fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Che posizione occupavano il Regno delle Due Sicilie, e il Regno di Sardegna?
Ottima riflessione! Sicuramente una posizione migliore della dodicesima!
Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini
fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Che posizione occupavano il Regno delle Due Sicilie, e il Regno di Sardegna?


Franz Joseph von Trotta ha scritto:"[…] per duemila anni l'Italia ha portato in sé un'idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, [...] Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!”
Fëdor Michajlovič Dostoevskij


equites ha scritto:Il paragone con i partigiani non è affatto calzante, anzi! E' assolutamente fuorviante in quanto i legittimisti erano pochi, male organizzati e combattevano un esercito ritenuto invasore, mentre i partigiani non erano pochi, erano organizzati, aiutati dall'esterno e combattevano gli invasori, i loro connazionali e talvolta anche altri partigiani dalle diverse opinioni politiche.
equites ha scritto:Inoltre mentre i legittimisti spesso hanno combattutto solo per motivi d'onore (ed è solo per questo che oggi meritano di essere ricordati), apparendo impossibile il ripristino della monarchia borbonica, i partigiani nella maggior parte dei casi combattevano per un ideale di stato che era terzo rispetto alla loro attualità ed al loro passato prossimo, stato che poi si realizzò nell'immediato dopoguerra. In definitiva l'unica cosa che accomunava legittimisti e partigiani era l'uso del fucile ed il non uso di una divisa.
equites ha scritto:I legittimisti borbonici non mi risulta che rubassero, che rapissero o che commettessero altri atti di pura delinquenza, cosa che invece facevano i briganti.
equites ha scritto:Sul numero e sulle percentuali c'è poco da discutere, basta comparare i rapporti della polizia borbonica con quelli della polizia italiana ed il gioco è fatto. Ma questo semplice calcolo è proprio quello che i neoborbonici NON vogliono fare, perchè se lo facessero (come è stato fatto a suo tempo da un autore di cui mi sfugge il nome e che sto cercando di rintracciare da quando è nata questa discussione) si (ri)scoprirebbe che i legittimisti erano pochissimi e i briganti tanti, crollando così il mito, costruito in anni recenti, del rifiuto "popolare" e "insorgente" verso I Savoia e lo stato unitario.


