Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 4 giugno 2010, 21:30

Grazie a te , non devi scusarti !

Se non ci fossimo noi due a discutere sulla Regia Consulta Araldica...
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:D :D :D Ciao !
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Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda alvisemaria » lunedì 28 giugno 2010, 21:00

Discussione molto interessante; da parte mia, faccio parte di due famiglie decurionali di Cormòns, i Benardelli ed i Leitenuburg.
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 28 giugno 2010, 22:02

UN benvenuto nel forum IAGI da parte mia ! :D


Dal repertorio dei Podestà e dei componenti il consiglio dei Dodici di Cormòns risulta :

Leitenburg ( Leitenburgh)

Nicolò 1796/70 Membro del consiglio
Giuseppe 1761/62 Membro del consiglio
Giuseppe 1763/64 Vice Podestà
Giuseppe 1766/67 Podestà di Povia

Benardelli
Giuseppe 1736/37 Membro del consiglio
Giuseppe 1753/54 Vice Podestà
Giovanni Battista 1767/68 Membro del consiglio
Giovanni Battista 1768/69 Vice Podestà
Giovanni Battista 1770/71 M. d. c.
Carlo 1771/72 M.d.c.
Giovanni Battista 1770/72 Vice P.
Giovanni Batista 1772/73 Vice P.
Carlo 1773/74 M .d. c.
Giovanni Battista 1778/79 Vice P.
Giuseppe 1794/95 Podestà
Domenico 1802/03 Podestà
Giuseppe 1807 Podestà

Sembrerebbe che entrambe le famiglie alle quali appartiene - oppure imparentate con lei - probabilmente abbiano maturato una distinzione in seno alla comunità nel XVIII secolo oppure provenivano da altra località , ipotesi più probabile in quanto non ho trovato documenti antecedenti a metà del Settecento.
Può confermare ?
Può darci notizie sulle stesse ?

Cordialmente :D
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda alvisemaria » martedì 29 giugno 2010, 17:07

