Un ritratto angosciante

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Un ritratto angosciante

Messaggioda contegufo » mercoledì 26 marzo 2014, 22:13

Salve

Ci sono ritratti ipocriti ovvero per salvare le apparenze, sinceri allorquando il personaggio mostra quello che è veramente nel senso buono delle cose altri che invece raffigurano l'essenza di un fallimento nei tre aspetti cruciali della vita; lavoro, affetti, amicizie.
Tre aspetti che sono interdipendenti tra di loro laddove una profonda disistima originata da genitori possessivi che si sostituiscono a figlio nel fare perché tanto " non ne saresti capace" suscitano dirompenti reazioni a catena con un unico denominatore comune: "non sono all'altezza e mi tiro indietro".

Nel riordino della casa mi ritrovo oggi ha che fare con una tela che fotografa quanto or ora detto riaprendo ferite mai guarite.
Una smorfia amara che si contrappone al gesto bravo e sicuro del pittore che ritrae impietosamente lo sguardo perso nei meandri di una vita infelice il modello occasionalmente prestatosi.

Cosa farne di un siffatto quadro che amareggia e angoscia chi lo osserva?

Saluti e buone riflessioni.
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Re: Un ritratto angosciante

Messaggioda mente&malleo » mercoledì 26 marzo 2014, 23:47

Non voglio entrare in merito ai dettagli del caso da lei prospettato, ma vorrei raccontarle un aneddoto, se così si può definire.
Anni fa riordinando le foto di famiglia risbucò un piccolo ritratto di un "mezzo parente", con cui mio padre aveva avuto degli screzi per questione di famiglia, mai completamente diradati. Lo conoscevo solo di vista e misi la foto da parte, in attesa di meglio caratterizzarlo.
Io provavo a dare un senso alle foto recuperate dal fondo dei cassetti e dai (pochi) album. Cercavo di collocarle cronologicamente e di identificare le persone che vi vedevo ritratte: impresa non sempre agevole. Alcune di esse non le avevo proprio mai conosciute per evidenti ragioni anagrafiche, altre non erano parenti ma vecchi amici dei miei genitori o addirittura dei miei nonni.
Fatto sta che a un certo punto entrò mio padre nella stanza. Si incuriosì per quello che stavo facendo. Notò subito la foto del "mezzo parente", temporaneamente messa da parte al margine del tavolo.
Non feci neanche a tempo ad accorgermi di quel che accadde. Mio padre, persona assai pratica, guardò la foto, disse il soprannome del "mezzo parente", fece non so più quale commento e in un attimo la strappò in quattro pezzi e la gettò nel secchio che avevo approntato a un lato del tavolo. Detto fatto.
Ecco un modo per insabbiare il passato, non per cancellarlo, perché tanto resta dentro coloro per i quali un tempo fu il presente, nel bene e nel male.
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Re: Un ritratto angosciante

Messaggioda Accademista » giovedì 27 marzo 2014, 8:55

Accendino.

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Re: Un ritratto angosciante

Messaggioda Delehaye » venerdì 28 marzo 2014, 15:35

qualsiasi "distruzione" di per se è triste ed angosciante...
che farne?
lo terrei. magari non lo esporrei. lo "caratterizzerei" (rubo la parola a mente&malleo) per dare un senso, a chi verrà, di ciò che è stato.
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
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Re: Un ritratto angosciante

Messaggioda mente&malleo » venerdì 28 marzo 2014, 19:40

Delehaye ha scritto:qualsiasi "distruzione" di per se è triste ed angosciante...
che farne?
lo terrei. magari non lo esporrei. lo "caratterizzerei" (rubo la parola a mente&malleo) per dare un senso, a chi verrà, di ciò che è stato.


In generale anch'io preferisco conservare il più possibile di ciò che è passato. Qualche deroga me la concedo solo se "il più possibile" mi riguarda in senso stretto. Allora divento peggio di Conan il distruttore e applico la tecnica del "questo sì... questo no...".

P.S. - Ringrazio Delehaye per avermi rubato l'espressione. A chi intesto la fattura? [dev.gif]
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Re: Un ritratto angosciante

Messaggioda contegufo » venerdì 28 marzo 2014, 22:09

Salve

Un certo pittore che aveva necessità di un modello allorché gli venne commissionato un affresco per celebrare una beatificazione, ritenne che il dirimpettaio che ben conosceva sarebbe potuto essere un valido soggetto.
Il Santo così ritratto corrispose in pieno nell'assomigliare al modello per l'espressione che abitualmente aveva, gioviale e sorridente.

Ma la "vendetta" dell'arte non tardò!

In cambio della disponibilità propose come contropartita un ritratto. Ma un ritratto è come guardarsi allo specchio e rivedere come in un film gli anni trascorsi.
L'espressione ritratta corrispondeva all'angoscia della propria immagine riflessa ben diversa dall'altra buona per rappresentare il Santo.
Quindi due persone in una sola persona che l'arte non tardò a svelare.
C'è da dire che il pittore avrebbe anche potuto risparmiarsi tale verismo ma la mano addomesticata per il Santo per così dire gli prese il sopravvento.

