pierfe ha scritto:La ringrazio per quanto fa nel segnalare i titoli degli articoli delle riviste, mi permetterei di aggiungere a quanto cita anche il mio editoriale
EDITORIALE
Le incoerenze della C.I.L.A.N.E
Un argomento a dire il vero dedicato per quelli che si interessano di nobiltà, questo articolo dice cose che non sono state mai dette e che per onestà culturale vanno scritte.
Gli appassionati di questo settore devono avere gli strumenti per giudicare e valutare tante cose.
Cordialità
Pier Felice degli Uberti
Caro Pier Felice , reputo ottima , anche se decisamente impietosa, la tua analisi sulla C.I.L.A.N.E.
Devo tuttavia confessarti che sono molto perplesso sull'ipotesi
“separatista” in due commissioni nobiliari in base alla tutela statuale.
La divisione tra nobiltà pubblicamente e legalmente riconosciuta e nobiltà oggetto di disinteresse o proibizione statale non mi convince né dal punto storico né tanto meno sociale
Tra le grandi divisioni , almeno in Italia, che riguardarono l'aristocrazia vi erano quella feudale / non feudale, titolata / non titolata - patriziale , antica / recente ecc.
Presa alla lettera rilegherebbe in una posizione di fatto subalterna, ( nel caso fossero associati ) addirittura membri di dinastie già reali e/o imperiali che ebbero la
“colpa” di essere delegittimate da passati rivolgimenti politico-istituzionali:
Al danno si unirebbe la beffa.
Sto pensando, in particolare, alla famiglia del Beato Carlo d'Asburgo, quanta dignità, quanta ricchezza morale, quanta nobiltà tra le ristrettezze e nella miseria materiale dopo l'esilio !( Il tutto evidenziato mirabilmente negli ultimi tre numeri di
“Nobiltà” ).
Francamente non me la sento di condividere l'ipotesi di separare, con l'intento di anteporre ai successori di famiglie di questo lignaggio una nobiltà, magari semisconosciuta ai più , ma pienamente e legalmente riconosciuta.
Ebbene sì … ne parlammo a Roma, sono tra coloro che dando ancora rilevanza ai
“relitti storici” della nobiltà italica, tutelano pubblicamente le tradizioni storiche, culturali e morali plurisecolari della propria e delle altre famiglie già appartenenti ai ceti dominanti che per generazioni hanno fatto la Storia d'Italia.
Tuttavia essendo molto pragmatico ed abituato a pesare sulla mia bilancia, con la massima precisione, sostanze medicinali potenzialmente velenose, ritengo che:
fatte salve le consuetudini del cerimoniale diplomatico, sarebbe più opportuno inchinarsi all'evidenza dei fatti :
Mi insegni che la Costituzione Italiana non è né particolarmente duttile né malleabile. Oggi, nel territorio della nostra Repubblica, ogni tipo di dignità nobiliare, senza esclusioni, è considerata meramente
de courtoisie per tutti i cittadini italiani.
Ne consegue che in Italia, eventuali distinzioni di prestigio , vengono socialmente rilevate all'interno di riservati ambienti con criteri ben diversi da quelli ispirati da ininfluenti leggi nobiliari passate o presenti , nazionali od estere.
Cordialmente
Sergio de Mitri