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Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: martedì 27 luglio 2010, 12:26
da Sanctus
Cari amici, leggo spesso questo forum e si scrive molto sulla nobiltà nei suoi più svariati aspetti, ma non credo sia mai stato approfondito l'argomento riguardante il fenomeno del Notabilato, in generale e nello specifico, quello antico antico e quello moderno.
Mi spiego meglio, questo fenomeno ha avuto alcune regolamentazioni sue proprie, distinta civiltà, l'uso dell'elmo di cittadinanza ecc. visto che addirittura molti notabili erano più importanti di tante famiglie nobili, e spesso lo stesso status di notabile era l'anticamera per divenire poi nobile.
Ora, per venire al dunque, questo fenomeno che ruolo ha svolto nel corso della storia e può essere ancora attuale, infatti a pensarci bene nella nostra repubblica la nobiltà non è più riconosciuta, e il notabilato....? :D

Re: Notabilato e notabili, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: venerdì 10 settembre 2010, 11:30
da Sanctus
Ritorno alla carica e faccio una delle domande che avrei voluto ispirare:
il Notabilato, a differenza della Nobiltà per i motivi prima addotti nella introduzione su riportata, ad esempio, può utilizzare "pubblicamente" le proprie insegne araldiche, visto che la nobiltà non essendo riconosciuta "pubblicamente" le potrebbe usare solo privatamente? Ovviamente intendo questo solo per quel che riguarda l'Italia.
Cosa ne pensate e magari avete altro da aggiungere in merito a questo fenomeno? :)

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: venerdì 10 settembre 2010, 13:40
da Franz Joseph von Trotta
Si, in effetti, avevo letto tempo fa un interessante lavoro che affrontava con acume e preparazione questo paradosso araldico-giuridico che Lei indica per sommi capi. Se ricordo bene, la sostanza era che in Italia l'inibizione giuridico-araldica degli stemmi riguarderebbe solo quelli nobiliari e non quelli di distinta civiltà. Cercherò quell'articolo - mi pare fosse negli Atti del Congresso internazionale di araldica e genealogia di Torino - e lo segnalerò con maggiore precisione.
FJVT

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: venerdì 10 settembre 2010, 14:27
da Masny1991
Salve

Ma la costituzione italiana si non riconosce i titoli nobiliari ecc. . . ma gli stemmi.? delle armi nobiliari o no, non si fa mica cenno, si che un titolo è ricondotto anche ad uno stemma, ma è anche vero che esso è una rappresentazione grafica del cognome. Quindi credo che anche i nobili potrebbero liberamente usare le loro armi e non solo i notabili, almeno secondo il suo discorso..

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: venerdì 10 settembre 2010, 15:02
da Franz Joseph von Trotta
No, l'inghippo è che la tradizione e la legislazione sabauda hanno sempre equiparato gli stemmi come "segni d'onore" e nobiltà, materia di pertinenza sovrana. Non hanno mai distinto come si faceva in molti stati pre-unitari tra araldica E legislazione nobiliare. Quindi la Costituzione abolisce la nobiltà, e implicitamente, anche gli stemmi che ne sono preciso corollario grafico. Cercherò quel benedetto articolo perché questa sfumatura era presentata in termini molto interessanti e precisi.

FJVT

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: venerdì 10 settembre 2010, 15:45
da Pantheon
Per orientamento ed eventuali indicazioni utili al rintraccio delle fonti bibliografiche.

L’identità genealogica e araldica. Fonti, metodologie, interdisciplinarità, prospettive. Atti del XXIII Congresso internazionale di scienze genealogica e araldica, Torino, Archivio di Stato, 21-26 settembre 1998, Roma 2000, tt. 2, pp. 1130 (Saggi, 64)

I due volumi, curati da Stefania Ricci con la collaborazione di Fabio Simonelli, contengono gli atti del XXIII Congresso internazionle di scienze genealogica e araldica tenutosi a Torino il 21-26 settembre 1998 presso l’Archivio di Stato di quella città. Il Congresso, il secondo ospitato in Italia dopo quello organizzato a Napoli quasi 50 anni fa, nel 1953, è stato preparato da un Comitato scientifico di cui hanno fatto parte archivisti e studiosi sia italiani che stranieri. Il fine immediato è stato quello di colmare il più possibile il distacco tra le scienze genealogica e araldica e un pubblico tendente a considerare queste due materie come fini a se stesse, chiuse in un ambito ristretto, del tutto scisso dalla realtà attuale. Il programma del congresso dimostra invece quali ricadute abbiano queste scienze per temi che per il loro riflesso culturale trovano riscontro nel dibattito contemporaneo di identità, etnie, convivenza civile tra individui e società diverse. Né si sono trascurati gli aspetti interdisciplinari, con una serie di interventi volti a evidenziare i riflessi dell’araldica e della genealogia su altri campi culturali quali la storia, la letteratura, il diritto, la medicina, l’arte.

