Cav.OSSML ha scritto:Forse mi sbaglio, ma da certi interventi sembra trapelare la congettura che ormai negli Ordini cavallereschi vengano ammessi cani e porci, ovvero bifolchi e pezzenti della peggior specie.
Perlomeno per quanto riguarda l’Ordine di cui faccio parte io mi sento di smentire tale assunto.
Concordo con il Cavaliere OSSML, di base negli Ordini che frequento trovo essenzialmente persone a modo, gradevoli e anche attive. Naturalmente è possibile che tra coloro che frequentano poco (specie chi acchiappa croce e mantello e poi scompare) vi siano persone meno gradevoli ed attive. Non escludo che vi possano essere cavalieri non esaltanti e persino qualche mela marcia, ma in linea di massima le persone che frequentano e fanno qualcosa sono persone a modo.
Il discorso sulla ricchezza è estremamente relativo e pericoloso, da affrontarsi con ben maggior dettaglio ed approfondimento di quanto sia stato fatto qui.
Comunque ciò che mi fa inorridire è il serpeggiante assunto "se non si è ricchi non si ha la stoffa del cavaliere o non si è degni di far parte di un'Ordine cavalleresco". Questo non solo è falso, ma anche nocivo nella massima misura possibile.
Esistono sicuramente le famiglie nobili ab immemorabili, in ambito tedesco sono note come Uradel, quelle che sono sempre state nobili, ma ci sono anche moltissime famiglie nobilitate e in più di un caso per nobili gesta e non semplici quattrini, vogliamo forse dire che costoro non dovevano essere nobilitati? Che erano indegni di tanto onore e che lo sono tutti i loro discendenti? Spero propio di no. Pure essendo un convinto assertore dei benefici di un'antica ed onorata tradizione familiare non intendo nemmeno mettermi i paraocchi.
Naturalmente ci può volere del tempo perché un rustico eroe trovi i modi forbiti di chi ha 600 anni di nobiltà alle spalle (c'è un detto inglese che dice che per fare un perfetto prato inglese o un perfetto gentiluomo inglese ci vogliono 600 anni), ma non ci vogliono nè soldi nè anni per avere un animo generoso e nobile.
Cordialmente,
Il Cronista di Livonia