Titoli nobiliari: Onori e offerte

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Pantheon » sabato 19 ottobre 2013, 17:59

Carissimo Guido, questo tuo contributo, peraltro assai gradito, ti connota come un "nobile democratico".... ;)
Le regole di condotta, le qualità della nobiltà, si sono tuttavia codificate in seguito, circa mille anni fa, proprio nelle corti feudali: la celeberrima cortesia. La cristalizzazione di queste qualità, per dirla con M. Bloch, si è poi ottenuta con il rito dell'investitura cavalleresca.

ps
...quel medesimo termine cortesia che ricorre tuttoggi per definire - tout court - la nobiltà del nostro paese, guarda un po' che strano... [arf2.gif]
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Delehaye » sabato 19 ottobre 2013, 18:43

identificare "nobile":
- chi aveva in se un modo di vivere e di agire, di pensare e di rapportarsi "cortese", giusto, equo, generoso, etc. ...
- chi faceva parte di una ristretta elite (fosse essa militare, religiosa, amministrativa, altocommerciale...) che supportava, anche collegialmente un territorio (fossa essa un Comune, o una res-publica... o un regno...)
- chi faceva parte di quell'entuorage del "princeps" (imperatore, re, principe, etc.), che a capo di un territorio, elargiva "patenti" e privilegi al fine di rafforzare il proprio potere e legare a se quella famiglia... ovviamente facevano parte di questi anche chi "prestava" oltre le proprie capacità le proprie ricchezze (i presta-soldi!)
- chi era "semplicemente" un discendente diretto o collaterale di qualcuno che in PRIMA persona aveva agito per divenir nobile

tutte queste accezioni possono ben essere vere ognuna per se, o essere abbinate...

nobiltà:
- il "princeps" (usiamo questo termine come monade!) ha un fons honorum... quella di un "princeps" italico, o germanico, o del sudestasiatico, o del mondo islamico, o dei regni-africani... ha una variazione concettuale da una zona all'altra? sicuramente avrà delle variazioni in termini tecnici e tecnicistici... ovviamente! ma anche concettuale?
- un "corpo di nobiltà" (con i vari gradi che lo compone) "vale" più o meno (sempre concettualmente) rispetto ad un altro di altra area geografica o temporale?
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda contegufo » sabato 19 ottobre 2013, 20:21

Salve

L'uomo di ieri non è molto diverso da quello di oggi che ha ha maggiori strumenti per conoscersi.
Nelle discussioni precedenti si evidenzia l'aspetto di "etichetta" che rappresenta la superficie esterna, il modo di porsi agli altri ma trascura quello che sotto la buccia agisce.

In pratica le qualità invocate al "nobile" o attribuitigli sconfinano con una vera e propria santità.

Un padre (nobile) padrone, arrogante, vessatorio che trasforma la famiglia in compagnia da comandare alla quale imporre le sue decisione perché così si è sempre agito in casa, non merita alcun titolo nobiliare quanto invece tanti calci nel sedere secondo le sue prepotenze.

La stima deve esser meritata e non è ereditaria !!!!

Rovinare la vita di un ragazzo con i propri diktat oppure impedendo alla figlia un sincero amore verso il giardiniere perché NON è nobile la dice lunga su taluni individui per quanto proni e genuflessi collari e mantelli esibiti agli ingenui osservatori.
Fortuna vuole che c'è chi vede pure di notte!

Saluti
Ultima modifica di contegufo il sabato 19 ottobre 2013, 20:45, modificato 3 volte in totale.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 19 ottobre 2013, 20:24

Pantheon ha scritto:...Glielo dirò anzi gli ricorderò di tenerlo presente soprattutto quando qualche italiano pretenderà di essere cooptato nell'ordine XXXX presentando prove che a questo punto non servirebbero, seguendo il tuo ragionamento, praticamente a nulla.... ;)


Fra qualche anno nemmeno l'erede al trono d'Inghilterra e l'erede al trono di Spagna avranno i 4/4 di nobiltà... li ammetteranno come Grazia e Devozione? [hmm.gif]
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Delehaye » sabato 19 ottobre 2013, 20:42

si potranno sempre comprare qualche baronia... ;)
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda N85 » domenica 20 ottobre 2013, 4:47

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
N85 ha scritto:[...]Colgo l'occasione per una domanda ad Alessio, la cui tesi non condivido ma trovo interessante: se ho ben capito, tu dici che oggi non ha senso appellarsi nobili nè parlare di nobiltà perchè questa è stata svuotata del suo significato. La domanda è: premesso che la nobiltà ha nel corso dei secoli subito diversi mutamenti (si pensi per esempio all'abolizione della feudalità), qual è il punto di "rottura"? Quello oltre il quale essa cessa di esistere?


