Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegna
Chiarissimi forumisti,
in questa estate poco calda e poco assolata ho ripreso a redigere la storia di famiglia e sono ritornato ad un punto che potrebbe suscitare un certo interesse in questo forum, e ritengo importanti i vostri eruditi commenti.
Un paio di premesse:
- la vicenda nasce e si sviluppa nell'ambiente "giuridico" del Regno di Sardegna, post napoleonico;
- nessun riferimento ai giorni nostri ha un senso od un interesse per me, tranne quello morale e strettamente familiare.
La vicenda è questa:
Nel 1827 il conte Francesco Felice Aureli di Torricella convolò a nozze con la nobile damigella Teresa Eugenia Prasca, sua cugina (lontana). Costui aveva 72 anni ed era vedovo della sua prima moglie, anch'essa cugina, Anna Burotti di Scagnello.
Il conte, ultimo della sua famiglia, con testamento dell'agosto 1827, nominò la moglie sua erede universale, con l'obbligo di [i]"...eseguire intieramente tutte le disposizioni contenute in questo mio testamento ed anche quelle contenute in una memoria da me sottoscritta, ed incominciante LAUS DEO PAX HOMINIBUS, che sarà da me rimessa alla detta mia Erede Universale..." [/i].
Nella memoria citata il conte Aureli ordinava alla consorte di conservare cognome e titolo per tutta la sua vita, e disponeva che il titolo ed il cognome Aureli proseguisse nei nipoti della moglie, nati o nascituri, per ordine di primogenitura maschile e, in caso di mancanza di questa, "per una, ed una sola, femmina". (I nipoti Prasca erano nipoti della sua seconda moglie, nonché pronipoti della sua prima moglie, che era zia della mamma di costoro: Gabriella Vagnone di Trofarello; inoltre erano discendenti di alcune donne - nei secoli - di casa Aureli).
Questa curiosa disposizione dell'unica donna era, se ricordo bene, presente sia nella concessione del titolo di conte di Torricella, sia nelle antiche disposizioni del 1450 (circa) quando la famiglia Aureli si estinse e proseguì nella famiglia Bealesio, ovvero nella famiglia della sorella del vassallo Giacomo Aureli. (Gli Aureli e gli Oreglia sono sostanzialmente lo stesso gruppo famigliare, o meglio un consortile nobiliare, una delle quattro famiglie militari di Bene Vagienna).
Per la consorte vi era quindi l'obbligo di non mutare stato e cognome, per i nipoti Prasca l'obbligo di assumere, solo od in aggiunta, il cognome e lo stemma Aureli.
La contessa Aureli rimase vedova fino a quando, nel 1841, ritornò a Cherasco il barone Carlo Maurizio Rinaldi della Torre, capitano della milizia nella Brigata Piemonte. I due probabilmente si innamorarono, ma vi era l'impedimento al matrimonio secondo le disposizioni del defunto conte.
Il barone Rinaldi fece ricorso al Regio Senato: [i]"...Desiderando accondiscendere alle brame dell'infelice genitore, che null'altro brama che di vederlo collocato, volse i suoi sguardi sulla vedova contessa Teresa Aureli di Torricella, sua cugina in secondo grado, che di buon animo acconsente ai suoi desideri, duolendole soltanto di cangiare cognome, motivo per cui stette fin ora in stato vedovile...[/i]
Quindi l'istanza del barone era: [i]"...Ottenere da Sua Maestà il favore di potersi unire in matrimonio colla Signora suddetta, colla facoltà in un tempo di prendere in simile occasione il titolo e nome di conte Aureli di Torricella."[/i]
Il Sovrano rigettò questa istanza, espresse il proprio placet al matrimonio, e con una logica ineccepibile nel rispetto ed in accoglienza dei desideri del defunto, confermò il titolo di contessa Aureli di Torricella a Teresa Prasca.
Il Manno riporta questa vicenda, attribuendola per errore al padre del richiedente: [i]"Chiese (1840) il predicato e titolo materno di Torricella, e non l’ebbe."[/i]
Teresa e Carlo si sposarono il 28 agosto 1843, ma il matrimonio durò poco meno di tre anni perché il barone Carlo Maurizio morì il 10 agosto 1846. La vedova lo fece tumulare nella cappella di famiglia nel Santuario di N. S. del Popolo in Cherasco ove riposa tutt'ora. Teresa in tutti i documenti ufficiali usò entrambi i cognomi e titoli congiunti.
