fabrizio guinzio ha scritto: Per quanto concerne l'operato della Consulta, l'affermazione tua di più ombre e l'eventuale mia di più luci, non documentate adeguatamente, lasciano il tempo che trovano. ,
Ebbene sì …le ombre sembrano abbondantissime quanto impenetrabili !
La mia non è un’opinione personale , ho riportato un autorevole e documentato contributo di Gioacchino Quadri di Cardano da :
“L'aristocrazia cittadina dopo l'unità nazionale: la Consulta Araldica alla scoperta delle nobiltà civiche”, tratto dagli atti del Convegno: “Le aristocrazie cittadine : Evoluzione dei ceti dirigenti urbani nei secoli XV-XVIII ", oltretutto promosso dall' altrettanto autorevole Associazione Nobiliare Regionale Veneta .
viewtopic.php?f=7&t=9427
Franz Joseph von Trotta ha scritto:Oltre al paragone ferroviariocondivido le sensatissime considerazioni che seguono e che mi rammentano le parole, che Vi ripropongo, a suo tempo espresse dalla nostra Silvia... Fabrizio forse ricorderà:
«la ricerca della nobiltà, "autentica", quando non si semplifichi il cammino affidandosi ad un qualunque ente privato o ad un qualche ente pubblico che, caro Fabrizio, non poteva nè volle occuparsi effettivamente di un tema tanto complesso, in un Paese come il nostro dalle molteplici ed antichissime tradizioni (peraltro soltanto a richiesta e a pagamento), è gioco complicato; basta leggere uno dei, per la verità, pochi testi scientifici disponibili sull'argomento (quello di Claudio Donati, ad esempio) per comprendere che il concetto non è definibile una volta per tutte ma deve essere letto nel tempo e nello spazio: ogni epoca ha avuto e applicato il suo modello, e in ogni epoca ciascuno stato, ciascuna comunità, ciascun sovrano, chiunque ebbe il potere di nobilitare, ha prodotto il proprio, e, peraltro, non sempre tenendo conto delle qualità che ad essa venivano e vengono generalmente associate: che la nobilitas sia stata decus ac robur rei publicae, con buona pace dell'autore, direi che dipende...»
Ringrazio Franz J.v.T.
Stavo leggendo, in questi giorni , su “Le nobiltà europee” di Jean Pierre Labatut , a supporto della teoria della “relatività spazio-temporale” applicata alla qualità nobiliare e stavo “meditando” appunto su queste parole :
“Molti nobili polacchi vivevano allo stesso modo dei contadini e, tuttavia, non si poteva affatto eccepire sulla loro qualità di nobili, perché della nobiltà conservavano certi segni caratteristici, come quello di portare i capelli corti , mentre i contadini li portavano lunghi. Inoltre le loro donne portavano scarpe, mentre quelle contadine avevano ai piedi dei sandali fatti di strisce di cuoio intrecciate e , cosa indubbiamente più eloquente, qualora fossero stati condannati a pene corporali, li si frustava facendoli stendere su un tappeto e non sulla nuda terra come avveniva per i contadini, Ma soprattutto conta il fatto che essi avessero piena consapevolezza di far parte della nobiltà: il tipo di vita che essi conducevano non alterava l’unità dell’ordine nobiliare.”
Saluti


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non mi si addice proprio .![glasses [glasses3.gif]](./images/smilies/glasses3.gif)