Grazie del benvenuto, che ricambio con simpatia! Appartengo ad entrambe le famiglie, mentre con altre - piu`indietro nel tempo - sono evidentemente imparentato. Il capostipite documentato della famiglia Benardelli, le cui prime notizie si rinvengono sin dal secolo XIII in Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino, è Bonardo vivente a Gorizia tra il 1600 ed il 1656; con il figlio Natale, la famiglia si stabilì nel 1661 a Cormòns. Giuseppe Domenico Andrea (1764-1830) fu Sindaco di Cormòns. Guido fu Medico e Membro del Parlamento della Contea di Gorizia e Gradisca. Giacomo (1741-1815) fu illustre pittore così come Giovanni Battista (n. a Cormons il 3 feb. 1819, † a Trieste il 12 apr. 1858). La famiglia de Leitenburg discende in maniera spuria dai (von) Cobenzl di Gorizia, Conti del Sacro Romano Impero, Liberi Baroni (Freiherren) di Leitenburg (l'attuale Lože in Slovenia, nella valle del Vipacco/Vaipach, a pochi chilometri dalla frontiera con la Gorizia italiana), Prosecco (Prosseck), Luegg e Mossa, e Signori di San Daniele sul Carso (in sloveno Kobjeglava Stangel, attualmente Stanjel). Della famiglia Cobenzl, originaria della Carniola dove già era nota in alcuni documenti del 1209 e 1272 con il nome di Kobenzl o Cubencetl (nella grafia slava), possiamo ricordare Frizelino il quale ricevette diversi feudi dal Conte Federico Ortenburg, Capitano Provinciale della Carinzia, e Cristoforo Cobenzl di Prosecco, valoroso soldato dell’Impero il quale sposò Anna di Lueg e acquistò la Signoria ed il Castello di Lueg (oggi Predjama) in Carniola, imparentandosi anche con i baroni di Herberstein. Il figlio di quest'ultimo Giovanni (Hans) Cobenzl, fu autore di una delle letterature di viaggio più famose della fine del Rinascimento, “De legatione ad Moscovitas epistola” (“La relazione dell’Ambasciata della Moscovia”), in cui narra dell’Ambasceria compiuta per conto degli Imperatori Massimiliano II e Rodolfo II nella Moscovia di Ivan IV il Terribile, assieme a Daniel Printz (o Prinz) von Buchau. Il medesimo Giovanni, ascritto al Patriziato di Gorizia, ottenne la Giurisdizione di Chiarisacco nel 1572 e la Commenda dell’Ordine Teutonico a Precenico (sul Carso triestino) dove nel 1574 ottenne la Giurisdizione locale, così come successivamente quelle di Lubiana, Graz e Wiener Neustadt; fu uno degli uomini politici più importanti dell’Austria del tempo, rivestendo importanti cariche pubbliche tra le quali quelle di inviato imperiale a Roma negli anni 1571-1573, di Ambasciatore di Massimiliano II (e, dopo la morte di quest’ultimo il 12 ottobre 1576, del figlio Rodolfo II) negli anni 1576-1581 presso la Moscovia di Ivan il Terribile, di Ministro Plenipotenziario itinerante in varie missioni per conto dell’Imperatore, specialmente presso le Diete germaniche, di Consigliere Segreto, di Cancelliere Aulico e Presidente della Camera dell’Arciduca Carlo, di Capitano di Gradisca nel 1590, di Capitano Provinciale in Carniola nel 1592. Il nipote Filippo, figlio del fratello Ulrico, venne nominato Vicedomino della Carniola e Luogotenente Provinciale a Gorizia nel 1608. Il Gesuita Raffaele Cobenzl nel 1597 molto si adoperò per introdurre a Gorizia il suo Ordine al quale poco dopo fu assegnato come residenza il Palazzo Cobenzl (attuale sede dell’Arcivescovado). I fratelli Giovanni Filippo e Giacomo Filippo, nipoti di Ulrico, ottennero il titolo di Conti dell’Impero nel 1675: il primo (1635-1712), Luogotenente Provinciale a Gorizia nel 1671, Capitano a Trieste nel 1673, Capitano Provinciale a Gorizia dal 1697 al 1712, Consigliere Segreto, ottenne nel 1648 la carica di Scalco Ereditario della Contea di Gorizia. Il figlio Giovanni Gasparo (1664-1742), Consigliere Aulico nel 1691, Capitano Provinciale di Gorizia nel 1713, Capitano Provinciale della Carniola nel 1714, Gran Falconiere della Contea di Gorizia nel 1716, Gran Coppiere di Carniola nel 1716, Maresciallo di Corte nel 1722, Camerlengo Superiore nel 1726, Cavaliere del Toson d’Oro nel 1728, in gioventù fu nominato Aio (figura che si poneva fra l’istitutore ed il confidente) del secondogenito dell’Imperatore Leopoldo I, l’Arciduca Carlo (che fu Re di Spagna con il nome di Carlo III e che poi divenne l’Imperatore Carlo VI, padre di Maria Teresa). Il figlio Giovanni Carlo Filippo, n. nel 1712, Consigliere Aulico nel 1735, Ministro Plenipotenziario nei Paesi Bassi Austriaci nel 1753, insignito del Toson d’Oro nel 1759, morì nel 1770 a Bruxelles dove aveva fondato l’Accademia delle Scienze. Il fratello Guidobaldo (1716-1797), Camerlengo Imperiale, fondò a Gorizia la dotta Società dell’Accademia Sonziaca degli Arcadi, filiazione dell’Arcadia romana. Ludovico Filippo, figlio del precedente, n. a Bruxelles nel 1753, Cavaliere del Toson d’Oro, Ministro a Berlino nel 1775, Ambasciatore a Pietroburgo dal 1779 al 1795, il 17 ott. 1797 firmò in qualità di Ministro Plenipotenziario il trattato di Campoformido, con il quale i territori della Serenissima passarono all’Austria, direttore per breve tempo del Ministero degli Esteri a Vienna, il 9 feb. 1801 firmò con Giuseppe Bonaparte la pace di Lunéville e tornò a dirigere la politica estera dell’Impero in qualità di Ministro di Stato e Vice Cancelliere di Corte, sotto il Cancelliere Metternich. Il cugino Giovanni Filippo, ultimo della Casata, n. nel 1741 a Lubiana da Guidobaldo, fu Ministro Plenipotenziario nei Paesi Bassi, Primo Consigliere Aulico nel 1772 a Vienna, responsabile degli Affari Esteri e Vice Cancelliere di Corte, rappresentando l’Austria presso Napoleone. Carlo Antonio de Leitenburg, vivente a Trieste, figlio di Leopoldo (n. a Cormons nel 1690), il 17 luglio 1792 ottenne il diploma di Nobiltà imperiale a favore dei discendenti di ambo i sessi, con il titolo Nobile del Sacro Romano Impero. Negli anni 1920-1924 la famiglia de Leitenburg fece istanza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per ottenere il riconoscimento della sua nobiltà. L’ultimo membro della casa Leitenburg, Tullio, aggiunse il cognome Cobenzl al proprio. I membri sia della famiglia Benardelli che della famiglia de Leitenburg si distinsero a Cormòns nel corso dei secoli per censo e proprietà terriere nel goriziano, ricoprendo la carica di Membri del Consiglio dei XII e di Podestà di Cormons (come Ella correttamente rileva), oltre ad essere ricordati come valenti rappresentanti dell’avvocatura, del notariato e della medicina. Gli attuali rappresentanti delle due famiglie sono residenti a Cormòns, Gorizia, Trieste e Roma, con un ramo dei Benardelli che dall'originaria Cormòns si stabilì in Istria per lasciarla dopo il 1945 e stabilirsi a Milano e Varese).
Un cordiale saluto
alvisemaria
 