equites ha scritto:Lo ribadisco... Lo ribadisco!GENS VALERIA ha scritto:equites ha scritto:GENS VALERIA ha scritto:Tra le file o a fianco dei "ribelli "alla macchia, spesso si nascondevano delinquenti , difficile stabilirne la percentuale.
Durante la seconda guerra mondiale i ribelli potevano essere definiti partigiani patrioti o banditi a seconda dei punti di vista.
Durante la repressione postunitaria i ribelli potevano essere definiti legittimisti patrioti o briganti anche in questo caso dipendeva dalla prospettiva.
Ma da sempre la storia viene scritta dai vincitori , infatti oggi parliamo di "Resistenza partigiana" e di " Brigantaggio" ma non di "Resistenza legittimista" ossequiosi dei termini imposti dalla storiografia dei vincitori.
Il paragone con i partigiani non è affatto calzante, anzi! E' assolutamente fuorviante in quanto i legittimisti erano pochi, male organizzati e combattevano un esercito ritenuto invasore, mentre i partigiani non erano pochi, erano organizzati, aiutati dall'esterno e combattevano gli invasori, i loro connazionali e talvolta anche altri partigiani dalle diverse opinioni politiche.
La realtà era diversa, nel contesto bellico italiano 1944/1945 gli uomini della resistenza non erano certo molti, erano male armati e mangiavano e dormivano quando potevano (così raccontano i nostri anziani che erano testimoni oculari)
Ecco, appunto....Sul numero, le armi e la logistica ci sarebbe molto da discutere, in termini militari seri, ma non mi sembra questa la sede opportuna, tuttavia da militare in congedo e cultore di storia contemporanea invito a non prendere per oro colato i racconti che vengono fatti ai giovanissimi iscritti dell'anpi, magari in occasione dell'annuale festa dell'unità...
Inoltre mentre i legittimisti spesso hanno combattutto solo per motivi d'onore (ed è solo per questo che oggi meritano di essere ricordati), apparendo impossibile il ripristino della monarchia borbonica,
Non sfidavano mica a duello ! Anche i legittimisti partecipavano ad una sporca guerra del "mordi e fuggi" (ma dubito sia mai stata combattuta una guerra pulita e onorevole) concordo fatta di agguati e guerriglia, ritorsioni e terrore, l’intento era rispedire a casa nemici e rimettere Franceschiello sul trono. Suvvia! Poniamo attenzione a non attribuire tattiche ed obiettivi moderni a pochi soldati, male armati, male in arnese e non particolarmente ben visti dalla popolazione locale, che mal sopportava la presenza pressante di soldati e gendarmi causata dalla loro attività. Ricordo che parliamo di una manciata di soldati (rispetto al territorio ed al nemico da combattere), mica dei vietcong!
i partigiani nella maggior parte dei casi combattevano per un ideale di stato che era terzo rispetto alla loro attualità ed al loro passato prossimo, stato che poi si realizzò nell'immediato dopoguerra.
Partigiani di diversi ideali e ideologie combattevano un comune nemico avendo i mente diversi modelli di stato ( sovietico , liberale , popolare , monarchico ) Appunto, quindi non sono paragonabili ai legittimisti borbonici.
In definitiva l'unica cosa che accomunava legittimisti e partigiani era l'uso del fucile ed il non uso di una divisa.
Mah...l'affermazione mi sembra un tantino semplicistica , comunque vanno tenute presenti le coordinate spazio/temporali, la storia si ripete sempre ma non in modo sovrapponibile
I legittimisti borbonici non mi risulta che rubassero, che rapissero o che commettessero altri atti di pura delinquenza, cosa che invece facevano i briganti.
Sul numero e sulle percentuali c'è poco da discutere, basta comparare i rapporti della polizia borbonica con quelli della polizia italiana ed il gioco è fatto. Ma questo semplice calcolo è proprio quello che i neoborbonici NON vogliono fare, perchè se lo facessero (come è stato fatto a suo tempo da un autore di cui mi sfugge il nome e che sto cercando di rintracciare da quando è nata questa discussione) si (ri)scoprirebbe che i legittimisti erano pochissimi e i briganti tanti, crollando così il mito, costruito in anni recenti, del rifiuto "popolare" e "insorgente" verso I Savoia e lo stato unitario.GENS VALERIA ha scritto:Rileggere la storia con criteri scientificamente neutrali , oltre i grandi e ( finora ) intoccabili "mitici pilastri nazionali ", è una delle grandi sfide del terzo millenio, ma senza questi "pilastri nazionali" oggi non potrei esprimere liberamente il mio pensiero.
E' assolutamente così, condivido in pieno. Peccato che i cultori di un certo passato si rifiutino di ammetterlo.
Quanto sopra per rispondere al gentile collega forumista, tuttavia in futuro mi asterrò dal postare ulteriormente in questa discussione, perchè rischia di diventare un terreno di scontro dove gli intenti costruttivi (ma anche distruttivi) vengono meno di fronte alla pur legittima (ma non utile) partigianeria degli astanti.
In passato, da orgoglioso italiano di residenza meridionale, mi sono posto anche io il problema storico del Risorgimento, cercando anche nella storia locale la giusta interpretazione di quel particolare periodo e ricavandone la convinzione che, fandonie garibaldesche e successive militari nefandezze a parte, l'evento era inevitabile, e non si trattava nemmeno di anni, ma di mesi, quantomeno per quanto riguarda la mia regione.
Ribadisco la necessità di contestualizzare storicamente e geograficamente i fatti di cui si parla e... buon lavoro!
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Franz Joseph von Trotta ha scritto:"[…] per duemila anni l'Italia ha portato in sé un'idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, [...] Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!”
Fëdor Michajlovič Dostoevskij
Grazie per la citazione. Sarà anche decontestualizzata ma è comunque molto interessante.

