Nobiltà generica

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Nobiltà generica

Messaggioda loxnotar » domenica 13 aprile 2014, 18:40

E' vero che la nobiltà generica, o di terzo tipo non necessitava di un riconoscimento del sovrano, era sufficiente il "more nobilium"?
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » domenica 13 aprile 2014, 19:03

nel Regno delle Due Sicilie ASSOLUTAMENTE no!
nel Regno delle Due Sicilie qualsiasi nobiltà DOVEVA avere l'assenso regio per essere nobiltà!

fonte: Giovanni Grimaldi, Patriziato e Nobiltà nel Regno di Napoli, in grimgio.altervista.org, 2008 (http://grimgio.altervista.org/documenti ... NAPOLI.htm)

in altri tempi in altri luoghi l'usanza era diversa...
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » domenica 13 aprile 2014, 20:59

loxnotar ha scritto:E' vero che la nobiltà generica, o di terzo tipo non necessitava di un riconoscimento del sovrano, era sufficiente il "more nobilium"?

Messa così sembrerebbe una prassi , il concetto di nobiltà generica è fuorviante .

La nobiltà è spesso suddivisa in titolata e non titolata , la prima è sempre concessa dal sovrano, la seconda può essere concessa ( molto impropriamente in quanto si tratta di qualità-qualifica ma non titolo ), riconosciuta oppure svilupparsi al di fuori di riconoscimenti sovrani, ovvero caratteristica di famiglie che maturarono una condizione esclusiva e preminente per mezzo della gestione del potere legislativo, esecutivo e/o giudiziario in città , borghi o terre non infeudate , molto spesso in realtà repubblicane o comunali ovviamente preunitarie .
Dopo l'Unità tali realtà poterono essere soggette a riconoscimento regio oppure esentate da esso.

Comunque quando parliamo di nobiltà non titolata ( funzionale, civica o patriziale ) l'argomento va contestato nello spazio e nel tempo dove essa maturò.

Cordialmente.
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda loxnotar » giovedì 17 aprile 2014, 20:33

il mio dubbio nasceva dal fatto che ho ritrovato uno stemma di famiglia di epoca ottocentesca con corona "patriziale",ora se la famiglia fosse di distinta civiltà,come poteva arrogarsi il diritto di esibire uno stemma con corona in epoca di monarchia?Come mi sciolgo questo dubbio?
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda loxnotar » giovedì 17 aprile 2014, 20:36

lo stemma (che io posseggo)era addirittura posto nella chiesa del Paese(Santopadre),in affresco e sul portale di una casa ottocentesca di un comune vicino(Roccasecca) ed un testo ottocentesco la annovera tra le famiglie nobili..Boh??
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 18 aprile 2014, 10:06

Avevamo appurato e provato , in altri topic, che la corona con tre fioroni e due perle visibili ( se è questa che intendi ) specialmente nel Mezzogiorno era in uso tra le famiglie che vivevano "more nobilium" , alcune delle quali sarebbero diventate " di distinta civiltà ".

E' del tutto probabile che il pittore , nell'affrescare e dipingere abbia utilizzato un' immagine settecentesca . Estremamente improbabile l'intervento di un solerte funzionario atto a censurare una corona divenuta impropria solo nell'ottantennio regnicolo.
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Tilius » venerdì 18 aprile 2014, 10:13

Credo che il "more nobilium" nudo & crudo non sia mai stato sufficiente, da solo, in nessun luogo e in nessuna epoca.
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 18 aprile 2014, 10:27

Tilius ha scritto:Credo che il "more nobilium" nudo & crudo non sia mai stato sufficiente, da solo, in nessun luogo e in nessuna epoca.


E' sufficiente dare un' occhiata agli stemmi di famiglie eminenti calabresi ( es .Cosenza ) nel Sei -Settecento , riportate in stemmari coevi, le quali non godevano né nobiltà decurionale né, tanto meno, titolata, ben prima che si fosse formato e fosse riconosciuto il patriziato cosentino.

... "Le aristocrazie cittadine , evoluzione dei ceti urbani nei secoli XV-XVIII" in special modo il contributo di Mario Putaturo Donati Viscido di Nocera "il patriziato di Cosenza"
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » venerdì 18 aprile 2014, 10:28

non è una questione dell'ottantennio sabaudo... nei territori del regni di napoli/sicilia/duesicilie borbonici qualsiasi nobiltà doveva NECESSARIAMENTE, senza nessuna deroga, avere l'approvazione regia. ancor di più la normativa in periodo napoleonico/murattiano napoletano/duosiciliano fu stringente.

