Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Avevano parità di ricchezze, prestigio e potere.
La discriminante come dicevo è l'ereditarietà dello status di nobile.
Il mio dubbio:
ok per le ricchezze, un po' meno per il prestigio, ma il
potere, quello derivante proprio dal fatto di essere nobili, cioè amministrare la giustizia ecc. ecc., non credo che appartenesse ai ricchi.
Anche se per
more nobilium intendiamo tenore di vita equiparabile a quello dei nobili, tuttavia dobbiamo escludere che si possa
definire nobile colui che mai avrebbe potuto
esercitare alcune prerogative caratteristiche della nobiltà.
Nel sud d'Italia è spesso consuetudine dare del
don ai benestanti, ma è un po' come il
dottò con cui ti
laurea il parcheggiatore.
Vero è che, come sempre, bisogna saper distinguere in riferimento a tempi e luoghi: l'Italia è lunga e stretta.
Come si può, in un paese in cui la nobiltà di fatto e di diritto non esiste (o, se preferite, viene ignorata), sostenere che sia possibile condurre una vita
more nobilium?
A meno che non si voglia far riferimento a tradizione, storia, valori morali e a quell'elite che ogni tanto qualcuno qui si diverte a citare.
Antonio