Repressione del legittimismo postunitario

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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 12 aprile 2010, 19:31

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Che posizione occupavano il Regno delle Due Sicilie, e il Regno di Sardegna?


Ottima riflessione! Sicuramente una posizione migliore della dodicesima! ;)
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 12 aprile 2010, 19:33

Franz Joseph von Trotta ha scritto:"[…] per duemila anni l'Italia ha portato in sé un'idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, [...] Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!”

Fëdor Michajlovič Dostoevskij


Grazie per la citazione. Sarà anche decontestualizzata ma è comunque molto interessante.
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 12 aprile 2010, 19:47

equites ha scritto:Il paragone con i partigiani non è affatto calzante, anzi! E' assolutamente fuorviante in quanto i legittimisti erano pochi, male organizzati e combattevano un esercito ritenuto invasore, mentre i partigiani non erano pochi, erano organizzati, aiutati dall'esterno e combattevano gli invasori, i loro connazionali e talvolta anche altri partigiani dalle diverse opinioni politiche.


I paragoni sono sempre difficili. Sicuramente però esistono punti di contatto tra i partigiani e i legittimisti post unitari. Non sempre i legittimisti erano male organizzati. Anzi. Ugualmente i legittimisti a volte combattevano non solo contro i filo-Savoia ma anche contro i liberali che a loro volta erano contro i Savoia.

equites ha scritto:Inoltre mentre i legittimisti spesso hanno combattutto solo per motivi d'onore (ed è solo per questo che oggi meritano di essere ricordati), apparendo impossibile il ripristino della monarchia borbonica, i partigiani nella maggior parte dei casi combattevano per un ideale di stato che era terzo rispetto alla loro attualità ed al loro passato prossimo, stato che poi si realizzò nell'immediato dopoguerra. In definitiva l'unica cosa che accomunava legittimisti e partigiani era l'uso del fucile ed il non uso di una divisa.


I legittimisti non hanno combattuto solo per motivi d'onore. A volte combattevano per motivi economici cosi come ci furono casi tra i partigiani. Alcuni combattevano anche perché credevano nell'ideale di stato che avevano avuto. Ci sono molte testimonianze. Forse saranno stati ingenui ma così fu. Altri ancora combatterono perché credevano nel liberalismo. Strano da dire, anche questi furono forse ingenui, ma fu cosi. I punti di contatto come dicevo, con tutti i distinguo del caso, furono molti.

equites ha scritto:I legittimisti borbonici non mi risulta che rubassero, che rapissero o che commettessero altri atti di pura delinquenza, cosa che invece facevano i briganti.


Qualcuno fece anche questo come lo fecero i garibaldini. Noi non siamo cosi ingenui da credere gli uomini di Garibaldi furono tutti farina di grano tenero. Il tempo del romanticismo storico è finito da un pezzo.

equites ha scritto:Sul numero e sulle percentuali c'è poco da discutere, basta comparare i rapporti della polizia borbonica con quelli della polizia italiana ed il gioco è fatto. Ma questo semplice calcolo è proprio quello che i neoborbonici NON vogliono fare, perchè se lo facessero (come è stato fatto a suo tempo da un autore di cui mi sfugge il nome e che sto cercando di rintracciare da quando è nata questa discussione) si (ri)scoprirebbe che i legittimisti erano pochissimi e i briganti tanti, crollando così il mito, costruito in anni recenti, del rifiuto "popolare" e "insorgente" verso I Savoia e lo stato unitario.


Un calcolo del genere sarebbe comunque non corretto storicamente proporlo poiché i legittimisti non furono in ogni occasione legittimisti e i briganti in ogni occasione briganti. Lo stesso Crocco, che è il brigante più famoso, fece entrambe le cose in momenti diversi. Quindi sarebbe difficile inserire qualcuno esclusivamente tra i legittimisti o tra i briganti.
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 12 aprile 2010, 22:18

equites ha scritto:
GENS VALERIA ha scritto:
equites ha scritto:
GENS VALERIA ha scritto:Tra le file o a fianco dei "ribelli "alla macchia, spesso si nascondevano delinquenti , difficile stabilirne la percentuale.