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 29 giugno 2010, 21:39

Grazie per aver condiviso, Alvisemaria, la storia della sua famiglia di antichissima distinzione .

Mi permetto uno chiosa : ancora una volta veniamo a conoscenza di famiglie nobili a tutti gli effetti i nomi delle quali non risultano negli elenchi della Consulta Araldica del Regno.
Chi come noi ha fatto ricerche d'archivio, sai bene come per esempio nel Friuli patriarchino/austriaco solo una minima parte delle nostre famiglie - e non sempre storicamente le più importanti - che avevano conservato la coscienza della loro appartenenza al ceto di governo, cercò od ottenne riconoscimenti ufficiali da parte della consulta regnicola .

Saluti toto corde
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda VictorIII » venerdì 13 giugno 2014, 3:27

ciao a tutti,
a sollevare una vecchia discussione - chiedo semplicemente, ciò che qualifica di un "Famiglia Decurionale"? Due membri di questa famiglia sono serviti come decurionali? O semplicemente un membro? Oppure la famiglia aveva appositamente per essere dato il 'licenza' decurionale??

grazie, scusa la mia ignoranza
VictorIII
 
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 13 giugno 2014, 8:55

Quella decurionale è un tipo di nobiltà civica la quale si sviluppava quando uno o più personaggi tra quelli eminenti in una città o borgo , appartenenti alla stessa famiglia facevano parte o si alternavano del Consiglio che deteneva il potere legislativo , esecutivo e, spesso, giudiziario . In poche parole costituivano il ceto dirigente del luogo.
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda Delehaye » venerdì 13 giugno 2014, 10:32

Ovviamente non ovunque esisteva, bisogna rifarsi sempre al luogo ed al tempo. E se esisteva spesso aveva delle regole.

Prendiamo, ad esempio, la Città di Bari (Regno di Napoli poi Regno delle Due Sicilie), della fine del XVIII Secolo.
Soltanto nel 1797, con Reale Dispaccio del Re Ferdinando IV di Borbone, fu concessa una rappresentanza in seno al Consiglio dei Decurioni al "Popolo Minuto". Da quell'anno il Consiglio Decurionale della Città di Bari fu costituito da 10 Consiglieri della Piazza dei "Nobili" (o 1° Ceto), 10 della Piazza del "Popolo Primario" (o 2° Ceto) e 10 del "Popolo Minuto" (ossia del 3° Ceto).
Fino al 1797, il Consiglio dell'Università era composto da 30 Deputati, 15 per la Piazza dei "Nobili" e 15 per la Piazza del "Popolo Primario", che restavano in carica 3 anni. Esso veniva modificato ogni anno con la sostituzione di 5 membri, in modo che allo spirare del triennio fosse completato l'avvicendamento.
Da ciò è evidente che se anche alcune Famiglie del Popolo Primario o del Popolo Minuto avessero avuto più propri rappresentanti, nel tempo, nel Governo Decurionale della Città... ciò, ovviamente, non li avrebbe "automaticamente" nobilitati!