La primogenitura (non so se nel Regno di Sardegna in generale, o per il dispositivo di concessione del titolo di casa Aureli, ed anche in casa Prasca) se il primo chiamato moriva senza prole, passava al fratello, se questi figliolava proseguiva sulla sua linea, altrimenti passava al successivo fratello, [i]"...in ordine di primogenitura"[/i].
Nel frattempo il Regno di Sardegna diventò Regno d'Italia, Teresa vide morire giovani quattro dei suoi sei amatissimi nipoti (Alessandro, Teodolinda, Alfredo, Callisto), solo l'ultimo (Ermanno, mio trisnonno) si sposò con la cugina Anna Manassero di Costigliole. Ermanno, ufficiale dei bersaglieri, lasciò la gestione dei beni di famiglia al fratello Ernesto che li sperperò per poi andarsene a morire solo a Napoli. Le drammatiche vicende che seguirono non costituivano sicuramente il clima adatto per richiedere al Sovrano la rinnovazione del titolo, e portarono la contessa Aureli a redigere un testamento che salvò il salvabile: nominò suo erede universale la prole nata o nascitura dei suoi nipoti superstiti, a condizione che raggiungessero i trent'anni di età. Il mondo sia famigliare che sociale era cambiato, e nessun riferimento nel testamento vi è sul titolo Aureli.
Sette anni dopo il testamento nacque mio bisnonno, l'erede.
Sono curioso di conoscere i vostri commenti sulla parte della vicenda che riguarda la trasmissione del titolo, la facoltà dell'ultimo di una famiglia di designare i successori, ecc.
Naturalmente tutta la vicenda riguarda il tempo in cui si svolse, nel mondo attuale vi è solo la mia personale consapevolezza di essere il successore virtuale e morale dei conti Aureli, e nessuna fantasiosa pretendenza.
Vi ringrazio e saluto cordialmente.
Alberto L. Prasca.
in questa estate poco calda e poco assolata ho ripreso a redigere la storia di famiglia e sono ritornato ad un punto che potrebbe suscitare un certo interesse in questo forum, e ritengo importanti i vostri eruditi commenti.
Un paio di premesse:
- la vicenda nasce e si sviluppa nell'ambiente "giuridico" del Regno di Sardegna, post napoleonico;
- nessun riferimento ai giorni nostri ha un senso od un interesse per me, tranne quello morale e strettamente familiare.
La vicenda è questa:
Nel 1827 il conte Francesco Felice Aureli di Torricella convolò a nozze con la nobile damigella Teresa Eugenia Prasca, sua cugina (lontana). Costui aveva 72 anni ed era vedovo della sua prima moglie, anch'essa cugina, Anna Burotti di Scagnello.
Il conte, ultimo della sua famiglia, con testamento dell'agosto 1827, nominò la moglie sua erede universale, con l'obbligo di [i]"...eseguire intieramente tutte le disposizioni contenute in questo mio testamento ed anche quelle contenute in una memoria da me sottoscritta, ed incominciante LAUS DEO PAX HOMINIBUS, che sarà da me rimessa alla detta mia Erede Universale..." [/i].
Nella memoria citata il conte Aureli ordinava alla consorte di conservare cognome e titolo per tutta la sua vita, e disponeva che il titolo ed il cognome Aureli proseguisse nei nipoti della moglie, nati o nascituri, per ordine di primogenitura maschile e, in caso di mancanza di questa, "per una, ed una sola, femmina". (I nipoti Prasca erano nipoti della sua seconda moglie, nonché pronipoti della sua prima moglie, che era zia della mamma di costoro: Gabriella Vagnone di Trofarello; inoltre erano discendenti di alcune donne - nei secoli - di casa Aureli).
Questa curiosa disposizione dell'unica donna era, se ricordo bene, presente sia nella concessione del titolo di conte di Torricella, sia nelle antiche disposizioni del 1450 (circa) quando la famiglia Aureli si estinse e proseguì nella famiglia Bealesio, ovvero nella famiglia della sorella del vassallo Giacomo Aureli. (Gli Aureli e gli Oreglia sono sostanzialmente lo stesso gruppo famigliare, o meglio un consortile nobiliare, una delle quattro famiglie militari di Bene Vagienna).