Durante la seconda guerra mondiale i ribelli potevano essere definiti partigiani patrioti o banditi a seconda dei punti di vista.
Durante la repressione postunitaria i ribelli potevano essere definiti legittimisti patrioti o briganti anche in questo caso dipendeva dalla prospettiva.

Ma da sempre la storia viene scritta dai vincitori , infatti oggi parliamo di "Resistenza partigiana" e di " Brigantaggio" ma non di "Resistenza legittimista" ossequiosi dei termini imposti dalla storiografia dei vincitori.


Il paragone con i partigiani non è affatto calzante, anzi! E' assolutamente fuorviante in quanto i legittimisti erano pochi, male organizzati e combattevano un esercito ritenuto invasore, mentre i partigiani non erano pochi, erano organizzati, aiutati dall'esterno e combattevano gli invasori, i loro connazionali e talvolta anche altri partigiani dalle diverse opinioni politiche.

La realtà era diversa, nel contesto bellico italiano 1944/1945 gli uomini della resistenza non erano certo molti, erano male armati e mangiavano e dormivano quando potevano (così raccontano i nostri anziani che erano testimoni oculari)

Ecco, appunto.... :roll: Sul numero, le armi e la logistica ci sarebbe molto da discutere, in termini militari seri, ma non mi sembra questa la sede opportuna, tuttavia da militare in congedo e cultore di storia contemporanea invito a non prendere per oro colato i racconti che vengono fatti ai giovanissimi iscritti dell'anpi, magari in occasione dell'annuale festa dell'unità...

Inoltre mentre i legittimisti spesso hanno combattutto solo per motivi d'onore (ed è solo per questo che oggi meritano di essere ricordati), apparendo impossibile il ripristino della monarchia borbonica,

Non sfidavano mica a duello ! Anche i legittimisti partecipavano ad una sporca guerra del "mordi e fuggi" (ma dubito sia mai stata combattuta una guerra pulita e onorevole) concordo fatta di agguati e guerriglia, ritorsioni e terrore, l’intento era rispedire a casa nemici e rimettere Franceschiello sul trono. Suvvia! Poniamo attenzione a non attribuire tattiche ed obiettivi moderni a pochi soldati, male armati, male in arnese e non particolarmente ben visti dalla popolazione locale, che mal sopportava la presenza pressante di soldati e gendarmi causata dalla loro attività. Ricordo che parliamo di una manciata di soldati (rispetto al territorio ed al nemico da combattere), mica dei vietcong!

i partigiani nella maggior parte dei casi combattevano per un ideale di stato che era terzo rispetto alla loro attualità ed al loro passato prossimo, stato che poi si realizzò nell'immediato dopoguerra.

Partigiani di diversi ideali e ideologie combattevano un comune nemico avendo i mente diversi modelli di stato ( sovietico , liberale , popolare , monarchico ) Appunto, quindi non sono paragonabili ai legittimisti borbonici.

In definitiva l'unica cosa che accomunava legittimisti e partigiani era l'uso del fucile ed il non uso di una divisa.
Mah...l'affermazione mi sembra un tantino semplicistica , comunque vanno tenute presenti le coordinate spazio/temporali, la storia si ripete sempre ma non in modo sovrapponibile

I legittimisti borbonici non mi risulta che rubassero, che rapissero o che commettessero altri atti di pura delinquenza, cosa che invece facevano i briganti.
Sul numero e sulle percentuali c'è poco da discutere, basta comparare i rapporti della polizia borbonica con quelli della polizia italiana ed il gioco è fatto. Ma questo semplice calcolo è proprio quello che i neoborbonici NON vogliono fare, perchè se lo facessero (come è stato fatto a suo tempo da un autore di cui mi sfugge il nome e che sto cercando di rintracciare da quando è nata questa discussione) si (ri)scoprirebbe che i legittimisti erano pochissimi e i briganti tanti, crollando così il mito, costruito in anni recenti, del rifiuto "popolare" e "insorgente" verso I Savoia e lo stato unitario.

