancanza da parte della "scuola", che accusiamo sovente di ogni nequizia e della conseguente mancata "educazione civica": la scuola è parte della società nella quale viviamo e ne rispecchia -ci piaccia o no- le sue caratteristiche e tendenze. Io credo che la mancanza sia soprattutto in seno alle famiglie che dovrebbero essere il primo luogo dell'educazione dei giovani che faranno parte della futura società.
Ciò che mi infastidisce del giorno d'oggi, è la universale paura di dire qualcosa che possa anche solo suonare offensivo per chiunque, minoranza o no che sia.
Forse sarò il solo in tutta Italia, ma il IV Novembre del 2018, per me sarà il
Centenario della Vittoria.
E.L.