Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini

Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 20 aprile 2010, 17:46

Un bella canzone di Jarabe de Palo di qualche anno fa intonava «Depende, de qué depende, de según como se mire todo depende», e, in effetti, dalla serie "anniversari opposti", in questo giorni a Nizza e Savoia si festeggia il 150°dell'addio all'Italia.
Da leggere :D
Saluti.
FJVT

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSez ... girata.asp

«NIZZA E SAVOIA IN FESTA: 150 ANNI FA L'ADDIO ALL'ITALIA
Il Risorgimento rovesciato: si celebrano i plebisciti per l'annessione alla Francia

Garibaldi che fece il suo ingresso il 12 aprile 1860 nell’ex sala da ballo di palazzo Carignano non era rigonfiato dalla fama di eroe dei due mondi: niente poncho sudamericano, niente camicia rossa, insomma il Risorgimento non era ancora impersonificato dalla sua apoteosi. Certo la gente lo accompagnava acclamandolo all’albergo Gran Bretagna dove alloggiava. Piaceva questo avventuriero con una istintiva intelligenza della guerra. L’aula del Parlamento era stracolma, i deputati delle nuove province sistemati nelle file più alte, i cosiddetti «antri», dove non si sentiva nulla. Annusavano, quel giorno, battaglia. E grossa, Garibaldi deputato di Nizza, aveva la parola. Tre giorni dopo era fissato il plebiscito per ratificare l’annessione della città, e della Savoia, alla Francia, come stabilito nel trattato di Torino. La vitrea bile del generale non poteva accettare che la ragion di Stato gli rubasse la patria per regalarla a Napoleone terzo, il «bombardatore di Roma», l’uomo dalla politica volpina l’amico dei preti esecratissimi. E che a Villafranca aveva mutilato il Risorgimento della vittoria finale. Garibaldi prese posto nei banchi della sinistra, incastrato fra Rattazzi e Depretis. Qualche testa calda gli aveva proposto una «marcia» su Nizza per rovesciare le urne. Per fortuna non diede loro retta. Scaraventò invece un discorso furibondo di diritto e di storia, citando lo Statuto che vietava di alienare parti dello Stato, ricordando che Nizza era «fedele ai Savoia dal 1388».

Tutto inutile. Cavour, con la solare stagione del ’59 alle spalle, era invincibile. E sapeva maneggiare il suo credito per scassinare l’altrui. Rinfacciò crudelmente al generale l’umiliazione subita nella sua città alle elezioni: aveva ottenuto solo 444 voti, il 72 per cento degli elettori del collegio non era andato a votare. Era questa la città che voleva restare assolutamente italiana? Avrebbe avuto altre delusioni, l’incoercibile generale. I 25 mila 743 voti a favore della Francia contro 160, ovvero il 99,3 per cento per esempio. Il 16 per cento di astensione e qualche paesino vicino alla Liguria renitente non zuccheravano il disastro, in Savoia era andata ancor peggio: 130.533 sì contro 235 no e 71 astensioni, ovvero il 99,8 per cento. Un solo Comune, nel Chablais, votò no: ma non per amore degli italiani, semmai perché voleva essere annesso dalla Svizzera!

Avevano ben trescato gli agenti dell’imperatore, inviati a «fare pedagogia del referendum». Il sindaco di Nizza, Francesco Malaussena, bella tempra di voltagabbana, aveva dato una mano con un proclama già bilingue in cui arrantolava: «Ciascuno deponendo il suo voto pensi a ciò che deve al suo Paese, alla Francia e all’imperatore». In molti seggi, per concimare le scelte dei dubbiosi, mancarono i bollettini con il no. Il corrispondente del Times sparpagliò per queste soppiatterie sulla autorevole gazzetta «la più grande farsa mai giocata nella storia delle nazioni». Un po’ esagerava, ma all’Inghilterra quell’ingrandimento francese, risultava una pietra di inciampo.