GENS VALERIA ha scritto:Rileggere la storia con criteri scientificamente neutrali , oltre i grandi e ( finora ) intoccabili "mitici pilastri nazionali ", è una delle grandi sfide del terzo millenio, ma senza questi "pilastri nazionali" oggi non potrei esprimere liberamente il mio pensiero.


E' assolutamente così, condivido in pieno. Peccato che i cultori di un certo passato si rifiutino di ammetterlo.
Lo ribadisco... Lo ribadisco!


Quanto sopra per rispondere al gentile collega forumista, tuttavia in futuro mi asterrò dal postare ulteriormente in questa discussione, perchè rischia di diventare un terreno di scontro dove gli intenti costruttivi (ma anche distruttivi) vengono meno di fronte alla pur legittima (ma non utile) partigianeria degli astanti.
In passato, da orgoglioso italiano di residenza meridionale, mi sono posto anche io il problema storico del Risorgimento, cercando anche nella storia locale la giusta interpretazione di quel particolare periodo e ricavandone la convinzione che, fandonie garibaldesche e successive militari nefandezze a parte, l'evento era inevitabile, e non si trattava nemmeno di anni, ma di mesi, quantomeno per quanto riguarda la mia regione.

Ribadisco la necessità di contestualizzare storicamente e geograficamente i fatti di cui si parla e... buon lavoro!


Tra i miei avi paterni , oltre che nobili dell’Impero Austriaco , vi erano anche cospiratori mazziniani condannati al capestro dal gen. Radetzky ed è per questo mi sono un po’ sorpreso nell’aver dovuto ricoprire, invero molto malamente, il ruolo di difensore dei legittimisti borbonici postunitari: il fatto è che credo che la Storia ( con la S maiuscola ) vada coniugata con la Verità (con la V maiuscola ) a 365 gradi.

Mentre per i fatti risorgimentali ( compreso la carneficina durante il sacco di Genova del 1849 ad opera del gen. La Marmora , con il plauso del re di Sardegna ) occorre raccogliere , rileggere e valutare attentamente i documenti coevi , per i fatti accaduti durante l’ultimo conflitto , per vicinanza temporale, mi sono stati d’aiuto le testimonianze oculari e smaliziate di mio padre e mio nonno che furono ufficiali del R. Esercito e, garantisco, non avevano l’abitudine di indottrinare giovani alle feste di partito.

Mi sono permesso di proporre analogie tra Risorgimento e Resistenza ben sapendo che la nostra Repubblica affonda le proprie radici in questi due ideali, spesso pesantemente mitizzati ben oltre la realtà storica.

Non nascondo un certo disagio, in questo particolare momento storico-sociale nel criticare chi, nel bene o nel male ha contribuito all’unità della nostra nazione, quindi anch’io , da orgoglioso italiano ma di residenza settentrionale , ritengo opportuno concludere qui il mio intervento in questo topic.

Complimenti ad Alessio , cordiali saluti a tutti
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 13 aprile 2010, 11:53

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Franz Joseph von Trotta ha scritto:"[…] per duemila anni l'Italia ha portato in sé un'idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, [...] Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!”

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Grazie per la citazione. Sarà anche decontestualizzata ma è comunque molto interessante.


