Sono d'accordo con quanto scritto da Giovanni: non dobbiamo far confusione tra il nobile d'animo e quello di sangue. In linea astratta e in una visione utopica questi due aspetti dovrebbero coincidere in un una persona nobile. Tuttavia, da bravi esseri umani imperfetti, non è così. Troveremo allora sicuramente il nobile che non merita di esserlo per indegnità ma che tuttavia lo è per diritto di nascita, incontestabile. E direi proprio di no: la nobiltà non si perde, nemmeno se si è vetturieri e se si abita in affitto o sotto un ponte. Rarissime erano le occasioni per cui personalmente si perdeva lo status nobiliare e relativi diritti: in caso di regicidio o tentato regicidio e altri gravi delitti contro la personalità del Sovrano o dello Stato. Ma spesso, la Storia insegna, questo poi di fatto non avveniva. La nobiltà di sangue dunque non si perde e non si acquista, se non alla nascita, con l'ereditarietà. E tra l'altro essa -molti oggi lo dimenticano- scaturisce da un giusto legittimo e canonico matrimonio. Così è.
Discutere sulla meritatezza di una condizione nobiliare affascina da sempre i grandi critici e sociologi. C'è sempre stato chi ha cantato la nobiltà d'animo sopra quella di sangue. La verità, cari amici, è che sono due cose distinte e separate, che possono o non possono coincidere in una persona.
E' dannatamente vero, statisticamente, che la nobiltà italiana è distinata presto o tardi all'assottigliamento ma non credo all'estinzione. Certo: si perderanno un gran numero -purtroppo- di bei nomi e di famiglie storiche molto importanti. Ma così è sempre stato. Non credo all'estinzione poichè provengo da famiglia moto numerosa (tre rami e altri due estinti) e posso dire con certezza che ve ne sono di altre numerose che continueranno la storia familiare.
Sparare sulla Nobiltà è cosa semplicissima: avere alti ideali di "casta" non significa raggiungerli sempre e comunque in pieno, il fallimento di una persona che per nascita è proiettata verso quegli ideali è più evidente di altre situazioni. Ecco perchè è lampante il nobile che si comporta in modo ignobile, perchè era ed è ancora uno "scandalo".
Concordo con la visione del more nobilium come ormai una condizione superata. Vivere more nobilium era tipico del '700 e '800 e ancora primi '900. Ormai la stratificazione sociale s'è appiattita (questa è semplice sociologia) anche se in realtà vi sono diversissimi assottigliamenti, ma che in realtà costituiscono per di più sottogruppi molto simili.
E' vero poi che la cavalleria è una delle ultime spiagge dove può vivere la nobiltà.
E' tutto dannatamente vero.
Ora però consentitemi di fare una considerazione, molto banale per la verità. Si è molto criticata e si critica continuamante la nobiltà, l'aristocrazia, il conte senza contea e morto di fame che cerac di vivere in una parvenza di quella che fu la vita dei propri antenati, essendone solamente l'ombra sbiadita. Molto facile, come abbiamo visto per l'appiattimento della stratificazione sociale, dell'avvento della democrazia, e per l'altezza quasi irragiungibile dei fini. Ma come mai a nessuno è mai balzato in testa di criticare la borghesia? la plebe? Perchè mai a nessuno è mai saltato in testa di criticare quei grassi borghesi che pensavano solo all'arricchimento personale in modo grossolano ed egoista quando alcuni nobili si rovinavano per non far fallire il proprio feudo o la propria città*? Perchè nessuno critica i contadini che truffavano i signori sulle rendiete delle terre rubandogli sacchi di grano e altri proventi? Perchè nessuno critica la "Grande Rivoluzione Francese" che ha versato nel sangue migliaia di persone su una guerra di classe sì ma tra borghesi e nobili e non, come si vuol far credere tra contadini e nobili? Perchè pensate che fossero solo i nobili ad abusare dei contadini, dei plebei in Francia nel 1789? Pensate che i borghesi non ne abusassero? Eppure io ammetto con molta facilità che la Rivoluzione Francese ha avuto dei meriti. Perchè non si riesce secondo voi mai a fare un discorso del tutto storico e sociologico senza convinzioni di parte e asettico sulla Storia?
Facile dire che i nobili fossero dei parassiti sociali (ma inesatto, banale quasi luogo comune). Ma forse non lo erano anche i tanto venerati "more nobilium" o i borghesi che vivevano di rendita anche loro?
Mi chiedo allora, e termino il mio noiso intervento, perchè mai se la nobiltà non è nulla, se la nobiltà è morta, se la nobiltà si riunisce solo in sette segrete di difficile accesso oggi tutti la cercano? Come si spiega il boom delle bancarelle e delle pergamene da fiera? Di siti internet che offrono tipi di ricerca mirati a trovare una corona, di ostentare le rosette di uno pseudo ordine anche quando si va in palestra, di cercare mantelli e medaglie da ostentare... insomma potrei proseguire fino a domani!
E non lo dico soltanto io: lo scrive anche un certo

Federico De Roberto nella sua opera più famosa "I Vicerè":
"Prima ad esser nobile, uno godeva grandi prerogative, provilegi, immunità, esenzioni di molta importanza. Adesso, se tutto questo è finito, se la nobiltà è una cosa puramente ideale e non di meno tutti la cercano, non vuol forse dire che il suo valore e il suo prestigio sono cresciuti?"
Come avrete visto ho cercato di fare un discorso meno di parte possibile e aspetto le vostre repliche.
MMT
*a tal proposito mi permetto di riportare un bell'aneddoto storico. Un anno il raccolto di grano era stato scarso e l'amministratore di terreni (borghese

) del marchese di la Fayette (inutile dirlo nobile

) disse al padrone: "E' il momento giusto per vendere al prezzo più alto possibile, il grano che abbiamo da parte". "A me pare, invece" rispose la Fayette "che sia il momento giusto per regalarlo".
Altro piccolo aneddoto, che rispecchia una grandissima signorilità ed allo stesso tempo umanità del duca Filippo d'Orleans (1647-1723), nipote e generale di Luigi XIV, riguarda il fatto che durante la guerra di successione spagnola, faceva prestare soccorso ai feriti, che fossero francesi o spagnoli. E diceva: "finita la battaglia, non ci sono più nemici, ma solo uomini". Sarebbe bello contrapporre questo aneddoto con le odierne guerre "borghesi".