Alessandropote ha scritto:Salve carissimi,sono entrato su questo forum sperando di discutere e dialogare riguardo alle famiglie che fecero la storia di questo paese e alle leggi nobiliari..Percio colgo l'occasione per porre una domanda:quando una persona viene investita di titolo nobiliare ma i suoi discendenti(che avrebbero diritto al titolo)non si occupano del riconoscimento,e dopo l'unità d'Italia la consulta araldica non li registra,possono comunque vantare il titolo?
Gentile amico, sgombriamo il campo da possibile e deprecabili equivoci :
non esiste la nobiltà di cortesia ( o c'è nobiltà o non c'è ), tuttavia esiste il titolo " cortesia " lo stesso che fu assunto da Camillo Benso nobile dei marchesi di Cavour quando si fece chiamare Conte di Cavour.
Sarebbe opportuno ci confidassi il luogo e l'epoca nel quale fu concesso il titolo.
Per come la vedo io : L'ordinamento legale di uno Stato può porsi nei confronti di un fatto reale, identificabile per caratteristiche proprie, ad esempio la "nobiltà", in quattro modi :
* riconoscimento
* regolamentazione
* proibizione
* indifferenza .
Questi ultimi due atteggiamenti ( caratteristici dei Paesi a regime repubblicamo) hanno l'evidente intento di avversare, sicuramente non riconoscere ed ovviamente non tutelare lo “status”, la qualità nobiliare.
La proibizione della nobiltà è giuridicamente“ultravires”, ovvero al di là della portata dei propri poteri legali (un abuso di potere ), al contrario, l'indifferenza è un atteggiamento ambiguo ma sostanzialmente onesto.
Infatti, l'ordinamento legale può pronunciarsi sul riconoscimento e la regolamentazione delle manifestazioni che derivano da una realtà, ma non sulla realtà stessa.
In altri termini: vengono legalmente vietati gli anacronistici privilegi nobiliari ma non la realtà, ovvero il “fatto sociale”- nobiltà.
L'abolizione di una realtà va aldilà della capacità del diritto, quindi, non si può eliminare un fatto :
che un insieme di persone si identifichi come appartenete alla nobiltà ovvero discendente da famiglie che furono protagoniste della Storia, un tempo appartenenti ai ceti dirigenti italiani, al quali si aveva accesso storicamente tradizionalmente per nascita o per l’acquisto di determinati requisiti formali come la nobilitazione, l’aggregazione o l’investitura.
La giurisprudenza nazionale italiana si limita a non attribuire valore legale alla nobiltà ma , palesando indifferenza, non entra in merito alla sua esistenza.
La nobiltà italiana è, oggi come ieri, un fatto sociale scaturito da un diritto naturale e millenario, sancito dallo “ jus gentium” percepito come quale una sorta di eredità immateriale, un diritto personale e come tale assolutamente inalienabile.
La nobiltà è quindi una qualità, un attributo del tutto compatibile con la costituzione democratica del nostro Paese dal momento nel quale non fu più privilegiato accesso a funzioni, cariche pubbliche, e vennero proibiti privilegi economici, patrimoniali o giurisdizionali.
La repubblica nella sua legge fondamentale all'art.2 recita :
"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale."
La nobiltà è decisamente una di quelle formazioni sociali ove la personalità dell'uomo si manifesta, essa è latrice di un patrimonio di storia , vissuta da protagonisti , il quale non può - ontologicamente - essere indifferente.
Alla luce di quanto ora scritto ridurre la nobiltà in Italia a mero "ricordo storico" è fortemente riduttivo.
Scritto ciò , la genealogia documentata è importantissima , altrettanto lo è la storia della famiglia ed il modo nel essa quale ottenne lo " status nobiliare ".
Per una famiglia di antica e comprovata nobiltà , ai nostri tempi non è particolarmente interessante il
riconoscimento ufficiale , anche perché praticamente quasi impossibile , tuttavia come si può arguire dalle parole recentemente scritte dal Presidente degli Uberti :
"essere riconosciuti nobili durante il Regno d'Italia non è condizione indispensabile per essere nobili se si discende da una vera famiglia nobile (il riconoscimento era un permesso d'uso come oggi è l'abbonamento alla TV o la tassa di registrazione di un contratto d'affitto... questo è per rendere l'idea". Benvenuto nel forum
Sergio de Mitri Valier