Pertanto i due volumi, dopo le introduzioni del direttore generale per gli Archivi e dei presidenti del Congresso torinese, del Bureau permanent du congrès, della Confédération internationale de généalogie et d’héraldique e dell’Académie international d’héraldique, si aprono con la prolusione di Luigi Borgia su La percezione dell’araldica nella cultura contemporanea e proseguono raggruppando i diversi interventi in quattro distinte sezioni: Tradizione, eredità, identità nelle scienze genealogica e araldica; Questioni di metodo; Usi passati e futuri di una disciplina antica; Fonti genealogiche e araldiche al servizio della storia. I due volumi, arricchiti di tavole e illustrazioni, contribuiscono dunque alla conoscenza di scienze le cui potenzialità sono troppo spesso ignorate dal grande pubblico e che a Torino si è cercato di rendere accessibili anche con l’organizzazione di una percorso espositivo: «Blu rosso oro. Segni e colori dell’araldica in carte, codici e oggetti d’arte», allestita nei locali dell’Archivio di Stato.

Ugo Barzini, Roger Harmignies, Jean-Marie Thiébaud, Jean-Claude Loutsch, Introduzione ai lavori
Luigi Borgia, Prolusione. La percezione dell’araldica nella cultura contemporanea


Tradizione, eredità, identità nelle scienze genealogica e araldica
Mikhail Y. Medvedev, The Historical Self-Identification of Heraldic Science

Michel Pastoureau, Le nom et l’armoirie. Histoire et géographie des armes parlantes dans l’Occident médiéval

Leslie A. Schweitzer – David Hunter of Montlaw, Late Medieval Scottisch Heraldic Design

Franca Mariani, Identità e appartenenza nel linguaggio segnico della Divina Commedia

Iván Bertényi, Die Quellen der ungarischen Heraldik

Laura Giallombardo, Il fondo araldico manoscritto della Biblioteca Casanatense di Roma

Livio Missir di Lusignano, Identità genealogica, politica e araldica: l’esempio delle famiglie “italo-levantine”

Francesca Fumi Cambi Gado, Araldica ed emblematica nelle arti figurative e decorative: lineamenti di metodologia interdisciplinare

Anthony Wood, The Development of Heraldry as Art

Michael Göbl, Quellen zur genealogischen Forschung im Allgemeinen Verwaltungsarchiv in Wien

Vladimir Zaïtzev, La Bibliothèque nationale de Russie (autrefois, Bibliothèque Impériale) comme centre de recherches généalogiques et ses relations internationales)

Nils G. Bartholdy, “Vandalorum Gothorumque rex”: die Identität von zwei Prätentionstiteln und –wappen der Dänenkönige

Pier Felice degli Uberti, L’utilizzo di nuove fonti di carattere genealogico per una più completa storia di famiglia

Marc Margarit, Une association sur l’histoire des familles italiennes en France: “Ancêtres Italiens”. Deux exemples de bases de données: “Nés en Italie” et “Invalides”

Maura Piccialuti, Congetture dinastiche negli atti di primogenitura romani nell’età moderna

Luca Sarzi Amadè, Le trappole del genealogista



Questioni di metodo
Mario Cignoni, Il metodo araldico e l’interpretazione dell’araldica europea

Judith Prowse Reid, Genealogy, Heraldry, and the Internet: Recent Developments and Future Trends

Marianne Sandels, National Archives in Europe: What can a Genealogist expect to find on the Internet?

