Nel 1206 l'imperatore Federico II elevò la diocesi di S. Lucia del Mela (Messina) a "Prelatura nullius", rendendola così esente da qualsiasi ingerenza gerarchica, dipendente direttamente e soltanto dalla S. Sede (in precedenza essa era assoggettata al Vescovo di Patti). Quindi la concesse al proprio Cappellano maggiore Gregorio Mostaccio.
Un documento del 1250 ci dice che il territorio luciese era assai gradito all'imperatore come luogo di villeggiatura e di piacere ("utile pro deliciis regis"), tanto che lo stesso Federico II diede alla cittadina il titolo di "urbs deliciae nostrae".
Un apprezzato studioso di storia locale, Padre Giovanni Parisi, osserva in un suo libro come l'amenità del sito, il clima puro e salubre, la feracità delle campagne circostanti e la possibilità di allegre battute di caccia nei boscosi monti che facevano da cornice alla cittadina, da sole non poterono essere determinanti nella decisione di elevare la diocesi di S. Lucia a prelatura nullius. Infatti, anche se il territorio luciese fosse rimasto alle dipendenze del Vescovo di Patti, nessuno avrebbe impedito un tale svago all'imperatore!
Secondo lo stesso Padre Parisi in realtà S. Lucia era luogo di ritrovo tra l'imperatore ed i poeti della "scuola siciliana", i quali svolgevano tutti importanti ruoli a corte o nell'amministrazione sveva; perciò in questi segreti convegni politico-letterari (ed anche esoterici) l'imperatore non voleva lo sguardo indiscreto del Vescovo di Patti e ciò si poteva ottenere soltanto facendo dipendere il territorio luciese dalla lontana Roma.
Secondo voi è plausibile questa ipotesi di Padre Parisi? Altrimenti quale motivo avrebbe potuto spingere Federico II a creare questa "prelatura nullius" (e quella successiva di Altamura nel 1248)?
