Due quesiti relativi a formule nei Q.L. diocesani

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Due quesiti relativi a formule nei Q.L. diocesani

Messaggioda Salvennor » lunedì 19 luglio 2010, 0:16

Esaminando i registri diocesani a volte si notano frasi del tipo

...
Donna Maria Asquer y Aymerich, contessa di Bonorva, morì il 9 settembre 1699, aveva appena 18 anni. Pagò per essere sepolta di notte senza accompagnamento. Le fu fatto ufficio funebre pontificale gratis e fu sepolta, con ufficio semplice del domer, nel convento del Carmine.
...

come si legge anche nel seguente documento dell'A.A.G.N.d.S.
http://www.araldicasardegna.org/genealo ... asquer.pdf

Come può essere interpretato il fatto che tali persone chiedessero di essere seppellite di notte? E l'orario notturno si riferisce solo alla tumulazione o anche al rito funebre?
E inoltre pagavano per ottenere il rispetto di tali volontà, ma sfugge il motivo.
Sembra quasi che il fatto di essere seppelliti di notte e senza accompagnamento rappresentasse un qualche significato simbolico.
Per contro l'ufficio funebre era gratis, e il seppellimento con ufficio semplice.
E dunque l'ufficio funebre "non gratuito" con seppellimento "non semplice" in quali situazioni veniva richiesto ed espletato?

E come si evince dal documento di cui sopra, frequentemente uomini trentenni o anche ultraquarantenni contraevano matrimonio con spose dell'età compresa tra 11 e 16 anni (la citata persona si sposò a 11 anni e dieci mesi).
Quale era la filosofia che comportava tali scelte matrimoniali con tali strane differenze di età? Anche perché non costava nulla aspettare 5 o 6 anni per una età più consona della sposa.
O il vero traguardo a volte erano le alleanze matrimoniali che scavalcavano eventuali differenze di età tra sposi che spesso, loro malgrado, erano già promessi ?
Cmq era significativo il fatto che occorresse aspettare la dispensa vescovile, che dunque a volte poteva anche non arrivare.
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Re: Due quesiti relativi a formule nei Q.L. diocesani

Messaggioda Guido5 » lunedì 19 luglio 2010, 11:42

Caro Anton Maria,
forse – prima di tutto – andrebbe spiegato che “domer” (o “domeri”) è campidanese - se non sbaglio - e sta per “parroco”. Per il resto non c’è da sorprendersi, né per l’età della sposa (a quei tempi quanti matrimoni combinati!) né per il funerale semiclandestino: ancor oggi spesso se ne dà notizia “a tumulazione avvenuta” solo che gli addetti ai servizi cimiteriali non sono più disponibili a fare lo straordinario notturno...
Per quanto riguarda l’«ufficio semplice» non si trattava della sepoltura in sé bensì della recita della “liturgia delle ore”.

Ciao a tutti!
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Re: Due quesiti relativi a formule nei Q.L. diocesani

Messaggioda Salvennor » lunedì 19 luglio 2010, 20:03

Guido5, Grazie per le risposte.
Dunque tra XVI e XVIII sec., in relazione ai funerali, con tali diciture ci si riferiva sostanzialmente a ciò che ancora oggi a volte avviene, cioè funerali poco "pubblicizzati", espletati con discrezione.
Avevo pensato alle volontà del defunto legate a qualche significato religioso e/o morale, tipo il desiderio di umiltà (che cmq forse ancora oggi caratterizza il motivo di fondo del tipo di funerali di cui sopra).
Per quanto riguarda il termine "domer" esso indicava il parroco, e in effetti sembrerebbe che tale dicitura fosse in uso specialmente nella parte meridionale dell'isola nel periodo XV-XVIII sec.; nelle altre zone si usavano termini diversi.
E credo che sia uno dei tanti termini sardi mutuati dal catalano, spesso rimasti invariati. Infatti nel seguente documento
http://www.raco.cat/index.php/QuadernsS ... 155/133385

si legge anche il testo

...
Hi hauria tres administradors: el domer més antic de l'església parroquial, que seria administrador nat; ...

Documento relativo alla penisola iberica.
Anche se inizialmente mi era venuto il dubbio che con "domer" non si indicasse un parroco generico, ma bensì solo il parroco della Cattedrale o cmq un'officiante legato alla Cattedrale, nelle varie diocesi dell'attuale prov. di CA.
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