Lucetta Levi Momigliano, Stemmi gentilizi nella sala Valperga del Castello di Masino. Primi saggi su preesistenze e ripristini

Cecil R. Humphery-Smith, The International Value of the Records of the English Heralds in the 16th and 17th Centuries

Luisa Clotilde Gentile, I consegnamenti d’arma: araldica e regolamentazione nello Stato sabaudo

Oliver A. Jaakkola, The Heraldic Tradition of Canadian Lawyers

Ilaria Buonafalce, Araldica della borghesia ebraica in Livorno: origini, consuetudini e testimonianze monumentali

Jean-Marie Thiébaud, Identité et identification à travers un armorial russe manuscrit de la fin du XVIIIe siècle: l’Armorial Tayzine (1797-1798)

Claire Boudreau, Les hérauts d’armes et leurs écrits face à l’histoire. Enquête sur la diffusion du mythe des origines de leur office (XIVe-XVIIe siècle)

Henrik Degerman, Comment faire un annuaire de noblesse?

Enrico Genta, Genealogia, araldica, nobiltà nella storia del diritto tra realtà e finzione

Renato Bordone, Storiografia, genealogia e araldica. Usi e abusi

Edgar Hans Brunner, Le droit héraldique doit-il varier selon l’esprit du temps?

Georg Scheibelreiter, Namengebung und Genealogie im Mittelalter. Tradition und gesellschaftlicher Wandel

Igor Sacharov, Étail-il acceptable de servir sous les ordres d’une personne dont l’aïeul avait été le subalterne du vôtre? Était-il opportun d’être le subordonné d’un frère cadet de son père? Le système du “méstnitchstvo” parmi les boyards russes des XVIe-XVIIe siècles

Lorenzo Caratti di Valfrei, Individuazione del grado di attendibilità soggettiva di una ricerca genealogica

Carlos Alberto Guzmán, Relaciones de parentesco entre familias rioplatenses. Esquema de una identidad genealógica y cultural

Laura Mazzarotta – Gaetano Damiano, La ricerca genealogica a Napoli tra il XIX ed il XX secolo.

II

Usi passati e futuri di una disciplina antica

Günter Mattern, Nationale Identitätssuche am Beispiel der Trennung Basel-Land von Basel-Stadt sowie der Schweiz vom Heiligen Römischen Reich

Roger Harmignies, L’identité civile et héraldique des princes de la Maison royale de Belgique

Jean-Claude Loutsch, Le gironné à l’ècusson sur le tout, dit de “Flandre ancien”. Mythe ou réalité?

Armin Wolf, La discendenza degli Svevi di Sicilia in Europa e la dominazione d’Italia fino al XIX secolo

Franz-Heinz von Hye, Andechs – Innsbruck – Bamberg – Aquileia (Udine). Die Geschichte des Wappens der Grafen von Andechs

Sergio Serra, Araldica e filatelia

Robert D. Watt, Coats of Arms and Logos: Visual Identity for Communities in the New Millennium

Vieri Favini, Primo censimento per le fonti dell’araldica civica in un campione di territorio: la Toscana

David B. Appleton, Identity through Heraldry in a Non-Heraldic Culture: The Use of Heraldry and Quasi-Heraldic Devices by Government, Business, Institutions and Associations in the United States of America

Alla Krasko, Les légendes sur l’ancêtre venu des contrées étrangères comme élément d’auto-identification, dans le milieu de la noblesse russe (XVIe-XVIIe siècles)

Szabolcs de Vajay, L’interdisciplinarité: le contexte interdisciplinaire de généalogie et d’héraldique en tant que sciences sociales

Luigi Luca Cavalli-Sforza, Geni e genealogie

Maria Loredana Pinotti, Lo studio della genealogia, le fonti di carattere genealogico e l’araldica degli enti e gentilizia nella Repubblica di San Marino

Filippo Beraudo di Pralormo, La passione per l’araldica e la genealogia di due bibliofili piemontesi del XVIII e XIX secolo

Elisabetta Mori, Nascita, evoluzione e regolamentazione pontificia del titolo di “nobile romano”



Fonti genealogiche e araldiche al servizio della storia
Benedetta Fè d’Ostiani, Araldica astigiana, Metodologia di ricerca e studio delle fonti

Cristina Natta-Soleri, Araldica astigiana. La diffusione dell’arma gentilizia presso un patriziato cittadino

Tiziana Biganti, Raffigurazioni araldiche tra storia e arte nei documenti comunali perugini