Grazie a Lei Alessio,

sarà anche "decontestualizzato" ma è un'arguta opinione neutrale, con un giudizio pragmatico ed oggettivo di quello che è stato il Risorgimento: un'unione certamente discutibile, neppure necessaria ai fini sostanziali di quello che intendiamo "progresso" (negli "staterelli" del Benelux o in quelli della Scandinavia non vi sono oggi capanne di fango o masse di diseredati perché il Garibaldi o il Savoia di turno non li ha uniti a forza nell'800...), fatta male, che poi si è trascinata peggio perché il frutto di mere conquiste militari, senza lungimiranza, intelligenza e capacità amministrativa, è stato assemblato negando l'identità di quello che si andava ad unire.

Un Paese con un'anima profondamente cattolica ed una storia che quasi per natura gli consigliava, se non imponeva, una struttura confederale, o per lo meno federale, dello stato: se c'era una nazione in 'Europa che si prestava ad essere organizzata con una struttura confederale, quella era certamente l'Italia.
La Germania nelle stesse condizioni fu unita nel rispetto di quel che era, L'Italia no e il risultato di quell'assemblaggio meccanico, è nella nostra cronaca quotidiana.

Questo intendiamoci non per ridiscutere l'unità italiana, ma per poter giudicare e riguardare serenamente, senza pre-giudizi e pre-concetti, le vicende del "Risorgimento", perché se il 150° che si appresta a voler celebrare sarà solo un trombonesco rispolvero delle cartoline oleografiche da libro "Cuore", che lo si dica subito che, almeno, si potrà fuggire a gambe levate da un simile armamentario retorico dedicandosi ad altro.

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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 13 aprile 2010, 14:44

Carissimi, sono io ad essere d'accordo con Papa Montini, suoi successori e predecessori(Pio XI dichiarò che la Città del Vaticano era il possesso temporale ideale per Santa Romana Chiesa, a Patti Lateranensi conclusi). Per quanto riguarda gli stati italiani pre - unitari(a parte il fatto che neanche gli stati del Benelux o quelli Scandinavi rientrano fra i primi 12) sarebbero rientrati fra le colonie e protettorati coloniali di altre potenze e tutti, ad ogni modo, non certo fra i primi, come de facto l'Italia unita(oggi al settimo posto). Non possiamo dimenticare la decadenza della Repubblica ligure, che ha vergognosamente perso la Corsica prima di perdere sè stessa, la decadenza di quella veneta incapace anche qull'oligarchia di rinnovarsi, ai tempi del Risorgimento ambedue tramontate, le Due Sicilie divise da molto di più che dallo stretto di Messina non separate e non divenute protettorato coloniale(protettorato austriaco lo erano già) inglese e/o francese(lo scopo di quelle due potenze straniere non era certamente quello di far unificare l' Italia, ma il predominio sulla Penisola) grazie all' Unità. L'unità si è realizzata centralistica e non federale per comune miopia ai tempi della Prima Guerra d' Indipendenza. Ma non oggi siamo avviati verso la realizzazione di uno Stato Federale? Ciao,
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 13 aprile 2010, 15:06

fabrizio guinzio ha scritto: Per quanto riguarda gli stati italiani pre - unitari(a parte il fatto che neanche gli stati del Benelux o quelli Scandinavi rientrano fra i primi 12) sarebbero rientrati fra le colonie e protettorati coloniali di altre potenze e tutti, ad ogni modo, non certo fra i primi, come de facto l'Italia unita(oggi al settimo posto).


Beh, caro Fabrizio, classifica per classifica :D, a prescindere dai costi umani e dagli esiti tragici dell'ambizione dell'Italia unita di essere Una "grande potenza", e dall'essersi inevitabilmente ridimensionata a più o meno "colonia" di "potentati" della storia contemporanea, gli standard medi della qualità della vita - stipendi, servizi dell'amministrazione pubblica, assistenza sociale, trasporti, etc.-, garantiti ai cittadini di quegli "staterelli" come Benelux e Scandinavia, credo siano di gran lunga superiori a quelli che la "grande Italia del settimo posto" elargisce ai suoi...
Ecco, personalmente amerei vivere in un paese ai vertici di quell'altra statistica :D, poi per carità... de gustibus...

