Nobiltà dopo l'unità d'Italia

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Re: Nobiltà dopo l'unità d'Italia

Messaggioda Delehaye » lunedì 25 agosto 2014, 10:46

ma il "filo d'oro" E' il filo familiare... che poi quel filo per un tratto abbia una guaina di nobiltà... è solo una cosa ininfluente!
l'importanza sta nel filo familiare... in quello che i romani chiamavano culti dei larii... nel ricordare la propria schiatta...

poi se si perde il proprio filo... che senso poi avrebbe vestirsi oggi di quella guaina?
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
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Re: Nobiltà dopo l'unità d'Italia

Messaggioda petecciano » lunedì 25 agosto 2014, 21:54

Alberto Lubelli Prasca ha scritto:Il nostro Amministratore ha colto appieno il senso del mio intervento.
Al di là delle patenti, che assolutamente non voglio sminuire, è importante non spezzare il filo d'oro della memoria e la rete d'argento delle parentele, amicizie e relazioni, per conservare la nobiltà.

Alberto.


Sono perfettamente d'accordo. Ma quand'anche dovesse esistere un " filo d'oro" della memoria dell'origine nobiliare, mancando tutto ciò che fa lo status di un individuo ( appartenenza a un gruppo; parentele con le quali si hanno rapporti; documenti ; tradizioni familiari e, perchè no, anche un certo numero di ascendenti diretti prossimi per epoca che abbiano avuto una certa risonanza in loco) cui prodest citare le proprie nobili origini?
Certamente peggio è ( come vedo avvenire spesso) risalire su un albero genealogico " addomesticato " per omonimie e vantarsi di nobili ascendenti femminili o arribuendo all'antenato titoli e predicati inesistenti o sfruttare un titolo concesso ad personam come trasmissibile...
Per il primo caso ...mi sovviene sempre un cammeo del Gattopardo, quando il padre di Angelica, dopo aver trattato il matrimonio della figlia con Tancredi, fa presente al principe di Salina che anch egli è nobile secondo ricerche nobiliari, e don Fabrizio ridendo più o meno apertamente lo accomiata.
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Re: Nobiltà dopo l'unità d'Italia

Messaggioda M.Brivio » mercoledì 3 settembre 2014, 16:20

Alberto Lubelli Prasca ha scritto:Il nostro Amministratore ha colto appieno il senso del mio intervento.
Al di là delle patenti, che assolutamente non voglio sminuire, è importante non spezzare il filo d'oro della memoria e la rete d'argento delle parentele, amicizie e relazioni, per conservare la nobiltà.

Alberto.


Mi sorge una domanda: e se con questi fili spezzati, si ricucisse quanto perso?
Mi spiego: ora che la famiglia del marchese è stata reinserita nel CNI, magari qualche conoscenza e relazione di pari ceto c'è. Magari avendo scoperto quelle cose, il marchese ha iniziato a interessarsi della storia familiare, a raccogliere documenti (copie dagli archivi e quant'altro), fare indagini sui palazzi abitati dalla famiglia, e perchè no, anche sulle case più semplici abitate dalle ultime generazioni (padre e nonno). Quindi anche la memoria storica, la coscienza di chi fossero i propri antenati, sia viventi da nobili sia non, potrebbe essere tornata. Così come è possibile perdere collegamenti col passato, è altrettanto possibile ritrovarli. In tal caso, a mio avviso, non avrebbe solo la patente. Sbaglio?
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Re: Nobiltà dopo l'unità d'Italia

Messaggioda contegufo » mercoledì 3 settembre 2014, 20:33

Salve

Spero solo che la rete di amicizie e parentele sia spontanea e non interessata onde evitare l'insinuarsi di dubbi atroci circa l'eredità più materiale che immateriale.
Eravamo sul sagrato della chiesa al termine del rito funebre quando una donna, perché gli interessati non solo solo gli uomini, non resistette nel domandare la roba a chi andava nonostante quella persona di roba ne avesse in abbondanza.
L'avidità fu più forte del cordoglio.
Ecco perché chi scrive visto come gira il mondo è perlopiù scettico sulle reti di amicizie e paretele vantate di qua e di là.

Saluti
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Re: Nobiltà dopo l'unità d'Italia

Messaggioda Alberto Lubelli Prasca » sabato 6 settembre 2014, 11:06

Quando parlo di rete di parentele, amicizie e relazioni parlo di ciò che ho visto e ricordo della mia famiglia e di altre famiglia amiche.
Certamente viene a costituirsi un sistema di mutuo appoggio e talvolta di "mutua assistenza", ma questo è normale fra tutti i gruppi di individui aggregati da qualcosa in comune di tradizionale e forte.
L'idea di famiglia si allargava ai parenti di parenti, agli amici, ai domestici, ai contadini...
Ho memoria di una quantità di casi che parenti poveri fossero ospitati stabilmente nei palazzi dei parenti più fortunati, era un fatto normale, soprattutto quando disponi di alcune decine di camere!! [king.gif]
La rete relazionale non riguardava solo i casi di povertà, o di estrema necessità, ma anche necessità reciproche più comuni o il piacere di condividere tratti della propria vita di relazione.
Ricordo la contessa Felicina e la figlia Lisetta, veniva da Genova a passare regolarmente alcuni giorni da noi, poi in un castello di parenti poco lontano, poi in un pensionato gestito da suore sulle colline delle Langhe, dove noi (io ero un bambino) si veniva invitati a colazione per ricambiare l'ospitalità ricevuta.
Più volte fu scambiata ospitalità reciproca fra i discendenti dei Prasca, di Quarto, e noi: fu ospitata nella nostra casa di via Casaregis, dove viveva mia bisnonna e mia nonna, la vecchina cattivissima di casa Janer (suocera di Maria Prasca) e quando tornò dal Sud America, dove era missionaria salesiana suor Angiolina Lemoyne (figlia di Angela Prasca e sorella del biografo di don Bosco, Giovanni Battista Lemoyne), fu ospitata per un lungo periodo qui in casa mia (io non ero nato, ma mi fu raccontato). E pensare che per trovare un legame di parentela bisogna risalire al 1430!
Per contro mia madre, nella sua giovinezza, trascorse lunghi periodi ospite in un attico di Milano.
Tutto questo non era un fastidioso dovere, tutto questo "faceva famiglia". In casa mia le camere hanno ancora il nome di chi le occupava con una certa regolarità: la camera dell'Elvira, di suor Angiolina, di zia Eider...
Questa "rete d'argento" era un modo di essere e di vivere. Racconto ancora, tra i ricordi che affollano: la contessina Ortensia (in età ormai matura e completamente cieca) viveva a Milano con una domestica anche lei "signorina", quando per un rovescio finanziario, Ortensia finì completamente in rovina, la domestica trovò un posto da portinaia e divise la guardiola e quel poco che aveva con la sua ex datrice di lavoro...
Naturalmente la rete di relazione aiutava a trovare lavoro, o altro, ma qualunque gruppo si da aiuto reciproco in tal senso.

