RFVS ha scritto:GENS VALERIA ha scritto:Storicamente lo
status/qualità di patrizio era riconosciuto agli iscritti nei libri d'oro di
Venezia , Genova e Lucca , ciò era un richiamo alla antica nobiltà romana , comunque esso era legato alla residenza in alcune città , non mi risulta vi fossero requisiti per improbabili
promozione da nobile a patrizio , anche perchè , dal punto di vista gerarchico non vi furono mai legali differenze.
Solo dopo l'unità , dal punto di vista morale queste differenze venivano avvertite in determinati ambienti , infatti chi poteva vantare storiche discendenze plurisecolari ( es . quasi tutti i nobiluomini veneziani ) mal sopportavano essere equiparati ai nobili "di paese", per non parlare dei neo-nobilitati per meriti di beneficienza, offerta ma spesso richiesta quale indispensabile
conditio sine qua non ( sorvolando sui neonobilitati per meriti politici ).
La consulta araldica del regno d'Italia in questo campo si mosse in maniera parziale e disordinata "promuovendo" decine di città e cittadine ma "dimenticando" alcune realtà storicamente meritevoli ma che non potevano vantare appoggi da parte di personaggi influenti sulle sue decisioni .
Fu così che nobiltà civiche divennero automaticamente patriziati.
Abbozzare una risposta alla tua domanda da parte mia , lion bianco , non è facile , sia per la molteplicità dei regolamenti preunitari , sia perchè ormai ho rinunciato a comprendere appieno quelli riguardanti la nobiltà del regno d'Italia.
In ogni caso differenze formali tra nobile e patrizio furono esclusivamente legate ai luoghi di appartenenza delle singole famiglie.
Nel 1947 furono così elencate :
http://www.cnicg.net/patriziato.asp Buona Pasqua
Purtroppo devo smentirti praticamente su tutto.
In tutto lo Stato Pontificio esistevano amministrazioni comunali con classe nobiliare singola e comunità con classe nobiliare suddivisa in nobili e patrizi, ben prima del R.I.
Le città che annoveravano l'esistenza di un ceto patrizio erano ovviamente in numero minore rispetto alle comunità con sola classe nobiliare, ma esistevano eccome.
In alcuni casi poi con l'annessione al R.I. alcune di queste comunità si sono viste negare la classe patriziale (penso ad Assisi, per esempio), altre invece ne hanno ottenuto riconoscimento.
Addirittura, in alcuni miei studi su alcune famiglie nobili umbre (Pesci, Maiolica, Vagni, Feltri), ho riscontrato diciture come "Patrizio Umbro".
I casi che tu citi ed in modo particolare Roma, venezia e Genova sono dei casi particolari di patriziato per cui non possono assolutamente essere presi come esempio per spiegare tale fenomeno.
Secondo il pensiero, invero un po’restrittivo di Francesco Bonazzi di Saniccandrio, membro autorevole della Consulta Araldica ( Bollett. Arald. 1893) avrebbero potuto fregiarsi del titolo di Patrizio esclusivamente :
1) gli appartenenti alle famiglie con diritto di sovranità di Genova, Venezia e Lucca, in nome della storicità delle relative repubbliche aristocratiche
2) le famiglie già iscritte nei libri d’oro o negli elenchi delle città che ottennero specificatamente tale titolo.
Sulle realtà cittadine nelle quali vi era distinzione patrizio/nobile,Riccardo, mi trovi parzialmente d’accordo in quanto è vero ( come giustamente hai sottolineato ) che esistevano città nello Stato della Chiesa che ammettevano la divisione della nobiltà in due classi: quella dei Nobili Patrizi e quella di soli Nobili e distinta registrazione in due elenchi, ma è altresì vero che questa distinzione ebbe vita breve e fu abolita con
Motu Proprio di Leone XII con il riordino dell’amministrazione dello Stato ( art. 214,215,216, e 217 ), di conseguenza i patrizi di quasi tutte le città assunsero per consuetudine del titolo di Conte.
Escludendo Roma, la quale possedeva disposizioni particolari a se stanti riguardo i patriziato, nelle Legazioni e nelle Delegazioni mancado una specifica legislazione nobiliare, le concessioni ed il riconoscimento di titoli, armi gentilizie e le successioni nobiliari erano quindi regolate da una gran quantità di formule più o meno
generose e spesso
fumose , difficili da interpretare nonché consuetudini varie ( maggiorasco , surrogazioni , fidecommissioni ).
Anche in Toscana, per la sua particolare situazione si verificarono casi analoghi. Con la ”
reinvenzione” dei titoli nobiliari cittadini quando Casa Lorena prese il posto dei Medici, i quali ammettevano solo differenze tre “cittadini” e “concittadini dei principi”. In un contesto che non presentava criteri giuridicamente validi per l’identificazione di una nobiltà le nuove classi dei Nobili e dei Patrizi si erano formate solo nel 1750 e si era operata un’effimera distinzione esclusivamente fra le sette città più antiche dove furono riconosciute sia le famiglie patrizie ( almeno duecento anni di storicità ) sia le altre, nobili.
Comunque, ben difficilmente queste anomale distinzioni in seno ai ceti cittadini sopravissero alla terza generazione ed oggettivamente parliamo di realtà senz'altro particolari, circoscritte nel numero, nel luogo e nel tempo.
In Umbria furono censite agli inizi dei lavori della Consulta 443 famiglie nobili di città e 156 patrizie, nella Regione romana il rapporto era 387/82, in Toscana 859/610 ( elenchi ufficiali regionali ) . Converrai con me: la Consulta Araldica agì spesso in modo “schizofrenico” in materia di nobiltà cittadina ( e non solo ), comunque, alla fine dell’estenuante attività ricognitiva i patriziati furono poche decine mentre le nobiltà cittadine furono più di cento. Oltre il caso di Assisi, da te riportato, penso ad un ulteriore esempio al Nord: per città di Brescia non venne ammessa l’esistenza di un vero patriziato e furono iscritti negli Elenchi Ufficiali con il titolo di Nobile coloro che avevano avuto precedentemente il decreto di riconoscimento del titolo di “Patrizio di Brescia” senza nemmeno emanare un decreto cumulativo di rettifica.
Un vero esempio di ambiguità: per Novara ed Alessandria non si giunse al riconoscimento formale del patriziato e si ricorse all’anomala forma di registrazione
“ nobile del patriziato di…” ovvero… un colpo al cerchio ed un colpo alla botte.
Buona Pasqua