F.
Ultima modifica di Franz Joseph von Trotta il martedì 13 aprile 2010, 16:42, modificato 1 volta in totale.
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda adj » martedì 13 aprile 2010, 16:14

fabrizio guinzio ha scritto:Per quanto riguarda gli stati italiani pre - unitari(a parte il fatto che neanche gli stati del Benelux o quelli Scandinavi rientrano fra i primi 12) sarebbero rientrati fra le colonie e protettorati coloniali di altre potenze e tutti, ad ogni modo, non certo fra i primi, come de facto l'Italia unita(oggi al settimo posto). Non possiamo dimenticare la decadenza della Repubblica ligure, che ha vergognosamente perso la Corsica prima di perdere sè stessa, la decadenza di quella veneta incapace anche qull'oligarchia di rinnovarsi, ai tempi del Risorgimento ambedue tramontate, le Due Sicilie divise da molto di più che dallo stretto di Messina non separate e non divenute protettorato coloniale(protettorato austriaco lo erano già) inglese e/o francese(lo scopo di quelle due potenze straniere non era certamente quello di far unificare l' Italia, ma il predominio sulla Penisola) grazie all' Unità.


Due osservazioni:
1) Ovviamente bisogna tener conto di dimensione e sopratturro numero di abitanti, se no potrebbe succedere di ritenere che gli svizzeri stiano molto peggio di noi...
2) Anche il regno di Sardegna non stava molto meglio degli altri staterelli preunitari. Se le potenze europeee che hanno contribuito a far sì che si realizzasse l'unione dell'Italia avessero scommesso su un qualche altro staterello, sarebbe probabilmente successo lo stesso a parti invertite.
adj
 

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 13 aprile 2010, 19:10

Franz Joseph von Trotta ha scritto:
Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Franz Joseph von Trotta ha scritto:"[…] per duemila anni l'Italia ha portato in sé un'idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, [...] Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!”

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Grazie per la citazione. Sarà anche decontestualizzata ma è comunque molto interessante.


Grazie a Lei Alessio,

sarà anche "decontestualizzato" ma è un'arguta opinione neutrale, con un giudizio pragmatico ed oggettivo di quello che è stato il Risorgimento: un'unione certamente discutibile, neppure necessaria ai fini sostanziali di quello che intendiamo "progresso" (negli "staterelli" del Benelux o in quelli della Scandinavia non vi sono oggi capanne di fango o masse di diseredati perché il Garibaldi o il Savoia di turno non li ha uniti a forza nell'800...), fatta male, che poi si è trascinata peggio perché il frutto di mere conquiste militari, senza lungimiranza, intelligenza e capacità amministrativa, è stato assemblato negando l'identità di quello che si andava ad unire.

Un Paese con un'anima profondamente cattolica ed una storia che quasi per natura gli consigliava, se non imponeva, una struttura confederale, o per lo meno federale, dello stato: se c'era una nazione in 'Europa che si prestava ad essere organizzata con una struttura confederale, quella era certamente l'Italia.
La Germania nelle stesse condizioni fu unita nel rispetto di quel che era, L'Italia no e il risultato di quell'assemblaggio meccanico, è nella nostra cronaca quotidiana.

Questo intendiamoci non per ridiscutere l'unità italiana, ma per poter giudicare e riguardare serenamente, senza pre-giudizi e pre-concetti, le vicende del "Risorgimento", perché se il 150° che si appresta a voler celebrare sarà solo un trombonesco rispolvero delle cartoline oleografiche da libro "Cuore", che lo si dica subito che, almeno, si potrà fuggire a gambe levate da un simile armamentario retorico dedicandosi ad altro.

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La mia latitanza è durata poco … uscito dalla porta rientro dalla finestra, pungolato dalle argomentazioni di un consocio per il quale nutro smodata ammirazione per lungimirante acume , intelligenza ,maturità ed equilibrio .