Oppure prendiamo, ad esempio, la Sardegna.
"Posto che in Sardegna non esiste e non è mai esistita la cosiddetta Nobiltà Civica o Decurionale (trattasi di Nobiltà Cittadina o Patriziato la prima e di Nobiltà derivata dall'aver ricoperto certe cariche comunali la seconda), l'acquisto della Nobiltà deriva sempre da Regio Diploma concessivo o confirmatorio.
E' il Re il fons honorum, l'origine della Nobiltà di Sardegna. Antiche famiglie giunte già Nobili in Sardegna ottennero Regi Diplomi confirmatori della precedente Nobiltà o concessivi di nuovi titoli. Le famiglie prettamente sarde, dalle più antiche alle più moderne, tutte detraggono la loro Nobiltà da un Regio Diploma. Non si conoscono altri modi acquisitivi di Nobiltà in Sardegna. E questo è certamente motivo di vanto e orgoglio. In Sardegna non si è Nobili perché per alcune generazioni si è stati Sindaci o Consiglieri comunali di una qualche città (Nobiltà Decurionale) o perché si è appartenuti ad una oligarchia preminente che in una determinata città ha fatto il bello e il cattivo tempo, cioè ha primeggiato (Nobiltà Civica); si è Nobili perché il Re, riconoscendo i meriti di una persona (e magari anche degli antenati) rende onore a tali meriti rilasciando un sovrano atto di nobilitazione tradotto in Regio Diploma contenente anche lo stemma."

Fonte: Enrico Tola Grixoni, Acquisizione della nobiltà in Sardegna (tratto da "Vademecum storico araldico genealogico" - Quaderni dell'Associazione Araldica Genealogica Nobliare della Sardegna - Vol. XIII), A.A.G.N.d.S. - Associazione Araldica Genealogica Nobiliare della Sardegna, http://www.araldicasardegna.org/curiosita/vademecum.htm
Ultima modifica di Delehaye il venerdì 13 giugno 2014, 11:01, modificato 2 volte in totale.
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda Morello » venerdì 13 giugno 2014, 10:51

Le porto ad esempio il caso di Ortona (Chieti). La città (era sede vescovile dal 1570, per la seconda volta) tornò al Regio Demanio nel 1734 e nel 1765 il Re delle Due Sicilie ne riformò il Decurionato suddividendo i 45 membri in tre ceti di 15. Il primo ceto comprendeva tutte quelle famiglie definite "regimentarie" che avevano sempre goduto il decurionato e ricoperto le varie cariche (sindaco, mastrogiurato, erario, procuratore ecc.). Cordialmente.
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda Delehaye » venerdì 13 giugno 2014, 11:00

il termine "regimentarie" è dovuto al fatto che i rampolli di dette famiglie potevano servire da Cadetti nei Regi Reggimenti, Provinciali o non, e nelle Regie Truppe (vedi: Reale Dispaccio del 25 Gennaio 1756), e per servire come Cadetti bisognava provenire da famiglie nobili.

come si vede, anche ad Ortona (CH), facente parte del Regno di Napoli / Due Sicilie, il Decurionato era appannaggio di tutti e 3 i Ceti (Nobiltà, Notabilato e Popolo, per intenderci) della società dell'epoca. Ed anche qui il far parte del Decurionato NON nobilitava chi ne faceva parte, ma l'essere nobile era un pre-requisito per farne parte, almeno per il primo terzo del Decurionato (quello appannaggio del Ceto dei Nobili).
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda Carlettino » venerdì 13 giugno 2014, 11:17

Secondo Voi uno che, nel 1700, era "giudice della bagliva" in Aversa (Caserta) possedeva la nobiltà generosa trasmissibile'
Grazie e saluti cordiali.
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda Delehaye » venerdì 13 giugno 2014, 11:40

nei Regni di Napoli / Due Sicilie borbonici il diventare nobile comportava SEMPRE un assenso regio, oltre a possedere dei pre-requisiti.
se tale assenso non c'era, finanche ci fossero stati tutti i pre-requisiti, NON si poteva essere nobili!

