Premessa: mi ero riproposto di non intervenire più sull’argomento, ma mi sembra che al momento la situazione sia mutata e che alcune precisazioni siano opportune, anche alla luce degli ottimi interventi di Pier Felice degli Uberti e di Alessio Bruno Bedini che pienamente condivido.
In primo luogo, prendo atto con soddisfazione del tono più pacato impiegato negli ultimi interventi da Limonio/Savorelli (al riguardo faccio notare a Luca Marcarini che Alessandro Savorelli è un ricercatore cui, come tale, non compete il titolo di professore). Ciò detto, concordo con Limonio/Savorelli per quanto attiene al merito del suo intervento, poiché, se da un lato taluni limiti dell’opera di Danesi possono risultare palesi perfino agli occhi di un “dilettante” non particolarmente esperto in materia, dall’altro, condivisibile appare il suo fine di stimolare il costante incremento del livello culturale delle pubblicazioni specialistiche.
Nel mio intervento ho invece unicamente dissentito - e continuo tuttora fermamente a dissentire – circa il tono ed i modi usati nei suoi primi messaggi (fortunatamente ben diversi dai successivi) che hanno causato il comprensibile risentimento di stimati frequentatori del forum quali, ad es., Giovanni Cairo, Ferrante Mancini Lucidi e Reginella. Ritengo che la buona educazione ed il garbo non siano facoltativi per nessuno e che non vadano mai dimenticati. A mio avviso non vi è alcuna motivazione che consenta di offendere una Signora o di rivolgersi a qualcuno dandogli del “tipo di Gragnano”, aggiungendo poi commenti di tipo razzista quali: “i moderatori moderano solo a nord del Volturno”, ma - come è stato saggiamente detto - a tutti deve essere concessa una seconda possibilità e “chi è senza peccato …”.
Infine, avendo io usato il termine “provocatore”, mi corre l’obbligo di ricordare che tale termine andava inteso come un aggettivo, alternativo al più volte utilizzato “maleducato”. Al riguardo, secondo il De Mauro (“Il dizionario della lingua italiana”, Paravia):
provocatore agg., che provoca, che offende al punto da suscitare una reazione violenta: un insulto p.
Tale definizione mi sembra perfettamente aderente ai messaggi in parola, i cui contenuti,
repetita iuvant, avrebbero invece, a mio avviso, trovato ben più ampi consensi qualora fossero stati espressi con differenti modalità.
Mi auguro che, in futuro, ogni eventuale confronto avvenga in questo forum, indipendentemente dall’argomento, sia caratterizzato da quella cortesia e rispetto reciproco che, al pari della preparazione specialistica, lo hanno contraddistinto in passato ed hanno fatto sì che tanti utenti vi si avvicinassero.
Senza rancore.
Guido Inserra