Quando parlo di rete di parentele, amicizie e relazioni parlo di ciò che ho visto e ricordo della mia famiglia e di altre famiglia amiche.
Certamente viene a costituirsi un sistema di mutuo appoggio e talvolta di "mutua assistenza", ma questo è normale fra tutti i gruppi di individui aggregati da qualcosa in comune di tradizionale e forte.
L'idea di famiglia si allargava ai parenti di parenti, agli amici, ai domestici, ai contadini...
Ho memoria di una quantità di casi che parenti poveri fossero ospitati stabilmente nei palazzi dei parenti più fortunati, era un fatto normale, soprattutto quando disponi di alcune decine di camere!!
La rete relazionale non riguardava solo i casi di povertà, o di estrema necessità, ma anche necessità reciproche più comuni o il piacere di condividere tratti della propria vita di relazione.
Ricordo la contessa Felicina e la figlia Lisetta, veniva da Genova a passare regolarmente alcuni giorni da noi, poi in un castello di parenti poco lontano, poi in un pensionato gestito da suore sulle colline delle Langhe, dove noi (io ero un bambino) si veniva invitati a colazione per ricambiare l'ospitalità ricevuta.
Più volte fu scambiata ospitalità reciproca fra i discendenti dei Prasca, di Quarto, e noi: fu ospitata nella nostra casa di via Casaregis, dove viveva mia bisnonna e mia nonna, la vecchina cattivissima di casa Janer (suocera di Maria Prasca) e quando tornò dal Sud America, dove era missionaria salesiana suor Angiolina Lemoyne (figlia di Angela Prasca e sorella del biografo di don Bosco, Giovanni Battista Lemoyne), fu ospitata per un lungo periodo qui in casa mia (io non ero nato, ma mi fu raccontato). E pensare che per trovare un legame di parentela bisogna risalire al 1430!
Per contro mia madre, nella sua giovinezza, trascorse lunghi periodi ospite in un attico di Milano.
Tutto questo non era un fastidioso dovere, tutto questo "faceva famiglia". In casa mia le camere hanno ancora il nome di chi le occupava con una certa regolarità: la camera dell'Elvira, di suor Angiolina, di zia Eider...
Questa "rete d'argento" era un modo di essere e di vivere. Racconto ancora, tra i ricordi che affollano: la contessina Ortensia (in età ormai matura e completamente cieca) viveva a Milano con una domestica anche lei "signorina", quando per un rovescio finanziario, Ortensia finì completamente in rovina, la domestica trovò un posto da portinaia e divise la guardiola e quel poco che aveva con la sua ex datrice di lavoro...
Naturalmente la rete di relazione aiutava a trovare lavoro, o altro, ma qualunque gruppo si da aiuto reciproco in tal senso.
Forse tutto questa condivisione di piacere di stare insieme e di dovere verso i propri prossimi non esiste più, forse la mia è una visione romantica, comunque io questo mondo in parte l'ho vissuto!
Alberto.
"A quella famiglia di uomini liberi,
"Lucidi,
"Realisti,
"Riconoscibile dal linguaggio,
"Che si incontra nelle battaglie difficili,
"E poi si disperde.