pierfe ha scritto:(...)Quando un repertorio pubblica una famiglia che non fu riconosciuta da uno Stato (l'Italia) che aveva le sue leggi nobiliari - anche se indiscutibilmente nobile - per me tale famiglia non può essere considerata una famiglia nobile del Regno d'Italia, ed ecco il termine di paranobiltà.
Se non siete d'accordo mi spiace ma sono un pragmatico e non vedo altra soluzione per esprimere una oggettiva verità.(...)
Lasciando perdere i privati almanacchi ed i loro criteri di pubblicazione, l'unica cosa che mi dispiace è vedere un paio di millenni di “nobilitas italica” , liquidata con un neologismo che non amo ( ma questi sono dettagli ).
Vivo da decenni, da imprenditore, in un contesto sociale che non ammette errori , faciloneria ed da improvvisazioni, quindi il pragmatismo è la mia norma di vita, tuttavia amo gli Ideali , senza i quali non esiste opera che possa essere realizzata con successo.
Pier Felice con il quale amo scambiare spesso e volentieri opinioni e giudizi, conosce il mio pensiero ed è ben conscio del comune substrato culturale che ci unisce , pur con qualche marginale divergenza.
Molto spesso il problema ( se di problema si può scrivere ) è limitato ad una non corretta comprensione di espressioni:
Oggi in Italia tutta la nobiltà ha semplice valore storico-culturale. il Regno d'Italia è l'ultimo, in ordine di tempo, Ente di Stato ( statale non significa... automaticamente pubblico ) che abbia tentato di riassettare una nobiltà
“ereditata” da precedenti Enti italici, stranieri , cavallereschi, ma ciò non significa che abbia interpretato tutta la materia nobiliare più che millenaria nello spazio di un Ottantennio caotico, quindi la giurisprudenza del R.d.I. rappresenta solo se stessa e le famiglie che ne facevano parte e che ne hanno ereditato la
pubblicistica ( diritto pubblico che ne regola lo stato e la sovranità ) .
La Nobiltà del Regno d'Italia finisce qui , tutto quello che esula dal Libro d' Oro - A.d.S. Roma - e dagli Elenchi Ufficiali è nobiltà non riconosciuta dal R.d.I., ( espressione che di gran lunga preferisco ) .
Accanto a questa realtà, ma non subordinate ad essa, esistono
altre nobiltà che
assolutamente non sono private , ma pubbliche ( riconosciute dal popolo ) di altri enti statuali o comunque espressione di
Fons Honorum legittime.
Per maggiore comprensione del mio modesto pensiero , tento schematicamente di fare ordine :
La nobiltà è un fatto reale e pubblico, perché è riscontrabile dal pubblico ,"che appartiene al popolo", che è usufruibile dal popolo, che è riscontrabile dal popolo, la sua natura sussiste anche se l'autorità sovrana, per i più disparati motivi, neghi al nobile l'accesso a quei benefici che ne rappresentano la conseguenza giuridica ,e quindi ignori o meglio non pubblicizzi ( ossia non ne regoli i diritti, lo status e la sovranità ) tale natura.Possiedono “status” nobiliare coloro i quali siano stati investiti da:
* Provvedimenti da parte di personalità o stati di natura sovrana italica, i quali concessero un titolo o, accertata una realtà nobiliare già pubblica, abbiano dato alla famiglia rilievo pubblicistico .
* Provvedimenti da parte di sovrani già regnanti, i quali concessero un titolo o, accertata una realtà nobiliare già pubblica, abbiano dato ai singoli e alla famiglia, rilievo pubblicistico.
* Provvedimenti da parte di gran magisteri di ordini cavallereschi indipendenti di natura sovrana i quali concessero un titolo o, accertata per mezzo di prove, una realtà nobiliare pubblica, abbiano dato ai singoli e alla famiglia, rilievo pubblicistico.
( Ordini Indipendenti v. I.C.O.C. )
* Provvedimenti da parte di gran magisteri di ordini cavallereschi dinastici, i quali, accertata per mezzo di prove, una realtà nobiliare già pubblica, abbiano dato ai singoli e di conseguenza, alla famiglia, rilievo pubblicistico.
( Ordini Dinastici v. I.C.O.C. )
Sergio de Mitri Valier