come oggi mi posso dire "cavaliere di malta e del promontorio nord di rodi" perchè afferente a quell'ordine farlocco o vario nobile di qualche stramba casa ex regnate o di pretesa... e vengo tacciato giustissimamente con vari epiteti... perchè non rispetto normative e gerarchie... così allora il "nobile" fai da te... anche se alzava armi con sopra corone che scimmiottavano altri titoli.
non vedo perchè dare crismi a chi allora violava le normative e l'essenza stessa della nobiltà (nel sud italia la presenza ed il controllo regio è da sempre stato più fermo e forte...) e sberleffare oggi (giustamente) chi si fa nobile/cavaliere nello stesso identico modo! [hmm.gif]

una notazione: dal 1683 un principio dell'Ordine di Malta (l'unico, quello vero!), riconosciuto anche dall'Ordine Costantiniano borbonico, sanciva che una famiglia nobile (con approvazione regia) per non decadere dalla nobiltà, non doveva aver vissuto in città feudali, dove non era iscritta ad un Seggio Nobiliare, dopo il 1693, oppure che comunque aveva solo residenza e non fissa dimora in città feudali e non partecipava alla vita civica locale.
Ricordiamoci anche il principio della degradazione della nobiltà!
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 18 aprile 2014, 10:52

Delehaye ha scritto:non è una questione dell'ottantennio sabaudo... nei territori del regni di napoli/sicilia/duesicilie borbonici qualsiasi nobiltà doveva NECESSARIAMENTE, senza nessuna deroga, avere l'approvazione regia. ancor di più la normativa in periodo napoleonico/murattiano napoletano/duosiciliano fu stringente.

come oggi mi posso dire "cavaliere di malta e del promontorio nord di rodi" perchè afferente a quell'ordine farlocco o vario nobile di qualche stramba casa ex regnate o di pretesa... e vengo tacciato giustissimamente con vari epiteti... perchè non rispetto normative e gerarchie... così allora il "nobile" fai da te... anche se alzava armi con sopra corone che scimmiottavano altri titoli.
non vedo perchè dare crismi a chi allora violava le normative e l'essenza stessa della nobiltà (nel sud italia la presenza ed il controllo regio è da sempre stato più fermo e forte...) e sberleffare oggi (giustamente) chi si fa nobile/cavaliere nello stesso identico modo! [hmm.gif]


Mi sembra che il tuo intervento non c'entri molto con il topic:
Nessuno mette in dubbio o contesta le leggi araldiche dei Regni Meridionali e del Regno d'Italia.


Era prassi consolidata in alcune regioni e stati preunitari timbrare lo stemma di famiglie distinte con una corona del genere descritta . Stop.

Questa usanza è documentata da stemmari coevi e mi è stata confermata da araldisti di professione . Stop.

Un fatto è un fatto , può non piacere o dare fastidio (?), ma resta un fatto .

Non entro in merito alla legislazione nobiliare ma scrivo di prassi araldica , la quale, con buona pace di tutti, è altra cosa .
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 18 aprile 2014, 12:00

loxnotar ha scritto:il mio dubbio nasceva dal fatto che ho ritrovato uno stemma di famiglia di epoca ottocentesca con corona "patriziale",ora se la famiglia fosse di distinta civiltà,come poteva arrogarsi il diritto di esibire uno stemma con corona in epoca di monarchia?Come mi sciolgo questo dubbio?

Tornando al quesito iniziale occorre ribadire ciò che ci siamo detti più volte in questo forum :
... le norme della ex Consulta araldica che nel suo regolamento "tecnico-araldico" stabiliva forme e modi dell'araldica "italiana", talvolta con forzature che oggi apparirebbero molto discutibili per la scarsa sensibilità filologica che dimostrano, hanno avuto vigore di "legge" solo per quarant'anni dal 1905 al 1946/48.
Non possiamo giudicare stemmi del '700 o dell''800, stemmi del Trentino o della Puglia con il "manuale unico" della ex Consulta....

Direi comunque che in epoca ottocentesca nel R.d.I. non vi fossero particolari e pressanti vincoli araldici .
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Tal dei Tali » martedì 22 aprile 2014, 23:03

