Nobili poveri

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Re: Nobili poveri

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 26 gennaio 2011, 16:12

bardo ha scritto:Un interessante articolo circa la società veneziana, Dal patriziato alla nobiltà. Aspetti della crisi dell'aristocrazia veneziana nella prima metà dell'Ottocento
di Renzo Derosas, con accenno ai barnabotti, può essere letto qui:
http://www.persee.fr/web/ouvrages/home/ ... bilt%C3%A0

Purtroppo non si apre niente (cioè solo la pagina bianca di Persée)
Franco Benucci
 

Re: Nobili poveri

Messaggioda bardo » mercoledì 26 gennaio 2011, 16:19

Mi dispiace, non capirò mai i misteri di questo genere...io lo leggo distintamente [hmm.gif]

edit: http://www.persee.fr/web/ouvrages/home/ ... 107_1_3322

così? [hmm.gif]

un saluto ;)

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Re: Nobili poveri

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 26 gennaio 2011, 16:33

Così sì, perfettamente, ma l'indirizzo è assai diverso...
Per comodità di lettura e salvataggio, consiglio di scaricare il pdf (a sinistra del riguardante)
Franco Benucci
 

Re: Nobili poveri

Messaggioda bardo » mercoledì 26 gennaio 2011, 16:37

Franco Benucci ha scritto:Per comodità di lettura e salvataggio, consiglio di scaricare il pdf (a sinistra del riguardante)


Quello sempre. :D

un saluto ;)

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Re: Nobili poveri

Messaggioda Guido5 » mercoledì 26 gennaio 2011, 18:10

Cari amici,
do il mio contributo con questa pagina dal “Nobile romano”, il trattato di nobiltà di Giovanni Pietro de’ Crescenzi Romani (Bologna, 1693):

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Ciao a tutti!
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Re: Nobili poveri

Messaggioda Vincenzo Loffreda » sabato 29 gennaio 2011, 17:56

gentili Signori forumisti,

vi ringrazio davvero di cuore per avermi aiutato a fare chiarezza sulla questione della 'nobiltà povera' che mi incuriosiva molto.
Grazie per i vostri interventi davvero esaustivi ed affascinanti.
Tuttavia resta la curiosità di capire se e come fenomeni del genere (che abbiamo visto come fossero piuttosto radicati in Toscana, Veneto, Liguria e tendo a pensare un pò in tutto il Nord Italia) si siano registrati anche nella zona del centro e del sud, con particolare curiosità ovviamente legata alle città di Roma e Napoli.
Rilancio la questione dunque, ponendo l'attenzione su queste città...spero nei vostri preziosi contributi.
Inoltre proprio ieri mi sono imbattuto nella lettura di queste pagine che vi posto (perdonate la cattiva qualità delle immagini) prese da un bellissimo libro che sto leggendo ultimamente (Storia Moderna-I temi e le fonti, Guido Dall'Olio, Carocci Editore) e che presentano ulteriori spunti di riflessione relativi a questo argomento.
Sono tutti documenti davvero molto interessanti da leggere risalenti ai secoli XVI e XVII.
Si va dalla "nobiltà come qualità ereditaria trasmissibile" all'"idea di onore", dallo "stile di vita dei nobili ferraresi" all'"ideale arcadico della nobiltà di campagna" passando per "l'orgoglio della nobiltà di toga".
Si fa spesso menzione delle differenze tra nobili in base allo stile di vita, alle capacità economiche ecc...
Altri passi sono piuttosto 'off topic' e me ne scuso, ma la bellezza di tali documenti e la voglia di rendervene partecipi ha prevalso sulla fedeltà al tema di cui si discorre.