Per la consorte vi era quindi l'obbligo di non mutare stato e cognome, per i nipoti Prasca l'obbligo di assumere, solo od in aggiunta, il cognome e lo stemma Aureli.
La contessa Aureli rimase vedova fino a quando, nel 1841, ritornò a Cherasco il barone Carlo Maurizio Rinaldi della Torre, capitano della milizia nella Brigata Piemonte. I due probabilmente si innamorarono, ma vi era l'impedimento al matrimonio secondo le disposizioni del defunto conte.
Il barone Rinaldi fece ricorso al Regio Senato: [i]"...Desiderando accondiscendere alle brame dell'infelice genitore, che null'altro brama che di vederlo collocato, volse i suoi sguardi sulla vedova contessa Teresa Aureli di Torricella, sua cugina in secondo grado, che di buon animo acconsente ai suoi desideri, duolendole soltanto di cangiare cognome, motivo per cui stette fin ora in stato vedovile...[/i]
Quindi l'istanza del barone era: [i]"...Ottenere da Sua Maestà il favore di potersi unire in matrimonio colla Signora suddetta, colla facoltà in un tempo di prendere in simile occasione il titolo e nome di conte Aureli di Torricella."[/i]
Il Sovrano rigettò questa istanza, espresse il proprio placet al matrimonio, e con una logica ineccepibile nel rispetto ed in accoglienza dei desideri del defunto, confermò il titolo di contessa Aureli di Torricella a Teresa Prasca.
Il Manno riporta questa vicenda, attribuendola per errore al padre del richiedente: [i]"Chiese (1840) il predicato e titolo materno di Torricella, e non l’ebbe."[/i]
Teresa e Carlo si sposarono il 28 agosto 1843, ma il matrimonio durò poco meno di tre anni perché il barone Carlo Maurizio morì il 10 agosto 1846. La vedova lo fece tumulare nella cappella di famiglia nel Santuario di N. S. del Popolo in Cherasco ove riposa tutt'ora. Teresa in tutti i documenti ufficiali usò entrambi i cognomi e titoli congiunti.
La primogenitura (non so se nel Regno di Sardegna in generale, o per il dispositivo di concessione del titolo di casa Aureli, ed anche in casa Prasca) se il primo chiamato moriva senza prole, passava al fratello, se questi figliolava proseguiva sulla sua linea, altrimenti passava al successivo fratello, [i]"...in ordine di primogenitura"[/i].
Nel frattempo il Regno di Sardegna diventò Regno d'Italia, Teresa vide morire giovani quattro dei suoi sei amatissimi nipoti (Alessandro, Teodolinda, Alfredo, Callisto), solo l'ultimo (Ermanno, mio trisnonno) si sposò con la cugina Anna Manassero di Costigliole. Ermanno, ufficiale dei bersaglieri, lasciò la gestione dei beni di famiglia al fratello Ernesto che li sperperò per poi andarsene a morire solo a Napoli. Le drammatiche vicende che seguirono non costituivano sicuramente il clima adatto per richiedere al Sovrano la rinnovazione del titolo, e portarono la contessa Aureli a redigere un testamento che salvò il salvabile: nominò suo erede universale la prole nata o nascitura dei suoi nipoti superstiti, a condizione che raggiungessero i trent'anni di età. Il mondo sia famigliare che sociale era cambiato, e nessun riferimento nel testamento vi è sul titolo Aureli.
Sette anni dopo il testamento nacque mio bisnonno, l'erede.
Sono curioso di conoscere i vostri commenti sulla parte della vicenda che riguarda la trasmissione del titolo, la facoltà dell'ultimo di una famiglia di designare i successori, ecc.
Naturalmente tutta la vicenda riguarda il tempo in cui si svolse, nel mondo attuale vi è solo la mia personale consapevolezza di essere il successore virtuale e morale dei conti Aureli, e nessuna fantasiosa pretendenza.
Vi ringrazio e saluto cordialmente.
Alberto L. Prasca.