Basta aver approfondito un po' di ricerche presso l'Archivio di Stato di Napoli per trovare inesatto e forzato il principio in base al quale in una città infeudata non germogliasse nobiltà. In Calabria, come in Campania e nelle altre province meridionali, erano frequenti i casi di antichissime comunità poste sotto regime feudale, ma godenti del titolo di Città ed aventi al proprio interno giusta separazione di ceti.
Anche il von Lobstein, nel suo "Settecento calabrese" si esprime in merito, descrivendo il caso di Roccella Jonica.
Lo studioso, esperto di araldica e genealogia meridionale, calabrese nello specifico, al contrario, pone l'attenzione del lettore sul fatto che l'equazione nobiltà=libertà non ebbe mai piena attuazione in nessuno dei Regni preunitari.. Venezia, Genova e Lucca escluse.
Potevano esserci famiglie nobili in una città non demaniale ?.. la risposta, potrà piacere o no, ma è si. Addirittura per Roccella, Gerace e Caltelvetere (e di altre) si parla in modo specifico di "Seggi" (ASN - Archivio Carafa di Roccella, casella 32, parte III, sez. 1a Appendice Fascicolo 10, 3°)
Quanto alla Sua domanda..
1) Nessuna famiglia di civile condizione aveva diritto ad utilizzare corone, così come non ebbe mai diritto ad innalzare stemmi ( "abuso" messo in atto in epoca più recente dalle famiglie di distinta civiltà, viventi "more nobilium" dall'800 in poi e quasi sempre senza alcuna successiva autorizzazione sovrana);
2) La corona "patriziale" era utilizzata solo da quelle famiglie nobili viventi in città demaniali ed espressamente dichiarate "patrizie" da regie risoluzioni (esistono elenchi facilmente consultabili).
3) La corona composta di "tre fioroni e due perle" distingueva (e distingue) invece le famiglie di nobiltà generosa negli stati preunitari meridionali, presenti in località infeudate e non.
Tal dei Tali
 
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 23 aprile 2014, 9:14

Tal dei Tali ha scritto:Basta aver approfondito un po' di ricerche presso l'Archivio di Stato di Napoli per trovare inesatto e forzato il principio in base al quale in una città infeudata non germogliasse nobiltà. In Calabria, come in Campania e nelle altre province meridionali, erano frequenti i casi di antichissime comunità poste sotto regime feudale, ma godenti del titolo di Città ed aventi al proprio interno giusta separazione di ceti.
Anche il von Lobstein, nel suo "Settecento calabrese" si esprime in merito, descrivendo il caso di Roccella Jonica.
Lo studioso, esperto di araldica e genealogia meridionale, calabrese nello specifico, al contrario, pone l'attenzione del lettore sul fatto che l'equazione nobiltà=libertà non ebbe mai piena attuazione in nessuno dei Regni preunitari.. Venezia, Genova e Lucca escluse.
Potevano esserci famiglie nobili in una città non demaniale ?.. la risposta, potrà piacere o no, ma è si. Addirittura per Roccella, Gerace e Caltelvetere (e di altre) si parla in modo specifico di "Seggi" (ASN - Archivio Carafa di Roccella, casella 32, parte III, sez. 1a Appendice Fascicolo 10, 3°)
Quanto alla Sua domanda..
1) Nessuna famiglia di civile condizione aveva diritto ad utilizzare corone, così come non ebbe mai diritto ad innalzare stemmi ( "abuso" messo in atto in epoca più recente dalle famiglie di distinta civiltà, viventi "more nobilium" dall'800 in poi e quasi sempre senza alcuna successiva autorizzazione sovrana);
2) La corona "patriziale" era utilizzata solo da quelle famiglie nobili viventi in città demaniali ed espressamente dichiarate "patrizie" da regie risoluzioni (esistono elenchi facilmente consultabili).
3) La corona composta di "tre fioroni e due perle" distingueva (e distingue) invece le famiglie di nobiltà generosa negli stati preunitari meridionali, presenti in località infeudate e non.


Sono sostanzialmente d'accordo , ma occorre applicare una certa elasticità mentale.
La differenza concettuale tra nobiltà generosa ( civica ) non avvallata da regio riconoscimento, riferito a casate meridionali ( e non solo ) e quello di famiglie le quali vivevano more nobilium ma che nobili venivano riconosciute e tenute come tali dalle altre famiglie distinte e dal resto dalla popolazione, spesso è molto, molto sfumata .

Mi autocito:
La maggior parte delle nobiltà civiche nel Napoletano, Puglia , Calabria ecc. sono sorte nel XVI Secolo nate da gruppi di famiglie che esercitarono il potere legislativo , esecutivo e giudiziario (1° grado ) nella città e contado adiacente , si diedero uno statuto , approvato oppure non approvato dal Sovrano di turno .
Aggregazione di nuove famiglie al Consiglio ( che sanciva in qualche modo la nobiltà familiare era deciso dalla aristocrazia cittadina , l'approvazione del sovrano poteva esserci o non esserci a seconda degli statuti, delle leggi o delle consuetudini locali .
Nel Regno di Napoli è mancata una legislazione nobiliare organica che fu emessa solo nel 1756 e nel 1770.


E' documentata l'usanza abbastanza diffusa, da parte di queste famiglie , di cimare gli stemmi con corone ( spesso due perle e tre fioroni visibili ) .
Prima della seconda metà del Secolo XVIII , stante la carente legislazione araldico-nobiliare, non si ravvisa un abuso, più o meno discutibile ma ...un uso .