Caro Franz Joseph ( mi permetto il tono confidenziale ) concordo con te, piuttosto che battaglie furiose sul Ticino, annessioni forzate e sanguinose , legalizzate da brogli , probabilmente una confederazione tra Stati sovrani avrebbe potuto ottenere un risultato più equo e sicuramente più rispettoso delle diverse culture, ma …un dubbio mi prende:
Considerando le ben diverse latitudini alle quali si trovano gli algide e civilmente evolute nazioni che si affacciano sui Mari del Nord e Baltico rispetto a quelle del tiepido Mediterraneo, sei proprio convinto o fiducioso che gli italici Stati preunitari , rigorosamente separati , sarebbero diventati, nel tempo, qualcosa di simile o assimilabile ?

Lungi da me idee di “grandeur” di degolliana memoria, ma non sarebbero diventati un eterogeneo mix di assolate repubbliche , pardon , regni delle banane, principati disneyani , ducati da operetta, Topolinia con anfiteatri , Paperopoli con duomi e torri più o meno pendenti , meta di stressati gaudenti a caccia di souvenir , avventure galanti, monete da collezione e perché no , sedi di società e banche compiacenti ? Questo nel migliore dei casi , non oso pensare al peggiore.

Mi stavo dimenticando il residuato Stato middleuropeo compreso tra Linz, Milano e Venezia ( capitale Vienna) che sarebbe sopravissuto alle forze centrifughe nazionalistiche tra i secoli XIX e XX .

Si sa, del senno di poi son piene le fosse , ma non potendo essere confortato da controprove storiche , mi tengo stretti i miei dubbi.
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » mercoledì 14 aprile 2010, 10:00

Caro Sergio,

secondo il celebre storico del'economia David S. Landes la storia non solo si può, ma si deve scrivere (anche) al condizionale con tutti i "se" e i "ma" del caso, perchè solo valutando i "possibili realizzabili" si comprende meglio il senso e il valore dell'unico che si è realizzato.

Gli esercizi ucronici sono sia affascinanti che difficili, specie di quello che si andrebbe ad ipotizzare con tutte le infinite variabili del caso. Ma ho la sensazione che tu estenda molti difetti di oggi, di una realtà che si è realizzata, agli ancora incolpevoli padri pre-unitari e ad una realtà che sarebbe stata diversa. La Toscana degli Asburgo Lorena e lo stesso Lombardo-Veneto, al netto delle contingenti problematiche nazional-risorgimentali, per gli standard dell'epoca erano ben avanti sulla strada del progresso civile ed economico.
La grande figura di Cattaneo descrive un progetto unitario federale che sembra l'esatto contrario della tua ucronia così pessimista. Un'unione dei virtuosi, "di chi ci sta", rispettosa del proprio e dell'altrui, che avrebbe dovuto aggregare via via le differenti realtà statuali della Penisola. Chissà... non ci restano che dubbi.

Quanto all'aspetto effimero o da operetta delle "piccole corti", già perfettamente descritto nella Germania tardo guglielmina da Tomas Mann nel suo "Altezza reale", credo che nel divenire sarebbe stato inifluente alla sostanza, cioè il mantenimento, nell'armonizzazione di uno stato federale, delle peculiari realtà regionali che nel tempo, è lecito supporre, avrebbero rafforzato sempre più in elementi comuni e condivisi.
I Savoia, alla fine della guerra avrebbero potuto porsi come sovrani di un "regno federale", una sorta di "Regno unito d'Italia", rispettoso dell'esistente ma senza principi "stranieri" (ma anche loro "italiani" lo erano poi pochino...). Ma essendo consapevoli di essere sovrani più per conquista che per spontanea dedizione, non poterono che fare di tutta l'Italia un Piemonte.

Sulla virtù quasi antropologica degli amici scandinavi, ricordo che in Danimarca la "servitù della gleba" legata ai feudi fu abolita solo nei primi anni dell'800; buona parte dei danesi di oggi ha quindi dei quadrisavoli che giuridicamente erano poco più che schiavi.

