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loxnotar ha scritto:E' vero che la nobiltà generica, o di terzo tipo non necessitava di un riconoscimento del sovrano, era sufficiente il "more nobilium"?

Tilius ha scritto:Credo che il "more nobilium" nudo & crudo non sia mai stato sufficiente, da solo, in nessun luogo e in nessuna epoca.
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Delehaye ha scritto:non è una questione dell'ottantennio sabaudo... nei territori del regni di napoli/sicilia/duesicilie borbonici qualsiasi nobiltà doveva NECESSARIAMENTE, senza nessuna deroga, avere l'approvazione regia. ancor di più la normativa in periodo napoleonico/murattiano napoletano/duosiciliano fu stringente.
come oggi mi posso dire "cavaliere di malta e del promontorio nord di rodi" perchè afferente a quell'ordine farlocco o vario nobile di qualche stramba casa ex regnate o di pretesa... e vengo tacciato giustissimamente con vari epiteti... perchè non rispetto normative e gerarchie... così allora il "nobile" fai da te... anche se alzava armi con sopra corone che scimmiottavano altri titoli.
non vedo perchè dare crismi a chi allora violava le normative e l'essenza stessa della nobiltà (nel sud italia la presenza ed il controllo regio è da sempre stato più fermo e forte...) e sberleffare oggi (giustamente) chi si fa nobile/cavaliere nello stesso identico modo!
loxnotar ha scritto:il mio dubbio nasceva dal fatto che ho ritrovato uno stemma di famiglia di epoca ottocentesca con corona "patriziale",ora se la famiglia fosse di distinta civiltà,come poteva arrogarsi il diritto di esibire uno stemma con corona in epoca di monarchia?Come mi sciolgo questo dubbio?
... le norme della ex Consulta araldica che nel suo regolamento "tecnico-araldico" stabiliva forme e modi dell'araldica "italiana", talvolta con forzature che oggi apparirebbero molto discutibili per la scarsa sensibilità filologica che dimostrano, hanno avuto vigore di "legge" solo per quarant'anni dal 1905 al 1946/48.
Non possiamo giudicare stemmi del '700 o dell''800, stemmi del Trentino o della Puglia con il "manuale unico" della ex Consulta....
Tal dei Tali ha scritto:Basta aver approfondito un po' di ricerche presso l'Archivio di Stato di Napoli per trovare inesatto e forzato il principio in base al quale in una città infeudata non germogliasse nobiltà. In Calabria, come in Campania e nelle altre province meridionali, erano frequenti i casi di antichissime comunità poste sotto regime feudale, ma godenti del titolo di Città ed aventi al proprio interno giusta separazione di ceti.
Anche il von Lobstein, nel suo "Settecento calabrese" si esprime in merito, descrivendo il caso di Roccella Jonica.
Lo studioso, esperto di araldica e genealogia meridionale, calabrese nello specifico, al contrario, pone l'attenzione del lettore sul fatto che l'equazione nobiltà=libertà non ebbe mai piena attuazione in nessuno dei Regni preunitari.. Venezia, Genova e Lucca escluse.
Potevano esserci famiglie nobili in una città non demaniale ?.. la risposta, potrà piacere o no, ma è si. Addirittura per Roccella, Gerace e Caltelvetere (e di altre) si parla in modo specifico di "Seggi" (ASN - Archivio Carafa di Roccella, casella 32, parte III, sez. 1a Appendice Fascicolo 10, 3°)
Quanto alla Sua domanda..
1) Nessuna famiglia di civile condizione aveva diritto ad utilizzare corone, così come non ebbe mai diritto ad innalzare stemmi ( "abuso" messo in atto in epoca più recente dalle famiglie di distinta civiltà, viventi "more nobilium" dall'800 in poi e quasi sempre senza alcuna successiva autorizzazione sovrana);
2) La corona "patriziale" era utilizzata solo da quelle famiglie nobili viventi in città demaniali ed espressamente dichiarate "patrizie" da regie risoluzioni (esistono elenchi facilmente consultabili).
3) La corona composta di "tre fioroni e due perle" distingueva (e distingue) invece le famiglie di nobiltà generosa negli stati preunitari meridionali, presenti in località infeudate e non.
La maggior parte delle nobiltà civiche nel Napoletano, Puglia , Calabria ecc. sono sorte nel XVI Secolo nate da gruppi di famiglie che esercitarono il potere legislativo , esecutivo e giudiziario (1° grado ) nella città e contado adiacente , si diedero uno statuto , approvato oppure non approvato dal Sovrano di turno .
Aggregazione di nuove famiglie al Consiglio ( che sanciva in qualche modo la nobiltà familiare era deciso dalla aristocrazia cittadina , l'approvazione del sovrano poteva esserci o non esserci a seconda degli statuti, delle leggi o delle consuetudini locali .
Nel Regno di Napoli è mancata una legislazione nobiliare organica che fu emessa solo nel 1756 e nel 1770.

Delehaye ha scritto:lo stato borbonico aveva una solidissima legislazione nobiliare... - che non nasce con Carlo III ovviamente, ma ha radici nello stato svevo, in quello angioino ed in quello aragonese! - ed il "faccio così o colì a mio piacimento" non esisteva e non poteva esistere in un territorio che per secoli (non così in altra parti d'italia) ha sempre avuto un unico governo regio molto forte ed attento alla sua supremazia!
ovvio che come sempre e come inognidove esisteva chi violava le leggi... ma da questo a dire che era così, come se fosse regola aurea, ce ne passa!
poi ognuno puà "interpretare" la storia e la legislazione a proprio piacimento, figurarsi.
ma la legislazione borbonica sulla nobiltà era più che chiarissima e non ammetteva nessuna deroga di sorta! possa piacere o meno!
poi se in altre parti d'italia bastava che per 3 generazioni, magari vissute nel XV secolo, si fosse vissuto more nobilium e da ciò ci si autoproclamava nobili, e poi oggi i discendenti di quelle 3 generazioni (anche se nel frattempo TUTTE le altre generazioni d'inframezzo sono state il peggio che si possa immaginare: truffatori & tagliagole) si dicono "nobili" "legittimamente"... ambè! Todos caballeros e tutti nobili! come i conti di ciampino di umbertina memoria
non viene citato con precisione, considero esclusivamente quello che è di pubblico dominio.stato svevo, in quello angioino ed in quello aragonese
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