Questo primo grumo di precoce antirisorgimento (altri ne verranno con lo svanire a grandi folate dei fumi della epopea rivoluzionaria) era insomma iscritto nei fatti. Ci volevano 40 ore in diligenza per raggiungere da Chambéry Torino; mentre le ferrovie si allungavano tentatrici in Francia. I collegamenti le nuove province le riceveranno infatti in dono con l’annessione. I ricchi mandavano da tempo i rampolli a studiare Parigi, mentre i poveracci lavoravano come giornalieri nelle campagne della Provenza o come muratori a Parigi e a Lione. Persino Nizza aveva di che lamentarsi del «buon governo» di Torino, con Genova che le faceva ormai concorrenza spietata. Appena rinfoderata la folgore napoleonica, tornati sotto «lo scettro paterno del re dei loro padri», savoiardi e nizzardi rimuginavano su un bilancio da zone depresse. Quei Savoia professavano devozione solo alle feconde pianure del Po, non alle avite ma desolate montagne. Quando in agosto Napoleone e l’algida Eugenia in viaggio per l’Algeria passarono a visitare i nuovi dipartimenti fu il momento più bello del loro regno poi incatenato alla tragedia. Ad Annecy, sul lago, organizzarono una grande festa veneziana.

Compiuto il Fato, sarebbe arrivato anche il tempo della delusione. La spiccia Francia centralista aveva mano più dura dei piccoli re di Sardegna, il sistema amministrativo, la coscrizione e la scuola vennero rapidamente omologate, il numero di notai e avvocati ridotto, l’amministrazione delle acque e delle foreste cominciò a pesare sui contadini. E poi c’erano i luoghi comuni, un po’ razzisti: i «savoyards» (come tutte le parole che finiscono in «ard» dotate di un senso peggiorativo), bersagliati come montanari ottusi che pulivano le strade della capitale. Per sfuggire alla dannazione semantica cominciarono a definirsi «savoisien». Per i funzionari essere spediti nei nuovi dipartimenti era una punizione.

La Francia, dove Napoleone il piccolo è tornato di moda, celebra giuliva «il ritorno» di Nizza e Savoia». Giovedì arriverà Sarkozy per pronunciare un discorso a Chambéry. Quale migliore occasione per chiudere tripudiando il verminoso dibattito sulla identità nazionale? Ci sarà qualche striscione del mini partito indipendentista, la Ligue savoisienne, che rivendica un migliaio di iscritti «e cinquemila simpatizzanti». Patrice Abeille, ex consigliere regionale, ribadisce tenace che «il trattato del 1860 è decaduto con il venir meno della zona franca concessa da Napoleone e abolita nel 1919. Parigi occupa dunque illegalmente la Savoia del Nord e del Sud». La lega presenta qualche candidato alle cantonali, certo non per profetare la riannessione all’Italia. Fa propaganda a un progetto di «federazione savoiarda» sul modello svizzero e di cui dovrebbe far parte anche la valle d’Aosta. A Nizza resta come segno di indipendenza il dialetto. Polvere.»
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda Luca Bracco » martedì 20 aprile 2010, 18:08

Dialetto, a Nizza, evidentemente ed univocamente ligure.
Stranamente, poi, facevo notare ad amici poco tempo fa (per me Nizza è molto più vicina di Genova) che in un'epoca di globalizzazione e di sparizione dei dialetti (e, sinceramente, di nicois penso ne siano rimasti assai pochi) da qualche anno hanno fatto la comparsa i cartelli stradali bilingue: in francese ed in ligure.
Ecco quindi, all'arrivo in città comparire "Nice-Nissa" eppoi "Villefranche-Villafranca, Countea de Nissa" eccetera.
Ed anche la festa del 1 maggio, nella tradizone nizzarda, è la festa "de lu mai" (di maggio).
Luca Bracco
Luca Bracco
 
Messaggi: 995
Iscritto il: giovedì 2 novembre 2006, 12:43
Località: Sanremo

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 21 aprile 2010, 14:15

Quando si vuol esprimere con vigore che il risultato di una competizione è schiacciante, oltre ogni previsione, si usa l’aggettivo “plebiscitario” , da poco affiancato a quello di “bulgaro” . Forse tra le tante creature di Camillo Benso quella del plebiscito fu quella che gli riuscì meglio .