Ti ringrazio della considerazione, che contraccambio di cuore, e delle parole fin troppo lusinghiere che mi fanno traballare molto sulla sedia, così di prima mattina.

Un caro saluto,

F.
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 14 aprile 2010, 15:17

Caro Franz Joseph,
ti ringrazio per le acute osservazioni. Ho sempre apprezzato il pensiero di Cattaneo e forse una confederazione di Stati sovrani ed indipendenti sotto la “presidenza” e l’autorità morale del papa sarebbe stata più equa rispetto ad un “regno federale” dei Savoia , i quali tra l’altro, a corte ,amavano esprimersi esclusivamente in francese, forse per carente dimestichezza con la lingua di Dante .

La tua ucronia, mi sembra di capire, dà per certa l’uscita di scena degli Austriaci dagli italici territori , ma difficilmente ciò sarebbe potuto accadere in modo pacifico, ergo una guerra di indipendenza , ahinoi , sarebbe stata inevitabile e quindi inevitabile un nostro “Risorgimento” , diciamolo sottovoce, una confederazione italica senza nord-est sarebbe stata economicamente ( e non solo ) traballante anche un secolo e mezzo fa.

Una annotazione alle mie previsioni “pessimistiche”:
Nella mia fantaproiezione storico-geografica avevo preso in considerazione non tanto una confederazione coesa in una sinergia di forze e di intenti, quanto un insieme di stati scarsamente legati da vincoli di buon vicinato , per non dire concorrenti o apertamente ostili . Difficile immaginare , né un’industrializzazione né , tantomeno, un miracolo economico come quello avvenuto negli anni ‘60 del XX° secolo con la conseguente ricaduta di benessere. Buona parte dell’economia sarebbe stata legata a ciò che non ci è mai mancato ( grazie a Dio ) storia, cultura, amenità dei luoghi e perché no… buona tavola ovvero una versione colta e raffinata di Disneyland , un mega parco giochi culturale dedicata più ai grandi che ai piccini.

Consentimi un’ultima chiosa , il Sud Europa appartiene ad una cultura molto differente da quella del Nord Europa , anche se con il passare dei lustri questa differenza si è affievolita ; noi apparteniamo alla cultura dell’olivo e del vino , loro a quella del sego e della birra , culturalmente differente (né migliore né peggiore ) è il nostro modo di raffrontarci con la dimensione del lavoro , del sociale ed il modo di vita , perdonami, ma volendo paragonare i nostri stati italici preunitari a qualche odierno stato europeo , sarebbe, secondo me, più calzante un accostamento alla Grecia al Portogallo piuttosto che al Benelux ed alla Scandinavia : non abbiamo né ferro e carbone degli uni né metano, petrolio e minerali degli altri, saremmo quindi partiti svantaggiati nella rincorsa al comune benessere . Uno stato unitario , ma sarebbe stato probabilmente lo stesso sotto forma di unione confederale (concordo con te, eticamente molto più corretta ) ha sicuramente accelerato ed amplificato il successo dell’indiscusso geniaccio italiano nei vari campi di applicazione.

Ti saluto caramente
S.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » mercoledì 14 aprile 2010, 16:02

Caro Sergio,

gioco per gioco si potrebbero individuare tre scenari che si sarebbero potuti verificare:

Primo: l'idea di Cattaneo "ante 1848": ovvero l'Austria non perde militarmente la II guerra d'indipendenza e, volenti o no, per risolvere pragmaticamente la questione ci si avviva verso una sorta di Commonwealth centro europeo più o meno autonomo con la Monarchia come raccordo. Il divenire sarebbe stato uno storia europea e mondiale del tutto diversa.

Secondo: L'Austria perde e si afferma SOLO il vero progetto di Cavour: un Regno sabaudo nel nord Italia, un Centro e il Regno delle Due Sicilie, stati che magari si sarebbero confederati poi.

