Lettere patenti

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Lettere patenti

Messaggioda Avilius » giovedì 24 ottobre 2013, 7:59

Gentili forumisti , faccio appello alla Vostra competenza per fare chiarezza su di una sottigliezza giuridica.
La definizione e le caratteristiche di una lettera patente , così come spiegata su Wikipedia , è corretta anche
riferita all' ambito sabaudo del '600 ?
In particolare , ciò che vorrei capire è questo : nel caso , per qualsivoglia motivo ( comunque non punitivo )
il sovrano volesse infeudare una nuova famiglia al posto di un' altra doveva prima revocare la lettera patente
con la quale la vecchia famiglia era stata infeudata in precedenza o la nuova investitura faceva automatica=
mente venir meno , de facto , la precedente infeudazione ?
Non mi riferisco ad alcun caso particolare , vorrei solo capire come funzionava tecnicamente la procedura e
magari sapere in quale libro on-line potrei trovarla descritta.
grazie , Avilius
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Re: Lettere patenti

Messaggioda Bottacin Arturo » giovedì 24 ottobre 2013, 9:52

Nel caso che si trova nell'archivio degli Spilimbergo troviamo ceh Walterpertoldo I di Spilimbergo non avendo eredi maschi rinuncia nelle mani del Patriarca di Aquileia affinche poi lo stesso investa del Feudo il nipote Giovanni di Zuccola da cui la nuova Famiglia Spilimbergo- Zuccola Siamo nel 1200-1300. Nei documenti anche postumi si trova sempre ceh gli eredi vengono investiti su richiesta dei beni ricevuti in eredità sia sotto i Patriarchi che successivamente sotto Venezia, questo fino alla soppresione dei Feudi da parte di Napoleone.
Forse sono fuori tema parlando dei savoia del '600 ma se la prassi era questa nell'alta Italia penso di non essere troppo fuori.
saluti a tutti dr. Arturo Bottacin
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Re: Lettere patenti

Messaggioda Avilius » giovedì 24 ottobre 2013, 10:27

Gentile Signore , forse sono stato io a non essere più conciso : nel periodo anzidetto ,
una lettera patente precedente doveva essere in qualche modo "revocata " dal sovrano
prima di poter infeudare nuovamente una nuova famiglia ? E comunque , solo il sovrano
poteva revocarla ? Oppure si procedeva alla nuova infeudazione con decadimento tacito
della lettera patente del precedente titolare ? grazie , Avilius
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Re: Lettere patenti

Messaggioda Avilius » martedì 29 ottobre 2013, 4:50

Secondo il mio modesto parere , se il sovrano decideva di attribuire un titolo nobiliare
su di un feudo già di altra famiglia non estinta e non "caduta in disgrazia" , doveva revocare
la precedente infeudazione con una lettera patente e quindi "emetterne" una nuova per
infeudare un' altra famiglia. Se mi sbaglio , correggetemi. Circa le motivazioni che potevano
indurlo a tale decisione ...... possono essere state le più varie. Magari alla famiglia "spodestata"
poteva essere stato attribuito contestualmente altro feudo e titolo magari più importante.
cordialmente , Avilius
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Re: Lettere patenti

Messaggioda Alberto Lubelli Prasca » mercoledì 30 ottobre 2013, 9:38

Caro Avilus,
come ho già raccontato in un altro post, era possibile trovare più feudatari per un feudo, soprattutto nella seconda metà del '600 e nel settecento.
Un borghese ricco, o anche un nobile senza titolo, o un cadetto, acquistava alcuni punti di giurisdizione feudale su un qualche feudo, poi con il Regio Assenso ed il relativo esborso, diventava Signore di quel luogo, con una successiva istanza (e successivo esborso), quella porzione di feudo veniva elevata a contea, marchesato, ecc.
Naturalmente venivano emesse le relative Regie Patenti, senza revoca di altre che insistevano su quel feudo, perché ogni famiglia possedeva solo alcuni punti di giurisdizione. Quindi queste Regie Patenti "vivevano" in parallelo.
Cito ad esempio il feudo di Torricella, di Costigliole Saluzzo, di Cavallerleone...
Queste feudalità ormai erano poca cosa, come benefici materiali od economici, l'acquisto dei punti di giurisdizione era la porta della nobiltà per la borghesia, ed un modo per sanare il bilancio dello Stato.
Diversa cosa era quando il Sovrano espropriava un feudo riportandolo nel Regio Demanio, o lo otteneva per eredità da famiglie estinte anche negli eredi. In questo caso se lo infeudava ad altri le precedenti Lettere Patenti venivano revocate.

Un caso diverso è la presenza fin dall'antichità di due o più famiglie feudatarie sullo stesso feudo in Consignoria, in questo caso la feudalità aveva un passato di giurisdizione reale e non ideale, mentre la compravendita di punti di giurisdizione era ormai, nel '600/'700, un mero pretesto, la feudalità era ormai di fatto puramente ideale, anche per uno Stato Sabaudo centralizzato e forte.
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Re: Lettere patenti

Messaggioda LeSaboteur » mercoledì 30 ottobre 2013, 12:52

Vorrei aggiungere, per completezza, che prima di poter essere investiti della titolarità di un feudo vi era bisogno di una lettera patente che abilitasse l'acquisto e l'investitura successiva del feudo stesso.

Molto interessante, in merito, è il libro di Andrea Merlotti "L'enigma della Nobiltà : Stati e ceti dirigenti nel Piemonte del Settecento".

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Re: Lettere patenti

Messaggioda Avilius » mercoledì 30 ottobre 2013, 18:46

" ...Diversa cosa era quando il Sovrano espropriava un feudo riportandolo nel Regio Demanio, o lo otteneva per
eredità da famiglie estinte anche negli eredi. In questo caso se lo infeudava ad altri le precedenti Lettere Patenti
venivano revocate..."

Ecco , questa è la risposta o meglio , la conferma , che cercavo ! In alcune situazioni le lettere patenti
potevano , anzi , dovevano essere revocate. Se così non avveniva , le " vecchie " lettere patenti mantenevano
la loro efficacia erga omnes anche se una nuova famiglia ne riceveva di nuove. Spero di aver finalmente
capito. Non so come ringraziarVi tutti. In particolare il gent.mo N.H. Lubelli Prasca che riesce sempre a
cogliere il cuore della questione e darne cortesissimo riscontro con poche chiarissime parole.
Vostro , Avilius
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