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Mons. Malvestiti Vescovo di Lodi

MessaggioInviato: martedì 26 agosto 2014, 22:01
da Guido5
Il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Lodi presentata da S.E. Mons. Giuseppe Merisi, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Il Papa ha nominato Vescovo di Lodi il Rev.do Mons. Maurizio Malvestiti, del clero della diocesi di Bergamo, finora Sotto-Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali.
Mons. Maurizio Malvestiti è nato a Marne, in diocesi di Bergamo, il 25 agosto 1953. Dopo gli studi ecclesiastici nel Seminario Vescovile di Bergamo, è stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1977. In seguito ha proseguito gli studi accademici in Teologia a Roma. Ha svolto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale a Pedrengo; dal 1978 al 1994 Educatore, Insegnante e Vicerettore delle Medie del Seminario di Bergamo, Coadiutore festivo nella Parrocchia di Suisio, Vicerettore della Comunità del Liceo del Seminario, Studente a Roma. Dal 1994 al 2009 Officiale e poi Capo-ufficio nella Congregazione per le Chiese Orientali, col compito di segretario particolare dei tre Cardinali Prefetti che si sono succeduti alla sua guida. Dal 2009 Sotto-Segretario della medesima Congregazione, Responsabile dell’ufficio Studi e Formazione, Membro delle Commissioni Bilaterali tra la Santa Sede e gli Stati di Israele e Palestina, Docente nel Pontificio Istituto Orientale e Rettore della Chiesa di San Biagio degli Armeni in Roma. Conosce l’inglese e il francese. È stato nominato Cappellano di Sua Santità nel 1996 e Prelato il 26 agosto 2006. (dal Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede)

Ciao a tutti!
Guido5

Re: Mons. Malvestiti Vescovo di Lodi

MessaggioInviato: martedì 21 ottobre 2014, 23:32
da marcello semeraro
Immagine

Dal sito della Diocesi:

L’autore è S.Em.R. il Card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Arciprete emerito della Basilica di San Paolo fuori le mura in Roma

Descrizione
Lo scudo è accollato ad una croce astile di grado vescovile (con un solo traverso), sormontata da un cappello (galero) con sei fiocchi pendenti in ciascun lato (1.2.3), di grado vescovile; il tutto di verde. Lo scudo è a forma di testa di cavallo. In basso un cartiglio di oro con il motto: in silentio et spe.

Blasonatura dello scudo
Di rosso e di azzurro, troncati da una fascia diminuita di oro. Nel primo un sole di oro fiammeggiante; nel secondo una stella (8), con in punta tre fasce ondeggianti e diminuite, il tutto di argento.

Lettura dei simboli
Il sole è Cristo, Oriens ex alto (Lc 1,78) e Lumen gentium secondo il Concilio Ecumenico Vaticano II (cf Costituzione dogmatica sulla Chiesa 1,1). San Giovanni Paolo II lo presenta come Orientale lumen (cfr lettera apostolica del 2 maggio 1995). Si evoca così il legame con l’Oriente cristiano maturato nel ventennale servizio nella Curia Romana, richiamando al contempo la comunione con Papa Francesco, che annovera tale simbolo nel suo stemma. Dal sole trae luce la stella (ad otto punte): Maria, madre di Dio e della Chiesa, è illuminata dal suo Signore. Cristo con Maria e la Chiesa vegliano fin dalle origini sul cammino del nuovo vescovo. Alle origini e al successivo itinerario alludono le fasce ondulate: il paese d’origine è sulla riva del Brembo e con l’Adda forma l’Isola bergamasca, che diede i natali a San Giovanni XXIII. L’Adda giunge a Lodi: col Po forma un’altra isola, che accoglie buona parte del territorio diocesano. L’onda del Tevere ha accompagnato, del resto, i venti anni romani. Ma in realtà è l’unda baptismi, significata dall’argento, a segnare con la grazia divina l’intera esistenza e a mantenerla nell’azzurro della sua provvida cura. Il rosso e il giallo sono i colori di Lodi e di Bergamo.

Il motto
In silentio et spe: è un riferimento ad Isaia 30,15. Il vetus Testamentum della Nova vulgata riporta il versetto come segue: in silentio et in spe erit fortitudo vestra. Sulla parete di una sala del Palazzo Apostolico è riportato, invece, omettendo “in” davanti a “spe”. Ed è proprio in questa forma che esso è ben noto al nuovo vescovo fin dal seminario, specie perché citato da santa Teresa d’Avila, tanto da confluire nella regola carmelitana. Il binomio in silentio et spe può essere reso con: “nel silenzio e per mezzo della fiducia”. La Bibbia di Gerusalemme lo traduce, però, con l’espressione seguente: “nell’abbandono confidente”. E’ questo l’invito che il motto episcopale vorrebbe proporre a tutti. Speranza e forza scaturiscono dal silenzio del Crocifisso e dal confidente abbandono alla volontà del Padre, se rimaniamo uniti al Figlio nello Spirito Santo.


Non originalissimo ma carino. Trovo molto bella la simbologia.

La blasonatura è errata.