Mi unisco idealmente ai festeggiamenti savoiardi , su quelli nizzardi, francamente, stendo un velo pietoso.

Per ottenere il placet della Francia sull’annessione di vastissimi territori del Centro-Sud , ratificati con plebisciti burletta , Cavour ritoccò la cartina geografica anche ad Ovest, regalando anche Nizza a Napoleone III , rigorosamente con il conforto del risultato di un altro plebiscito burletta ,spudoratamente pilotato dal Piemonte in chiave filo-francese.

In una eloquente lettera scritta il 27 marzo 1860 a Costantino Nigra , Cavour scrisse: "...bisogna assicurare, con misure abili, il successo del voto a favore della Francia".

Il tutto fu ordito sulla testa di una popolazione non piemontese , neppure francese ma storicamente e culturalmente ligure.

Ma si sa , ogni occasione è buona per un brindisi.
Prosit ! [cheers.gif] anzi...à votre santé !
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

Sergio de Mitri Valier Immagine
Avatar utente
GENS VALERIA
Moderatore Forum Genealogia
 
Messaggi: 5352
Iscritto il: domenica 24 giugno 2007, 22:39
Località: Cicagna ( GE )

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda fabrizio guinzio » giovedì 22 aprile 2010, 22:04

Una curiosità linguistica: nel Canavese dei miei avi gli abitanti della Savoia erano da sempre chiamati savoini! In lingua piemontese qual'è il nome corretto? In italiano dovrebbe essere savoiardi. Parte di quelle popolazioni abbandonò quei territori occupati dalla Francia(beh perlomeno non c'è stato il massacro dell'annessione dell'Occitania alias Mezzodì da parte della Franciania, gli è andata un po' meglio) per trasferirsi in Italia: ho conosciuto un direttore di giornale barese oriundo savoino. Chiedo conferma sul fatto che la lingua parlata in Savoia è il franco - provenzale(in talune località il provenzale alias occitanico), il francese lingua dello Stato. In Val d'Aosta cosa parlano?
fabrizio guinzio
 
Messaggi: 1826
Iscritto il: mercoledì 12 settembre 2007, 13:43
Località: fiumicino

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » mercoledì 5 maggio 2010, 9:34

Una piccola e povera, allora, parte d'Italia e la terra di origine, altrettanto povera, rinnegata da Casa Savoia, furono il piccolo prezzo da pagare per la colonizzazione del meridione d'Italia, allora ricchissimo, come dimostrano i dati ufficiali dell'epoca, a cominciare dal Censimento del 1861. Davvero furbo il Conte di Cavour, di questo bisogna dargliene atto.
A presto.
PMMO
Fructum affert in patientia
Pasquale M. M. Onorati
 
Messaggi: 1820
Iscritto il: venerdì 4 giugno 2004, 17:34
Località: Caserta - Terra di Lavoro