Forse tutto questa condivisione di piacere di stare insieme e di dovere verso i propri prossimi non esiste più, forse la mia è una visione romantica, comunque io questo mondo in parte l'ho vissuto!

Alberto.

"A quella famiglia di uomini liberi,
"Lucidi,
"Realisti,
"Riconoscibile dal linguaggio,
"Che si incontra nelle battaglie difficili,
"E poi si disperde.
JE L'ENDURE
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Re: Nobiltà dopo l'unità d'Italia

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 6 settembre 2014, 15:54

Alberto Lubelli Prasca ha scritto:Quando parlo di rete di parentele, amicizie e relazioni parlo di ciò che ho visto e ricordo della mia famiglia e di altre famiglia amiche.
Certamente viene a costituirsi un sistema di mutuo appoggio e talvolta di "mutua assistenza", ma questo è normale fra tutti i gruppi di individui aggregati da qualcosa in comune di tradizionale e forte.
L'idea di famiglia si allargava ai parenti di parenti, agli amici, ai domestici, ai contadini...
Ho memoria di una quantità di casi che parenti poveri fossero ospitati stabilmente nei palazzi dei parenti più fortunati, era un fatto normale, soprattutto quando disponi di alcune decine di camere!! [king.gif]
La rete relazionale non riguardava solo i casi di povertà, o di estrema necessità, ma anche necessità reciproche più comuni o il piacere di condividere tratti della propria vita di relazione.
Ricordo la contessa Felicina e la figlia Lisetta, veniva da Genova a passare regolarmente alcuni giorni da noi, poi in un castello di parenti poco lontano, poi in un pensionato gestito da suore sulle colline delle Langhe, dove noi (io ero un bambino) si veniva invitati a colazione per ricambiare l'ospitalità ricevuta.
Più volte fu scambiata ospitalità reciproca fra i discendenti dei Prasca, di Quarto, e noi: fu ospitata nella nostra casa di via Casaregis, dove viveva mia bisnonna e mia nonna, la vecchina cattivissima di casa Janer (suocera di Maria Prasca) e quando tornò dal Sud America, dove era missionaria salesiana suor Angiolina Lemoyne (figlia di Angela Prasca e sorella del biografo di don Bosco, Giovanni Battista Lemoyne), fu ospitata per un lungo periodo qui in casa mia (io non ero nato, ma mi fu raccontato). E pensare che per trovare un legame di parentela bisogna risalire al 1430!
Per contro mia madre, nella sua giovinezza, trascorse lunghi periodi ospite in un attico di Milano.
Tutto questo non era un fastidioso dovere, tutto questo "faceva famiglia". In casa mia le camere hanno ancora il nome di chi le occupava con una certa regolarità: la camera dell'Elvira, di suor Angiolina, di zia Eider...
Questa "rete d'argento" era un modo di essere e di vivere. Racconto ancora, tra i ricordi che affollano: la contessina Ortensia (in età ormai matura e completamente cieca) viveva a Milano con una domestica anche lei "signorina", quando per un rovescio finanziario, Ortensia finì completamente in rovina, la domestica trovò un posto da portinaia e divise la guardiola e quel poco che aveva con la sua ex datrice di lavoro...
Naturalmente la rete di relazione aiutava a trovare lavoro, o altro, ma qualunque gruppo si da aiuto reciproco in tal senso.

Forse tutto questa condivisione di piacere di stare insieme e di dovere verso i propri prossimi non esiste più, forse la mia è una visione romantica, comunque io questo mondo in parte l'ho vissuto!

Alberto.

"A quella famiglia di uomini liberi,
"Lucidi,
"Realisti,
"Riconoscibile dal linguaggio,
"Che si incontra nelle battaglie difficili,
"E poi si disperde.



Da Nascita della nobiltà. Lo sviluppo delle élite politiche in Europa di Karl Ferdinand Werner , 2000

" Il mondo aristocratico ci ha tramandato le idee di onore , di rango e di dignità. Questi ideali hanno le loro radici nell' honor, nel gradus dignitatis, nella dignitas, che sono le parole chiave dell' antica società aristocratica romano-cristiana."

Questi ideali non sono certo venuti meno per moltissimi appartenenti alla nobiltà.

Ringrazio Alberto Lubelli Prasca per aver condiviso la sua memoria ed il suo pensiero.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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