Carlettino ha scritto:"giudice della bagliva" in Aversa (Caserta)


"La Bagliva o Baliva era una tassa prelevata dalla Autorità pubblica preposta all’applicazione di bolli alle bilance, alle stadere e alle caraffe, in base alle unità di misura usate nel luogo. Tale tassa, non sempre periodica, era associata al controllo da parte della Pubblica Amministrazione degli attrezzi utilizzati per il peso degli aridi, il volume dei liquidi e ciò a salvaguardia dei diritti dei consumatori nei confronti dei venditori e reciprocamente.
Con questo termine si intendeva anche una circoscrizione territoriale, e per certi versi, amministrativa, che racchiudeva nel suo perimetro due o più Casali contermini, assumendo il nome del casale principale.
La Bagliva era anche una Magistratura di grado inferiore. Istituita da Ruggero II nel 1140, essa era composta da un Baglivo di nomina regia, per le terre demaniali e di nomina baronale, per le terre feudali, da un Giudice e da un Mastrodatti, detto anche Mastro d'atti.
Questo, nell'antico Regno di Napoli, era il funzionario che, originariamente addetto alla redazione e custodia degli atti, ebbe, in seguito, anche funzioni giudiziarie come supplente dei giudici. I Baglivi svolgevano compiti di polizia urbana e rurale, riscuotevano vari diritti, imponevano multe ai proprietari di animali che avessero arrecato danni ai fondi altrui o da quanti avessero fatto uso di falsi pesi e misure. La Bagliva si occupava anche delle cause criminali di lieve importanza come quelle per offese, bestemmie e piccoli furti.
Le baglive vennero abolite con legge 22.05.1808, n°153."
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda Morello » venerdì 13 giugno 2014, 12:09

Innanzitutto ringrazio Delehaye per la preziosa precisazione. Come spiegato in un altro argomento di questa sezione, anche ad Ortona, nel secondo ceto dei notabili erano compresi coloro che esercitavano una funzione o una professione (notai, giudici ai contratti, dottor fisici, utrusque juris doctor, speziali), ma si trattava di una distinzione "personale" e non "familiare" (come nel caso del primo ceto). Nel primo ceto c'era una famiglia, i de Letto, che si sarebbe estinta alla fine del 700 quasi in povertà (rispetto al suo ceto, ovviamente). Addirittura agli inizi del 700 un suo esponente, Carlo, non potè ricoprire una carica in quanto semi-analfabeta. Ma era ricompresa nel 1° ceto perchè era un ramo di un'antica famiglia del Regno di Napoli chiamata de Letto o Alitto che, solo in Abruzzo si era ramificata a Chieti (estinti nel 600 con Filippo dottor fisico), a Sulmona (estinti nei Sardi, da cui i Sardi de Letto ancora esistenti) e, appunto, a Ortona (almeno dal XV secolo, ma forse anche prima) dal cui ramo era sortito Antonio, morto nel 1442, Abate di S. Giovanni in Venere. Verosimilmente il ramo ortonese era stato quello storicamente ed economicamente meno rilevante, ma si trattava cmq di un ramo, anche se decaduto, di una famiglia feudale dell'Italia Meridionale, per questo era stato ricompreso nel Primo Ceto.
Cordialmente.

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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda Delehaye » venerdì 13 giugno 2014, 13:51

interessante la disamina di Morello! :-)
bisognerebbe capire se quel ramo fosse realmente ascritto negli elenchi nobiliari ufficiali, o era "nobile" solo "a voce" poichè era ramo affine a ramo nobiliare ascritto. ricordiamoci che la nobiltà si poteva perfino perdere. poi se nessun atto d'ascrizione c'era per quel ramo essi non potevano dirsi nobili.
sarebbe interessantissimo capire i "flussi" e le "genesi" della creazione e dell'estinzione della nobiltà. :-)
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Re: Nobiltà decurionale. Un caso nel Friuli austriaco

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 13 giugno 2014, 23:42

E' possibile sparare da questa discussione che riguardava il caso ben specifico della nobiltà decurionale del FRIULI AUSTRIACO, dalla più "consueta" evoluzione Duo-Siciliana poi avviata dall'utente Delehaye? Dando una scorsa ogni tanto a queste bagatelle, la leggo ormai da vario tempo e in tante, tante altre discussioni e forse comincia ad essere un poco ripetitiva se non quasi monotona - sia detto in senso del tutto bonario e assolutamente rispettoso -; assicuro che se ne sono ben compresi i concetti e la metodologia alla base che sono continuamente ribaditi :D

Anche perchè nell'originaria discussione sull'argomento specifico, "un caso del Friuli austriaco" appunto, compaiono le note di Mainardo Benardelli de Leitenburg, caro amico purtroppo prematuramente scomparso. Sarebbe bello conservarla così com'era.

Grazie.
F.
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