da Morello » giovedì 9 aprile 2015, 12:40
Mi permetto di riportare sempre il caso della mia città, Ortona (Chieti). Fu infeudata dal 1525 al 1732 (prima Lannoy e poi Farnese), pur avendo tra i suoi abitanti diversi nobili, baroni ed anche un marchese. Nel 1765, dopo che la città era tornata demaniale, con decreto regio il decurionato fu suddiviso in tre ceti. Il primo poteva accedere alle cariche di Mastrogiurato e Camerlengo, il secondo a quella di Primo Sindaco ed il terzo a quella di Secondo Sindaco. I ceti erano composti da 15 decurioni ognuno, per un totale, quindi, di 45 decurioni. Il 2° ceto era de' Civili (esercenti prevalentemente le arti liberali), il 3° ceto del Popolo (grasso, suppongo), mentre il 1° ceto non viene qualificato, ma... per esclusione. Vi facevano parte le famiglie nobili "ex origine" (marchesali e baronali) e le famiglie nobili "ex dignitate" (ovvero le antiche famiglie discendenti da dottor fisici, regi notari, utriusque juris doctor, giudici ai contratti, possidenti, risalenti alcune al XIV-XV sec.). E' mia personale opinione che se dopo l'Unità i discendenti delle famiglie ascritte al primo ceto dal 1765, avvessero chiesto il riconoscimento del titolo di Nobile di Ortona o anche solo Nobile, non avrebbero avuto troppi problemi ad ottenerlo. Il Regno d'Italia, per quanto concerne l'Abruzzo riconobbe i titoli di Patrizio di Aquila e Nobile di Penne. Il titolo di Nobile di Sulmona venne riconosciuto dopo un ricorso. Se i de Thinis, i Bernardi-Patrizi, i de Lectis, i Massari, i Berardi, i Verratti, i de Benedictis e gli Onofrj, avessero fatto ricorso, a mio avviso, come già detto, avrebbero visto riconoscersi il titolo di Nobile di Ortona o, almeno, quello di Nobile.
Cordialmente.
Morello
__________________________
IN IVSTITIA ET PACE PROBITAS