Resta agli eredi l'immagine cruda e reale di un momento di sconforto per tutti gli altri invece l'altra espressione a sfidare lassù dall'alto della volta della chiesa gli anni a venire.


Saluti

PS. Il destino del quadro è presto detto: nel caso la genia continui altri faranno le dovute valutazioni altrimenti sarà un gentile omaggio nei confronti di quella Parrocchia........
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Re: Un ritratto angosciante

Messaggioda antonio33 » sabato 29 marzo 2014, 1:18

Ciao Contegufo!
In che epoca saremmo?
Oggi, sul forum, strane vicende molto interessanti...
Antonio
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Re: Un ritratto angosciante

Messaggioda contegufo » domenica 30 marzo 2014, 14:18

Ciao Antonio

Sono vicende del primo Novecento...

Cari saluti
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Re: Un ritratto angosciante

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 31 marzo 2014, 17:13

contegufo ha scritto:Salve

Un certo pittore che aveva necessità di un modello allorché gli venne commissionato un affresco per celebrare una beatificazione, ritenne che il dirimpettaio che ben conosceva sarebbe potuto essere un valido soggetto.
Il Santo così ritratto corrispose in pieno nell'assomigliare al modello per l'espressione che abitualmente aveva, gioviale e sorridente.

Ma la "vendetta" dell'arte non tardò!

In cambio della disponibilità propose come contropartita un ritratto. Ma un ritratto è come guardarsi allo specchio e rivedere come in un film gli anni trascorsi.
L'espressione ritratta corrispondeva all'angoscia della propria immagine riflessa ben diversa dall'altra buona per rappresentare il Santo.
Quindi due persone in una sola persona che l'arte non tardò a svelare.
C'è da dire che il pittore avrebbe anche potuto risparmiarsi tale verismo ma la mano addomesticata per il Santo per così dire gli prese il sopravvento.

Resta agli eredi l'immagine cruda e reale di un momento di sconforto per tutti gli altri invece l'altra espressione a sfidare lassù dall'alto della volta della chiesa gli anni a venire.


Saluti

PS. Il destino del quadro è presto detto: nel caso la genia continui altri faranno le dovute valutazioni altrimenti sarà un gentile omaggio nei confronti di quella Parrocchia........


Perbacco , impressionante , altro che spettri scozzesi !
Sembra una storia molto profondamente ispirata da " Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Un ritratto angosciante

Messaggioda Elmar Lang » venerdì 11 aprile 2014, 16:12

Fosse una foto, basterebbe rinserrarla in un libro che non leggeremo mai (ogni biblioteca di casa ne ha anche più d'uno) o in un libro orribile, se la persona ritratta ci fosse in odio o grave antipatia.

Il "rogo in effigie" potrebbe essere una soluzione, drastica damnatio memoriae d'una persona che vorremmo dimenticare. Andando oltre, anche le pratiche vudù, perforando la foto con spilli ed altri acuminati istrumenti, ci darebbe quantomeno una malvagia soddisfazione, in grado di placare la nostra ira o il nostro sdegno.

Invece, qui ci troviamo di fronte ad un dipinto, il cui realismo e la precisa interpretazione del pittore, a distanza di così tanto tempo sono ancora in grado di trasmetterci lo stato d'animo della persona ritratta o la memoria delle angherie dalla stessa subìte. Quindi si tratta di un'opera d'arte.

Esclusi quindi il rogo in effigie (un dipinto potrebbe sviluppare mefitici fumi tali da attossicare gli astanti o attirare immantinente i Vigili del Fuoco) o manifestazioni di magia nera, un'idea potrebbe essere di affidare l'opera alle cure di una Casa d'Aste: la cosa potrebbe magari fruttare inaspettati guadagni; oppure, in seconda ipotesi affidarlo in conto vendita ad un antiquario (però leggo che il solo guardarlo mette angoscia e ciò non è bene per un negozio).

Ancora, affidarlo ad uno di quei negozi di vendita d'oggetti usati su commissione.

O infine, far la conta delle persone che abbiamo in antipatia e, se una d'esse fosse in procinto di convolare a giuste nozze, fare a lui (o a lei) dono del tristo ritratto, che per l'occasione verrà racchiuso in fastosa cornice, onde farlo apparire come fosse il più bel regalo del mondo. Il regalo di nozze a doppio taglio è in grado di procurare una delle più belle e perfide soddisfazioni. Si tenga comunque presente, che il dono per far vendetta si può perpetrare anche in ogni altra occasione, tranne la nascita d'un bimbo, poiché le colpe de' genitori non ricadono sui figli.

Basta un po' di fantasia e di bontà, recitava il refrain di Fiabe Sonore (che tanto ci allietarono da bimbi): ora, basta trascurare la bontà (che oggidì è cosa desueta e di rado praticabile) e darci dentro con la fantasìa, per risolvere questi complicati problemi.

A presto,

E.L.
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)
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