Non ho tempo di rispondere completamente alle tante imprecisioni presenti in un articolo autoreferenziale scritto da una persona che almeno da quanto si può leggere su internet - non ha pubblicazioni sulla materia cavalleresca premiale, ma critica la commissione senza citare neppure chi ne fa parte, evitando di approfondire il ruolo dell’International Commission for Orders of Chivalry - ICOC che da oltre 50 anni è discusso in tutto il mondo con giudizi positivi, poi negativi ed infine positivi, ma indubbiamente almeno dal 1999 ha dato prova di essere realmente “supra-partes” costruendosi una chiara serietà invidiata da tutti, una commissione di studio di cui sono il president/chairman e nella quale mi reputo in buona compagnia dal punto di vista degli accademici in quanto ci sono entrambi i presidenti dell’accademia internazionale di araldica – AIH e dell’accademia internazionale di genealogia - AIG, nonché i maggiori esperti della materia cavalleresca leggete i nomi qui: http://www.icocregister.org/patronsandmembers2012.htm e aggiungo che fra loro ci sono persino quelli che un tempo erano stati i più grandi nemici dell’ICOC.
Il nostro lavoro quotidiano mi dà le più grandi soddisfazioni; come oggi ho detto in tutto il mondo nella trasmissione di RAI ITALIA "COMMUNITY" nel ricordare il nostro operato a favore della serietà in una scienza che per la megalomania di alcuni si presta a tante sfaccettature.
Oggi alla fine della festa della Repubblica ho letto quanto è riportato in un articolo di Elio Satti, Giudizio di “legittimità” sugli ordini cavallereschi che si può vedere sia sul sito della Società di Studi Araldici – SISA http://www.socistara.it/studi/Articolo_legittimita.pdf sia (pubblicato in data precedente) sul sito web SAINT LAZAR Sito Ufficiale OSLJ ovvero Ordine Militare ed Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme Gran Priore d'Italia Sua Eccellenza Giovanni Ferrara http://www.oslj-italia.it/?azione=vedi& ... O+GPI.html
Nel compiacermi per l’interessante articolo privo però di adeguate citazioni e fonti, per la completezza del testo mi permetto qui di fare solo 2 aggiunte che possono completare il lavoro dell’estensore del pezzo e cito:
http://www.oslj-italia.it/?azione=vedi& ... +2014.html dove particolarmente si legge:
“… omissis … Questi valori che noi rappresentiamo sono radicati in XXII secoli di storia del nostro glorioso Ordine Cavalleresco; questi valori ancora oggi richiamo delle persone desiderosi di aiutare il prossimo identificandosi nell’Ordine di San Lazzaro; persone come il Dr. E. Satti che ha chiesto di farne parte scrivendomi la seguente e-mail così lusinghiera e profonda che desidero farvi partecipi della gioia che ho provato nel leggerla: “Eccellenza e caro Amico, è giunto il momento in cui le sottoponga la mia formale richiesta di ingresso nell'Ordine col quale ho convissuto per diverso tempo seppur interessandomi di questioni storiche. Sono stati proprio gli approfondimenti storici a maturare in me la certezza che l'Ordine è una necessità del nostro tempo e che non ci si può tirare indietro se solo ci guardiamo attorno. L'ordine nasce per fini compassionevoli, nasce per mettersi al servizio dei reietti, per glorificare anche nella peggiore malattia la presenza divina. San Lazzaro è l'uomo del dolore , della compassione e della speranza. E' vero, il contatto con il tempo storico ha, spesso,reso mondano l'Ordine ma non poteva essere altrimenti in primis perchè fatto di uomini e poi per poter adempiere meglio ai suoi compiti. Oggi, ci guardiamo intorno e quanti uomini e donne e bambini sono reietti, ai margini della nostra società, quanti uomini e donne e bambini soffrono le mille malattie della contemporaneità (la povertà, la solitudine, l'indifferenza). tutti questi sono i lebbrosi ai quali un Orine quale quello che rappresenta dovrebbe rivolgersi. So bene che l'impresa è immane ma se anche uno solo di quei figli di Dio potesse essere accolto, ascoltato reso degno di essere una persona umana, San Lazzaro ce ne sarebbe grati. Non posso non pensare ai rifugiati che vengono dalle terre di Cristo o dalle terre dove il primo cristianesimo si è sviluppato, non posso non pensare a tutti quelli che si affidano al loro Dio perchè certi che Lui li aiuterà per avere una vita migliore. Eccellenza, attendo una sua risposta. Con i mie cordiali saluti. E. Satti
Voi tutti sapete con quanto amore svolgo le mie funzioni e questa e-mail fortifica le mie convinzioni che nell’Ordine si entra solo se si è strumenti di pace, amore e di carità; Solo dimostrando questi valori si diventa Cavalieri (KLJ) o Dame (DLJ) dell’Ordine di San Lazzaro. “Molti sono chiamati ma pochi gli eletti”
Ho riportato questa interessante pagina perché mi permette così di chiarire a quei lettori dell’articolo che non hanno compreso a quali ordini si riferisse l’autore il Dr. Elio Satti quando ha scritto: “2. Durante una revisione del Registro ( il riferimento è al primo registro del 1964, n.d.r), alcuni Ordini inseriti vennero dichiarati illegittimi e quindi tolti dal Registro e “...non vi saranno inclusi nel futuro.” .
Credo che ora sia tutto chiaro.
Aggiungo solo che l’ICOC Register non è un libro chiuso ma viene aperto solo quando ci si trova davanti ad ordini cavallereschi (o sistemi premiali) per catalogarli nella loro giusta posizione e denominazione.
Al precedente Gran Maestro di questo Ordine (così si vuole definire) proposi di inserirlo nell’ICOC Register nella posizione che noi potevano accettare ovvero quella di una prestigiosa Organizzazione di Ispirazione Cavalleresca in quanto la Santa Sede sul negare la definizione di ordine cavalleresco con loro è stata più volte chiara.
Ma la nostra catalogazione non è stata giudicata interessante ed è questa la ragione che San Lazzaro non è inserito nel “privato” Registro dell’International Commission for Orders of Chivalry – ICOC.
Ultima cosa, l’ICOC non è una associazione come viene erroneamente denominata, dove uno può iscriversi se lo vuole, ma è una commissione di esperti della quale le persone che conoscono la materia scientificamente ed hanno pubblicazioni in merito vengono invitate a fare parte.
Tanto dovevo
Pier Felice degli Uberti