Maria Grazia Bistoni Colangeli, Simboli di mestiere e raffigurazioni araldiche tra storia e arte nelle carte dell’Archivio di Stato di Perugia

Gustavo Mola di Nomaglio, Il firmamento nelle armi gentilizie subalpine

Marco Horak, L’identità genealogica: il modello familiare fra passato e futuro

Ferruccio Ferruzzi, I caratteri storici dell’araldica italiana: metodologia generale di studio e problemi particolari

Nathalie Sakharova, Les “quatre quartiers” et l’auto-identification de la personnalité: réflexions sur les Récits d’une grand-mère, recueillis par Dimitri Blagovo

Herdis Modeen, L’usage des noms. La femme et la généalogie: aperçu général pour la Finlande

Vanna Arrighi – Elisabetta Insabato, Tra storia e mito: la ricostruzione del passato familiare nella nobiltà toscana dei secoli XVI-XVIII


Jean-Claude Loutsch, Ricordo di Rüdt de Collenberg

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: venerdì 10 settembre 2010, 15:51
da Masny1991
Franz Joseph von Trotta ha scritto:No, l'inghippo è che la tradizione e la legislazione sabauda hanno sempre equiparato gli stemmi come "segni d'onore" e nobiltà, materia di pertinenza sovrana. Non hanno mai distinto come si faceva in molti stati pre-unitari tra araldica E legislazione nobiliare. Quindi la Costituzione abolisce la nobiltà, e implicitamente, anche gli stemmi che ne sono preciso corollario grafico. Cercherò quel benedetto articolo perché questa sfumatura era presentata in termini molto interessanti e precisi.

FJVT


Okva bene.. però allora gli stemmi di cittadinanza riconosciuti dalla consulta araldica.? Che sorte hanno avuto? la stessa degli stemmi nobiliari o diversa?

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: venerdì 10 settembre 2010, 16:12
da Franz Joseph von Trotta
Si, è quel paradosso giuridico di cui accennavo prima. Tecnicamente e praticamente non hanno rilevanza giuridica, ma, (grazie Pantheon :D!), Ferruccio Ferruzzi, in I caratteri storici dell’araldica italiana: metodologia generale di studio e problemi particolari - un saggio lucidissimo, acuto e innovativo di una firma ahinoi inspiegabilmente scomparsa dal panorama araldico italiano - scrive che:

« (...) se si ammette sul piano giuridico positivo (su quello strettamente storico araldico essa non ha alcun fondamento) una simile netta distinzione fra stemmi nobiliari e stemmi di cittadinanza, si deve anche riconoscere una curiosa e trascurata contraddizione nell'ordinamento repubblicano italiano. Infatti la XIV disposizione transitoria ha stabilito che "non sono riconosciuti i titoli nobiliari" e di conseguenza lo Stato non ha nemmeno riconosciuto (...) gli stemmi gentilizi, in quanto interpretati come attributi nobiliari assimilabili ai titoli. Ma se gli stemmi "di cittadinanza" non erano nell'ordinamento monarchico attributi nobiliari, essi dovrebbero continuare ad essere riconosciuti dall'ordinamento repubblicano, in quanto il regolamento araldico che li riguarda è ancora vigente e viene applicato per gli enti. Se non sono riconosciuti, vengono evidentemente considerati dall'ordinamento republicano anch'essi attributi nobiliari, in contrasto con la lettera dell'ordinamento araldico del 1943».

Questo è quanto.

FJVT

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: venerdì 10 settembre 2010, 16:55
da Masny1991
Franz Joseph von Trotta ha scritto: « (...) se si ammette sul piano giuridico positivo (su quello strettamente storico araldico essa non ha alcun fondamento) una simile netta distinzione fra stemmi nobiliari e stemmi di cittadinanza, si deve anche riconoscere una curiosa e trascurata contraddizione nell'ordinamento repubblicano italiano. Infatti la XIV disposizione transitoria ha stabilito che "non sono riconosciuti i titoli nobiliari" e di conseguenza lo Stato non ha nemmeno riconosciuto (...) gli stemmi gentilizi, in quanto interpretati come attributi nobiliari assimilabili ai titoli. Ma se gli stemmi "di cittadinanza" non erano nell'ordinamento monarchico attributi nobiliari, essi dovrebbero continuare ad essere riconosciuti dall'ordinamento repubblicano, in quanto il regolamento araldico che li riguarda è ancora vigente e viene applicato per gli enti. Se non sono riconosciuti, vengono evidentemente considerati dall'ordinamento republicano anch'essi attributi nobiliari, in contrasto con la lettera dell'ordinamento araldico del 1943».