In ultimo a pagina 35 del suddetto volume si fa riferimento alla Confraternita dei Buon Huomini di San Martino, che in Firenze era nel 1600 dedita "all'assistenza dei poveri, in particolare ai nobili decaduti" (che vengono anche definiti 'poveri vergognosi').
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Re: Nobili poveri

Messaggioda Vincenzo Loffreda » sabato 29 gennaio 2011, 18:16

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Cordialissimi saluti e buon fine settimana a tutti.
Ultima modifica di Vincenzo Loffreda il sabato 1 settembre 2012, 21:28, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nobili poveri

Messaggioda contegufo » mercoledì 21 settembre 2011, 0:03

Salve

Bruno Casini ricorda che, nel luglio del 1789, i deputati Giovanni Battista Cellesi,
Giovanni Battista Nelli e Sigismondo della Stufa inviarono una relazione al granduca Pietro
Leopoldo nella quale si presentava la condizione di povertà, a volte di vera e propria indigenza,
di alcune famiglie nobili. Queste famiglie chiedevano la possibilità di rinunciare alla nobiltà per
poter svolgere uno di quei mestieri non contemplati dalla Legge; e, una volta rimessisi in una
situazione economica consona al rango, di poter fare nuovamente domanda di iscrizione al
«Libro d’Oro»;
Cfr. B. Casini, I «Libri d’oro»... cit., p. 11.

Saluti
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Re: Nobili poveri

Messaggioda Salvennor » giovedì 22 settembre 2011, 0:28

Anche nella mia regione esistevano molti rami titolati che possiamo definire poveri non solo rispetto alle condizioni standard della penisola, ma spesso rispetto alle condizioni medie relative alla stessa isola.
E ciò in particolare nelle zone interne, nell'800, nel 700, ma anche in epoche anteriori. E per rami titolati intendo anche i rami dei Cavalieri Ereditari; anzi questi erano i più colpiti dal fenomeno della povertà, e cmq dalla decadenza economica. Decadenze solo a volte compensate tramite matrimoni con famiglie, titolate o borghesi, più "ricche", e solo per certi rami.
Allo scopo di descrivere tale situazione, può rendere abbastanza bene l'idea il seguente brano tratto da un romanzo di fine 800:

...
Don Pantaleo era nato povero; il suo genitore, sebbene nobile di nascita, aveva piegato la schiena sulla zappa e sull'aratro, per tirare innanzi la vita, e morendo aveva lasciato, al suo unico figliuolo, un campicello poco fertile, ed una casupola mezzo diroccata.
...

Romanzo opera dello scrittore Antonio Ballero, di origini nobili, nato e vissuto per lunghi periodi nel nuorese e altre zone interne. Che mise su carta anche fonti orali e documentali relative a tali condizioni per periodi precedenti il 1840, oltre che esserne testimone diretto.
Sempre nello stesso romanzo, basato appunto su aspetti reali della società, si mette l'accento sulle precarie condizioni economiche di vari personaggi, definiti "Cavalieri senza cavallo", a volte poco istruiti se non semianalfabeti (dunque preclusi eventuali impieghi statali).
E questo principalmente per i centri minori.
A Cagliari e Sassari, e per altri centri abbastanza importanti, la situazione era un pò diversa. Ma anche lì per una percentuale non trascurabile dei rami titolati (nobili, ma pochi cavalieri) non bisogna aspettarsi condizioni di status sociale caratterizzate da elevato censo, dimore sontuose, vita mondana, cariche o impieghi di elevato livello. Poi è ovvio che esistevano anche Senatori, docenti universitari, medici e scienziati di fama, alti ufficiali militari, diplomatici, avvocati, grandi possidenti, ma non erano la maggioranza.
E mi sto riferendo in gran parte a rami titolati che avevano espletato i riconoscimenti nob., e che cmq erano in qualche modo consci del loro titolo.
E cosi da fonti di Araldica Sardegna si nota, per atti di matrimonio di fine 800 in Cagliari, che per i vari sposi titolati (tranne qualcuno figlio naturale)gli impieghi più diffusi erano:
Impiegato postale
Impiegato (in campo privato)
Regio Impiegato (Dogane, Tribunale, Civico, Catasto, etc..)
Messo Esattoriale
Maestro
Proprietario (generico)
Negoziante
Geometra
Ragioniere (statale o nel privato)
Conduttore di Caldaie a Vapore
Sottufficiali
Maggiore
Studente
Per molti non è presente l'attività svolta, forse erano a carico di parenti

Per parte dell'800 per vari nominativi non raramente si legge "soldato nei Dragoni".
Poi alcuni erano Capitani di lungo corso. E vari altri erano Carabinieri.
Poi ovviamente ci saranno state altre attività non menzionate. E ovviamente il resto dei nominativi era caratterizzato da cariche e attività di "rango più elevato", di maggior prestigio sociale, con remunerazioni o rendite ben più elevate.
Ma cmq anche le attività "minori" che ho citato erano, in una società povera come quella sarda, ben considerate e anche ambite (sia nelle città, ma ancor più nei centri minori).
Ma magari per i contesti di oltremare erano considerati non così ambiti (magari mi sbaglio, non sono esperto di sociologia).
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Re: Nobili poveri