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 5 maggio 2010, 10:58

1)Il conte di Cavour non aveva alcuna intenzione di annettere l 'Italia meridionale, dovette arrendersi agli eventi;2) il sacrificio del Nizzardo, terra italiana(il Varo - Tinea segna ancora oggi il confine fra regione gallica e italica) e di una terra franco - occitanica che era in una splendida comunione con una regione italiana padana da secoli e secoli fu gravissimo;3) l'acquisto di un Regno già gloriosissimo ma già nel 1500 caduto in mano ad un pessimo dominio straniero, quello spagnolo, che nonostante la rivoluzione del Masaniello non riuscì a liberarsi(il Portogallo ci è riuscito, e confina), ridotto in condizioni pietose, diviso fra siciliani che aborriscono i napolitani e viceversa, in mano a organizzazioni malavitose(mafia camorra e ndrangheta non sono termini di dialetti padani) che lo fanno crollare con un alito di vento in presenza di qualsiasi conquistatore sia desso francese spagnolo o anglo - americano, non parmi un così grande affare!4) l'unità politica italiana è un grande successo, ma se Napolitano Sicilia Padania desiderassero separarsi possono farlo come lo hanno fatto gli iugoslavi, nulla vieta agli italiani di imitarne l'esempio. Ciao,
fabrizio guinzio
 
Messaggi: 1826
Iscritto il: mercoledì 12 settembre 2007, 13:43
Località: fiumicino

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » giovedì 6 maggio 2010, 11:05

Se Cavour fosse stato veramente inconsapevole e contrario agli avvenimenti del 1859-61 non sarebbe passato alla storia e non sarebbe nemmeno un politico degno di rispetto.
Non vedo, poi, la gravità di perdere due terre di emigrazione quali erano allora Nizza e la Savoia e penso, inoltre, che sia sotto gli occhi di tutti che la provincia di Nizza nello scambio ci sia andata a guadagnare, visto che oggi è una delle zone più ricche della Francia grazie al turismo e credo, corregetemi se sbaglio, che sia molto più ricca della vicina Riviera Ligure.
Devo enunciare qui i primati del Regno delle Due Sicilie che sono ormai ammessi da chiunque si avvicini alla storia del Risorgimento in modo serio ed obiettivo? A questo proposito mi domando, se è vero che il Sud era decadente da secoli, perchè l'emigrazione, diffusa al nord già prima dell'Unità, comparve nel Meridione solo verso il 1865-70? Se la diffusione dell'emigrazione è direttamente proporzionale alla povertà di un paese, evidentemente qualcosa non torna in quella storiografia che per anni ha cercato di contrapporre un nord ricco e industrializzato a un sud povero e arretrato che, per inciso, in base al Censimento del 1861, contava più operai del resto d'Italia. Riguardo alla Mafia e alla Camorra, basta leggere qualche seria storia sui due fenomeni criminali per "scoprire" che prima dell'Unità erano fenomeni criminali di entità trascurabile che ebbero il loro "boom", casualmente, a partire dal 1860.
Io sono il primo a non mettere in discussione l'Unità del Paese, ma perchè finalmente non s'inizia a parlare oltreché delle "luci" anche delle "ombre" del processo risorgimentale? Se poi dobbiamo prendere esempi di separazione moderna fra stati, perchè proprio quello sanguinario e fratricida dell'ex Jugoslavia e non quello pacifico dell' ex Cecoslovacchia che, grazie all'intervento diplomatico del Venerabile Giovanni Paolo II, di felice memoria, ha dato vita alle due repubbliche Ceca e Slovacca?
Grazie per l'attenzione.
PMMO
Ultima modifica di Pasquale M. M. Onorati il giovedì 6 maggio 2010, 12:38, modificato 1 volta in totale.
Fructum affert in patientia
Pasquale M. M. Onorati
 
Messaggi: 1820
Iscritto il: venerdì 4 giugno 2004, 17:34
Località: Caserta - Terra di Lavoro

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 6 maggio 2010, 11:27

Egregio dottor Onorati,

i primati del Sud che lei cita:

"Devo enunciare qui i primati del Regno delle Due Sicilie che sono ormai ammessi da chiunque si avvicini alla storia del Risorgimento in modo serio ed obiettivo?"