FJVT


Tutto quello che è scritto in queste righe non fa una piega.. Quindi ricapitolando due sono le possibilità:

1) O la repubblica riconosce gli stemmi di cittadinanza in quanto essi non sono legati in nessun modo alla materia nobiliare e quindi essi non rientrano nella XIV disposizione transitoia della costituzione italiana.

2)O la repubblica equipara i possessori di stemmi di cittadinanza ai possessore di titoli nobiliari, e quindi un trattamento uguale!



Masny1991

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: venerdì 10 settembre 2010, 22:46
da Sanctus
Sono proprio contento che questo argomento, che in un primo momento è passato sotto tono, abbia cominciato ad animare gli animi.....
Era proprio questo che avevo in mente quando ho formulato il mio quesito-paradosso: nella repubbliaca italiana, alla luce di quello scritto innanzi, e riassunto nel dilemma posto da Masny1991, i notabili potrebbereo essere riconosciuti mentre la nobiltà non lo è.... quindi è un argomento di estrema importanza ed attualità, per quel che riguarda i nostri interessi ovvio.
E adesso cari amici, come la mettiamo? i notabili sono trattati alla stregua dei nobili?
ma i nobili secondo me sono anche notabili in realtà, mammamia che caos... [arf2.gif]
ps. ringrazio tutti gli amici che sono già intervenuti in merito a questa questione.

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: sabato 11 settembre 2010, 16:20
da Franz Joseph von Trotta
Beh direi che il tutto è solo un curioso paradosso giuridico-araldico ma senza particolari ricadute pratiche... Insomma, non succederà niente direi :D.
FJVT

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: domenica 12 settembre 2010, 20:53
da Sanctus
Be si non avrà particolari ricadute pratiche, ma quello che vorrei sottolineare è che "paradossalmente", sino ad un certo punto però, in italia i notabili ed i loro simboli araldici potrebbero essere ancora riconosciuti mentre non lo sono la nobiltà in genere e i loro stemmi.
Tutto questo non avrà ricadute pratiche sinchè qualcuno non smuove le acque, faccio un ipotesi:
I notabili (non solo quelli antichi, ma anche queli moderni) si riuniscono in un organizzazione, come sono daltronde riuniti i nobili, e cominciano a rivendicare "diritti" su quest'argomento, non me ne vogliate ma avrebbero più possibilità loro di farlo in confronto alla nobiltà che di fatto non è riconosciuta.

Come scrive Ferruccio Ferruzzi, in: I caratteri storici dell’araldica italiana: metodologia generale di studio e problemi particolari, già citato:

"se gli stemmi "di cittadinanza" non erano nell'ordinamento monarchico attributi nobiliari, essi dovrebbero continuare ad essere riconosciuti dall'ordinamento repubblicano, in quanto il regolamento araldico che li riguarda è ancora vigente e viene applicato per gli enti. Se non sono riconosciuti, vengono evidentemente considerati dall'ordinamento republicano anch'essi attributi nobiliari, in contrasto con la lettera dell'ordinamento araldico del 1943".

Ora ritorno nuovamente nel campo delle ipotesi, se questa ipotetica organizzazione di notabili volesse dirimere la questione e fare chiarezza, la situazione avrebbe si delle ricadute pratiche e non rimarrebbe più un paradosso giuridico, anzi ci sarebbero dei cambiamenti sostanziali se tutto volgesse a favore dei notabili!

Ovvio siamo nel campo delle ipotesi estreme ma che hanno un loro fondamento e qui mi ricollego volentieri alle domande poste da Masny1991:

"1) O la repubblica riconosce gli stemmi di cittadinanza in quanto essi non sono legati in nessun modo alla materia nobiliare e quindi essi non rientrano nella XIV disposizione transitoia della costituzione italiana.

2)O la repubblica equipara i possessori di stemmi di cittadinanza ai possessore di titoli nobiliari, e quindi un trattamento uguale!".