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 23 settembre 2011, 15:43

È lapalissiano che nei territori poveri e arretrati le nobiltà locali abbiano generalmete vissuto secondo parametri economici conseguenti; sono innumerevoli del resto - e talvolta molto significative - nella letteratura da viaggio europea le osservazioni dei viaggiatori in epoca di Antico regime sui costumi e abitudini dei nobili nelle aree disagiate e province lontane che attraversavano, note che battono sempre il solito tasto, ovvero di come questi nobili fossero rustici, parchi, arretrati, semplici e modesti, condizioni enormemente diseguali rispetto alle abitudini della nobiltà dei grandi centri o delle regioni più avanzate da cui, solitamente, il visitatore proveniva.
F.
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Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
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Re: Nobili poveri

Messaggioda antonio33 » venerdì 23 settembre 2011, 20:30

Gentili amici, sapete che leggo nell'interesse che suscita questo argomento? E' un risvolto amaro, depresso e deprimente, dovuto alla consapevolezza dell'attuale ed inevitabile decadenza di antichi privilegi.... Mal comune mezzo gaudio? :(
Saluto tutti molto cordialmente. Antonio
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Re: Nobili poveri

Messaggioda Salvennor » venerdì 23 settembre 2011, 20:47

A proposito di tali fenomeni sociali e di viaggiatori, citati sopra...
Nella mia regione uno dei più conosciuti viaggiatori e cronisti fù Alberto (Ferrero) La Marmora, piemontese. Viaggiò e soggiornò varie volte e a lungo in tutta l'isola, specie nella prima metà dell'800.
Fù uno studioso e osservatore attento, anche cartografo. Ebbe validi collaboratori.
Anche lui, e suoi collaboratori, varie volte evidenziarono nelle loro cronache i già citati aspetti della società (i concetti di nobiltà, ma anche di notabile), ma cmq senza esagerare con i confronti con altre realtà.
Ma di tali cronisti nell'800 ne sono esistiti anche vari altri (ma qualcuno anche in epoche precedenti).

Per ciò che concerne tali numerose cronache, mi sono ricordato di un'altra in particolare, citata nel topic
viewtopic.php?f=3&t=11159&p=132900&hilit=

dall'utente autore dello stesso topic, dove si legge

... un fatto "simpatico" avvenuto nel 1833: tal
don Giacomo Pilo (che in realtà discendeva dai Minutili) viveva "tranquillo e pacifico" in stato di povertà estrema e fu chiamato in giudizio per dimostrare la sua nobiltà
(forse denunciato da uno spocchioso
per nobiltà abusiva) e ovviamente ne
uscì a testa alta perchè nessuno
poteva levargli pure quella.
...

Tale personaggio viveva in povertà estrema, nonostante discendesse dal punto di vista patrilineare dai Minutili (si sarebbe dovuto chiamare così in teoria, ma un suo avo preferì il cognome materno).
E i Minutili sardi tra l'altro, non è inutile ricordarlo, in realtà anch'essi già nel 600 e 500 non si possono definire ricchi; anzi qualcuno di loro (e furono sempre pochi nuclei familiari) in certi documenti è citato direttamente come "povero".
Evidentemente i loro primi avi, giunti nell'isola forse tra fine 400 e inizi 500 come alti funzionari del Regno e/o militari, non riuscirono a mantenere un livello economico simile a quello di vari loro parenti del Sud Italia. Dunque appunto risulta molto importante il contesto economico e sociale della regione o zona di residenza (oltre che le vicende personali ovviamente, e forse anche la "fortuna").
E lo stesso vale per altri rami che si stabilirono nell'isola, tipo vari casati italici, anche antichissimi, giunti tra fine 400 e fine 500. Da documenti non sembrano certo ricchi, anche se in generale le parentele scaturite per matrimonio sembrano abbastanza importanti. Ma il fatto è che in teoria loro sarebbero dovuti essere anche di più alto rango rispetto a parte di quelle parentele locali o iberiche, dato che i loro omonimi parenti d'oltremare possedevano un censo ben più elevato, e alcuni anche castelli in Liguria, Toscana, Piemonte e anche Trentino (sto parlando di varie casate non legate tra loro), e a volte anche flotte mercantili, oltre che cariche molto importanti (console, ammiragli, etc..).
E invece da certe lettere si viene anche a sapere che vari di essi confidavano nel Vicerè o in altri personaggi per avere un impiego (impiego d'ufficio o militare)in modo da poter iniziare una carriera.
Insomma una bella differenza rispetto a loro lontani parenti; per una parte di essi non saprei il destino, credo che molti siano stati annientati dalle epidemie già prima del 700, sempre che qualcuno di loro non abbia cambiato cognome (quì c'è da aspettarsi anche questo, esaminando vari documenti).
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Re: Nobili poveri