In italia non è esistito un solo punto di rottura in cui la nobiltà ha smesso di essere ciò che era, ma è esististo un lungo processo che ha portato a ciò.
Indubbiamente momenti importanti di questo processo sono stati il 1946 con l'abolizione della monarchia, il 1948 con la nuova costituzione e il 1975 con la riforma del diritto di famiglia, ma come dicevo questi vanno inseriti all'interno di un cambiamento di più lunga durata durante il corso del XX secolo che ha coinvolto tutta la società.

Oggi quello che qualcuno vorrebbe definire Nobiltà non è che il fantasma sbiadito rispetto a ciò che fu.


Che si tratti di un processo lungo e costante sono d'accordo, però allora probabilmente nasce ancora prima: con l'abolizione della feudalità, del maggiorascato e l'ascesa della borghesia come nuova classe dirigente aveva già fatto del barone fine ottocentesco un qualcosa di completamente diverso da ciò che era il suo bisnonno. Così come il barone settecentesco era completamente diverso dal barone medievale. Ciò nonostante sempre barone si chiamava.
Ugualmente ad oggi la nobiltà si è ancora trasformata (continuando a perdere gran parte dei suoi connotati), ma non vedo perchè cambiarle nome. Per come la vedo io, cambiare nome ha senso se si identifica in modo inequivoco un momento storico in cui un concetto "muore". Viceversa la nobiltà è sempre stata in trasformazione, una trasformazione che ha subito un'accelerazione poderosa negli ultimi due secoli nel senso di un continuo e progressivo svuotamento. Cambiarle nome oggi mi sembra un po' arbitrario (chiunque si potrebbe chiedere perchè oggi e non già ai primi del Novecento), ma al tempo stesso è chiaro che ciascuno di noi deve avere la consapevolezza che un nobile di oggi non è nè fa quello che faceva un nobile di un secolo fa (e idem il nobile di un secolo fa rispetto a quello del secolo prima)
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 20 ottobre 2013, 9:42

Momenti importanti di questo processo sono ravvisabili anche nelle concessioni cinque/secentesche al diritto di Successione nel feudi descritte da De Lille in Famiglia e proprietà nel regno di Napoli. Altresì prima dell'abolizione dei feudi fu l'istituzione della Cassa Sacra in Calabria a dare il segno che la borghesia era in fortissima ascesa: infatti le terre che appartenevano al patrimonio ecclesiastico religioso furono acquistate per lo più da borghesi dato che i feudatari non avevano i soldi. Insomma il processo è stato molto lungo e fatto di molti momenti. Forse il momento culminante è proprio nella costituzione del 1948 non solo nella disposizione transitoria ma soprattutto nell'articolo 3 poichè quando stabilisce che Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale sancendo la fine di ogni distinzione sociale implicitamente sancisce la fine della nobiltà.

Il punto su questo processo è, come dicevo più su, che praticamente non è rimasto nulla di ciò che era.
Mi sono chiesto più volte: che senso ha chiamare "nobili" i discendenti delle famiglie nobilitate, dato che non sono in nulla uguali ai loro avi?
Io non credo che serva un punto esatto per sancire la morte della nobiltà che era.
Credo si possa, oggi Italia XXI secolo, considerarla morta de facto.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Pantheon » domenica 20 ottobre 2013, 11:07

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Fra qualche anno nemmeno l'erede al trono d'Inghilterra e l'erede al trono di Spagna avranno i 4/4 di nobiltà... li ammetteranno come Grazia e Devozione? [hmm.gif]


Se per questo è assai probabile che siano deficitari di requisiti di cui si tiene anche conto per coloro che nobili non lo sono mai stati.... [jump.gif]
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Pantheon » domenica 20 ottobre 2013, 11:21

contegufo ha scritto:Salve

L'uomo di ieri non è molto diverso da quello di oggi che ha ha maggiori strumenti per conoscersi.
Nelle discussioni precedenti si evidenzia l'aspetto di "etichetta" che rappresenta la superficie esterna, il modo di porsi agli altri ma trascura quello che sotto la buccia agisce.

In pratica le qualità invocate al "nobile" o attribuitigli sconfinano con una vera e propria santità.

Un padre (nobile) padrone, arrogante, vessatorio che trasforma la famiglia in compagnia da comandare alla quale imporre le sue decisione perché così si è sempre agito in casa, non merita alcun titolo nobiliare quanto invece tanti calci nel sedere secondo le sue prepotenze.

La stima deve esser meritata e non è ereditaria !!!!