Pertanto in Italia si verrebbe a creare di fatto una sorta di classe "Notabilaristocratica Repubblicana" [euro.gif] , passatemi il nuovo termine [arf2.gif] .

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: lunedì 13 settembre 2010, 9:10
da Masny1991
Sanctus ha scritto:
Pertanto in Italia si verrebbe a creare di fatto una sorta di classe "Notabilaristocratica Repubblicana" [euro.gif] , passatemi il nuovo termine [arf2.gif] .


L'argomento è molto interessante, e mi dispaice che siamo solo in tre ad intervenire.
Comunque, andrebbe specificato chi sono i notabili, come si fa a diventare tali, e quali caratteristiche si dovrebbero avere [hmm.gif] .
In questo ambito sembra che si dovrebbero considerare notabili solo coloro possedevano uno stemma di cittadinanza ed una distinta civiltà prima del1 gennaio 1948.
Perchè al giorno nostro chiunque può inventarsi un arma e dichiararsi notabile.

Quali rano i criteri dell'allora Consulta Araldica in materia di "distinta civiltà" ??

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: lunedì 13 settembre 2010, 9:27
da Franz Joseph von Trotta
Che oggi la repubblica italiana riconosca giurdicamente un "notabilato repubblicano" non sta né in cielo né in terra, sarebbe comunque un ceto differente dagli altri uguali cittadini.

Che la repubblica poi si metta a riconoscere stemmi di cittadini, in base alla precedente legislazione monarchica (perché sarebbe quello lo strumento giuridico che si dovrebbe utilizzare) parimenti, sarebbe comunque rigettato, perché, è pur vero che gli stemmi di "distinta civiltà" non espressamente aboliti non erano tecnicamente "nobili" per la monarchia, ma, come sopra, esprimevano e sancivano giuridcamente comunque una superiorità e una separazione sociale, la "distinta civiltà" appunto, degli insigniti, rispetto a tutti gli altri sudditi del Regno d'Italia. Quindi siamo nel campo della piena anticostituzionalità.

Si può concludere che è la la repubblica ha realmente equiparato i possessori di stemmi di cittadinanza ai possessore di titoli e stemmi nobiliari, destinandoli ad un trattamento uguale.

Dubitando poi che la Repubblica si metta a legiferare ex novo su stemmi di famiglia dei suoi cittadini, nobili, notabili o popolani che siano :D, non resta che concludere che non succederebbe nulla neppure se "l'Associazione dei Notabili italiani" si mettesse a richiedere riconoscimenti araldici dei propri iscritti.

Saluti,

FJVT

Re: Notabilato e Nobiltà, chi ne sa qualcosa?

MessaggioInviato: lunedì 13 settembre 2010, 9:38
da Masny1991
Franz Joseph von Trotta ha scritto:Che oggi la repubblica italiana riconosca giurdicamente un "notabilato repubblicano" non sta né in cielo né in terra, sarebbe comunque un ceto differente dagli altri uguali cittadini.

Che la repubblica poi si metta a riconoscere stemmi di cittadini, in base alla precedente legislazione monarchica (perché sarebbe quello lo strumento giuridico che si dovrebbe utilizzare) parimenti, sarebbe comunque rigettato, perché, è pur vero che gli stemmi di "distinta civiltà" non espressamente aboliti non erano tecnicamente "nobili" per la monarchia, ma, come sopra, esprimevano e sancivano giuridcamente comunque una superiorità e una separazione sociale, la "distinta civiltà" appunto, degli insigniti, rispetto a tutti gli altri sudditi del Regno d'Italia. Quindi siamo nel campo della piena anticostituzionalità.

Si può concludere che è la la repubblica ha realmente equiparato i possessori di stemmi di cittadinanza ai possessore di titoli e stemmi nobiliari, destinandoli ad un trattamento uguale.

Dubitando poi che la Repubblica si metta a legiferare ex novo su stemmi di famiglia dei suoi cittadini, nobili, notabili o popolani che siano :D, non resta che concludere che non succederebbe nulla neppure se "l'Associazione dei Notabili italiani" si mettesse a richiedere riconoscimenti araldici dei propri iscritti.

Saluti,

FJVT


Sono completamente d'accordo con te, infatti il mio ultimo intervento era solo per sapere come nel vecchio regime monarchico, si riconosceva una "distinta civiltà" di una famiglia.
Che criterio veniva addottato?.