fabrizio guinzio ha scritto: (...) non capisco in ambito scientifico come si possa mettere sullo stesso piano una realtà giuridica pubblica statale(titoli, qualifiche, trattamenti etc.) con quelle meramente private, pubbliche sociali. Nell'insegnamento del cerimoniale di Stato della nostra Repubblica, nel manuale d'uso, si danno istruzioni su trattamenti tipo eccellenza e tipo titoli vari, dove per chi e in che ambito, quello di stato o in società.
Ti chiedo, a te devoto come me alla Serenissima(a proposito, pur in contrasto con l'Austria ha sempre riconosciuto tutto quanto provenisse dal S.R.I.) cosa sarebbe successo alla nobiltà veneziana in una veneta repubblica caduta senza la successiva annessione all'Impero asburgico, al quale e dal quale il patriziato ha chiesto ed ha ottenuto riconoscimenti e concessioni. Nel Regno d'Italia ha dato anche sindaci, ammiragli ed altro, oltre al regio riconoscimento. Ciao,
Carissimo, condivido la simpatia che mi hai sempre fatto oggetto , del tutto contraccambiata .
Non è mai stata mia intenzione fare polemiche, ci mancherebbe altro , tuttavia , siccome siamo in forum serio , mi piace trattare questa materia, non dal punto emozionale ma scientifico .
Negli ultimi tempi ci sono stati interventi da parte di persone competenti che hanno chiarito i termini legali e culturali della questione.
Il primo equivoco da chiarire è che “pubblico” non coincide con “statale” .
La nobiltà è da sempre un fatto pubblico ( non privato ) , attualmente non riconosciuto dallo Stato, per questo non meno reale e serio , non a caso ho fatto riferimento all' Hidalguia spagnola.
Un giardino pubblico ( al contrario di uno privato ) è aperto a tutti , al popolo, ma per questo non è detto sia statale.
Un collega moderatore, avvocato, ci ha fatto ragionare la differenza tra il piano pubblico e quello pubblicista :
“L'atto sovrano non è un atto costitutivo, ma è un atto ricognitivo/dichiarativo, che accerta una realtà e la sanziona ( l'approva ) dando rilievo pubblicistico(*) a quella realtà, che è già pubblica, perché la sussistenza di quello status , è sotto gli occhi.
Il riconoscimento ha un rilievo politico all'interno della società, è latore di un interesse particolare del potere sovrano che tutela il suo dominio, le sue influenze.
(*) Pubblicistico termine di derivazione giuridica, indica qualcosa che concerne il diritto pubblico ossia il diritto che regola lo stato e la sovranità.”
Quindi un'autorità sovrana ( persona o stato ) riconosce e approva una realtà già pubblicamente ( non privatamente ) nota e gli da rilievo “facendone discendere delle conseguenze giuridiche (oggi praticamente inesistenti ) :
il diritto all'uso pubblico di un titolo, onori militari, precedenze a corte, esenzioni fiscali, accesso a certe cariche ecc...”
Un cieco bioculare non diventa menomato nel momento che la ASL riconosce la sua menomazione e lo esenta dal pagamento del ticket ma è cieco a prescindere del riconoscimento della malattia.
Un nobile non diventa nobile con la concessione del brevetto, ma è l'autorità sovrana riconosce in lui caratteristiche personali o familiari meritevoli di essere “distinto” .
Quando l'autorità sovrana cambia e viene sostituita, il nobile resta nobile , non riconosciuto né tutelato dallo stato ed il cieco bioculare resta cieco, non riconosciuto né tutelato dallo stato.
L'esempio è banale ma rende .
Ci siamo detti più volte che il diritto pubblico ad un titolo altro non è che una concessione d'uso, come la licenza di pesca.
Rispondo alla tua domanda sulla Serenissima : probabilmente caduta la Repubblica sarebbe stata annessa , preso o tardi ad un altro stato retto a monarchia che probabilmente avrebbe riconosciuto e tutelato la più antica nobiltà italica, come è avvenuto.