Messaggioda Michele Baroncini » sabato 24 settembre 2011, 11:27

Questione molto interessante.

In aggiunta a tutti gl'interventi precedenti vorrei arricchire il quadro con quanto accadeva nella Repubblica di Venezia dove il problema della "nobiltà indigente" fu affrontato dallo Stato con specifici provvedimenti.

1. l'istituzione della c.s. "massetaria dal pevere": lo Stato concedeva, su specifica istanza, alle famiglie patrizie in difficoltà economiche il monopolio del del pepe in modo tale da garantire loro un reddito e consentire la conservazione d'un tenore di vita magari estremamente sobrio, ma idoneo al mantenimento della dignità nobiliare. I beneficiari di questo trattamento erano denominati i "poareti dal pevere" (poveretti del pepe).

2. il placet ai matrimoni con esponenti di ceti notabili ossia esercitanti professioni di di dignità assimilabile a quella nobiliare, id est avvocati, alti funzionari della Repubblica, speziali, notari, medici, commercianti di altissimo censo

3 una corsia preferenziale, per i giovani di queste famiglie, per l'imbarco come "sopracomiti" ossia comandanti di galea.

cordialità
Michele BARONCINI

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E' l'inno di guerra, "San Marco miei Prodi!", il nostro Vessillo vogliamo sul Mar!
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Re: Nobili poveri

Messaggioda antonio33 » sabato 24 settembre 2011, 12:20

Vorrei ricordare, a proposito di questo argomento, i Soleri Brancaleoni, conti, se non sbaglio, di Castel Durante.
Gli ultimi di cui io abbia notizia vissero nel secolo scorso a Scacciano di Misano Adriatico.
Erano due fratelli. Vivevano decorosamente in una casa con podere. Uno di essi era impiegato della SITA, credo ispettore, l'altro era stradino comunale, cantoniere.
Non so se ebbero figli e se esista ancora la famiglia: la casa ed il podere furono venduti.
So di un altro Soleri, all'inizio del 1900, professore a Rimini.
Saluti. Antonio
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Re: Nobili poveri

Messaggioda antonio_conti » sabato 24 settembre 2011, 13:12

antonio33 ha scritto:Vorrei ricordare, a proposito di questo argomento, i Soleri Brancaleoni, conti, se non sbaglio, di Castel Durante.
Gli ultimi di cui io abbia notizia vissero nel secolo scorso a Scacciano di Misano Adriatico.
Erano due fratelli. Vivevano decorosamente in una casa con podere. Uno di essi era impiegato della SITA, credo ispettore, l'altro era stradino comunale, cantoniere.
Non so se ebbero figli e se esista ancora la famiglia: la casa ed il podere furono venduti.
So di un altro Soleri, all'inizio del 1900, professore a Rimini.
Saluti. Antonio


Intervengo in questa interessante discussione solo per precisare che i Brancaleoni non ebbero mai titolo comitale (non ne ebbe bisogno, al pari dei Malatesta di Rimini loro alleati). Non per Castel Durante. Il primo conte di Castel Durante fu Guidantonio da Montefeltro creato tale dopo aver cacciato proprio i B. per conto di Martino V. Il titolo di conti di Castel Durante restò dei Montefeltro e poi dei della Rovere.
Non credo che dopo la devoluzione del Ducato alla Sede Apostolica (1631) altri sia stato investito di quel titolo.
a.
Libertà vo cercando
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