fabrizio guinzio ha scritto: Per quanto riguarda gli stati italiani pre - unitari(a parte il fatto che neanche gli stati del Benelux o quelli Scandinavi rientrano fra i primi 12) sarebbero rientrati fra le colonie e protettorati coloniali di altre potenze e tutti, ad ogni modo, non certo fra i primi, come de facto l'Italia unita(oggi al settimo posto).

fabrizio guinzio ha scritto:Per quanto riguarda gli stati italiani pre - unitari(a parte il fatto che neanche gli stati del Benelux o quelli Scandinavi rientrano fra i primi 12) sarebbero rientrati fra le colonie e protettorati coloniali di altre potenze e tutti, ad ogni modo, non certo fra i primi, come de facto l'Italia unita(oggi al settimo posto). Non possiamo dimenticare la decadenza della Repubblica ligure, che ha vergognosamente perso la Corsica prima di perdere sè stessa, la decadenza di quella veneta incapace anche qull'oligarchia di rinnovarsi, ai tempi del Risorgimento ambedue tramontate, le Due Sicilie divise da molto di più che dallo stretto di Messina non separate e non divenute protettorato coloniale(protettorato austriaco lo erano già) inglese e/o francese(lo scopo di quelle due potenze straniere non era certamente quello di far unificare l' Italia, ma il predominio sulla Penisola) grazie all' Unità.
Franz Joseph von Trotta ha scritto:Alessio Bruno Bedini ha scritto:Franz Joseph von Trotta ha scritto:"[…] per duemila anni l'Italia ha portato in sé un'idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, [...] Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!”
Fëdor Michajlovič Dostoevskij
Grazie per la citazione. Sarà anche decontestualizzata ma è comunque molto interessante.
Grazie a Lei Alessio,
sarà anche "decontestualizzato" ma è un'arguta opinione neutrale, con un giudizio pragmatico ed oggettivo di quello che è stato il Risorgimento: un'unione certamente discutibile, neppure necessaria ai fini sostanziali di quello che intendiamo "progresso" (negli "staterelli" del Benelux o in quelli della Scandinavia non vi sono oggi capanne di fango o masse di diseredati perché il Garibaldi o il Savoia di turno non li ha uniti a forza nell'800...), fatta male, che poi si è trascinata peggio perché il frutto di mere conquiste militari, senza lungimiranza, intelligenza e capacità amministrativa, è stato assemblato negando l'identità di quello che si andava ad unire.
Un Paese con un'anima profondamente cattolica ed una storia che quasi per natura gli consigliava, se non imponeva, una struttura confederale, o per lo meno federale, dello stato: se c'era una nazione in 'Europa che si prestava ad essere organizzata con una struttura confederale, quella era certamente l'Italia.
La Germania nelle stesse condizioni fu unita nel rispetto di quel che era, L'Italia no e il risultato di quell'assemblaggio meccanico, è nella nostra cronaca quotidiana.
Questo intendiamoci non per ridiscutere l'unità italiana, ma per poter giudicare e riguardare serenamente, senza pre-giudizi e pre-concetti, le vicende del "Risorgimento", perché se il 150° che si appresta a voler celebrare sarà solo un trombonesco rispolvero delle cartoline oleografiche da libro "Cuore", che lo si dica subito che, almeno, si potrà fuggire a gambe levate da un simile armamentario retorico dedicandosi ad altro.
FJVT


, se Giuseppe, il fratello mazziniano di mio trisnonno fosse riuscito nel 1848 nell' intento di far fuori il tuo augusto omonimo, forse, anche in questo caso la storia avrebbe preso un diverso percorso.Torna a Piazza Principale / Main Square
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