Cordialmente
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Nobiltà generica

Messaggioda Delehaye » mercoledì 23 aprile 2014, 19:57

lo stato borbonico aveva una solidissima legislazione nobiliare... - che non nasce con Carlo III ovviamente, ma ha radici nello stato svevo, in quello angioino ed in quello aragonese! - ed il "faccio così o colì a mio piacimento" non esisteva e non poteva esistere in un territorio che per secoli (non così in altre parti d'italia) ha sempre avuto un unico governo regio molto forte ed attento alla sua supremazia!
ovvio che come sempre e come inognidove esisteva chi violava le leggi... ma da questo a dire che era così, come se fosse regola aurea, ce ne passa!
poi ognuno puà "interpretare" la storia e la legislazione a proprio piacimento, figurarsi.
ma la legislazione borbonica sulla nobiltà era più che chiarissima e non ammetteva nessuna deroga di sorta! possa piacere o meno!

poi se in altre parti d'italia bastava che per 3 generazioni, magari vissute nel XV secolo, si fosse vissuto more nobilium e da ciò ci si autoproclamava nobili, e poi oggi i discendenti di quelle 3 generazioni (anche se nel frattempo TUTTE le altre generazioni d'inframezzo sono state il peggio che si possa immaginare: truffatori & tagliagole) si dicono "nobili" "legittimamente"... ambè! Todos caballeros e tutti nobili! come i conti di ciampino di umbertina memoria ;)

da notare, ad esempio, la palese differenza tra i titoli elargiti dal Savoia non abdicatario in esilio e quelli dal Borbone non abdicatario in esilio: quella piccola clausola che i titoli borbonici sarebbero divenuti esecutivi SOLO quando trascritti nei Libri Araldici del Regno delle Due Sicilie, ovvero al ritorno della Monarchia! solo una questione di stile? non credo.
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Re: Nobiltà generica

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 23 aprile 2014, 22:46

Delehaye ha scritto:lo stato borbonico aveva una solidissima legislazione nobiliare... - che non nasce con Carlo III ovviamente, ma ha radici nello stato svevo, in quello angioino ed in quello aragonese! - ed il "faccio così o colì a mio piacimento" non esisteva e non poteva esistere in un territorio che per secoli (non così in altra parti d'italia) ha sempre avuto un unico governo regio molto forte ed attento alla sua supremazia!
ovvio che come sempre e come inognidove esisteva chi violava le leggi... ma da questo a dire che era così, come se fosse regola aurea, ce ne passa!
poi ognuno puà "interpretare" la storia e la legislazione a proprio piacimento, figurarsi.
ma la legislazione borbonica sulla nobiltà era più che chiarissima e non ammetteva nessuna deroga di sorta! possa piacere o meno!

poi se in altre parti d'italia bastava che per 3 generazioni, magari vissute nel XV secolo, si fosse vissuto more nobilium e da ciò ci si autoproclamava nobili, e poi oggi i discendenti di quelle 3 generazioni (anche se nel frattempo TUTTE le altre generazioni d'inframezzo sono state il peggio che si possa immaginare: truffatori & tagliagole) si dicono "nobili" "legittimamente"... ambè! Todos caballeros e tutti nobili! come i conti di ciampino di umbertina memoria ;)


No Enzo, non "interpreto" nulla e non ho mai scritto di " regole auree " che in araldica non esistono, ci mancherebbe, mi limito a prendere atto delle prove documentarie ( stemmari (*) , manufatti pittorici e lapidei di epoca pre borbonica) a disposizione degli studiosi e degli appassionati.

Finché la legislazione araldica-nobiliare dello
stato svevo, in quello angioino ed in quello aragonese
non viene citato con precisione, considero esclusivamente quello che è di pubblico dominio.

Sarei felice tutti seguissero questa metodica, almeno in questo forum e su questo punto sono molto deciso .

(*) Uno per tutti:
Castiglione Morelli , De Patricia Consentina Nobilitate Monumentorum Epitome , Venezia , 1703
in Le aristocrazie cittadine, Evoluzione dei ceti dirigenti urbani nei secoli XV - XVIII , pag. 152/207. Atti del convegno, La Musa Talìa , 2009.

Una vera cornucopia di corone di ogni foggia per tutti i gusti 3-5 fioroni , 2-4 perle o punte ( visibili ) timbrano gli stemmi delle famiglie di nobiltà civica di Cosenza dell' inizio del Secolo XVIII°.
Ultima modifica di GENS VALERIA il giovedì 24 aprile 2014, 0:01, modificato 1 volta in totale.
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