A ben guardare non sono sempre tali ed in altri casi sono stati significativamente abbelliti o fatti passare per cose che non erano (vogliamo rileggerci i dati sulle ferrovie gia' presentati su queste pagine? vuole per caso altri dati che smontino qualche ulteriore primato?), quindi forse gloriarsi di tale superiorita' e' forse fuori luogo.
Sullo sviluppo delle varie parti d'Italia devo ricordare cose fecero le Repubbliche marinare? e tre di queste si svilupparono nel Nord del Paese, solo la piu' fragile (Amalfi) si trova nel Sud.
Cordialmente,

Il Cronista di Livonia
Cronista di Livonia
 
Messaggi: 1116
Iscritto il: lunedì 10 luglio 2006, 14:09

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » giovedì 6 maggio 2010, 12:34

Gentile Cronista,
perchè non risponde alla mia domanda sull'emigrazione invece di tirare in ballo le Repubbliche Marinare sorte nel Medioevo, periodo ben lontano dal Risorgimento? Grazie.
PMMO
Fructum affert in patientia
Pasquale M. M. Onorati
 
Messaggi: 1820
Iscritto il: venerdì 4 giugno 2004, 17:34
Località: Caserta - Terra di Lavoro

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 6 maggio 2010, 12:51

fabrizio guinzio ha scritto:3) l'acquisto di un Regno già gloriosissimo ma già nel 1500 caduto in mano ad un pessimo dominio straniero, quello spagnolo, che nonostante la rivoluzione del Masaniello non riuscì a liberarsi(il Portogallo ci è riuscito, e confina)


La Spagna nel '500 non esiteva, non era una nazione unitaria, concetto all'epoca del tutto estraneo: il titolo di "re di Spagna" comparve solo nel 1713 nel trattato di Utrecht. Quanto ai territori della Monarchia cattolica retta dagli Asburgo, assimilati e confusi con quel che non furono mai, uno stato o impero "nazionale" spagnolo, era un'insieme eterogeneo, multiculturale con differenti livelli di autonomia, amministrato da un'élite internazionale che, per quel che ci riguarda più da vicino, andava dal piemontese Arborio di Gattinara, al padano Farnese ai genovesi Doria e Spinola sino al milanese Borromeo Arese ultimo Viceré di Napoli nel 1713.

Giudicare ancora questo come un "dominio straniero" in un contesto storiografico un po' più avveduto, sottende, a mio avviso, all'estensione ex post di concetti contemporanei ad un epoca che non li avvertiva affatto. I sovrani castigliani NON erano "stranieri" erano i legittimi re napoletani e duchi di Milano a cui le locali classi dirigenti professarono piena fedeltà e fattiva collaborazione. Le grandi famiglie milanesi si considervano parte integrante e non subalterna in questo sistema partecipando all'amministrazione e raggiungendone con molti dei suoi esponenti posizioni di rilievo ai suoi vertici.
Ciao,

F.
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda Cronista di Livonia » giovedì 6 maggio 2010, 13:33

Ma perche' si parla di primati del Sud ed i primati scelti a proprio gradimento fanno venire un po' di dubbi, perche' lo sviluppo del Nord ha radici lontane e longeve, perche' qualcuno in altra discussione tiro' in ballo la discendenza da Roma, Bisanzio, i Normanni e gli Hohenstaufen per sottolineare le glorie e la grandezza del Sud, perche' l'Arsenale di Venezia non aveva uguali come cantiere navale secoli prima che a Napoli vi fosse qualcosa di vagamente paragonabile.

Nizza era terra ligure e come gran parte della Liguria non esattamente ricca, ma i mercanti ed armatori genovesi erano ricchissimi (nel "siglo de oro de los genoeses" si diceva che "l'oro nasceva nel Nuovo Mondo, moriva a Siviglia e veniva sepolto a Genova"), l'emigrazione di qualcuno non significa che lo Stato sia povero o sottosviluppato (ed a Genova lo Stato era relativamente povero, ma i privati erano ricchissimi e con fiorenti attivita).