Rovinare la vita di un ragazzo con i propri diktat oppure impedendo alla figlia un sincero amore verso il giardiniere perché NON è nobile la dice lunga su taluni individui per quanto proni e genuflessi collari e mantelli esibiti agli ingenui osservatori.
Fortuna vuole che c'è chi vede pure di notte!

Saluti


Concordo in pieno ! Ed è quanto meno curioso, mi ripeto, che si debba riconoscere solo nella perpetuazione di quella che viene definita in maniera autorevole la cortesia l'unica qualità che declina ancora, per certi versi, l'esistenza della nobiltà, per lo meno in Italia.
Si sa che anche i "ciechi", come me, nelle notti buie, senza luna, ci vedono e si muovono meglio essendo abituati all'oscurità seppur non come i "nobili gufi".... ;)
Saluti.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 20 ottobre 2013, 13:38

Pantheon ha scritto:Concordo in pieno ! Ed è quanto meno curioso, mi ripeto, che si debba riconoscere solo nella perpetuazione di quella che viene definita in maniera autorevole la cortesia l'unica qualità che declina ancora, per certi versi, l'esistenza della nobiltà, per lo meno in Italia.


Se è solo questione di cortesia non ho problemi a chiamare il signor Rossi col titolo di conte o marchese.
Non sono un radicale dello scontro di classe ma solo uno che si interessa alla storia con passione e che forse ha troppo rispetto per ciò che era in passato la nobiltà.
Mi sembra però che nei post di altri utenti la "nobiltà" odierna non era solo cortesia ..
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Pantheon » domenica 20 ottobre 2013, 16:22

Ognuno si dovrebbe assumere la responsabilità ed essere coerente con ciò che afferma anche in queste pagine virtuali.
Scrivendo cortesia, una qualità che si ritiene (non da me) tuttora diretta e peculiare espressione della "nobiltà" seppur valutata ormai "inesistente" (non da me), mi riferivo personalmente ed in particolare a quanto possa essere ancora paragonata, meglio dire comparabile (termine metodologico e scientifico), con quella caratteristica che veniva attribuita, o forse meglio si auto-attribuivano i nobili illo tempore e che alcuni storici identificano ne la prudhommie.
In questo senso, come ho già detto, non ritengo utile scientificamente connotare con i valori morali lo studio della nobiltà, soprattutto per dimostrarne l'esistenza che prima di tutto, a mio avviso è un fatto biologico (dato naturale e non solo culturale dal punto di vista scientifico), quindi reale, perciò verificabile anche dai "ciechi" come me, al di là delle speculazioni pseudo-filosofiche.
Detto ciò credo che si stia menando ancora il can per l'aia... :D
Saluti.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Alberto Lubelli Prasca » lunedì 21 ottobre 2013, 0:14

Cari e gentili Signori,
mi è gradito intervenire in una sì colta discussione ed esprimere il mio pensiero, pregandovi di perdonarmi se dovessi trovarmi a ripetere concetti già espressi, ma sedici pagine di discussione sono veramente molte!

Ognuno di voi ha espresso un pezzetto di verità: non vi è uno che ha torto ed uno che ha ragione, ciascuno di voi ha ragione. Sia nelle questioni di diritto nobiliare, sia nei principi dei riconoscimenti, sia nella forza della tradizione e della memoria storica...

Ciò che attira di più il mio interesse è la nascita del concetto di nobiltà, nel mondo occidentale, e la ragione per cui ciascuno aspira ad appartenere a questa élite.

Credo che ciò che noi chiamiamo "nobiltà" sia figlio della "Cavalleria" e che questa a sua volta nasca dall'incontro del mondo orientale germanico con il Cristianesimo (ed il mondo latino). Il cavallo ed il cavaliere sono al vertice del mondo "barbarico" con un codice morale che, con la cristianizzazione, si fonde con i concetti evangelici.

Dal "libro dell'ordine della cavalleria" di Raimondo Lullo, scritto in Catalano nel 1280:
"Il compito di cavaliere è di sostenere e difendere le donne, le vedove, gli orfani, e gli uomini afflitti e non potenti o forti. Perché come per abito e ragione il più grande e il più potente aiuta il debole e l'afflitto. (...) Il cavaliere deve soccorrere e aiutare coloro che sono sotto di lui e sono meno potenti e meno onorati di quanto egli sia. Pertanto il far torto o violenza alle donne, alle vedove che hanno bisogno d'aiuto, e agli orfani che hanno bisogno di guida, o derubare e mandare in rovina il debole che ha bisogno di sostegno, e togliere loro ciò che loro è dato, queste cose non si accordano con la cavalleria. Questa è malvagità, crudeltà, tirannia. (...) Dio ha dato al cavaliere un cuore al fine che sia coraggioso nella sua nobiltà, al fine che abbia pietà nel suo cuore. I cavalieri che non hanno occhi per vedere i deboli e gli afflitti, ne' cuore o mente in cui ricordare i bisogni della gente misera e senza speranza, non sono degni di essere cavalieri. (...) Tutti i cavalieri che ora sono tracotanti e superbi, pieni di malvagità, non sono degni della cavalleria; essi dovrebbero esser reputati un nulla..."

