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R.D. 7.6.1943 nn. 651 - 652.

Inviato:
martedì 1 febbraio 2011, 18:38
da fabrizio guinzio
Carissimi, vengono spesso postate critiche al "Nuovo ordinamento Stato Nobiliare Italiano" di cui al regio decreto in oggetto, completa e organica trattazione di tutta la materia nobiliare. La predetta normativa è anche quella adottata per le sue private delibere ascrittive dal Corpo della Nobiltà Italiana - C.N.I., aderente alla C.I.L.A.N.E. Mi sembra che, per poterci allineare alla politica in materia titolatura nobiliare di altre grandi democrazie repubblicane europee(Francia, Finlandia etc.) sarebbero sufficienti piccole modifiche alla XIV Disposizione Transitoria della nostra Costituzione denicoliana, tipo abrogare il "non" sono riconosciuti, naturalmente per un pubblico riconoscimento dell'esistente poichè per nuovi conferimenti sarebbe necessaria come fons honorum la Corona d'Italia effettivamente regnante e la facultas che era prevista all'articolo 79 dello Statuto albertino. D'altronde la nostra Costituzione ha avuto modifiche ben più pesanti, incisive, nel testo organico, con soppressione di interi articoli. Mi sembra opportuno a questo punto postare la pars costruens del discorso, quali articoli sarebbero da conservare quali da abrogare quali da correggere etc. perchè per adesso il discorso è stato estremamente generico e, sinceramente, perlomeno per me poco comprensibile. Per la nostra Magistratura è stata necessaria la Sentenza 8.7.1967 n.101 della Corte Costituzionale per accertare l'attuale incostituzionalità della normativa avente per oggetto i titoli nobiliari(peraltro la norma costituzionale è oggettivamente ambigua, titoli no ma predicati nobiliari sì!) ma ancora ai nostri giorni carissimi amici forumisti propongono norme più costituzionali(ma come possono essere tali senza la modifica della Carta) sui ripetuti titoli o in ogni caso norme migliori. Anche per un utilizzo privato. Ma, appunto, quali? Chiedo lumi, un caro saluto,
Re: R.D. 7.6.1943 nn. 651 - 652.

Inviato:
martedì 1 febbraio 2011, 22:38
da contegufo
Salve
A titolo di dibattito ha un senso voler a tutti i costi mantenere in vita un cognome e/o un titolo quando è nella natura delle cose l'estinzione della specie, famiglie comprese?
Sarebbe in sostanza come voler mantenere quanto nelle modifiche epocali ha esaurito la sua funzione, un po' come riportare in vita i dinosauri oggi.
Questo è un ragionamento che andrebbe fatto a monte da cui ne potrebbe discendere che la successione di un titolo e il mantenimento di un cognome è superiore alla sua estinzione, comunque si operi.
L'antica idea era che:
"Una famiglia può estinguersi, ma l'idea deve restare; se la famiglia si estingue naturalmente, si rifaccia artificialmente; se non può rifarsi di parenti si rifaccia di estranei; l'estraneo non sia primogenito ma cadetto perchè il primogenito è il è il rappresentate nato e il necessario continuatore di un altra famiglia; quel cadetto diventi capo di una nuova famiglia ma rinunci al suo cognome e prenda il cognome e lo stemma di quell'antica famiglia che in lui e per lui dev'essere rinnovata e perpetuata".
".....e allora si vuole che la famiglia si rinnovi artificialmente nel modo che permettano le leggi e vuole che si conservi sempre una famiglia in più per servire la sua Repubblica diletta."
C.te Cesare Sardi Una successione ab intestato Lucca 1907 Tip. Baroni
Se in sostanza si è in linea con quanto espresso sopra resta valido il medesimo concetto e cioè che
comunque cognome e titolo vengano perpetuati in qualsiasi modo e maniera.
Acquisita questa conclusione si possono poi estrarne i particolari applicativi con tutto i distinguo e le modernizzazioni dovute.
Saluti
Re: R.D. 7.6.1943 nn. 651 - 652.