Infine perche' l'emigrazione non fu solo meridionale, ma europea, dall'Irlanda alla Polonia, dalla Svezia all'Italia e non fu solo da una zona dell'Italia, vi furono siciliani in Tunisia e Tripolitania (in Tunisia si parlava di decine di migliaia di italiani gia' nel 1878! Alcuni vi erano nati o vi si erano recati prima dell'Unita' d'Italia, ma i dati intorno al 1880 parlano di 11.000 emigrati italiani), perche' l'emigrazione fu anche veneta ed il Veneto non era certo parte delle Due Sicilie, quindi non si puo' invocare la crudele oppressione savoiarda anti-borbonica come causa (pare inoltre che tra il 1870 ed il 1900 si emigrasse essenzialmente dal Nord mentre dal 1900 al 1920 dal Sud, quindi ben dopo l'Unita' e le "crudeli" repressioni sabaudi, ben dopo il grande impulso per lo sviluppo del Sud, sviluppo che in epoca borbonica ahime' fu poco piu' che di immagine). Si emigrava per molte cause dalla poverta' alla politica. Sulla poverta' del Sud (e specie sul brigantaggio)puo' leggersi le interessanti memorie del Generale Richard Church, assoldato da Re Ferdinando I (e non da un Savoia colonizzatore o da un Murat che aveva comunque anche lui fatto ampia lotta al brigantaggio, avra' letto Pietro Colletta sul Generale Manhes).

Senza nulla voler togliere all'acume dei Sovrani del Sud ed alla loro ricerca di innovazioni, che pero' ebbe modestissimi effetti pratci, come puo' ben vedere vi sono molti perche' e molti dati che a lei sfuggono o sembrano sfuggire.
Cordialmente,

Il Cronista di Livonia
Cronista di Livonia
 
Messaggi: 1116
Iscritto il: lunedì 10 luglio 2006, 14:09

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda fabrizio guinzio » venerdì 7 maggio 2010, 16:46

Per il carissimo FJVT: ho letto anche io il libro "Le radici perdute dell'Europa" del Cardini e Valzania(un inno alla Monarchia asburgica, che condivido). E' vero, non esistevano i folli egoistici nazionalismi, ma le nazioni(attenuate in una visione universalista) ed il patriottismo sì; proprio il Gattinara da te citato litigò con Carlo V per un maggiore rispetto degli interessi pan - italiani. Nel 1600 campione dell'indipendenza italiana, esaltato da tutti i trattatisti politici della penisola, fu Carlo Emanuele I di Savoia. La nazione portoghese riuscì a liberarsi della straniera dannosa dominazione delle Spagne poichè i suoi ceti dirigenti non collaborarono con l'oppressore per i loro miopi interessi, come quelli napolitani durante la gloriosa rivolta del grande(popolano autodidatta, era anche colto) Tommaso Aniello(ma taluni storici anche portoghesi non sottovalutano il contributo dato da Napoli e la sua rivoluzione al ripristino di un Portogallo indipendente). Non tutti gli Stati Italiani avevano nell'Evo Moderno perso la loro indipendenza: solo Napoli - Palermo e Milano, poichè erano decadute a compagini statali fragili. Gli italiani fin dal 1500 guardavano a Venezia e Torino come gli unici stati che avrebbero potuto unire la penisola. Per il carissimo PMMO: il fatto che gli affari dell'Italia spagnola si decidessero a Madrid fu pernicioso(come ha osservato il carissimo Cronista di Livonia in altri topic, fu Vienna asburgica a risollevare Milano da pietose condizioni). Nelle Sicilie spagnole trovi la scritta, su numerosi documenti: non sa scrivere perchè è nobile(da prefazione del Crollalanza alla sua Enciclopedia araldico - cavalleresca). Io amo tutte le parti d' Italia di un pari amore e sono prima italiano poi...il resto, ma amicus Plato sed magis veritas. Ciao,
fabrizio guinzio
 
Messaggi: 1826
Iscritto il: mercoledì 12 settembre 2007, 13:43
Località: fiumicino

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 7 maggio 2010, 16:58

fabrizio guinzio ha scritto:Per il carissimo FJVT: ho letto anche io il libro "Le radici perdute dell'Europa" del Cardini e Valzania (un inno alla Monarchia asburgica, che condivido)...


