T.G.Cravarezza ha scritto:antonio33 ha scritto:Caro Tomaso, nel sentire comune, quello diffuso tra la gente di ogni ceto sociale, a parità di conto corrente e patrimonio, è più scandaloso un principe ubriaco, magari in televisione, oppure un rapper tatuato in faccia fatto di cocaina?
(Al posto del principe, volendo, per rimanere sull'alta borghesia, potrei citare, sempre come esempio, anche il nipote di un noto industriale, beccato drogato e in compagnia di un travestito...)
Cordialmente saluto tutti.
Antonio
Allora, io non ho mai affermato che la nobiltà era semplicemente il ceto "ricco del passato" e che la ricchezza fosse l'unico requisito. Ho sempre specificato, come anche Alessio ed altri, tra cui il nostro Presidente Degli Uberti, che la nobiltà era il ceto "dirigente" del passato (quindi quello che oggi possiamo paragonare alle alte cariche istituzionali, militari, economiche dello Stato o della città locale) e che quindi era ben distante da chi era solo e semplicemente ricco (il commerciante, il "rapper" odierno, il commediografo/attore...).
E' ovvio che un principe, proprio per i suoi nobili natali, scandalizzi più di un
rapper fatto di cocaina...
T.G.Cravarezza ha scritto:Come si richiede oggi all'attuale ceto dirigente una consapevolezza del proprio status che determina quindi una certa etica, educazione, saper vivere, cultura... così lo si chiedeva in passato al ceto dirigente dell'epoca, cioè alla nobiltà.
Ritengo che
l'attuale ceto dirigente, almeno qui da noi, sia proprio una vergogna. Paragonarlo alla
nobiltà, pur con tutti i difetti di quest'ultima, mi sembrerebbe inopportuno...
Ok, queste son quasi battutacce e mi sembra che per spiegare il mio pensiero sia necessario ricorrere a un esempio.
Conosco un tizio, un giovane professionista molto affermato, gran lavoratore e piuttosto simpatico e gentile. Ha un discreto reddito, un bel
lavoro e, tanto per capire il tipo, viaggia su un potente suv nero con gli interni in pelle
umana.
Si veste alla moda, con quelle giacchette striminzite e quegli orrendi calzoncini corti e stretti che ti danno l'impressione che, da un momento all'altro, stiano per scoppiare. Dimenticavo le scarpe lunghe e a punta e l'orologio d'oro. Suo padre è un membro del partito (siamo in Romagna...), ha coperto incarichi prestigiosi in enti pubblici e
similari percependo stipendi NON da comuni mortali: un politico di successo e un uomo di potere.
Allora, perché il nostro, pur essendo giovane e ormai svezzato, professa certe idee un po' troppo
orientate?
Mi stupisce: i giovani ormai son tutti rottamatori scatenati e i vecchi, invece, limitiamoci a dire che sono da museo...
Ebbene, quando Mussolini veniva in vacanza nella
fascistissima Riccione, il nonno del ragazzo, insieme ad altri oppositori del regime, per tutto il periodo in cui il duce frequentava la ridente cittadina, veniva costretto a un soggiorno coatto dietro alle sbarre di una
fresca prigione. Me lo ha raccontato (o confessato?) quando si è reso conto di come fossi strabiliato nel vederlo praticare con tanto fervore il suo credo politico non troppo moderato.
Comprensibile? Sì, di fronte a una tale
antica ingiustizia assolutamente giustificabile.
Le vicissitudini del nonno hanno condizionato l'educazione del nipote...
Tomaso, io ritengo che noi siamo tutti nipoti dei nostri nonni e che non bastino poche generazioni a colmare l'inevitabile differenza. Sì, perché c'è una vera differenza, a parer mio, e di natura culturale (non politica, per carità: era solo un esempio...). Si tramanda e, nonostante tutto, resiste al vorticoso modificarsi delle condizioni economiche.
Non vorrei essere equivocato: non credo che alcuni siano meglio o peggio di altri. Direi solo diversi.
Ma è solo il mio modo di pensare, e neppure pretendo di aver ragione.
Saluto tutti.
Antonio