da mente&malleo » mercoledì 15 gennaio 2014, 14:02
Vorrei condividere una mia riflessione con i membri del forum, sperando di capire se sono scemo io oppure mi sto incamminando sulla strada della sovversione.
Qualche anno fa, fresco di laurea ma già pratico di ricerche storico-archivistiche, ho capito d'improvviso che in Italia i Beni Culturali sono istituzionalizzati.
L'ho capito quando, ingenuamente e quasi del tutto ignorante su certi meccanismi normativi, ho inviato svariati curricula a musei, archivi, biblioteche e altri enti e fondazioni impegnati a vario titolo nello studio, conservazione e valorizzazione dei BBCC. La maggior parte di essi non mi ha mai risposto, mentre alcuni (forse pietosamente!) mi hanno inviato una lettera in cui mi spiegavano/ricordavano che in certi luoghi si entra solo per concorso, essendo gestiti dallo Stato. Ebbene sì, mi era sfuggito proprio questo dettaglio, che dettaglio non era.
Tra l'altro il Ministero dei BBCC ha ripreso a bandire concorsi solo qualche anno fa, dopo che per circa 25 anni (!) era stato tutto fermo.
Inoltre c'è il problema del personale che va in pensione, esperto ma non sostituito da adeguati rimpiazzi. Conosco alcuni pensionati archivisti e funzionari di soprintendenza che hanno continuato a frequentare i loro ambienti di lavoro proprio per formare al meglio i nuovi arrivi, pochi e poco pratici...
Che succederebbe se la gestione dei BBCC fosse in parte affidata ai privati? Si creerebbero nuovi posti di lavoro? In Italia se parli di privatizzazione provochi sommosse popolari e attacchi cardiaci. Siamo stati abituati così, a vedere nello Stato il Grande risolutore, il Dio laico che convive con quello Trascendentale. Del resto basta guardarsi attorno e di cattivi esempi di privatizzazione da noi ce ne sono (es. Poste Italiane). In America, invece, nazione regina delle privatizzazioni, si ottengono le stesse reazioni sociali e cliniche se, però, parli di statalizzazione.
Con questo non voglio minimamente ridurre i sacrosanti principi sulla proprietà e gestione dei BBCC, sanciti dalla nostra Costituzione (art. 9), ma a tutto c'è un limite. Se lo Stato (di oggi) non provvede alla cura dei BBCC come dovrebbe, non rende un buon servizio alla collettività.
Tempo fa Vittorio Sgarbi ha proposto (suppongo fosse una provocazione) di inserire la gestione dei BBCC nell'ambito delle attività del Ministero dello Sviluppo Economico (o qualcosa del genere), perché vede in essi una industria, non solo una fonte ed espressione di cultura nazionale e internazionale. Secondo me aveva in parte ragione.
Conosco vari archeologi e tutti sono arrabbiati con lo Stato. Una delle ragioni è questa. Dopo che hanno dedicato mesi o anni all'effettuazione di uno scavo in qualche sperduto angolo del territorio italiano, non possono usare niente di ciò che trovano. Pubblicare foto di reperti? Non sia mai! Scattare foto sul sito, anche per uso personale? Non si può fare, a meno di autorizzazioni, perché tutto il materiale raccolto finisce alle Soprintendenze che sono già stracolme di reperti e povere di personale. I loro magazzini sono enormi parcheggi in cui gli oggetti si accumulano e, a volte, si perdono (ne so qualcosa!).
Non vorrei che ci trovassimo in una situazione di pedissequo rispetto delle norme senza più sapere perché sono state formulate e, soprattutto, perdendo la lucidità di adeguarle all'evoluzione della società. Ecco, quindi, il caso delle due guardie forestali con cui anni fa mi sono intrattenuto. Si parlava, quella volta, di tutela del patrimonio faunistico e floristico. Io sono fondamentalmente un geotecnico riprogrammato al settore dei BBCC e vedo le cose in modo scientifico. Chiesi ai due il perché si dovesse tutelare il patrimonio faunistico e floristico nazionale. I due si guardarono in faccia stupiti e poi guardarono me perplessi, come se avessi detto un'oscenità (e qui faccio una citazione evangelica: "Ma essi non capirono"). Risposero che si doveva perché così dicevano le leggi dello Stato. Risposta per me inaccettabile. Allora riformulai la domanda e avanzai qualche perché, ipotizzando eventuali ragioni ecologiche o scientifiche, ma i due continuavano a ripetere le stesse ragioni di prima. Qual è la morale? I due servivano lo Stato nel modo in cui gli era richiesto, ma senza farsi domande e senza cognizione di causa (un po' come il cosiddetto "cane dell'ortolano"). Ebbene vorrei ricordare che una specie animale si estingue perché ciò rientra nei meccanismi che regolano la vita sulla Terra, e questo indipendentemente da qualsivoglia operazione di salvaguardia operata da uno Stato. Il discorso, però, sarebbe troppo lungo e complesso.
Così per i BBCC. Nessuno li cura e gestisce come dovrebbe? Li lascia deteriorare. Tanto esistono le schede di catalogo a documentarne l'esistenza e, in caso, si possono sempre fare dei restauri per salvare il salvabile.