Terzo: l'Austria perde ancora, arriva anche Garibaldi, e, va bene il Papa come dici, ma "cosa fatta capo ha": i Savoia diventano, come i sovrani britannici e belgi, i garanti dinastici dell'unità federale della nazione: un iniziale regno federale che come la Germania poteva diventar poi repubblica.

Chi può dire dei possibili anni '60 del XX secolo scaturiti da quelle tre realtà alternative? Si sarebbe vissuti male? Il progresso sarebbe stato minore? Potremmo immaginare scenari infiniti da stati litigiosi come dici tu a più pragmaticamente collaborativi. Magari ci sarebbe scappato anche un bel matrimonio dinastico tra una Borbone e un Savoia - o viceversa - :D con un lieto fine stile "Austria nube" :D!
Insomma non sarei aprioristicamente orientato al peggio.

Pensare infine alla Lombardia, al Veneto, e Piemonte - dove il burro nei piatti scorre(va) a panetti, altro che olio :D - come una sorta di Portogallo e Grecia del Nord, ecco mi risulta davvero difficile :D ma il Fado mi piace tantissimo!

Ciao!

F.

P.S. Conosci "Contro-passato prossimo" di Morselli?
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 14 aprile 2010, 18:53

E formuliamo l’ipotesi n° 4 ! La più semplice e lineare e neanche poi tanto strampalata ,se l’esercito delle del Regno delle Due Sicilie il quale non era per nulla da buttare via ( anzi… ) avesse respinto Garibaldi , vinto la Guerra con i Piemontesi non saremmo qui ad arrovellarci il cervello. :)

Non ho letto il libro , solo una recensione , se non sbaglio parla di un ipotetico diverso esito della Grande Guerra di una pax germanica che avrebbe impedito di fatto l'ascesa del Nazismo e la 2° Guerra mondiale. Deve essere davvero interessante !
Però, pensavo... [hmm.gif], se Giuseppe, il fratello mazziniano di mio trisnonno fosse riuscito nel 1848 nell' intento di far fuori il tuo augusto omonimo, forse, anche in questo caso la storia avrebbe preso un diverso percorso.

Cordialmente :)
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Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda adj » giovedì 15 aprile 2010, 16:45

Spero di fare cosa utile segnalando cha la casa editrice Forni ha pubblicato, generalmente in veste anastatica, diverse opere classiche sul brigantaggio (o presunto tale). Qui il link alla pagina del catalogo: http://www.fornieditore.com/Default.aspx?s=293

Visto che l'argomento è per alcuni versi correlato, segnalo anche le pubblicazioni relative alla massoneria: http://www.fornieditore.com/Default.aspx?s=308 (si veda in particolare questo titolo: http://www.fornieditore.com/Item.aspx?id=26771)

Credo inutile ricordare che non si tratta di testi moderni, ma di opere di fine ottocento - inizio novecento e in molti casi scritti con un'ottica decisamente di parte. Non serviranno quindi tanto a "scoprire la verità", ammesso che sia possibile, ma a leggere certi avvenimenti con la prospettiva del tempo.
adj
 

Re: Repressione del legittimismo postunitario

Messaggioda Pasquale M. M. Onorati » lunedì 28 giugno 2010, 16:45

Gentili Membri del Forum,
solo oggi mi sono accorto di questa bella discussione che riapro per segnalarvi un video relativo alla trasmissione TG2 Mizar di sabato 19 giugno che contiene l'intervista a Pino Aprile, autore del libro "Terroni" edito da Piemme e giunto in soli 6 mesi alla decima ristampa. Questo volume, di facile lettura, sta vendendo decine di migliaia di copie in tutta Italia, mostrando a tutti, a 150 anni di distanza, la vera "faccia" del risorgimento:

http://www.youtube.com/watch?v=gG5fQG-c ... re=related

A presto.
PMMO
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