RFVS ha scritto:Ovviamente non è assolutamente possibile generalizzare su un tema così particolare e così tanto differente da centro abitato a centro abitato, ma a gradissime linee credo che l'utilizzo di uno stemma non fosse poi così importante nell'identificazione di una famiglia all'interno di un ceto sociale civico (cioè proprio dei centri abitati - volutamente non ho usato il termite, limitativo, di città

).
Esistevano altre caratteristiche proprie di famiglie civiche e che poi erano anche propri delle famiglie nobili.
Contrariamente a quanto si potrebbe credere la più importante delle caratteristiche suddette non è la ricchezza, bensì la tipologia delle alleanze matrimoniali, che per le famiglie civiche ed ancor più per quelle nobili
in genere avvenivano all'interno del proprio ceto sociale locale o di centri abitati limitrofi. Altra caratteristica in genere sottovalutata, ma che - quantomeno nei casi da me riscontrati (tutti facenti parte dello Stato Pontificio) - era tenuta in elevata considerazione era il possesso di una casa decorosa nel centro storico della località in oggetto.
La consistenza e la provenienza del patrimonio e tutte le altre caratteristiche - pur importanti - in genere venivano dopo. Tra queste inserisco in toto anche l'abusata "non svolgere arti meccaniche o professioni infamanti" ed anzi, nella mia esperienza ho avuto modo di comprendere che il problema della professione non era legato tanto alla tipologia di lavoro che si svolgeva, ma soprattutto alla parte di patrimonio che derivava da tale attività (in soldoni: non era fondamentale che uno non svolgesse l'attività di orafo, quanto che il suo patrimonio non derivasse totalmente da questa attività, ma per lo più da rendite di proprietà immobili e fondiarie.
Ovviamente quando si parla di persone civiche o nobili che avessero svolto attività meccaniche si fa sempre riferimento a capi bottega o comunque a individui che avessero avviato fiorenti attività in fondaci di proprietà o comunque non certo ai garzoni o agli operai di bottega)
Sono d’accordo con te,
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non posso che concordare,Riccardo, generalizzare è fuorviante e sbagliato.
Per Gian Carlo Jocteau (
Nobili e nobiltà nell’Italia unita ) :
"Prima e dopo l’unificazione non è dato di ritrovare una sola nobiltà italiana, seppure, come ovunque, stratificata al suo interno. Ne esistono invece diverse, definite dalle varie estrazioni statuali o comunali del passato, con tradizioni irriducibili, ruoli sociali ed economici estremamente differenziati” Legiucchiando qua e là ho trovato negli statuti pre-unituarie alcune
“perle” che confermano quanto fosse variegata per non dire pazza ( vedi la citazione del “Dottor volgare”) la
consuetudo loci nel caratterizzare le nobiltà civiche.
Se prendiamo in esame
consuetudini e statuti di cinquantacinque città nei primi anni del Settecento ( delle quali ben 33 appartenevano ai domini pontifici ) e consideriamo le professioni più “bersagliate” in proposito di nobiltà: medicina , notariato e mercanzia vediamo come
la professione di
medico pregiudica la nobiltà in 17 località , non pregiudica in 28 , dipende dalle circostanze in 6.
Quella del
notaio pregiudica in 28 , non pregiudica in 16 , dipende dalle circostanze in 8.
Quella di
mercante pregiudica nobiltà in 33 città ,non pregiudica in 15 , dipende caso per caso in 5 località.
A complicare la situazione ci sono varie sfumature, ad esempio a
Como prima del 1600 , mercanzia e notariato non pregiudicavano ma un secolo dopo la situazione era mutata sia perché l’esercizio nel notariato era abbracciato da
gente di bassa condizione, sia perché l’arte della lana era decaduta. A
Rimini la mercatura( tutta ) era aborrita oltre dai nobili anche dai semplici cittadini ( Ho citato
“L’idea della nobiltà in Italia , Secoli XIV-XVIII” di C. Donati ).
Riguardo il rapporto
ricchezza / nobiltà con me , Riccardo , sfondi una porta aperta, anzi spalancata .
Ciò che caratterizzava (o almeno avrebbe dovuto caratterizzare) la nobiltà era
l’espressione del comune senso di collocazione tra “uomini ben qualificati”: la dignità , la reputazione ovvero l’onore .
Un’adeguata disponibilità economica ( discreta , ostentata con pudore in rarissime occasioni ) era condizione per poter sostenere in modo degno la propria condizione nobiliare ovvero il
census a supporto dello
status , ma spesso i rapporti risultavano e risultano invertiti : il titolo nobiliare dapprima agognato ed in seguito ottenuto e trasmesso quale suggello di una ricchezza becera e sfacciata .
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