Inviato:
mercoledì 2 febbraio 2011, 22:55
da fabrizio guinzio
Carissimo, l'istituto da te citato dovrebbe essere quello denominato surrogazione. In effetti il risultato è, appunto, un "surrogato". Pensavo che i casi più numerosi fossero nella Roma papale(un esempio a caso, i Ruspoli(Marescotti)), ora grazie al tuo post viene alla luce che era un uso diffuso anche a Lucca. Ho notato che nelle famiglie romane che hanno assunto un cognome altrui si è costantemente gelosamente conservata memoria del cognome autentico, addirittura usandolo come prenome per membri del casato(nel caso in esempio, Marescotto). Era così anche a Lucca? Troverei però più giusto aggiungere l'altro cognome(o altri), usanza del resto decisamente più diffusa e ancor oggi prevista dalla normativa sul nome di famiglia, in particolare su quelli storicamente illustri. Qualche tempo fa ho occasionalmente conosciuto una persona che lavora in un ufficio di stato civile e d'anagrafe e ho postato le notizie che mi ha dato. Ciao,
Re: R.D. 7.6.1943 nn. 651 - 652.

Inviato:
venerdì 4 febbraio 2011, 22:30
da contegufo
Salve
L'istituto del "surrogato" accoppiato al fidecomesso di primagenitura è stato applicato a Lucca almeno tre volte sia in casa Mazzarosa che in casa Mansi.
Mazzarosa. Fabio di Domenico nel 1732 istitutì un nuovo rigidissimo fidecomesso trasferibile alla figlia Maria Caterina e al marito Tommaso di Stefano Nieri, che assunse il cognome Mazzarosa con atto del notaio ser Antonio Rinaldi il 17.7.1732. Con tale atto si fa obbligo di trasmettere anche a persone estranee alla famiglia il fidecommesso, a condizione che assumessero il nome Mazzarosa, circostanza che si verificò quasi subito perchè Francesco IV, figlio di Tommaso (Nieri e poi Mazzarosa) e di Maria Caterina, morì senza figli nel 1800.
Prima di morire Francesco adottò Antonio di Giovan Battista Mansi di S. Maria Bianca trasmettendogli nome e fidecommesso, comprendente anche il palazzo di Lucca e la villa di Segromigno.
Mansi. Alla morte di Girolamo Mansi avvenuta nel 1880 tutto il patrimonio passò al nipote Raffaello Orsetti cadetto di suddetta famiglia, con l'obbligo di assumere il cognome Mansi e di andare ad abitare nel suntuoso palazzo a S.Pellegrino in Via Galli Tassi oggi Museo Nazionale.
Quindi in tempi diversi ma sempre nell'800 abbiamo avuto due fratelli nati Mansi di cui uno poi Mazzarosa e di due altri fratelli nati Orsetti di cui poi il cadetto, Mansi.
Saluti
PS: Casi di cognome usato come prenome non mi risultano esserci stati.
Fra l'800 e il 900 per obbligo testamentario venendo a mancare la continuità del cognome storico, al nome Mazzarosa sono stati aggiunti quelli Devincenzi, Prini e Aulla
Re: R.D. 7.6.1943 nn. 651 - 652.

Inviato:
martedì 27 marzo 2012, 18:41
da Sorante
Carissimi, dove potrei trovare il testo integrale del R.D. 652 7/6/43? (possibilmente on line)
Grazie a tutti.
Re: R.D. 7.6.1943 nn. 651 - 652.

Inviato:
martedì 27 marzo 2012, 19:13
da GENS VALERIA
Re: R.D. 7.6.1943 nn. 651 - 652.

Inviato:
martedì 27 marzo 2012, 19:24
da Sorante
In meno di quaranta minuti una risposta. Siete insostituibili.
Grazie!
Fabio
Re: R.D. 7.6.1943 nn. 651 - 652.

Inviato:
martedì 27 marzo 2012, 21:05
da GENS VALERIA
Ci sono buoni margini di miglioramento
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