:D :D :D... [thumb_yello.gif]

Lo consigliamo? Lo consigliamo!
Ciao,

F.
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda lion bianco » venerdì 7 maggio 2010, 17:26

Per l'egregio Fabrizio . Ti sarei grato se tu potessi definirere cosa intendi per indipendenza italiana nel 1600 . Se intendi italianità , allora sono d'accordo con te inispecie pensando alla Serenissima Repubblica , diversamente fatico ad individuare chi fossero i cattivi dai quali liberarsi , se non considerati tali e reciprocamente dai vari potenti che si spartivano il suolo italico . Credo che secoli di dominazione che ora , possiamo chiamare straniera , allora fossero parte naturale di un decorso storico antichissimo , I Greci , i Mori , Normanni , Spagnoli , Francesi , Austroungarici di certo incisero , e considerevolmente , non solo culturalmente ma anche geneticamente nel costituire un popolo che non aveva affatto idee d'indipendenza , forse d'intolleranza verso l'autorità , o di liberazione del proprio territorio circoscritto . I Savoia si espansero e sposarano il risorgimento con mire limitate , pensando ad uno stato del nord sotto il loro dominio , uno stato Vaticano limitato al Lazio , ed uno stato del sud . Andò diversamente e il nostro meraviglioso paese venne unito , cementandosi e trovando un'identità traverso dolorose situazioni e guerre contro un nemico che veniva d'oltre frontiera . Cordialmente .
lion bianco
 
Messaggi: 117
Iscritto il: venerdì 26 febbraio 2010, 15:22

Re: Addio Italia: Nizza e Savoia ricordano e fanno festa

Messaggioda fabrizio guinzio » sabato 8 maggio 2010, 22:20

Fino alla fine del 1400 praticamente tutti gli Stati Italiani erano indipendenti; a metà secolo, dopo la pace di Lodi, anche confederati nella Lega Italica. La Storia d' Italia del Guicciardini descrive la situazione degli Italiani prima delle invasioni straniere francese e spagnola; nonostante la vittoria italiana di Fornovo sul Taro, Carlo VIII riuscì a fuggire e rientrare in Francia, fu l'inizio delle Guerre per l'Italia(a Roma nacque il grido "viva Francia viva Spagna purchè se magna"), fortunatamente per noi solo le Due Sicilie ai primi del 1500 ed il Milanese non molto più tardi caddero sotto dominio straniero, spagnolo, dato che la Francia perse(come spesso avvenuto nella sua storia!). Ma gli altri Stati Italiani(Storia d' Italia recentemente pubblicata dall'italo - francese Pierre Milza) hanno continuato ad essere ricchi e potenti perlomeno fino a metà 1600, con umiliazioni terribili per potenze estere da parte di Venezia(dominio totale dell'Adriatico, con principi stranieri costretti ad abbandonare i loro navigli, colati a picco dai veneti, e ad imbarcarsi su legni veneziani, possessi nel Mediterraneo orientale) e da parte di Torino sabauda(territori gallici fedelissimi, fiera ostilità verso le Spagne; ma a dire il vero, senza l'intervento veneto nel 1600 Carlo Emanuele I di Savoia sarebbe finito malissimo!) Carissimo lion bianco, spero di essere riuscito a risponderti, ciao,
fabrizio guinzio
 
Messaggi: 1826
Iscritto il: mercoledì 12 settembre 2007, 13:43
Località: fiumicino

Prossimo

Torna a Piazza Principale / Main Square



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 15 ospiti