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Corsari europei, XVI - XVIII sec.

MessaggioInviato: lunedì 4 gennaio 2010, 20:58
da Salvennor
La lettura del seguente testo

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La conoscenza degli affari del regno permise al Bonfant buoni affari per sé e per gli amici e
conoscenti che cominciarono a stimarlo. Nel 1605 ebbe l'occasione di partecipare, come socio, all'impresa corsara voluta dal Viceré don Pedro Sanchez de Calatayud conte del Real il quale,
affidata al genero don Luis de Calatayud una nave armata si preparava a raccogliere i frutti della guerra di corsa. Assieme al brigantino di Andrea de Lorca, partito in corsa nello stesso mese, la
nave del Calatayud affiancò le navi del corsaro francese Giacomo German e assieme assaltarono
e depredarono nell'arcipelago greco due grosse imbarcazioni venete, la Zena e la Andirizzi,
appropriandosi di un carico valutato 165 mila ducati. La Repubblica Veneta, che in quel periodo
era in pace con la Spagna, protestò presso il re di Spagna, ma la Procuratoria Reale del Regno di
Sardegna, competente in materia, dichiarò il bottino giusta preda di corsa. L'ambasciatore veneto ricorse a Madrid sostenendo viziato il giudizio per la partecipazione alla società armatrice del
segretario della Procuratoria Reale, il dottor Michele Angelo Bonfant e l'interesse del dottor Salvatore Carcassona, assessore alla Procuratoria Reale, il quale aveva acquistato i beni messi all'incanto. Il Consiglio d'Aragona dichiarò illegittima la cattura delle navi veneziane e impose la
restituzione della merce e il pagamento dei danni.
Nel 1611 il dottor Michele Angelo Bonfant fu incriminato dal canonico Martino Carrillo che lo
ritenne responsabile di malversazione nell'esercizio della sua professione. Fu assolto, o
perdonato, e continuò a ricoprire l'ufficio di Segretario della procuratoria Reale sino alla morte.
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tratto dal sito
http://www.araldicasardegna.org/genealo ... onfant.pdf

mi ha fatto sorgere qualche dubbio relativamente alle caratteristiche fondamentali delle "guerre di corsa" e dei "corsari" europei, nel periodo tra XVI e XIII sec.
Nel testo riportato più sopra si citano il Vicerè di Sardegna, alcuni nobili iberici e cittadini di Cagliari che parteciparono ad imprese corsare, con la complicità di un corsaro francese, ai danni di navi veneziane.
La repubblica di Venezia a inizi 600 era in pace con il Regno di Spagna.
Sempre a inizi 600 si ha invece che il Regno di Francia non era certo in pace ne con la Spagna e ne con altri stati europei.
(continua nel prossimo post)

Re: Corsari europei, XVI - XVIII sec.

MessaggioInviato: lunedì 4 gennaio 2010, 21:02
da Salvennor
(segue dal post precedente)
Anzi non furono poche le incursioni e i tentativi di attacco francesi ai danni della Sardegna stessa.
Ma allora, il base a ciò e in base al concetto di guerra di corsa, come può essere interpretata tale situazione paradossale?
Aggressioni navali contro navi (in teoria) non nemiche, con complicità di unità navali di una potenza senza dubbio nemica (la Francia).
E tenendo presente che le imprese corsare presuppongono una autorizzazione ufficiale da parte delle autorità statali, anche tramite il rilascio di patenti di corsa. È appunto questo che contraddistingue la guerra di corsa dalla pirateria.
E in tale vicenda non mi ha colpito tanto il fatto che la Procuratoria Reale del Regno di Sardegna respinse le proteste dell'ambasciatore veneziano (ma d'altronde anche il Vicerè stesso era complice dell'impresa), ma più che altro mi ha colpito il motivo che adduce la Repubblica di Venezia per far valere le sue ragioni presso il Consiglio di Aragona; e cioè il verdetto precedente (sfavorevole a Venezia) era viziato per via della partecipazione alla società armatrice di esponenti della Procuratoria Reale.
Cioè sarebbe come a dire che se ipoteticamente esponenti di tale Procuratoria non avessero partecipato all'impresa corsara, allora Venezia non avrebbe avuto nemmeno tale cavillo per far valere le sue ragioni; come se il nocciolo del problema fosse solo la partecipazione di questi funzionari della Procuratoria.
Mentre invece a me sembra che in ogni fase della vicenda si siano violati i principi della guerra di corsa, a prescindere da chi avesse partecipato alla società armatrice.
In pratica mi chiedo, per tale vicenda e per altre con simili caratteristiche, se si configuri come atto di pirateria (atto prettamente privato) o come impresa corsara, in base ai principi e alle leggi dell'epoca.
Un minimo di leggi internazionali e di diritto di navigazione esistevano anche nel passato.
E sembra quasi che tali tipologie di atti fossero considerati, all'epoca, "meno immorali" di quanto lo siano considerati oggi o in epoche più recenti (a partire dall'800); vi partecipavano addirittura anche notai, dottori in legge, funzionari reali, Vicerè, oltre ovviamente a militari, mercanti, naviganti ecc...(titolati e borghesi).