E via discorrendo, sulla lealtà, il coraggio, la giustizia, la cortesia e le condizioni per essere nobile-cavaliere. Questi concetti sono da sempre stati accompagnati alla condizione di nobile, come dimostra il detto popolare "la nobiltà obbliga".

Questa diversità, questo essere uomini migliori ed onorati, costituiva il valore aggiunto della condizione di nobile.

Per questo ricchi mercanti, più ricchi di molti nobili, aspiravano ad entrare in questo Olimpo di gentiluomini onorati, leali, giusti... Poi col tempo gentiluomini raffinati, eleganti, riconoscibile dai comportamenti.

Naturalmente sappiamo che molti nobili-cavalieri nel passato remoto, recente e nel presente non hanno seguito i principi della cavalleria, ma ciò che conta è l'ideale, è il modello a cui tendere.
Al pari del Cristianesimo: sappiamo quanti esempi di cristiani e uomini di Chiesa si sono comportati in modo indegno, ma nessuno si sognerebbe di dire per questo che i principi cristiani non valgono nulla.

Oggi rimane ancora qualcosa di quel "valore aggiunto" nato dalla nobile cavalleria, altresì non vi sarebbero così tante persone che aspirano al riconoscimento della nobiltà.

Ma la nobiltà è vecchia, chiusa nei palazzi per chi li ha ancora, incapace di rappresentare qualcosa di più di sé stessa. Incapace di rinnovarsi con nuovo sangue, con nuove imprese, incapace di trovare un modo per rivitalizzare i principi di onore, di onestà, di fedeltà, di verità, di rispetto, di lealtà... E Dio sa quanto ne avremmo bisogno!
Ma la nobiltà dovrebbe essere un "Ordine" orgoglioso, dinamico capace di aggregare per il merito.
Invece non è che un'élite chiusa, destinata a morire di nobile inedia.

Ma quest'élite generalmente risponde: "No! tu non ci sei e non ci sarai mai!" con snobismo e una punta di cattiveria che sta all'antitesi dei principi della stessa nobiltà.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Delehaye » lunedì 21 ottobre 2013, 1:44

bhe i nobili europei (e non solo europei) dal medioevo in poi (ed anche molto ma molto prima) non è che poi seguissero pedissequamente QUEI princìpi, anzi! [dev.gif]

ed a "coronamento", almeno in Italia, uno dei "begli" ed "onorevoli" ultimi atti che un nobile fece fu lasciare allo sbaraglio tutto il suo esercito ed i 2/3 del suo territorio nazionale... :(

scusatemi la franchezza, ma la retorica del Cavaliere buono/bravo/bello, del Principe Azzurro pieno d'Amore e Lealtà... lasciamolo alle favolette... la Storia, purtroppo e tragicamente, ci ha sempre sottolineato altro. Homo hominis lupus... non volendo offendere i lupi!
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda Alberto Lubelli Prasca » lunedì 21 ottobre 2013, 22:33

Noi a quei principi crediamo, e nei limiti delle nostre forze, cerchiamo di vivere secondo quei principi.
Così come siamo stati educati. Nella vita e nel lavoro.

"Sono nato nobile e come un nobile mi hanno cresciuto,
"indirizzandomi come una lancia ben diretta,
"verso l'esistenza che conduco.
"Cambiare un cavaliere nato per il suo rango
"sarebbe come far voltare un destriero lanciato alla carica.
"I cani da pastore cacciano forse i cervi?
"O i segugi corrono dietro alle pecore?
"Li uccidiamo, se si comportano così!

"uno dei "begli" ed "onorevoli" ultimi atti che un nobile fece fu lasciare allo sbaraglio tutto il suo esercito ed i 2/3 del suo territorio nazionale..."

Per questo, come è giusto, un re che fugge perde la corona.
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Re: Titoli nobiliari: Onori e offerte

Messaggioda nicolad72 » martedì 22 ottobre 2013, 8:27

Fa più rumore una foresta che cresce o un albero che cade?

Perché il punto è questo: si tende a soffermarsi su di un evento dimenticandosi della quotidianità.
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