Caldarose ha scritto:Quindi un grande avvocato di città che vive del proprio lavoro non è dell'alta borghesia?
Diciamo che esisteva una classe di privilegiati che non lavoravano. I nobili, prima di tutto, e i ricchi possidenti borghesi.
Almeno in Romagna, e credo che ci siano modifiche da considerare a seconda del periodo. Nel secolo XIII un ricco e spregevole mercante poteva cercare una sorta di riscatto sociale sposando la sua prole con quella di un nobile decaduto.
A Venezia, invece, nobiltà, potere e ricchezza derivavano proprio dal commercio.
Un avvocato, almeno in epoca piuttosto recente, sarebbe stato un benestante, ma di certo non un signore.
Differenza sostanziale:
1) Io sono ricco di famiglia, e da generazioni.
2) Io sono ricco perché lavoro.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Per quanto riguarda la questione genetica però non sono d'accordo.
Il patrimonio genetico di un povero non era danneggiato dalla povertà.
Non ci sono elementi che allo stato attuale testimonino questo.
Per contro invece possiamo dire che il patrimonio genetico dei nobili era più limitato sposandosi spesso tra cugini.
Non erano infatti rare anomalie genetiche e anche infertilità proprio per questo motivo tra i ricchi.
Lo stesso re VE III si diceva fosse così basso proprio perché figlio di due cugini.
Io credo che, a lungo andare, l'ambiente condizioni geneticamente. Ma non sono un tecnico...
I matrimoni tra consanguinei erano diffusi in tutte le classi sociali. C'erano paesi interi in cui tutti erano parenti stretti da generazioni. Mi viene in mente lo scemo del villaggio quale esempio di tara genetica causata dalla consanguineità.
Saluto tutti.
Antonio





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Non sono una signora...